Natale, Tiso(Accademia IC): “Ricordiamoci degli invisibili”

Natale, Tiso(Accademia IC): “Ricordiamoci degli invisibili”

23/12/2025 0 Di Marco Montini

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“Il Nata­le è spes­so rac­con­ta­to come la sta­gio­ne del­la luce, del­le fami­glie riu­ni­te, dei rega­li e dei sor­ri­si. Ma die­tro le vetri­ne illu­mi­na­te, die­tro tavo­le imban­di­te e stra­de festo­se, c’è un’altra real­tà, silen­zio­sa e invi­si­bi­le: quel­la di chi vive nel­la pover­tà. E allo­ra la doman­da sor­ge spon­ta­nea, qua­si ine­vi­ta­bi­le: chi pen­sa ai pove­ri a Nata­le? Per chi affron­ta la pover­tà — eco­no­mi­ca, socia­le o affet­ti­va — il Nata­le non è sol­tan­to un gior­no dif­fi­ci­le: è un’intera sta­gio­ne che ampli­fi­ca le man­can­ze. Men­tre il mon­do sem­bra bril­la­re, infat­ti, chi non ha abba­stan­za vive un con­tra­sto dolo­ro­so: chi non rie­sce a com­pra­re un rega­lo ai figli, chi non può per­met­ter­si un pasto cal­do, chi non ha una casa in cui rifu­giar­si dal fred­do, chi non ha nes­su­no che gli ten­da una mano o gli rivol­ga una paro­la gen­ti­le. Il Nata­le è un ampli­fi­ca­to­re di distan­za. Eppu­re, può esse­re anche un ampli­fi­ca­to­re di spe­ran­za. Orga­niz­za­zio­ni come Cari­tas, Cro­ce Ros­sa, Ban­co Ali­men­ta­re, Sant’Egidio, e tan­te real­tà loca­li, civi­li e reli­gio­se, riem­pio­no ogni gior­no le stra­de di soli­da­rie­tà con­cre­ta: pasti cal­di, coper­te, acco­glien­za. Per mol­ti pove­ri, que­sti volon­ta­ri sono l’unico “Nata­le” pos­si­bi­le. E poi ci sono i cit­ta­di­ni comu­ni. Quel­li che non appa­io­no sui gior­na­li. Chi lascia un pac­co ali­men­ta­re, chi paga un caf­fè sospe­so, chi fa spa­zio a tavo­la, chi si ricor­da dei vici­ni. Spes­so sono gesti sem­pli­ci, ma per chi li rice­ve val­go­no più di cen­to rega­li costo­si. Chi sa guar­da­re oltre le pro­prie feste. Chi, pur festeg­gian­do, non dimen­ti­ca chi non può far­lo. Chi man­tie­ne nel cuo­re il sen­so più pro­fon­do del Nata­le: la capa­ci­tà di vede­re gli altri. Per­ché Nata­le è ricor­dar­si degli invi­si­bi­li. Non si trat­ta sol­tan­to di dona­zio­ni o bene­fi­cen­za, ma di pre­sen­za: guar­da­re, ascol­ta­re, rico­no­sce­re. Per mol­ti pove­ri, il dolo­re più gran­de non è la man­can­za di dena­ro, ma la sen­sa­zio­ne di non esi­ste­re. Per que­sto moti­vo, sopra­tut­to sot­to le feste nata­li­zie, dovrem­mo pen­sa­re tut­ti ai meno for­tu­na­ti. Non per dove­re, ma per uma­ni­tà. Per­ché la digni­tà non è un lus­so, ma un dirit­to. E per­ché il Nata­le, sen­za soli­da­rie­tà, per­de il suo signi­fi­ca­to”.

Così, in una nota, Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca

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