Sociale, Tiso(Accademia IC): “Stato non sia indifferente e tuteli quarta etá”

Sociale, Tiso(Accademia IC): “Stato non sia indifferente e tuteli quarta etá”

24/02/2026 0 Di Marco Montini

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Socia­le, Tiso(Accademia IC): “Sta­to non sia indif­fe­ren­te e tute­li quar­ta etá”

“La quar­ta età rap­pre­sen­ta la fase più avan­za­ta dell’invecchiamento e ha ini­zio gene­ral­men­te dopo gli 80 o 85 anni, anche se l’età ana­gra­fi­ca non è l’unico cri­te­rio per defi­nir­la. In que­sta fase, pur­trop­po e non di rado, pre­val­go­no la fra­gi­li­tà e la pro­gres­si­va ridu­zio­ne del­le capa­ci­tà fun­zio­na­li. Dal pun­to di vista fisi­co, l’organismo diven­ta più vul­ne­ra­bi­le, men­tre da quel­lo psi­co­lo­gi­co, la quar­ta età può esse­re carat­te­riz­za­ta da sen­ti­men­ti di soli­tu­di­ne, insi­cu­rez­za e dipen­den­za, spes­so lega­ti alla per­di­ta di per­so­ne care e alla ridu­zio­ne del­le rela­zio­ni socia­li. Il sup­por­to emo­ti­vo diven­ta quin­di un ele­men­to essen­zia­le per il benes­se­re dell’anziano. Da qui il cre­scen­te biso­gno di assi­sten­za. Mol­te per­so­ne neces­si­ta­no di aiu­to nel­le atti­vi­tà quo­ti­dia­ne e l’assistenza può esse­re for­ni­ta dal­la fami­glia, da ope­ra­to­ri pro­fes­sio­na­li o da strut­tu­re spe­cia­liz­za­te. In que­sta fase assu­me gran­de impor­tan­za il rispet­to del­la digni­tà dell’anziano, la qua­li­tà del­le cure e l’attenzione ai biso­gni non solo fisi­ci, ma anche rela­zio­na­li e affet­ti­vi. In que­sto per­cor­so di soste­gno, uno degli aspet­ti più deli­ca­ti del­la quar­ta età è pro­prio il rischio del­la soli­tu­di­ne. Con l’avanzare degli anni, le reti socia­li ten­do­no a ridur­si pro­gres­si­va­men­te. Per que­sto diven­ta fon­da­men­ta­le il ruo­lo del­la fami­glia e del­lo sta­to. E trop­po spes­so un pro­ble­ma rile­van­te è rap­pre­sen­ta­to dal­la per­ce­pi­ta indif­fe­ren­za del­le isti­tu­zio­ni nei con­fron­ti degli anzia­ni. Spes­so i ser­vi­zi socia­li e sani­ta­ri risul­ta­no insuf­fi­cien­ti, dif­fi­ci­li da acces­so o poco atten­ti ai biso­gni indi­vi­dua­li del­la per­so­na. La man­can­za di strut­tu­re ade­gua­te, di assi­sten­za domi­ci­lia­re effi­ca­ce e di spa­zi di socia­liz­za­zio­ne con­tri­bui­sce all’isolamento degli anzia­ni. In mol­ti casi, le poli­ti­che pub­bli­che si con­cen­tra­no poi più sull’aspetto sani­ta­rio che su quel­lo uma­no e rela­zio­na­le, tra­scu­ran­do l’importanza del con­tat­to socia­le, dell’ascolto e del­la digni­tà per­so­na­le. Che fare? Pur rico­no­scen­do l’esistenza di inter­ven­ti e tute­le, emer­ge una distan­za signi­fi­ca­ti­va tra il prin­ci­pio di pro­te­zio­ne socia­le e la real­tà quo­ti­dia­na vis­su­ta da mol­ti anzia­ni, soprat­tut­to nel­la quar­ta età. Lo Sta­to inter­vie­ne spes­so in modo tar­di­vo, par­zia­le e buro­cra­ti­co, sen­za una visio­ne com­ples­si­va dell’invecchiamento come fase natu­ra­le e degna del­la vita. Una poli­ti­ca real­men­te atten­ta alla quar­ta età dovreb­be anda­re oltre l’assistenza mini­ma e pun­ta­re su pre­ven­zio­ne, inclu­sio­ne, rela­zio­ni e digni­tà, rico­no­scen­do l’anziano non come un peso, ma come una per­so­na por­ta­tri­ce di valo­re uma­no e socia­le. Le con­clu­sio­ni che si pos­so­no trar­re evi­den­zia­no la neces­si­tà di un cam­bia­men­to cul­tu­ra­le e isti­tu­zio­na­le. È fon­da­men­ta­le supe­ra­re una visio­ne emer­gen­zia­le e buro­cra­ti­ca del­la vec­chia­ia, pro­muo­ven­do poli­ti­che che valo­riz­zi­no la pre­ven­zio­ne, le rela­zio­ni socia­li e l’ascolto degli anzia­ni. Solo attra­ver­so un approc­cio più uma­no e inclu­si­vo è pos­si­bi­le garan­ti­re una qua­li­tà del­la vita digni­to­sa in tut­te le fasi dell’invecchiamento”.

Così, in una nota stam­pa, il por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca, Car­me­la Tiso.

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