Roma (Ostiense)/Genzano (Castelli romani). Determinazione, impegno per la causa Palestinese, in ricordo di Maurizio Musolino

Roma (Ostiense)/Genzano (Castelli romani). Determinazione, impegno per la causa Palestinese, in ricordo di Maurizio Musolino

04/10/2026 0 Di Maurizio Aversa

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Mau­ri­zio Muso­li­no. gran­de ami­co del­la Pale­sti­na e dei pale­sti­ne­si. Per esten­sio­ne del mon­do medio­rien­ta­le. Comu­ni­sta, di fami­glia comu­ni­sta e gen­za­ne­se e castel­la­no. Tra le sue volon­tà quel­la di lascia­re la sua biblio­te­ca per­so­na­le come dono ai coma­p­gni dei Castel­li e, in for­ma pub­bli­ca a Biblio­pop (S. Maria del­le Mole) che li con­ser­va a dispo­si­zio­ne di let­to­ri, uten­ti, stu­den­ti e ricer­ca­to­ri


Vener­dì 2 otto­bre si è svol­ta, con gran­de par­te­ci­pa­zio­ne, com­mo­zio­ne e con­sa­pe­vo­lez­za, una assem­blea per rico­da­re a die­ci anni dal­la scom­par­sa Mau­ri­zio Muso­li­no. Ma, pur nel­la com­mo­zio­ne emer­sa dagli inter­ven­ti suc­ce­du­ti, è sta­ta l’oc­ca­sio­ne per tene­re fer­ma la deter­mi­na­zio­ne a con­ti­nua­re la lot­ta del popo­lo pale­sti­ne­se e in gene­ra­le del Medio Orien­te che sta suben­do il dise­gno e l’at­tac­co del­lo sta­to di Israe­le secon­do la volon­tà ege­mo­ni­ca­men­te espres­so dai sio­ni­sti. Entran­do nel­l’am­pio salo­ne di via ostien­se del­la Comu­ni­tà dei cri­stia­ni di Base di Don Fran­zo­ni, si nota subi­to la tar­ga espli­ca­ti­va del luo­go. Ex casa di Papa Bene­det­to XV, vici­no la Basi­li­ca di San Pao­lo. Lascia­ta nel­la dispo­ni­bi­li­tà di Don Fran­zo­ni che in segui­to la tra­sfor­mò in luo­go aper­to e pub­bli­co e che da decen­ni è luo­go che ospi­ta le atti­vi­tà del­la Comu­ni­tà pale­sti­ne­se a Roma. Qui ad esem­pio han­no avu­to luo­go mol­ti momen­ti che han­no visto gli inter­ven­ti di Mon­si­gnor Capuc­ci per la cau­sa pale­sti­ne­se.

Rino Mal­con­ten­ti, one of the Ita­lian hosta­ges freed by Iraq, sha­kes hands with Catho­lic Arch­bi­shop Hila­rion Capuc­ci during a press con­fe­ren­ce in Rome in this 1990 filer. (AP/Broglio/file)


Mol­ti sono sta­ti gli inter­ve­nu­ti a com­por­re un gran­de puzz­le per Mau­ri­zio, “pale­sti­ne­se”, comu­ni­sta, inter­na­zio­na­li­sta, uomo di par­ti­to e con­nes­so coi movi­men­ti, tut­to sem­pre col filo ros­so del­la Pale­sti­na. Così è emer­so dal­le paro­le, solo per cita­re alcu­ni, di Ste­fa­nia Limi­ti, di Oli­vie­ro Dili­ber­to, di Ser­gio Cara­ro e mol­ti altri anco­ra coor­di­na­ti da Lucio Vita­le con la ODV per non dimen­ti­ca­re Sabra e Cha­ti­la che ogni anno orga­niz­za un viag­gio sui luo­ghi del­la stra­ge israe­lia­na del cam­po pro­fu­ghi. La sera­ta dedi­ca­ta a Mau­ri­zio e al popo­lo pale­sti­ne­se e medio­rien­ta­le, è sta­ta anche attra­ver­sa­ta da un sus­sul­to, quan­do assi­sten­do alla pro­ie­zio­ne di spez­zo­ni con­te­nen­ti momen­ti noti del­la vita di Muso­li­no, in una ini­zia­ti­va di 13 anni orso­no, egli pro­nun­cia­va que­ste paro­le: “è ora di finir­la di non con­sen­ti­re la cri­ti­ca a Israe­le e al sio­ni­smo per­chè altri­men­ti si vie­ne tac­cia­ti di anti­se­mi­ti­smo!”. Sem­pli­ce­men­te pro­fe­ti­co: del­la bat­ta­glia poli­ti­ca e del movi­men­to di pro­te­sta che sta mostran­do­si in tut­ta Ita­lia, oggi, pro­prio sul ter­re­no del DDL sul­l’an­ti­se­mi­ti­smo!
Come momen­to signi­fi­ca­ti­vo del­la sera­ta per Mau­ri­zio, ripor­tia­mo qui due degli inter­ven­ti in modo inte­gra­le: quel­lo di Vir­gi­lio Seu, ami­co per­so­na­le e com­pa­gno di lot­ta e di par­ti­to, il PCI, di Gen­za­no (Castel­li roma­ni) che in sala era accom­pa­gna­to da una nutri­tis­si­ma pre­sen­za di com­pa­gne e com­pa­gni di Gen­za­no e Castel­li roma­ni; e quel­lo di Bas­sam Saleh, altret­tan­to ami­co e com­pa­gno di lot­ta di Mau­ri­zio Muso­li­no, il “pale­sti­ne­se”.

Vir­gi­lio Seu, a dx nel­la foto, inter­vie­ne nel­la sala che ha accol­to l’i­ni­zia­ti­va in ricor­do di Mau­ri­zio Muso­li­no a die­ci anni dal­la sua scom­par­sa, al tavo­lo di pre­si­den­za con Ste­fa­nia Limi­ti, Lucio Vita­le e Bas­sam Saleh


(qui di segui­to l’in­ter­ven­to di Vir­gi­lio Seu)
“Ricor­da­re Mau­ri­zio, come ami­ci e com­pa­gni di Gen­za­no, nel decen­na­le del­la sua scom­par­sa, signi­fi­ca ria­pri­re una feri­ta che, nono­stan­te il tem­po pas­sa­to, non si è mai rimar­gi­na­ta fino in fon­do.
Voglia­mo oggi far cono­sce­re il “ragaz­zi­no” a chi lo ha incon­tra­to più tar­di e, allo stes­so tem­po, ricor­da­re a noi stes­si, che lo abbia­mo cono­sciu­to allo­ra, alcu­ni aspet­ti di un ami­co e di un com­pa­gno di cui sen­tia­mo anco­ra pro­fon­da­men­te la man­can­za.
E nel suo ricor­do il nostro pen­sie­ro va anche al papà Giu­sep­pe, un uomo che ha pas­sa­to tut­ta la sua vita nel sin­da­ca­to e nel Par­ti­to: una vita inte­ra­men­te dedi­ca­ta alla lot­ta in dife­sa dei lavo­ra­to­ri.
Mau­ri­zio lo abbia­mo cono­sciu­to nel­la FGCI di Gen­za­no, dove si iscris­se nel 1979 e si impe­gnò con un lavo­ro costan­te.
Era un gio­va­nis­si­mo comu­ni­sta che ave­va alle spal­le il dolo­re per la scom­par­sa del­la madre — un dolo­re che, va det­to, non ci ave­va mai mani­fe­sta­to in alcun modo — e un for­tis­si­mo attac­ca­men­to al padre.
Allo stes­so tem­po, ave­va una gran voglia di fare la pro­pria par­te, di impe­gnar­si per i nostri idea­li.
Per­met­te­te­mi, det­to que­sto, di non ricor­dar­lo in manie­ra fred­da o, peg­gio anco­ra, reto­ri­ca.
Mau­ri­zio non me lo per­met­te­reb­be.
Per noi è rima­sto quel ragaz­zi­no che abbia­mo visto entra­re in sezio­ne e che è diven­ta­to subi­to la nostra mascot­te.
E al qua­le ogni tan­to tira­va­mo bona­ria­men­te le orec­chie.
C’è da dire, però, che men­tre noi lavo­ra­va­mo e ci impe­gna­va­mo come comu­ni­sti gen­za­ne­si, con una mili­tan­za con­cen­tra­ta soprat­tut­to sul­la nostra cit­tà e sul nostro ter­ri­to­rio dei Castel­li Roma­ni, capim­mo subi­to che non pote­va­mo tener­lo per le bri­glie.
Mau­ri­zio ave­va in testa altri oriz­zon­ti. La pro­vin­cia gli sta­va stret­ta.
A comin­cia­re dal liceo: tut­te le mat­ti­ne pren­de­va l’autobus per anda­re a scuo­la, al Liceo Mana­ra, a Mon­te­ver­de. E tan­te vol­te, ter­mi­na­te le lezio­ni, tor­na­va a Gen­za­no e, subi­to dopo aver man­gia­to, lo vede­va­mo ripren­de­re l’autobus per tor­nar­se­ne a Roma.
Ogni tan­to spa­ri­va. Nes­su­no sape­va dove fos­se anda­to e, dopo un po’, tor­na­va in sezio­ne.
Noi, che era­va­mo di alcu­ni anni più gran­di, lo vede­va­mo cre­sce­re: come ragaz­zo, come stu­den­te e, natu­ral­men­te, anche come mili­tan­te.
Ter­mi­na­to il liceo, quin­di, rico­min­cia­va a viag­gia­re per anda­re all’Università; sta­vol­ta con la mac­chi­na.
Tut­ti sap­pia­mo che Mau­ri­zio era gior­na­li­sta. Ma noi sap­pia­mo anche che, alme­no in par­te, la respon­sa­bi­li­tà è nostra.
Quan­do, come gio­va­ni del PCI di Gen­za­no, facem­mo nasce­re il perio­di­co loca­le “Lo Spif­fe­ro”, Mau­ri­zio mos­se i pri­mi pas­si e pro­ba­bil­men­te comin­ciò a pen­sa­re che quel­la potes­se diven­ta­re la sua stra­da.
Lo Spif­fe­ro era un gior­na­le con una pagi­na sati­ri­ca che, dopo alcu­ni anni, ci por­tò alla chiu­su­ra a cau­sa di alcu­ne denun­ce… Ma que­sta è un’altra sto­ria.
Per pas­sa­re poi a “Vul­ca­no”, un perio­di­co indi­pen­den­te, insie­me a Pao­la Moro­ni, con cui avreb­be con­di­vi­so più tar­di l’esperienza di “Rina­sci­ta”, e fini­re poi, sem­pre per quan­to riguar­da Gen­za­no, quan­do era già iscrit­to all’albo dei gior­na­li­sti, alla dire­zio­ne di “Ombre Ros­se”, il perio­di­co che ave­va­mo fat­to nasce­re come Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta del­la nostra cit­tà.
Fu una car­rie­ra matu­ra­ta nel­le pagi­ne dei gior­na­li del Par­ti­to, da Libe­ra­zio­ne, il quo­ti­dia­no di Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta fino a con­dur­lo, con gio­ia e orgo­glio, alla dire­zio­ne di «Rina­sci­ta», del Par­ti­to dei Comu­ni­sti Ita­lia­ni.
Pao­la ci ha rac­con­ta­to che, da diret­to­re, Mau­ri­zio non face­va mai man­ca­re un’intervista: spes­so cin­que, sei, anche die­ci, ad amba­scia­to­ri, intel­let­tua­li, poli­ti­ci ita­lia­ni ma soprat­tut­to del Medio Orien­te.
Tan­to che que­sta sua “debo­lez­za” per le inter­vi­ste — a vol­te una vera e pro­pria car­rel­la­ta in un set­ti­ma­na­le che con­ta­va al mas­si­mo una tren­ti­na di pagi­ne — veni­va pre­sa in giro dai suoi col­le­ghi di “Rina­sci­ta”.
E lui, di riman­do, for­se anche per l’abitudine impa­ra­ta a sue spe­se a Gen­za­no, rispon­de­va con gli scher­zi da ragaz­zo­ne mai usci­to dav­ve­ro dal­le scuo­le medie.
Non so se per voi sia una novi­tà, o se Mau­ri­zio ve ne aves­se mai par­la­to, ma per lun­ghi anni — mi sem­bra di ricor­da­re dal­la metà degli anni ’80 — ha fat­to par­te del Labo­ra­to­rio tea­tra­le di Gen­za­no.
Ha fat­to l’attore. O meglio, ha pro­va­to a reci­ta­re.
Gli ami­ci che me ne han­no par­la­to e che han­no con­di­vi­so con lui quell’esperienza rac­con­ta­no che ha sem­pre dimo­stra­to un gran­dis­si­mo impe­gno e una gran­de serie­tà, sen­za mai tirar­si indie­tro. E che, con gli anni, ave­va anche svi­lup­pa­to del­le buo­ne capa­ci­tà.
Soprat­tut­to, ci ave­va mes­so tan­tis­si­ma pas­sio­ne.
Tut­te carat­te­ri­sti­che che abbia­mo poi ritro­va­to nei suoi impe­gni suc­ces­si­vi e, in modo par­ti­co­la­re, nel­la lot­ta in dife­sa del popo­lo pale­sti­ne­se.
Tra le varie ope­re, reci­tò nel­lo spet­ta­co­lo “L’Andropacchio”, che ho visto ma del qua­le non ricor­do la tra­ma — non è dato sape­re, peral­tro, se ce ne fos­se una…
Il mas­si­mo del suc­ces­so, però, Mau­ri­zio lo otten­ne nel per­so­nag­gio di Obe­ron nel “Sogno di una not­te di mez­za esta­te” di Sha­ke­spea­re.
Gli stes­si ami­ci del labo­ra­to­rio mi han­no det­to che lì ha espres­so al meglio il suo talen­to.
Non so se quel giu­di­zio posi­ti­vo fos­se lega­to anche al fat­to che lo ave­va­no pre­so in for­te sim­pa­tia e gli vole­va­no un bene dell’anima.
In quel perio­do, poi, tra le altre cose, nel 1987 o nel 1988, ispi­rò e par­te­ci­pò alla rea­liz­za­zio­ne del qua­dro dell’Infiorata “Con la Pale­sti­na nel cuo­re”.
Ci ricor­dia­mo, poi, di quan­do comin­ciò ad avvi­ci­nar­si alla cau­sa pale­sti­ne­se, i pri­mi stu­di di lin­gua ara­ba che, suc­ces­si­va­men­te, appro­fon­dì par­te­ci­pan­do alla Scuo­la Bour­gui­ba in Tuni­sia.
Così come ci ricor­dia­mo del suo impe­gno, pri­ma den­tro Rifon­da­zio­ne Comu­ni­sta e poi nel Par­ti­to dei Comu­ni­sti Ita­lia­ni di cui è sta­to mem­bro del Comi­ta­to Cen­tra­le e del­la Dire­zio­ne Nazio­na­le come Respon­sa­bi­le immi­gra­zio­ne del Par­ti­to stes­so ed esper­to del Medio Orien­te.
Noi lo ricor­dia­mo innan­zi­tut­to come ami­co e come com­pa­gno, sem­pre pron­to a scher­za­re.
Anche quan­do era alto l’impegno, e la ten­sio­ne pren­de­va il soprav­ven­to per la riu­sci­ta di una ini­zia­ti­va, c’era sem­pre lo spa­zio per lo scher­zet­to o la bat­tu­ta.
L’eterno bam­bi­no­ne che era in lui, in qual­che modo usci­va sem­pre.
Mau­ri­zio, però, lo ricor­dia­mo soprat­tut­to come par­te del movi­men­to pale­sti­ne­se. Per noi, a un cer­to pun­to, era diven­ta­to pale­sti­ne­se a tut­ti gli effet­ti.
E oggi sono soprat­tut­to gli ami­ci pale­sti­ne­si a ricor­dar­lo per il suo impe­gno, per la sua atti­vi­tà a favo­re del­la lot­ta per la libe­ra­zio­ne del­la Pale­sti­na. Un impe­gno anco­ra più signi­fi­ca­ti­vo in que­sto perio­do, che è tra i più duri del­la loro sto­ria, for­se il più duro.
Quel tipo di ricor­do, però, lo lascia­mo a voi, ami­ci e com­pa­gni pale­sti­ne­si. A voi che sie­te par­te di quel­la lot­ta che, come si sareb­be det­to un tem­po, è la lot­ta dell’umanità con­tro i mostri, del­la luce con­tro le tene­bre.
Io, inve­ce, a tut­ti voi, e anche a noi, voglio lascia­re un ricor­do per­so­na­le. Voglio rac­con­tar­vi una cosa che mi dis­se Mau­ri­zio tan­ti anni fa.
Ave­va tenu­to un’assemblea al Liceo scien­ti­fi­co di Gen­za­no insie­me a un com­pa­gno pale­sti­ne­se. Era sta­ta una bel­la assem­blea, con tan­ti ragaz­zi e tan­te ragaz­ze.
Alla fine dell’incontro, uno degli stu­den­ti si avvi­ci­nò a loro due, li guar­dò e gli chie­se:
“Scu­sa­te, ma chi di voi due è il pale­sti­ne­se?”
Quan­do Mau­ri­zio me la rac­con­tò, natu­ral­men­te ci met­tem­mo a ride­re. E io, ovvia­men­te, non per­si l’occasione per pren­der­lo un po’ in giro.
Ma oggi, ripen­san­do­ci, quel­la doman­da così inge­nua mi sem­bra for­se il più bel com­pli­men­to che potes­se esse­re fat­to a Mau­ri­zio.
Per­ché vole­va dire che, in qual­che modo, era riu­sci­to a diven­ta­re par­te di quel­la sto­ria, di quel popo­lo, di quel­la lot­ta. Al pun­to che, a guar­dar­lo, non era più così faci­le capi­re da che par­te venis­se.
Ciao Mau­rì!”

Mau­ri­zio Muso­li­no e Bas­sam Saleh, in uno dei viag­gi in Pale­sti­na

(qui di segui­to l’in­ter­ven­to di Bas­sam Saleh)
In ricor­do di Mau­ri­zio Muso­li­no
“Die­ci anni fa, l’8 set­tem­bre 2016, è venu­to a man­ca­re un gran­de com­pa­gno, Mau­ri­zio Muso­li­no, un ami­co, un fra­tel­lo, un mili­tan­te comu­ni­sta inter­na­zio­na­li­sta, un com­bat­ten­te per la liber­tà e la giu­sti­zia. Nel­la sua car­rie­ra di gior­na­li­sta, è sta­to diret­to­re del set­ti­ma­na­le del par­ti­to, “La Rina­sci­ta”, per diver­si anni.
Mau­ri­zio era appas­sio­na­to di sto­ria e in par­ti­co­la­re del­la sto­ria del Medio Orien­te. Da gio­va­ne stu­den­te uni­ver­si­ta­rio ave­va stu­dia­to la lin­gua ara­ba; allo sco­po di per­fe­zio­nar­si, si era tra­sfe­ri­to a Dama­sco per alcu­ni mesi, ed era rima­sto incan­ta­to da quel­la cit­tà, che cono­sce­va mol­to bene. Ama­va la sua gen­te, le sue stra­de, i suoi piat­ti e, da golo­so qual era, i suoi dol­ci. Un amo­re che è riu­sci­to a tra­smet­te­re a tan­ti com­pa­gni e com­pa­gne che con lui sono anda­ti a visi­ta­re la Siria.
L’amore per il mon­do ara­bo lo ave­va spin­to a cer­ca­re di capi­re e com­pren­de­re le pro­ble­ma­ti­che di que­sta par­te del mon­do, fino a far­lo diven­ta­re un difen­so­re dei dirit­ti del popo­lo pale­sti­ne­se. Mi rac­con­ta­va (era gio­va­nis­si­mo, clas­se 1964) che la sua curio­si­tà per la que­stio­ne pale­sti­ne­se era ini­zia­ta a metà degli anni set­tan­ta con il mas­sa­cro di Tal Al Zaa­tar, uno dei cam­pi per i pro­fu­ghi pale­sti­ne­si, asse­dia­to e distrut­to dal­le falan­gi liba­ne­si dopo una lun­ga resi­sten­za dura­ta 55 gior­ni; da quel gior­no non ave­va mai smes­so di atti­var­si in soli­da­rie­tà con la cau­sa ara­ba pale­sti­ne­se.
L’amicizia con Mau era ini­zia­ta con i pri­mi viag­gi in Liba­no insie­me al comi­ta­to “Per non dimen­ti­ca­re Sabra e Cha­ti­la”, comi­ta­to fon­da­to nel 2000 da un altro com­pa­gno gior­na­li­sta del mani­fe­sto, Ste­fa­no Chia­ri­ni. Dopo la mor­te improv­vi­sa di Ste­fa­no nel 2007, gli ade­ren­ti al comi­ta­to deci­se­ro di con­ti­nua­re il suo lavo­ro, e Mau­ri­zio diven­ne il por­ta­vo­ce del comi­ta­to, orga­niz­zan­do per lun­ghi anni il viag­gio in memo­ria e a soste­gno dei pro­fu­ghi pale­sti­ne­si. Non si è mai stan­ca­to di riba­di­re appog­gio al dirit­to al ritor­no dei pro­fu­ghi, che è uno dei pun­ti fon­da­men­ta­li per una solu­zio­ne giu­sta del con­flit­to israe­lo pale­sti­ne­se. E lo espri­me­va in modo chia­ro e sem­pli­ce, come dirit­to san­ci­to dal­le Nazio­ni Uni­te, oltre che dirit­to natu­ra­le per chi è sta­to costret­to con la for­za del­le armi a lascia­re la sua ter­ra, quin­di dirit­to ina­lie­na­bi­le e indi­scu­ti­bi­le. Sen­ti­vo il dolo­re nel­le sue paro­le quan­do ci incon­tra­va­mo con le fami­glie del­le vit­ti­me del mas­sa­cro di Sabra e Cha­ti­la, gen­te che ha sof­fer­to e che con­ti­nua a subi­re mas­sa­cri e discri­mi­na­zio­ni. Dice­va loro: “Noi, che rap­pre­sen­tia­mo l’altra voce dell’Europa e dell’Italia, voglia­mo por­ta­re la vostra voce, le vostre sof­fe­ren­ze, ovun­que, nel­le nostre cit­tà, nei nostri par­ti­ti, nel­le asso­cia­zio­ni, per­ché tut­ti devo­no capi­re e saper sma­sche­ra­re l’occupazione israe­lia­na”.
Mau­ri­zio por­ta­va il dirit­to al ritor­no nel cuo­re; non gli basta­va il viag­gio annua­le in Liba­no: vole­va fare sen­ti­re a tut­ti i pro­fu­ghi pale­sti­ne­si la nostra soli­da­rie­tà; così, nel 2015, riu­scim­mo a orga­niz­za­re ben tre dele­ga­zio­ni, che si reca­ro­no in con­tem­po­ra­nea in Liba­no, Gior­da­nia e Pale­sti­na (per ovvi moti­vi fum­mo costret­ti a riman­da­re le visi­te in Siria e a Gaza, che pure ave­va­mo com­pre­so nel­la pia­ni­fi­ca­zio­ne ini­zia­le del viag­gio); fu una set­ti­ma­na tra­scor­sa a visi­ta­re i cam­pi pro­fu­ghi e a cono­sce­re da vici­no le loro sof­fe­ren­ze; il nostro mot­to era “i cam­pi sono il sim­bo­lo del dirit­to al ritor­no”, un fat­to­re uni­fi­can­te per tut­ti i pale­sti­ne­si.
Mau­ri­zio ha cer­ca­to sem­pre di esse­re inclu­si­vo, uni­ta­rio nel lavo­ro di soli­da­rie­tà, e non solo per la Pale­sti­na, ma per il Liba­no e la Siria, riu­scen­do a supe­ra­re tut­te le diver­si­tà poli­ti­che sul­la base del­la soli­da­rie­tà mili­tan­te, inter­na­zio­na­li­sta e anti­fa­sci­sta.
Nel tito­lo di un suo libro, “Bar­ghou­ti, il Man­de­la pale­sti­ne­se”, Mau­ri­zio è sta­to il pri­mo a chia­ma­re il lea­der pale­sti­ne­se in car­ce­re con il nome del lea­der del­la lot­ta con­tro l’apartheid in Suda­fri­ca.
Mi per­met­te­re­te infi­ne di ricor­dar­lo in due even­ti par­ti­co­la­ri: a Bei­rut, al con­gres­so del Par­ti­to Comu­ni­sta Liba­ne­se dove si tro­va­va come dele­ga­to del Pdci, dopo la ses­sio­ne dedi­ca­ta ai dele­ga­ti este­ri la Pre­si­den­za del con­gres­so annun­cia che i lavo­ri con­ti­nua­no a por­te chiu­se; tra­du­co a Mau­ri­zio, e lui mi guar­da “stor­to”, per­ché gli dico che dob­bia­mo usci­re; mi dice: “Sia­mo qui per lavo­ra­re, mica per fare i turi­sti”; stu­pi­to dal­le sue paro­le, gli ripe­to l’annuncio, e lui di nuo­vo mi invi­ta a seder­mi: “Dai, stia­mo anco­ra un po’, poi ce ne andia­mo”; imba­raz­za­to mi met­to sedu­to vici­no a lui, e gli dico che non gli avrei tra­dot­to i fat­ti inter­ni di un par­ti­to pur fra­tel­lo. E lui: “Sia­mo qui per assi­ste­re ai lavo­ri del con­gres­so, se non ti va esci!”. Riman­go in silen­zio, e dopo cin­que minu­ti lui mi guar­da e dice di anda­re. Fuo­ri ci sia­mo det­ti di tut­to. Ma Mau­ri­zio era un mili­tan­te vero con un sen­so del dove­re impa­ra­go­na­bi­le.
Il secon­do epi­so­dio: face­vo l’interprete per Mau­ri­zio che par­la­va a una pla­tea pie­na di per­so­na­li­tà liba­ne­si e pale­sti­ne­si e a cen­ti­na­ia di pale­sti­ne­si; mol­to rispet­to­so nei miei con­fron­ti, lui par­la­va len­ta­men­te e con fra­si bre­vi, per faci­li­tar­mi nel­la tra­du­zio­ne; a un cer­to pun­to si fer­ma e io con­ti­nuo a par­la­re per qual­che secon­do; mi guar­da un istan­te e capi­sce: lo ave­vo anti­ci­pa­to di due fra­si o for­se più, e la cosa si è ripe­tu­ta più di una vol­ta; quan­do sia­mo sce­si dal pal­co, scher­zan­do mi chie­de: “Come face­vi a sape­re quel­lo che sta­vo per dire?”. La mia rispo­sta è sta­ta una risa­ta: “Ti accom­pa­gno da tan­ti anni e sem­pre ripe­ti la stes­sa cosa, ormai cono­sco il tuo pen­sie­ro a memo­ria; pur­trop­po non pos­so dire cose che tu non hai det­to, per­ché non vuoi par­la­re ara­bo ma lo capi­sci qua­si tut­to”. Ride­va­mo: così gran­de era la nostra inte­sa.
Mau­ri­zio ha com­bat­tu­to tut­te le bat­ta­glie, anche l’ul­ti­ma con la malat­tia, e l’ha vin­ta. Sei mesi di lot­ta con­tro il tumo­re, vis­su­ti sen­za sof­fe­ren­za, pie­ni del­l’a­mo­re di tan­ti ami­ci e ami­che, com­pa­gni e com­pa­gne che lo han­no cir­con­da­to con rispet­to e sti­ma. Si è spen­to, ma la sua voce di liber­tà e giu­sti­zia con­ti­nua a risuo­na­re.”.

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