Pantelleria, Fumuso (Pd): agricoltura, attenti alle pietre trasversali!

Pantelleria, Fumuso (Pd): agricoltura, attenti alle pietre trasversali!

01/04/2019 0 Di puntoacapo

Questo arti­co­lo è sta­to let­to 273 volte!

La risposta del Segretario Pd di Pantelleria, Angelo Fumuso alle critiche dopo la sua riflessione sull’agricoltura sull’isola

Dopo la pub­bli­cazione ho avu­to come prevede­vo del­la con­di­vi­sioni e dei crit­i­ci. Vole­vo pre­cis­are che dopo aver assis­ti­to al dibat­ti­to sull’agricoltura trasmes­so online, ho nota­to la pochez­za del dibat­ti­to svilup­patosi, ed ho volu­to dare un mio con­trib­u­to.

Voglio seg­nalare la bib­li­ografia di questo arti­co­lo:

  • arti­coli scrit­ti sul “il Pan­te­co”,
  • appun­ti di inter­viste e dis­cus­sioni con Don Vito Valen­za e l’enologo dell’Agricoltori Asso­ciati.
  • Appun­ti e inter­viste al “Con­sorzio Sicil­iano”, cioè la vec­chia can­ti­na, come una vol­ta s’intendeva.
  • Arti­coli e una dis­cus­sione con Veronel­li, notis­si­mo esper­to di vini e con­sulen­ti in tante riv­iste del set­tore. A lui si devono i DE:CO, per dirne una.
  • Appun­ti di un cor­so POR sul­lo svilup­po eco­nom­i­co dell’isola a cui sono inter­venu­ti il com­pianto Gio­van­ni Casano, enol­o­go dell’Agricoltori Asso­ciati e poi del Con­sorzio Sicil­iano ed infine con­sulente del­la “Pel­le­gri­no”, Saro Capadon­na del Cap­per­i­fi­cio di Pan­tel­le­ria che ci tenne una relazione sull’economia del cap­pero e del mosca­to.
  • Le relazioni di quel cor­so.
  • Mi sono incon­tra­to con gli agrono­mi, com­pre­sa la dott.ssa Gra­ziel­la Pavia.
  • Appun­ti dei con­fron­ti e dis­cus­sioni col dott. Anto­nio Par­rinel­lo diret­tore del Par­co sul tema Agri­coltura nell’isola e suo svilup­po.
  • Oltre a qualche altro incon­tro e dis­cus­sione.

Non sarò un “esper­to”, un ingeg­nere ges­tionale spe­cial­iz­za­to nel set­tore agri­co­lo, ma qual­cuno l’ho conosci­u­to, e tut­ti dicono che bisogna che le aziende isolane devono almeno rad­doppi­are la pro­duzione e ven­di­ta per ren­der­le sane e stare bene sul mer­ca­to.

Come tut­ti i Pan­teschi ho rac­colto l’uva, ho aiu­ta­to gli uomi­ni nel­la potatu­ra e pulizia dei ter­reni, quan­do mio padre era diven­ta­to vec­chio, per non dar­gli un dispi­acere di las­cia­re i ter­reni “ger­bi”. Questo per dire che non sarò un esper­to, ma uno che segue e si inter­es­sa del prob­le­ma da oltre quarant’anni, sì!

Sec­on­do i miei due inter­locu­tori la crisi dell’Agricoltura non esiste!

I con­ta­di­ni si lamen­tano per natu­ra e poi han­no tan­tis­sime agevolazioni: com­pra­no i mezzi mec­ca­ni­ci a meta prez­zo e poi han­no l’iva al 10%, tan­to per dirne una.

Per quan­to riguar­da il prez­zo, loro non ne han­no di prob­le­mi. Loro pro­ducono e loro deci­dono il prez­zo; l’IGT loro lo ven­dono a € 65,00 e €110, l’uva a DOC.

L’uva pas­sa la pos­sono vendere a qualunque prez­zo a sec­on­do delle annate, anche a € 2.000,00 al quin­tale. Il mer­ca­to del mosca­to è sat­uro e lo devono sven­dere a €12.00 – 10.00 a bot­tiglia. È più red­di­tizio il mer­ca­to del cap­pero e quel­lo dell’origano, che si può vendere a molto, se non ricor­do male a €120,00 al quin­tale.

Io, il Sin­da­co Cam­po, il diret­tore del Par­co Anto­nio Par­rinel­lo, gli agrono­mi da me inter­pel­lati e tutte le per­sone che han­no pre­so parte al dibat­ti­to, ahimè sbagliamo tut­ti!

Comunque alla fine del­la dis­cus­sione le nos­tre pro­poste sono:

  • atten­zione ai ter­reni incolti,
  • favorire forme coop­er­a­tivis­tiche tra gio­vani per com­bat­tere la fram­men­tazione del ter­ri­to­rio e pot­er accedere a finanzi­a­men­ti,
  • ripren­dere il Pas­si­taly per la pro­mozione del mosca­to,
  • diminuire le tasse dei rifiu­ti per chi fa uso di com­postiere ed altre macchi­nari che favoriscono la pro­duzione di concime.

Su questo sono d’accordo. Le giu­di­cano utili!

Ho volu­to riportare ques­ta dis­cus­sione in quan­to ho l’impressione che accan­to all’agricoltura uffi­ciale, ce ne sia una sec­on­daria fat­ta da hob­bisti, da gente da sec­on­do lavoro, che in ques­ta crisi sono rius­ci­ti a creare delle loro strade, tutte per­son­ali, e che su ques­ta crisi cre­ano i loro guadag­ni. Purtrop­po sono loro la pietra di trasver­sale a qual­si­asi inizia­ti­va uffi­ciale che s’intraprenda.

Non par­lo delle due per­sone che mi han­no rispos­to nat­u­ral­mente, ma loro mi han­no fat­to intravedere ques­ta cat­e­go­ria.

La crisi oggi come allo­ra non si vince da soli, ma cre­an­do forme di asso­cia­tivis­mo che era­no e sono le coop­er­a­tive; siano esse di lavoro che di trasfor­mazione, cioè le can­tine. Oltre all’immissione di gio­vani bisogna curarne la loro entra­ta uffi­ciale nel mon­do del­la agri­coltura e non da hob­bisti o da sec­on­do lavoro.

Ques­ta situ­azione non è nuo­va per Pan­tel­le­ria, cioè quel­la di una parte (pietra) trasver­sale. Dob­bi­amo andare indi­etro al peri­o­do del­la sin­da­catu­ra di Don Gio­van­ni Errera per trovare l’esempio più calzante ed estrem­ista.

È rimas­ta mem­o­ra­bile la sto­ria di Don Gio­van­ni Errera, pri­mo Sin­da­co Social­ista elet­to in un oper­azione milazz­iana, in cui il MSI di Mom­mo Sec­chi, diede un appor­to deci­si­vo, per abbat­tere il Sin­da­co Alman­za ex podestà e poi sin­da­co dopo la riv­ol­ta del ’48 pan­tesco. Riv­ol­ta che ave­va fat­to rimuo­vere il Sin­da­co Valen­za, giun­ta che se non ricor­do male era di ten­den­ze di “Azione e Lib­ertà”. Bas­ta leg­gere le cronache del vec­chio “Pan­te­co” che ricostru­isce quelle gior­nate e avan­za il sospet­to che quel­la riv­ol­ta fu pilota­ta per abbat­tere il Sin­da­co, con false infor­mazioni su tasse e baghelle agri­cole varie.

Tante volte “Don Ciu­van­ni” si pre­sen­ta­va di notte, in vestaglia e in pie­di sopra le vasche alla Can­ti­na vec­chia, dove veni­va maci­na­ta l’uva, per sorveg­liare che non venisse but­ta­ta del­la naf­ta per inquinare il mosto d’uva e ren­der­lo inuti­liz­z­abile.

Allo­ra si dice­va che col­oro che guadag­na­vano dalle sen­sa­lerie, era­no la pietra di mez­zo alla coop­er­a­ti­va che segui­va fini sociali e non di lucro per­son­ale.

Allo­ra c’era il dual­is­mo Alman­za-Don Gio­van­ni Errera come più tar­di tra Sal­va­tore Gabriele e Alber­to Di Mar­zo. Lot­ta allo­ra come nel recente pas­sato, sen­za esclu­sione di colpi. Bas­ta par­lare con qualche anziano di famiglia per farvi rac­con­tare di come era­no affol­lati i comizi e di come la gente era accalo­rata e pasion­ar­ia a quel dual­is­mo.

Cele­bri sono sta­ti i comizi in cui il Sin­da­co Alman­za dava del “coat­to”, dell’avanzo di galera e del­la con­tro repli­ca. “Io sono orgoglioso e me ne van­to del mio peri­o­do di galera. Detenu­to in quan­to antifascista, con le mani pulite! Lo stes­so può dire il Sin­da­co Alman­za?”

Allo­ra il popo­lo di sin­is­tra era numeroso e agguer­ri­to! Si rac­con­ta che nel giorno del suo inse­di­a­men­to, Don Gio­van­ni diede un cal­cio all’unica poltrona ch’era quel­la del Sin­da­co e si sedette nel­la sedia di leg­no come tut­ti i con­siglieri, da quel giorno e per sem­pre.

La famiglia Errera è sem­pre sta­ta una famiglia social­ista molto rad­i­cale. Don Gio­van­ni e il Min­istro, i per­son­ag­gi più di spic­co, era­no cresciu­ti assieme a Sara­gat e tan­ti per­son­ag­gi social­isti in esilio.

E allo­ra oggi come allo­ra, atten­ti alle pietre trasver­sali!

Ange­lo Fumu­so

Con­di­vi­di:
error0