Frosinone. Anna Maria Di Santo, dirigente PCI: 8 Marzo, oltre la celebrazione, ma di diritti e sicurezza  per le donne

Frosinone. Anna Maria Di Santo, dirigente PCI: 8 Marzo, oltre la celebrazione, ma di diritti e sicurezza per le donne

07/03/2026 0 Di Maurizio Aversa

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Inter­ven­to di Anna Maria Di San­to alla Festa pro­vin­cia­le PCI Fro­si­no­ne con al fian­co, tra gli altri, il segre­ta­rio nazio­na­le Mau­ro Albo­re­si


C’è un rischio che cor­ria­mo ogni anno con l’arrivo dell’8 mar­zo: quel­lo di con­fon­de­re la memo­ria con la con­sue­tu­di­ne. E’ oppor­tu­no, inve­ce, guar­da­re que­sta gior­na­ta con occhi diver­si e veder­la non come una sem­pli­ce ricor­ren­za sul calen­da­rio, né come momen­to pura­men­te cele­bra­ti­vo, ma come un’occasione di rifles­sio­ne col­let­ti­va sul per­cor­so com­piu­to dal­le don­ne, di cui va ono­ra­ta la memo­ria, per il rico­no­sci­men­to dei dirit­ti e, soprat­tut­to, sul­la distan­za che anco­ra ci sepa­ra da una rea­le pari­tà.

L’e­man­ci­pa­zio­ne fem­mi­ni­le non è una “con­ces­sio­ne”, ma un pro­ces­so di libe­ra­zio­ne da vin­co­li giu­ri­di­ci, socia­li ed eco­no­mi­ci che ne han­no sto­ri­ca­men­te limi­ta­to l’au­to­de­ter­mi­na­zio­ne, fon­da­ta su tre pila­stri fon­da­men­ta­li: l’indipendenza eco­no­mi­ca, per­ché sen­za la capa­ci­tà di auto­so­ste­ner­si la liber­tà di scel­ta rima­ne un’il­lu­sio­ne (lavo­ro non è solo red­di­to, ma iden­ti­tà e pote­re deci­sio­na­le); istru­zio­ne e con­sa­pe­vo­lez­za, per­ché la cul­tu­ra è lo stru­men­to prin­ci­pa­le per abbat­te­re gli ste­reo­ti­pi di gene­re e per­met­te­re a ogni don­na di oltre­pas­sa­re i ruo­li pre­fis­sa­ti; rap­pre­sen­tan­za poli­ti­ca, per­ché la pre­sen­za fem­mi­ni­le nei luo­ghi dove si deci­de il futu­ro è essen­zia­le affin­ché le leg­gi rispec­chi­no i biso­gni di tut­ta la socie­tà, non solo di una par­te. La pari­tà di gene­re non è una “que­stio­ne fem­mi­ni­le”, ma è una sfi­da che riguar­da gli uomi­ni quan­to le don­ne; non è un atto “pro-don­ne”, ma un atto “pro-uma­ni­tà”: i dati glo­ba­li dimo­stra­no che le socie­tà con una mag­gio­re pari­tà di gene­re sono eco­no­mi­ca­men­te più pro­spe­re; il coin­vol­gi­men­to del­le don­ne nei pro­ces­si deci­sio­na­li poli­ti­ci e ammi­ni­stra­ti­vi por­ta a risul­ta­ti più inclu­si­vi; l’ab­bat­ti­men­to del gen­der gap nel­le pro­fes­sio­ni acce­le­ra l’in­no­va­zio­ne.

Ma la rifles­sio­ne col­let­ti­va ci impo­ne anche il con­fron­to con la real­tà: nono­stan­te i pro­gres­si, l’emancipazione incon­tra anco­ra osta­co­li invi­si­bi­li ma resi­sten­ti: i ruo­li pre­de­fi­ni­ti che con­di­zio­na­no il meri­to, il diva­rio sala­ria­le e la per­si­sten­za del­la vio­len­za di gene­re. Que­st’ul­ti­ma, in par­ti­co­la­re, è spes­so l’e­stre­mo ten­ta­ti­vo di con­trol­lo con­tro una don­na che sce­glie di esse­re libe­ra.
L’emancipazione fem­mi­ni­le è il moto­re di un pro­gres­so civi­le che non può esse­re arre­sta­to. Cele­bra­re l’8 mar­zo, quin­di, signi­fi­ca impe­gnar­si tut­ti i gior­ni affin­ché ogni don­na, in ogni par­te del mon­do, abbia il dirit­to di scri­ve­re il pro­prio desti­no sen­za chie­de­re il per­mes­so. Solo attra­ver­so la pari­tà rea­le potre­mo costrui­re una socie­tà vera­men­te demo­cra­ti­ca e giu­sta per­ché un mon­do più giu­sto per le don­ne è, sen­za alcun dub­bio, un mon­do miglio­re per tut­ti.
Buon 8 mar­zo a tut­te le don­ne, con l’au­gu­rio di un futu­ro in cui il gene­re non sia mai più il con­fi­ne dei pro­pri sogni. (Anna Maria Di San­to. Pre­si­den­te Comi­ta­to Fede­ra­le PCI Fro­si­no­ne)

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