La storia è nota. Jorge Mario Bergoglio è stato il primo Papa emerso dalla galassia…
Roma. Un anno dalla scomparsa di Papa Francesco. Dopo Marco Onofrio, un profondo “scandaloso” intervento di Massimo De Magistris
30/04/2026Questo articolo è stato letto 1097 volte!

Evo Morales col done della falce e martello a Papa Francesco
A seguire l’intervento dell’intellettuale, dirigente locale comunista, Marco Onofrio, come in un dialogo a distanza, ora interviene un altro intellettuale, Massimo De Magistris, direttore Ufficio Ecumenismo e Dialogo Interreligioso della Diocesi di Albano. Onofrio e De Magistris, in momenti differenti, ambedue sono stati protagonisti pubblici a Bibliopop, sui temi della cultura, della pace e della guerra, delle ingiustizie sociali. Dalla fucina concreta che si sta dimostrando, in vari ambiti, Bibliopop, fa piacere che riflessioni su uno sguardo alto che ispira Papa Francesco ad un anno dalla scomparsa, avvenga proprio — intanto — da queste due specchiate personalità, con tutta la loro onestà intellettuale e la loro generosità.

Qui Massimo De Magistris a fianco a Bassam Saleh, in un incontro sulla Palestina a Bibliopop
A un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, il mondo sembra essersi già affrettato a
tentare di richiudere lo squarcio che ha aperto. Ma Jorge Mario Bergoglio non è stato un
pontefice dell’adorazione delle ceneri, ma della custodia e della testimonianza del fuoco del
Vangelo. È stato l’uomo della provocazione evangelica, colui che ha osato profanare
l’idolatria del denaro, del narcisismo e dell’affermazione di sé, per restituire dignità ai piccoli,
agli oppressi, a coloro che non hanno voce. Ha tolto il Vangelo dalle teche di cristallo e lo ha
gettato nel fango della storia, ricordandoci che i valori del Regno di Dio, e cioè la giustizia, la
fraternità universale e il bene comune non sono monopolio di chiese o religioni, ma tensione
condivisa con ogni persona di buona volontà.
Come ricordava il suo confratello gesuita Ignacio Ellacuría, assassinato dall’esercito
salvadoregno il 16 novembre 1989, “solo una Chiesa che si spoglia del proprio potere, può
essere credibile”. Francesco non ha solo parlato di povertà; ha denunciato
l’autoreferenzialità di una parte di Chiesa, smascherando anche l’ipocrisia di un clero spesso
più preoccupato dei pizzi sui camici che delle ferite degli ultimi, siano questi migranti,
prostitute, trans, indigeni, senza fissa dimora o “semplici invisibili”, proponendo una Chiesa
“scandalosa” perché spogliata di potere e di prestigio. Francesco ha reso l’opzione
preferenziale per i poveri non solamente una scelta sociologica, ma un imperativo per ogni
credente. Egli ha sognato e promosso fin dall’inizio del suo pontificato una “Chiesa povera
per i poveri”, una comunità che smette di guardarsi allo specchio e di compiacersi dei propri
paramenti per farsi “ospedale di campo”.

Qui Massimo De Magistris, tra Marco Omizzolo e Sonia Pecorilli, a Bibliopop in un evento che ha parlato del caporalato nella piana pontina
E poi il dialogo senza sconti: ha stretto mani che altri avrebbero voluto tagliare, parlando a
Imam, atei e attivisti con una libertà che ha terrorizzato i guardiani della presunta ortodossia.
Un tratto luminoso della sua eredità resta la capacità di costruire ponti: Francesco ha
abbattuto i muri della diffidenza, ponendosi in un dialogo sincero con tutte le religioni e, con
la stessa umiltà, con coloro che non si riconoscono in nessuna appartenenza religiosa. Per
lui, la promozione del bene comune era un valore universale, un terreno d’incontro dove
ogni cercatore di verità può collaborare per costruire insieme la coesione sociale.
“Non si può servire Dio senza servire l’uomo, né cercare il Regno ignorando la sofferenza
degli ultimi.”
Francesco ha insegnato che il bene comune non è un compromesso al ribasso, ma una lotta
partigiana dalla parte degli ultimi. Ha preferito una Chiesa “accidentata e sporca” a una
Chiesa malata di chiusura. A un anno dalla sua morte, la sua figura ci provoca ancora:
preferiamo la rassicurante sicurezza dei nostri recinti o abbiamo il coraggio di osare e di
lasciarci guidare dal fuoco dello Spirito che ci ricorda “che Dio non fa preferenza di persone,
ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga (Atti 10,34-
35)”?
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Un operatore dell’informazione. Un attivista culturale impegnato a diffondere le buone pratiche che aumentano ed estendono la fruizione del miglior bene immateriale di cui l’umanità dispone: il sapere, la conoscenza, la cultura. Questo il mio intimo a cui mi ispiro e la mia veste “giornalistica”. Professionalmente provengo da esperienze “strutturate” come sono gli Uffici Stampa pesanti: La Lega delle Cooperative, Botteghe Oscure. Ma anche esperienze di primo impatto: Italia Radio; e il mondo delle Rassegne Stampa cooperativa DIRE, Diretel, Rastel, Telpress. Per la carta stampata oltre una esperienza “in proprio” come direttore scientifico della rivista “Vini del Lazio”, ho collaborato con Paese Sera, con L’Unità, con Oggi Castelli.

