FederTerziario Agricoltura: per siccità superare la logica emergenziale

FederTerziario Agricoltura: per siccità superare la logica emergenziale

02/11/2026 0 Di Redazione

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FederTerziario Agricoltura:
siccità fenomeno strutturale, superare la logica emergenziale

         La Federazione chiede investimenti nelle infrastrutture idriche, semplificazione e accesso al credito. Tra le priorità, sostenere l’ingresso dei giovani e la continuità delle aziende agricole.

La sic­ci­tà non è più un even­to ecce­zio­na­le, ma una varia­bi­le strut­tu­ra­le con cui l’agricoltura ita­lia­na deve fare i con­ti. Per que­sto non basta­no i risto­ri dopo il dan­no: ser­vo­no pro­gram­ma­zio­ne, infra­strut­tu­re, inno­va­zio­ne e una rap­pre­sen­tan­za capa­ce di accom­pa­gna­re le impre­se nei ter­ri­to­ri.

Luca Lucia, pre­si­den­te di Feder­Ter­zia­rio Agri­col­tu­ra, rivol­ge un appel­lo a Gover­no ed enti loca­li: “La dispo­ni­bi­li­tà d’acqua è diven­ta­ta una que­stio­ne nazio­na­le. L’agricoltura ita­lia­na non ha biso­gno sol­tan­to di inter­ven­ti emer­gen­zia­li. Ha biso­gno di una stra­te­gia sta­bi­le, capa­ce di uni­re tute­la del ter­ri­to­rio, com­pe­ti­ti­vi­tà del­le impre­se e valo­riz­za­zio­ne del Made in Ita­ly agri­co­lo”. La sfi­da, sot­to­li­nea Lucia, è tra­sfor­ma­re le dif­fi­col­tà attua­li in un pro­get­to di svi­lup­po che pre­ve­da “meno buro­cra­zia, più infra­strut­tu­re, più cre­di­to, più com­pe­ten­ze, più aggre­ga­zio­ne e più mer­ca­ti per le impre­se agri­co­le”.

Gli effet­ti del­la scar­si­tà d’acqua sono par­ti­co­lar­men­te rile­van­ti nel Cen­tro-Sud, nel­le Iso­le e nel­le aree agri­co­le più espo­ste. Mol­te zone del Mez­zo­gior­no han­no già spe­ri­men­ta­to in modo evi­den­te quan­to la caren­za idri­ca pos­sa inci­de­re su cerea­li, oli­vi­col­tu­ra, agru­mi­col­tu­ra, viti­col­tu­ra, zoo­tec­nia e orto­frut­ta: “Ser­vo­no inve­sti­men­ti su inva­si, reti irri­gue, manu­ten­zio­ne del­le infra­strut­tu­re, ridu­zio­ne del­le per­di­te, riu­so del­le acque, digi­ta­liz­za­zio­ne dei siste­mi di distri­bu­zio­ne e tec­ni­che di irri­ga­zio­ne più effi­cien­ti. L’acqua è ormai un fat­to­re pro­dut­ti­vo stra­te­gi­co, al pari del cre­di­to, del­la mano­do­pe­ra e dell’accesso ai mer­ca­ti”, pro­se­gue Lucia.

Il qua­dro for­ni­to dall’Osservatorio ANBI (Asso­cia­zio­ne nazio­na­le Con­sor­zi di gestio­ne e tute­la del ter­ri­to­rio e acque irri­gue) sul­le risor­se idri­che,aggior­na­to al 22 otto­bre, mostra una situa­zio­ne dif­fe­ren­zia­ta. In Sici­lia i laghi arti­fi­cia­li con­ten­go­no 409,69 milio­ni di metri cubi d’acqua, il 74% in più rispet­to allo stes­so perio­do del 2025, con una dispo­ni­bi­li­tà pari al 58% dei volu­mi auto­riz­za­ti d’invaso. In Puglia, il baci­no di Occhi­to con­tie­ne cir­ca 82 milio­ni di metri cubi: un volu­me supe­rio­re dell’83% a quel­lo dell’anno pre­ce­den­te, ma pari al 33% dei volu­mi auto­riz­za­ti. Al Nord, la rile­va­zio­ne segna­la inve­ce per il Po a Pon­te­la­go­scu­ro una por­ta­ta di 625,21 metri cubi al secon­do, infe­rio­re del 63% alla media sto­ri­ca. Dati che resti­tui­sco­no con­di­zio­ni diver­se tra ter­ri­to­ri e baci­ni e non con­sen­to­no di con­si­de­ra­re risol­ta la que­stio­ne del­la dispo­ni­bi­li­tà idri­ca.

Per Feder­Ter­zia­rio Agri­col­tu­ra, il recu­pe­ro del­le riser­ve in alcu­ni baci­ni non deve tra­dur­si in un ral­len­ta­men­to degli inve­sti­men­ti: occor­re pro­gram­ma­re gli inter­ven­ti in base alle esi­gen­ze dei ter­ri­to­ri, sen­za atten­de­re nuo­ve emer­gen­ze.

Accan­to alla dispo­ni­bi­li­tà d’acqua resta cen­tra­le il tema del­la red­di­ti­vi­tà: l’agricoltura ita­lia­na pro­du­ce valo­re che non sem­pre rima­ne nel­le mani dell’agricoltore. Il valo­re del­le pro­du­zio­ni deve tra­dur­si in mar­gi­ni ade­gua­ti per chi col­ti­va e alle­va: per que­sto la Fede­ra­zio­ne chie­de di soste­ne­re con­trat­ti di filie­ra, con­sor­zi e reti di impre­se, raf­for­zan­do la posi­zio­ne degli agri­col­to­ri sul mer­ca­to. Sul fron­te degli inve­sti­men­ti, la richie­sta è ren­de­re gli stru­men­ti age­vo­la­ti­vi più sem­pli­ci, rapi­di e coe­ren­ti con le dimen­sio­ni e le esi­gen­ze del­le azien­de. Sono con­di­zio­ni deci­si­ve anche per il ricam­bio gene­ra­zio­na­le. Per la Fede­ra­zio­ne, attrar­re gio­va­ni non signi­fi­ca sol­tan­to favo­ri­re l’avvio di nuo­ve atti­vi­tà, ma crea­re le con­di­zio­ni affin­ché pos­sa­no con­so­li­dar­si e dura­re nel tem­po. La scel­ta dell’agricoltura deve poter pog­gia­re su un pro­get­to impren­di­to­ria­le cre­di­bi­le, con acces­so alle risor­se pro­dut­ti­ve, pro­spet­ti­ve di red­di­to e pos­si­bi­li­tà di cre­sci­ta. L’obiettivo è soste­ne­re sia chi avvia una nuo­va impre­sa sia chi suben­tra in un’attività esi­sten­te, evi­tan­do che il pas­sag­gio gene­ra­zio­na­le si ridu­ca al solo tra­sfe­ri­men­to del­la tito­la­ri­tà.

Nel­le azien­de fami­lia­ri, in par­ti­co­la­re, va accom­pa­gna­to il pas­sag­gio del­le respon­sa­bi­li­tà e del­le com­pe­ten­ze, valo­riz­zan­do l’esperienza di chi ha costrui­to l’attività e lo spa­zio pro­get­tua­le del­le nuo­ve gene­ra­zio­ni. La cono­scen­za dei ter­re­ni, del­le col­tu­re e dei mer­ca­ti può così inte­grar­si con stru­men­ti di agri­col­tu­ra di pre­ci­sio­ne, siste­mi per l’uso effi­cien­te dell’acqua e nuo­ve moda­li­tà di orga­niz­za­zio­ne e com­mer­cia­liz­za­zio­ne.

Per Feder­Ter­zia­rio Agri­col­tu­ra, soste­ne­re que­sto incon­tro tra espe­rien­za e inno­va­zio­ne signi­fi­ca dare con­ti­nui­tà alle impre­se e raf­for­za­re il pre­si­dio pro­dut­ti­vo dei ter­ri­to­ri rura­li. Ma nes­su­na misu­ra per i gio­va­ni può esse­re pie­na­men­te effi­ca­ce se avvia­re un’attività, otte­ne­re un finan­zia­men­to o rea­liz­za­re un inve­sti­men­to richie­de pro­ce­du­re trop­po com­ples­se e tem­pi incer­ti. “La sem­pli­fi­ca­zio­ne non può resta­re uno slo­gan. Deve diven­ta­re una ridu­zio­ne effet­ti­va degli adem­pi­men­ti, dei tem­pi di rispo­sta e del­le incer­tez­ze ope­ra­ti­ve.Una pic­co­la impre­sa agri­co­la non sem­pre dispo­ne di una strut­tu­ra ammi­ni­stra­ti­va inter­na: ogni pas­sag­gio buro­cra­ti­co in più diven­ta un costo, un ritar­do o, nei casi peg­gio­ri, una rinun­cia ad acce­de­re a misu­re di soste­gno”, con­clu­de Lucia.

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