Lavoro, Tiso(Accademia IC): “IA un rischio? Mettere al primo posto tutela della persona”

Lavoro, Tiso(Accademia IC): “IA un rischio? Mettere al primo posto tutela della persona”

17/05/2026 0 Di Marco Montini

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Lavo­ro, Tiso(Accademia IC): “IA un rischio? Met­te­re al pri­mo posto tute­la del­la per­so­na”

“Negli ulti­mi anni, l’intelligenza arti­fi­cia­le è pas­sa­ta da tec­no­lo­gia emer­gen­te a pro­ta­go­ni­sta asso­lu­ta del dibat­ti­to glo­ba­le. Dal­le azien­de alle scuo­le, fino alla vita quo­ti­dia­na, i siste­mi basa­ti su AI stan­no tra­sfor­man­do pro­fon­da­men­te il modo in cui lavo­ria­mo, appren­dia­mo e pren­dia­mo deci­sio­ni. Ma que­sta evo­lu­zio­ne rap­pre­sen­ta dav­ve­ro un pro­gres­so sen­za pre­ce­den­ti o nascon­de rischi con­cre­ti per il futu­ro del lavo­ro? L’adozione dell’intelligenza arti­fi­cia­le è cre­sciu­ta a rit­mi rapi­dis­si­mi. Sem­pre più azien­de uti­liz­za­no algo­rit­mi per auto­ma­tiz­za­re pro­ces­si, ana­liz­za­re dati e miglio­ra­re l’efficienza. Set­to­ri come la finan­za, la sani­tà, il mar­ke­ting e la logi­sti­ca sono già pro­fon­da­men­te influen­za­ti da que­ste tec­no­lo­gie. In par­ti­co­la­re, stru­men­ti di gene­ra­zio­ne auto­ma­ti­ca di testi, imma­gi­ni e codi­ce stan­no cam­bian­do il con­cet­to stes­so di pro­dut­ti­vi­tà, per­met­ten­do di svol­ge­re in pochi minu­ti atti­vi­tà che pri­ma richie­de­va­no ore o gior­ni. Il tema più discus­so riguar­da pro­prio l’occupazione. Da un lato, l’intelligenza arti­fi­cia­le pro­met­te di eli­mi­na­re lavo­ri ripe­ti­ti­vi e poco qua­li­fi­ca­ti, miglio­ran­do la qua­li­tà del­la vita lavo­ra­ti­va. Dall’altro, cre­sce la pau­ra di una sosti­tu­zio­ne mas­sic­cia di posti di lavo­ro. Uno degli aspet­ti più cri­ti­ci è il cosid­det­to “skill gap”. Le azien­de cer­ca­no sem­pre più pro­fi­li tec­no­lo­gi­ci avan­za­ti, men­tre una par­te signi­fi­ca­ti­va del­la for­za lavo­ro non pos­sie­de le com­pe­ten­ze richie­ste. Que­sto rischia di amplia­re le disu­gua­glian­ze socia­li ed eco­no­mi­che, crean­do una divi­sio­ne tra chi è in gra­do di sfrut­ta­re l’AI e chi ne subi­sce le con­se­guen­ze. Oltre all’impatto eco­no­mi­co, l’intelligenza arti­fi­cia­le sol­le­va anche impor­tan­ti que­stio­ni eti­che. Chi è respon­sa­bi­le del­le deci­sio­ni pre­se da un algo­rit­mo? Come evi­ta­re discri­mi­na­zio­ni nei siste­mi auto­ma­tiz­za­ti? E come pro­teg­ge­re la pri­va­cy degli uten­ti? Mol­ti gover­ni stan­no lavo­ran­do a nor­ma­ti­ve per rego­la­men­ta­re l’uso dell’AI, cer­can­do un equi­li­brio tra inno­va­zio­ne e tute­la dei cit­ta­di­ni. Tut­ta­via, la velo­ci­tà del­lo svi­lup­po tec­no­lo­gi­co ren­de dif­fi­ci­le sta­re al pas­so. Ed è pro­prio qui il nodo: gran par­te del futu­ro del­la intel­li­gen­za arti­fi­cia­le nel lavo­ro dipen­de­rà dal­la capa­ci­tà dei gover­ni di disci­pli­nar­la, met­ten­do al pri­mo posto la tute­la del­la per­so­na e del­le sue com­pe­ten­ze pro­fes­sio­na­li”.

Così, in una nota stam­pa, Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca

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