Lavoro, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Prima tutela lavoratori, IA va disciplinata”

Lavoro, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Prima tutela lavoratori, IA va disciplinata”

10/08/2026 0 Di Marco Montini

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“L’intelligenza arti­fi­cia­le sta tra­sfor­man­do rapi­da­men­te il nostro modo di vive­re, stu­dia­re e lavo­ra­re, ma davan­ti a que­sta evo­lu­zio­ne dob­bia­mo por­re una prio­ri­tà chia­ra: la tute­la dei lavo­ra­to­ri. L’innovazione non può tra­dur­si in per­di­ta di dirit­ti, pre­ca­riz­za­zio­ne o sosti­tu­zio­ne indi­scri­mi­na­ta del­le per­so­ne”. Lo dichia­ra Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te dell’associazione Ban­die­ra Bian­ca. “L’IA può cer­ta­men­te rap­pre­sen­ta­re una straor­di­na­ria oppor­tu­ni­tà — pro­se­gue — per­ché con­sen­te di auto­ma­tiz­za­re atti­vi­tà ripe­ti­ti­ve, ana­liz­za­re gran­di quan­ti­tà di dati e sup­por­ta­re pro­fes­sio­ni­sti e impre­se, lascian­do mag­gio­re spa­zio alla crea­ti­vi­tà e alle com­pe­ten­ze uma­ne. Allo stes­so tem­po, però, è indi­spen­sa­bi­le che la sua intro­du­zio­ne nei luo­ghi di lavo­ro avven­ga attra­ver­so rego­le pre­ci­se, for­ma­zio­ne e garan­zie con­cre­te per chi rischia di esse­re pena­liz­za­to dal­la tra­sfor­ma­zio­ne tec­no­lo­gi­ca. Il pro­gres­so — sot­to­li­nea — non deve esse­re misu­ra­to sol­tan­to in ter­mi­ni di effi­cien­za e pro­dut­ti­vi­tà, ma anche dal­la capa­ci­tà di miglio­ra­re la qua­li­tà del lavo­ro e la vita del­le per­so­ne. Ser­vo­no per­cor­si di aggior­na­men­to e riqua­li­fi­ca­zio­ne pro­fes­sio­na­le affin­ché nes­sun lavo­ra­to­re ven­ga lascia­to indie­tro e affin­ché le nuo­ve com­pe­ten­ze richie­ste dall’economia digi­ta­le pos­sa­no diven­ta­re un’opportunità e non un ulte­rio­re fat­to­re di disu­gua­glian­za. La vera sfi­da — con­clu­de Tiso — non è sce­glie­re tra uomo e mac­chi­na, ma costrui­re una col­la­bo­ra­zio­ne nel­la qua­le la tec­no­lo­gia sia al ser­vi­zio del­la per­so­na. L’intelligenza arti­fi­cia­le deve affian­ca­re il lavo­ra­to­re, non sosti­tuir­ne il valo­re, la digni­tà e la cen­tra­li­tà”.

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