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MARINO, ABATE RISPONDE AD AVERSA: SERVIRE LA CAUSA DELLA PACE

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Occorre fare condividere culture e avversità ai popoli in conflitto, affinché si accettino e coesistano.       di Mauro Abate

Le critiche sono spunti di riflessione e possono essere molto costruttive. Quelle del segretario del PCI marinese Aversa rivolte al Convegno Internazionale sulla Pace nel Mediterraneo tenutosi di recente a Marino su come si debba raggiungere la pace sono invece assai insoddisfacenti.

Logo del Convegno
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Non sorprende che Aversa abbia considerato il Convegno “enciclopedico”, visto che secondo lui doveva sbrigativamente essere incentrato sul solo conflitto israelo-​palestinese, con “censura e condanna” di Israele riguardo un fatto occorso di recente. Basterebbe a riguardo la considerazione che nel Mediterraneo ci sono circa 20 Paesi, assai più numerosi gruppi etnici, diverse religioni, e purtroppo anche molti conflitti, non solo quello tra israeliani e palestinesi. Sia in Libia che in Siria sono in corso diverse guerre in una. Perdura la crisi cipriota, la questione curda (con conflitti in ciascuna delle tre regioni del Kurdistan), uno stato di guerra civile con violenze e repressioni efferate in Egitto, una situazione conflittuale in Libano, in Tunisia, in Algeria e in diverse nuove nazioni balcaniche. C’è poi la grave questione del fenomeno migratorio, che è il risultato finale dei conflitti. Questi temi richiedono convegni monotematici specifici, ed è nostro desiderio farli in futuro, se ci saranno risorse disponibili.

Il pacifismo ha inoltre un approccio assai diverso dall’attività politica. Nella sua metodologia studia le culture e le situazioni storico-​politiche di tutti i popoli interessati, e procede con una rigorosa ricerca di obiettività, perché il suo fine ultimo è di individuare soluzioni largamente condivisibili.

Mauro Abate
Mauro Abate, al centro, tra lo storico turco Onur Yildirim (a sinistra) e quello maltese Paul Pisani (a destra).

Riguardo il conflitto israelo-​palestinese, o altri, è incoerente ed un errore pensare che un convegno di pace possa “inviare una censura e una condanna” di una qualsiasi parte in causa. Il segretario Aversa dimostra inoltre di avere scarsa dimestichezza sulla reale causa della prosecuzione del conflitto, che è l’esclusivismo delle pretese territoriali delle componenti nazionaliste-​scioviniste di entrambe le parti, che porta gli sciovinisti israeliani a considerare i territori occupati “Giudea e Samaria”, e quindi da annettere, e quelli palestinesi parimenti che la loro nazione debba estendersi “dal fiume (Giordano) al mare”. Entrambi vogliono quindi tutta la terra. Influiscono anche dogmi religiosi. Sono noti quelli ebraici, che considerano Israele la “Terra Promessa”, da fare prosperare per renderla idonea ad accogliere il futuro Messia. Sono meno noti quelli musulmani, i cui esegeti considerano qualsiasi terra conquistata come appartenente al fondo islamico (Waqf), e pertanto non più restituibile, per cui ogni successiva conquista o riconquista da parte di altri va combattuta fino alla vittoria.

L’episodio di cui parla Aversa è solo l’ultimo di una catena di violenze efferate ben più gravi, che si susseguono da una parte e dall’altra ormai dal 1929. Chi ha dimenticato l’assassinio di 11 atleti israeliani inermi da parte di terroristi palestinesi di Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco del 1972, pianificato anche da dirigenti dell’OLP, e sponsorizzato da Gheddafi, che ha accolto a Tripoli i terroristi sopravissuti come eroi? O d’altro lato i massacri dei palestinesi dei campi profughi  di Sabra e Shatila, perpetrate nel 1982 dai falangisti libanesi sotto gli occhi complici del primo ministro israeliano Sharon? O che da sempre i bambini israeliani vengono rapiti ed uccisi da estremisti palestinesi? O che molti soldati israeliani venendo meno all’etica militare durante l’Intifada hanno ucciso ragazzi palestinesi che lanciavano pietre rispondendo con il fuoco? L’elenco delle violenze e dei crimini compiuti dalle due parti è sconfinato, e genera solo odio verso i propri avversari e la loro cultura.

Le nuove generazioni di palestinesi ed israeliani sapranno convivere ed aiutarsi?
I bambini palestinesi ed israeliani vedranno la pace?

La pace non si ottiene con la ratificazione di un trattato. Si ottiene, e con essa la fine dei conflitti, con la reciproca accettazione dei rispettivi diritti, interessi e culture. La via maestra è quindi di portare ogni parte ad accettare, anzi ad apprezzare, la cultura della controparte, riconoscendone le qualità. Naturalmente, i pacifisti devono mostrare interesse ed apprezzamento per quelle dei propri interlocutori, dimostrandosi veri amici, poiché solo così ascolteranno dove sbagliano o dove potrebbero fare di più.

Il passo successivo all’accettazione è la fiducia reciproca, con la quale le due parti potranno disegnare confini e la configurazione politica più idonea:  due stati amici, o due stati confederati, o uno stato binazionale, un solo stato bi-​etnico ecc.  “Se c’è una volontà c’è una via”, soleva dire Arafat, parafrasando Churchill.  Così il circolo vizioso si trasformerà in uno virtuoso, e si giungerà alla vera pace, che è coesistenza responsabile.

La condanna del comportamento di un particolare aspetto del conflitto, o il sostegno a rivendicazioni, di cui Aversa lamenta a gran voce la mancanza, se dovessero provenire da un Convegno di pace, come se questi fosse un tribunale, porterebbe invece la parte opposta a irrigidirsi, ricordando quanto di negativo è giunto in precedenza dagli avversari, screditando il Convegno stesso.

Neve Shalom - Wahat al Salam, il villaggio fondato da un monaco in cui ebrei ed arabi convivono condividendo l'amministrazione
Neve Shalom — Wahat al Salam, il Villaggio della Pace fondato da un monaco cristiano, in cui israeliani e palestinesi convivono condividendo l’amministrazione.

Porterebbe in ultima analisi ad aumentare la violenza all’interno del sistema, alimentando il circolo vizioso, ed è pertanto un grave errore. C’è una differenza sostanziale tra un Convegno di Pace del Mediterraneo e un’eventuale Conferenza di Pace del conflitto israelo-​palestinese, in cui le parti coinvolte potrebbero esporre direttamente la loro posizione. Ancora diverso è un dibattito politico, oppure una condanna di un contendente del conflitto da parte del PCI marinese, che il segretario Aversa è libero di fare, prendendosene la responsabilità.

Ė questo il modesto avviso di una persona che dalla nascita ha vissuto in mezzo ad arabi ed ebrei, a palestinesi ed israeliani, che si considera loro parente più che amico, che ha studiato le loro lingue, culture e situazioni politiche, e che, mentre dà il proprio umile contributo di pacifista, soffre con loro nel conflitto di cui sono prigionieri piuttosto che protagonisti.

Riguardo alle critiche di “prevalenza” nei lavori del convegno del tema della battaglia di Lepanto, è singolare che il segretario Aversa continui ad ignorare il legame storico dell’evento bellico con la città di Marino. Accusa il Sindaco di avere organizzato a Santa Maria delle Mole un corteo storico che rievoca l’evento, bollato come un rigurgito militarista di una battaglia condannata dalla stessa Chiesa Cattolica che a suo tempo l’aveva promossa. Aversa non si capacita che per i marinesi il corteo è solo un fenomeno di folclore, e a rimarcare il loro sano convincimento il Comune lo ha abbinato alla presentazione del libro Il sangue di Lepanto della storica M. G. Siliato, la quale ha espresso appunto che la battaglia è stata un inutile spargimento di sangue.

Il Convegno internazionale sulla Pace nel Mediterraneo, in una sua sezione, ha proseguito lungo lo stesso solco, e per la prima volta, e pertanto con grande pregio, ha realizzato la partecipazione di studiosi dei Paesi a suo tempo coinvolti nella battaglia, per discutere su come potenziare la pace. Lo storico turco Yildirim ha sottolineato come i libri di storia parlino solo del papa e dei comandanti militari che hanno condotto la battaglia, ma non della gente ordinaria delle due parti che è morta, è stata fatta prigioniera o ha pagato le tasse per sostenerla. Il rappresentante del Vaticano Padre Farrugia, a differenza di Papa Pio V che a quel tempo era stato promotore dello scontro, ha invece predicato fratellanza, e ha esortato a soccorrere e ad accogliere i migranti, portatori di nuove culture. A differenza dell’impero spagnolo del tempo che promuoveva il cattolicesimo con esclusione di altre fedi, il rappresentante della Spagna Arribas, direttore di una rivista redatta ed edita in Spagna e nei Paesi arabi, ne ha spiegato l’azione di ponte tra culture e popoli delle due sponde del mare. Come ha fatto notare nella sua relazione l’ex comandante della marina militare turca Atac, successore ideale dell’ammiraglio turco della battaglia di Lepanto e oggi pacifista, il convegno ha avuto l’effetto di cancellare dalle menti qualsiasi scoria bellica della battaglia occorsa 445 anni fa, per proiettare popoli e stati in una dimensione di pace ed amicizia.

Le tematiche e dinamiche culturali e geopolitiche dei conflitti del Mediterraneo sono state attentamente discusse nel Convegno, così come la questione delle migrazioni, con una specifica sezione dedicata, in particolare con un profondo intervento di Padre Farrugia rappresentante il Vaticano, ed uno dello scrivente, che studia questa materia, anche per la sua appartenenza a buona parte dei popoli mediterranei, e per avere provato sulla propria pelle la traversata del mare da una sponda all’altra quale profugo.

Ė singolare infine che il segretario Aversa avanzi critiche ad un convegno al quale non ha neanche partecipato. Avrebbe potuto evitare critiche non suffragate dai fatti, tra cui quella banale che sia stato “grillocentrico”, senza spiegare in quale modo (se mai il termine abbia un significato), ed essendo del tutto avulso dalla realtà. Infatti, nonostante il Comune abbia promosso l’evento, il Sindaco Colizza ha dato completa libertà agli organizzatori di sviluppare i temi e nell’invitare i relatori, senza mai interferire. Gli studiosi appartenevano a diversi Paesi mediterranei e a tutte le loro religioni, avendo solo l’interesse comune di raggiungere la pace. Il Convegno ha consentito loro di esprimere e di confrontare le proprie idee, spesso discordanti, e al pubblico di ascoltarle e di porre domande, formandosi una propria opinione. Ci è sembrato il modo migliore di rendere un servizio ai marinesi e alla causa della Pace.

Potete trovare in questo link un approfondimento sulle cause del conflitto israelo-​palestinese, dal titolo “La terra troppo promessa”.

2 thoughts on “MARINO, ABATE RISPONDE AD AVERSA: SERVIRE LA CAUSA DELLA PACE”

  1. Mauro, non l’ha ancora fatto nessuno, e lo faccio io: sei riuscito ad organizzare, finanziandolo in gran parte di tasca tua, un evento eccezionale ed unico per la nostra comunità. Ti ringrazio, e lo faccio a nome di tutti i marinesi.
    Michele Testa

  2. Grazie al dottor Mauro Abate, per avere ristabilito la verità, e per avere spiegato al signor Aversa, professionista dell’ “ammuina” e del politichese, il vero significato di questo interessantissimo Convegno, promosso dall’Amministrazione di Marino, e fortemente voluto dal Sindaco Colizza. Purtroppo chi è di parte dovrebbe continuare a fare la propria parte, difendendo la propria parrocchia, senza entrare nel merito di scelte fatte da altri, e con scopi ben più nobili di una mera visibilità politica.

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