A dieci anni dalla scomparsa di Maurizio Musolino INCONTRO Venerdì 2 Ottobre 2026 dalle 17:30…
Roma (Ostiense)/Genzano (Castelli romani). Determinazione, impegno per la causa Palestinese, in ricordo di Maurizio Musolino
04/10/2026Questo articolo è stato letto 701 volte!

Maurizio Musolino. grande amico della Palestina e dei palestinesi. Per estensione del mondo mediorientale. Comunista, di famiglia comunista e genzanese e castellano. Tra le sue volontà quella di lasciare la sua biblioteca personale come dono ai comapgni dei Castelli e, in forma pubblica a Bibliopop (S. Maria delle Mole) che li conserva a disposizione di lettori, utenti, studenti e ricercatori
Venerdì 2 ottobre si è svolta, con grande partecipazione, commozione e consapevolezza, una assemblea per ricodare a dieci anni dalla scomparsa Maurizio Musolino. Ma, pur nella commozione emersa dagli interventi succeduti, è stata l’occasione per tenere ferma la determinazione a continuare la lotta del popolo palestinese e in generale del Medio Oriente che sta subendo il disegno e l’attacco dello stato di Israele secondo la volontà egemonicamente espresso dai sionisti. Entrando nell’ampio salone di via ostiense della Comunità dei cristiani di Base di Don Franzoni, si nota subito la targa esplicativa del luogo. Ex casa di Papa Benedetto XV, vicino la Basilica di San Paolo. Lasciata nella disponibilità di Don Franzoni che in seguito la trasformò in luogo aperto e pubblico e che da decenni è luogo che ospita le attività della Comunità palestinese a Roma. Qui ad esempio hanno avuto luogo molti momenti che hanno visto gli interventi di Monsignor Capucci per la causa palestinese.

Rino Malcontenti, one of the Italian hostages freed by Iraq, shakes hands with Catholic Archbishop Hilarion Capucci during a press conference in Rome in this 1990 filer. (AP/Broglio/file)
Molti sono stati gli intervenuti a comporre un grande puzzle per Maurizio, “palestinese”, comunista, internazionalista, uomo di partito e connesso coi movimenti, tutto sempre col filo rosso della Palestina. Così è emerso dalle parole, solo per citare alcuni, di Stefania Limiti, di Oliviero Diliberto, di Sergio Cararo e molti altri ancora coordinati da Lucio Vitale con la ODV per non dimenticare Sabra e Chatila che ogni anno organizza un viaggio sui luoghi della strage israeliana del campo profughi. La serata dedicata a Maurizio e al popolo palestinese e mediorientale, è stata anche attraversata da un sussulto, quando assistendo alla proiezione di spezzoni contenenti momenti noti della vita di Musolino, in una iniziativa di 13 anni orsono, egli pronunciava queste parole: “è ora di finirla di non consentire la critica a Israele e al sionismo perchè altrimenti si viene tacciati di antisemitismo!”. Semplicemente profetico: della battaglia politica e del movimento di protesta che sta mostrandosi in tutta Italia, oggi, proprio sul terreno del DDL sull’antisemitismo!
Come momento significativo della serata per Maurizio, riportiamo qui due degli interventi in modo integrale: quello di Virgilio Seu, amico personale e compagno di lotta e di partito, il PCI, di Genzano (Castelli romani) che in sala era accompagnato da una nutritissima presenza di compagne e compagni di Genzano e Castelli romani; e quello di Bassam Saleh, altrettanto amico e compagno di lotta di Maurizio Musolino, il “palestinese”.

Virgilio Seu, a dx nella foto, interviene nella sala che ha accolto l’iniziativa in ricordo di Maurizio Musolino a dieci anni dalla sua scomparsa, al tavolo di presidenza con Stefania Limiti, Lucio Vitale e Bassam Saleh
(qui di seguito l’intervento di Virgilio Seu)
“Ricordare Maurizio, come amici e compagni di Genzano, nel decennale della sua scomparsa, significa riaprire una ferita che, nonostante il tempo passato, non si è mai rimarginata fino in fondo.
Vogliamo oggi far conoscere il “ragazzino” a chi lo ha incontrato più tardi e, allo stesso tempo, ricordare a noi stessi, che lo abbiamo conosciuto allora, alcuni aspetti di un amico e di un compagno di cui sentiamo ancora profondamente la mancanza.
E nel suo ricordo il nostro pensiero va anche al papà Giuseppe, un uomo che ha passato tutta la sua vita nel sindacato e nel Partito: una vita interamente dedicata alla lotta in difesa dei lavoratori.
Maurizio lo abbiamo conosciuto nella FGCI di Genzano, dove si iscrisse nel 1979 e si impegnò con un lavoro costante.
Era un giovanissimo comunista che aveva alle spalle il dolore per la scomparsa della madre — un dolore che, va detto, non ci aveva mai manifestato in alcun modo — e un fortissimo attaccamento al padre.
Allo stesso tempo, aveva una gran voglia di fare la propria parte, di impegnarsi per i nostri ideali.
Permettetemi, detto questo, di non ricordarlo in maniera fredda o, peggio ancora, retorica.
Maurizio non me lo permetterebbe.
Per noi è rimasto quel ragazzino che abbiamo visto entrare in sezione e che è diventato subito la nostra mascotte.
E al quale ogni tanto tiravamo bonariamente le orecchie.
C’è da dire, però, che mentre noi lavoravamo e ci impegnavamo come comunisti genzanesi, con una militanza concentrata soprattutto sulla nostra città e sul nostro territorio dei Castelli Romani, capimmo subito che non potevamo tenerlo per le briglie.
Maurizio aveva in testa altri orizzonti. La provincia gli stava stretta.
A cominciare dal liceo: tutte le mattine prendeva l’autobus per andare a scuola, al Liceo Manara, a Monteverde. E tante volte, terminate le lezioni, tornava a Genzano e, subito dopo aver mangiato, lo vedevamo riprendere l’autobus per tornarsene a Roma.
Ogni tanto spariva. Nessuno sapeva dove fosse andato e, dopo un po’, tornava in sezione.
Noi, che eravamo di alcuni anni più grandi, lo vedevamo crescere: come ragazzo, come studente e, naturalmente, anche come militante.
Terminato il liceo, quindi, ricominciava a viaggiare per andare all’Università; stavolta con la macchina.
Tutti sappiamo che Maurizio era giornalista. Ma noi sappiamo anche che, almeno in parte, la responsabilità è nostra.
Quando, come giovani del PCI di Genzano, facemmo nascere il periodico locale “Lo Spiffero”, Maurizio mosse i primi passi e probabilmente cominciò a pensare che quella potesse diventare la sua strada.
Lo Spiffero era un giornale con una pagina satirica che, dopo alcuni anni, ci portò alla chiusura a causa di alcune denunce… Ma questa è un’altra storia.
Per passare poi a “Vulcano”, un periodico indipendente, insieme a Paola Moroni, con cui avrebbe condiviso più tardi l’esperienza di “Rinascita”, e finire poi, sempre per quanto riguarda Genzano, quando era già iscritto all’albo dei giornalisti, alla direzione di “Ombre Rosse”, il periodico che avevamo fatto nascere come Rifondazione Comunista della nostra città.
Fu una carriera maturata nelle pagine dei giornali del Partito, da Liberazione, il quotidiano di Rifondazione Comunista fino a condurlo, con gioia e orgoglio, alla direzione di «Rinascita», del Partito dei Comunisti Italiani.
Paola ci ha raccontato che, da direttore, Maurizio non faceva mai mancare un’intervista: spesso cinque, sei, anche dieci, ad ambasciatori, intellettuali, politici italiani ma soprattutto del Medio Oriente.
Tanto che questa sua “debolezza” per le interviste — a volte una vera e propria carrellata in un settimanale che contava al massimo una trentina di pagine — veniva presa in giro dai suoi colleghi di “Rinascita”.
E lui, di rimando, forse anche per l’abitudine imparata a sue spese a Genzano, rispondeva con gli scherzi da ragazzone mai uscito davvero dalle scuole medie.
Non so se per voi sia una novità, o se Maurizio ve ne avesse mai parlato, ma per lunghi anni — mi sembra di ricordare dalla metà degli anni ’80 — ha fatto parte del Laboratorio teatrale di Genzano.
Ha fatto l’attore. O meglio, ha provato a recitare.
Gli amici che me ne hanno parlato e che hanno condiviso con lui quell’esperienza raccontano che ha sempre dimostrato un grandissimo impegno e una grande serietà, senza mai tirarsi indietro. E che, con gli anni, aveva anche sviluppato delle buone capacità.
Soprattutto, ci aveva messo tantissima passione.
Tutte caratteristiche che abbiamo poi ritrovato nei suoi impegni successivi e, in modo particolare, nella lotta in difesa del popolo palestinese.
Tra le varie opere, recitò nello spettacolo “L’Andropacchio”, che ho visto ma del quale non ricordo la trama — non è dato sapere, peraltro, se ce ne fosse una…
Il massimo del successo, però, Maurizio lo ottenne nel personaggio di Oberon nel “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare.
Gli stessi amici del laboratorio mi hanno detto che lì ha espresso al meglio il suo talento.
Non so se quel giudizio positivo fosse legato anche al fatto che lo avevano preso in forte simpatia e gli volevano un bene dell’anima.
In quel periodo, poi, tra le altre cose, nel 1987 o nel 1988, ispirò e partecipò alla realizzazione del quadro dell’Infiorata “Con la Palestina nel cuore”.
Ci ricordiamo, poi, di quando cominciò ad avvicinarsi alla causa palestinese, i primi studi di lingua araba che, successivamente, approfondì partecipando alla Scuola Bourguiba in Tunisia.
Così come ci ricordiamo del suo impegno, prima dentro Rifondazione Comunista e poi nel Partito dei Comunisti Italiani di cui è stato membro del Comitato Centrale e della Direzione Nazionale come Responsabile immigrazione del Partito stesso ed esperto del Medio Oriente.
Noi lo ricordiamo innanzitutto come amico e come compagno, sempre pronto a scherzare.
Anche quando era alto l’impegno, e la tensione prendeva il sopravvento per la riuscita di una iniziativa, c’era sempre lo spazio per lo scherzetto o la battuta.
L’eterno bambinone che era in lui, in qualche modo usciva sempre.
Maurizio, però, lo ricordiamo soprattutto come parte del movimento palestinese. Per noi, a un certo punto, era diventato palestinese a tutti gli effetti.
E oggi sono soprattutto gli amici palestinesi a ricordarlo per il suo impegno, per la sua attività a favore della lotta per la liberazione della Palestina. Un impegno ancora più significativo in questo periodo, che è tra i più duri della loro storia, forse il più duro.
Quel tipo di ricordo, però, lo lasciamo a voi, amici e compagni palestinesi. A voi che siete parte di quella lotta che, come si sarebbe detto un tempo, è la lotta dell’umanità contro i mostri, della luce contro le tenebre.
Io, invece, a tutti voi, e anche a noi, voglio lasciare un ricordo personale. Voglio raccontarvi una cosa che mi disse Maurizio tanti anni fa.
Aveva tenuto un’assemblea al Liceo scientifico di Genzano insieme a un compagno palestinese. Era stata una bella assemblea, con tanti ragazzi e tante ragazze.
Alla fine dell’incontro, uno degli studenti si avvicinò a loro due, li guardò e gli chiese:
“Scusate, ma chi di voi due è il palestinese?”
Quando Maurizio me la raccontò, naturalmente ci mettemmo a ridere. E io, ovviamente, non persi l’occasione per prenderlo un po’ in giro.
Ma oggi, ripensandoci, quella domanda così ingenua mi sembra forse il più bel complimento che potesse essere fatto a Maurizio.
Perché voleva dire che, in qualche modo, era riuscito a diventare parte di quella storia, di quel popolo, di quella lotta. Al punto che, a guardarlo, non era più così facile capire da che parte venisse.
Ciao Maurì!”

Maurizio Musolino e Bassam Saleh, in uno dei viaggi in Palestina
(qui di seguito l’intervento di Bassam Saleh)
In ricordo di Maurizio Musolino
“Dieci anni fa, l’8 settembre 2016, è venuto a mancare un grande compagno, Maurizio Musolino, un amico, un fratello, un militante comunista internazionalista, un combattente per la libertà e la giustizia. Nella sua carriera di giornalista, è stato direttore del settimanale del partito, “La Rinascita”, per diversi anni.
Maurizio era appassionato di storia e in particolare della storia del Medio Oriente. Da giovane studente universitario aveva studiato la lingua araba; allo scopo di perfezionarsi, si era trasferito a Damasco per alcuni mesi, ed era rimasto incantato da quella città, che conosceva molto bene. Amava la sua gente, le sue strade, i suoi piatti e, da goloso qual era, i suoi dolci. Un amore che è riuscito a trasmettere a tanti compagni e compagne che con lui sono andati a visitare la Siria.
L’amore per il mondo arabo lo aveva spinto a cercare di capire e comprendere le problematiche di questa parte del mondo, fino a farlo diventare un difensore dei diritti del popolo palestinese. Mi raccontava (era giovanissimo, classe 1964) che la sua curiosità per la questione palestinese era iniziata a metà degli anni settanta con il massacro di Tal Al Zaatar, uno dei campi per i profughi palestinesi, assediato e distrutto dalle falangi libanesi dopo una lunga resistenza durata 55 giorni; da quel giorno non aveva mai smesso di attivarsi in solidarietà con la causa araba palestinese.
L’amicizia con Mau era iniziata con i primi viaggi in Libano insieme al comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”, comitato fondato nel 2000 da un altro compagno giornalista del manifesto, Stefano Chiarini. Dopo la morte improvvisa di Stefano nel 2007, gli aderenti al comitato decisero di continuare il suo lavoro, e Maurizio divenne il portavoce del comitato, organizzando per lunghi anni il viaggio in memoria e a sostegno dei profughi palestinesi. Non si è mai stancato di ribadire appoggio al diritto al ritorno dei profughi, che è uno dei punti fondamentali per una soluzione giusta del conflitto israelo palestinese. E lo esprimeva in modo chiaro e semplice, come diritto sancito dalle Nazioni Unite, oltre che diritto naturale per chi è stato costretto con la forza delle armi a lasciare la sua terra, quindi diritto inalienabile e indiscutibile. Sentivo il dolore nelle sue parole quando ci incontravamo con le famiglie delle vittime del massacro di Sabra e Chatila, gente che ha sofferto e che continua a subire massacri e discriminazioni. Diceva loro: “Noi, che rappresentiamo l’altra voce dell’Europa e dell’Italia, vogliamo portare la vostra voce, le vostre sofferenze, ovunque, nelle nostre città, nei nostri partiti, nelle associazioni, perché tutti devono capire e saper smascherare l’occupazione israeliana”.
Maurizio portava il diritto al ritorno nel cuore; non gli bastava il viaggio annuale in Libano: voleva fare sentire a tutti i profughi palestinesi la nostra solidarietà; così, nel 2015, riuscimmo a organizzare ben tre delegazioni, che si recarono in contemporanea in Libano, Giordania e Palestina (per ovvi motivi fummo costretti a rimandare le visite in Siria e a Gaza, che pure avevamo compreso nella pianificazione iniziale del viaggio); fu una settimana trascorsa a visitare i campi profughi e a conoscere da vicino le loro sofferenze; il nostro motto era “i campi sono il simbolo del diritto al ritorno”, un fattore unificante per tutti i palestinesi.
Maurizio ha cercato sempre di essere inclusivo, unitario nel lavoro di solidarietà, e non solo per la Palestina, ma per il Libano e la Siria, riuscendo a superare tutte le diversità politiche sulla base della solidarietà militante, internazionalista e antifascista.
Nel titolo di un suo libro, “Barghouti, il Mandela palestinese”, Maurizio è stato il primo a chiamare il leader palestinese in carcere con il nome del leader della lotta contro l’apartheid in Sudafrica.
Mi permetterete infine di ricordarlo in due eventi particolari: a Beirut, al congresso del Partito Comunista Libanese dove si trovava come delegato del Pdci, dopo la sessione dedicata ai delegati esteri la Presidenza del congresso annuncia che i lavori continuano a porte chiuse; traduco a Maurizio, e lui mi guarda “storto”, perché gli dico che dobbiamo uscire; mi dice: “Siamo qui per lavorare, mica per fare i turisti”; stupito dalle sue parole, gli ripeto l’annuncio, e lui di nuovo mi invita a sedermi: “Dai, stiamo ancora un po’, poi ce ne andiamo”; imbarazzato mi metto seduto vicino a lui, e gli dico che non gli avrei tradotto i fatti interni di un partito pur fratello. E lui: “Siamo qui per assistere ai lavori del congresso, se non ti va esci!”. Rimango in silenzio, e dopo cinque minuti lui mi guarda e dice di andare. Fuori ci siamo detti di tutto. Ma Maurizio era un militante vero con un senso del dovere imparagonabile.
Il secondo episodio: facevo l’interprete per Maurizio che parlava a una platea piena di personalità libanesi e palestinesi e a centinaia di palestinesi; molto rispettoso nei miei confronti, lui parlava lentamente e con frasi brevi, per facilitarmi nella traduzione; a un certo punto si ferma e io continuo a parlare per qualche secondo; mi guarda un istante e capisce: lo avevo anticipato di due frasi o forse più, e la cosa si è ripetuta più di una volta; quando siamo scesi dal palco, scherzando mi chiede: “Come facevi a sapere quello che stavo per dire?”. La mia risposta è stata una risata: “Ti accompagno da tanti anni e sempre ripeti la stessa cosa, ormai conosco il tuo pensiero a memoria; purtroppo non posso dire cose che tu non hai detto, perché non vuoi parlare arabo ma lo capisci quasi tutto”. Ridevamo: così grande era la nostra intesa.
Maurizio ha combattuto tutte le battaglie, anche l’ultima con la malattia, e l’ha vinta. Sei mesi di lotta contro il tumore, vissuti senza sofferenza, pieni dell’amore di tanti amici e amiche, compagni e compagne che lo hanno circondato con rispetto e stima. Si è spento, ma la sua voce di libertà e giustizia continua a risuonare.”.
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Un operatore dell’informazione. Un attivista culturale impegnato a diffondere le buone pratiche che aumentano ed estendono la fruizione del miglior bene immateriale di cui l’umanità dispone: il sapere, la conoscenza, la cultura. Questo il mio intimo a cui mi ispiro e la mia veste “giornalistica”. Professionalmente provengo da esperienze “strutturate” come sono gli Uffici Stampa pesanti: La Lega delle Cooperative, Botteghe Oscure. Ma anche esperienze di primo impatto: Italia Radio; e il mondo delle Rassegne Stampa cooperativa DIRE, Diretel, Rastel, Telpress. Per la carta stampata oltre una esperienza “in proprio” come direttore scientifico della rivista “Vini del Lazio”, ho collaborato con Paese Sera, con L’Unità, con Oggi Castelli.

