Roma. Un anno dalla scomparsa di Papa Francesco. Dopo Marco Onofrio, un profondo “scandaloso” intervento di Massimo De Magistris

Roma. Un anno dalla scomparsa di Papa Francesco. Dopo Marco Onofrio, un profondo “scandaloso” intervento di Massimo De Magistris

30/04/2026 0 Di Maurizio Aversa

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Evo Mora­les col done del­la fal­ce e mar­tel­lo a Papa Fran­ce­sco


A segui­re l’in­ter­ven­to del­l’in­tel­let­tua­le, diri­gen­te loca­le comu­ni­sta, Mar­co Ono­frio, come in un dia­lo­go a distan­za, ora inter­vie­ne un altro intel­let­tua­le, Mas­si­mo De Magi­stris, diret­to­re Uffi­cio Ecu­me­ni­smo e Dia­lo­go Inter­re­li­gio­so del­la Dio­ce­si di Alba­no. Ono­frio e De Magi­stris, in momen­ti dif­fe­ren­ti, ambe­due sono sta­ti pro­ta­go­ni­sti pub­bli­ci a Biblio­pop, sui temi del­la cul­tu­ra, del­la pace e del­la guer­ra, del­le ingiu­sti­zie socia­li. Dal­la fuci­na con­cre­ta che si sta dimo­stran­do, in vari ambi­ti, Biblio­pop, fa pia­ce­re che rifles­sio­ni su uno sguar­do alto che ispi­ra Papa Fran­ce­sco ad un anno dal­la scom­par­sa, avven­ga pro­prio — intan­to — da que­ste due spec­chia­te per­so­na­li­tà, con tut­ta la loro one­stà intel­let­tua­le e la loro gene­ro­si­tà.

Qui Mas­si­mo De Magi­stris a fian­co a Bas­sam Saleh, in un incon­tro sul­la Pale­sti­na a Biblio­pop


A un anno dal­la scom­par­sa di Papa Fran­ce­sco, il mon­do sem­bra esser­si già affret­ta­to a
ten­ta­re di richiu­de­re lo squar­cio che ha aper­to. Ma Jor­ge Mario Ber­go­glio non è sta­to un
pon­te­fi­ce dell’adorazione del­le cene­ri, ma del­la custo­dia e del­la testi­mo­nian­za del fuo­co del
Van­ge­lo. È sta­to l’uo­mo del­la pro­vo­ca­zio­ne evan­ge­li­ca, colui che ha osa­to pro­fa­na­re
l’i­do­la­tria del dena­ro, del nar­ci­si­smo e dell’affermazione di sé, per resti­tui­re digni­tà ai pic­co­li,
agli oppres­si, a colo­ro che non han­no voce. Ha tol­to il Van­ge­lo dal­le teche di cri­stal­lo e lo ha
get­ta­to nel fan­go del­la sto­ria, ricor­dan­do­ci che i valo­ri del Regno di Dio, e cioè la giu­sti­zia, la
fra­ter­ni­tà uni­ver­sa­le e il bene comu­ne non sono mono­po­lio di chie­se o reli­gio­ni, ma ten­sio­ne
con­di­vi­sa con ogni per­so­na di buo­na volon­tà.
Come ricor­da­va il suo con­fra­tel­lo gesui­ta Igna­cio Ella­cu­ría, assas­si­na­to dal­l’e­ser­ci­to
sal­va­do­re­gno il 16 novem­bre 1989, “solo una Chie­sa che si spo­glia del pro­prio pote­re, può
esse­re cre­di­bi­le”. Fran­ce­sco non ha solo par­la­to di pover­tà; ha denun­cia­to
l’autoreferenzialità di una par­te di Chie­sa, sma­sche­ran­do anche l’ipocrisia di un cle­ro spes­so
più pre­oc­cu­pa­to dei piz­zi sui cami­ci che del­le feri­te degli ulti­mi, sia­no que­sti migran­ti,
pro­sti­tu­te, trans, indi­ge­ni, sen­za fis­sa dimo­ra o “sem­pli­ci invi­si­bi­li”, pro­po­nen­do una Chie­sa
“scan­da­lo­sa” per­ché spo­glia­ta di pote­re e di pre­sti­gio. Fran­ce­sco ha reso l’op­zio­ne
pre­fe­ren­zia­le per i pove­ri non sola­men­te una scel­ta socio­lo­gi­ca, ma un impe­ra­ti­vo per ogni
cre­den­te. Egli ha sogna­to e pro­mos­so fin dall’inizio del suo pon­ti­fi­ca­to una “Chie­sa pove­ra
per i pove­ri”, una comu­ni­tà che smet­te di guar­dar­si allo spec­chio e di com­pia­cer­si dei pro­pri
para­men­ti per far­si “ospe­da­le di cam­po”.

Qui Mas­si­mo De Magi­stris, tra Mar­co Omiz­zo­lo e Sonia Peco­ril­li, a Biblio­pop in un even­to che ha par­la­to del capo­ra­la­to nel­la pia­na pon­ti­na


E poi il dia­lo­go sen­za scon­ti: ha stret­to mani che altri avreb­be­ro volu­to taglia­re, par­lan­do a
Imam, atei e atti­vi­sti con una liber­tà che ha ter­ro­riz­za­to i guar­dia­ni del­la pre­sun­ta orto­dos­sia.
Un trat­to lumi­no­so del­la sua ere­di­tà resta la capa­ci­tà di costrui­re pon­ti: Fran­ce­sco ha
abbat­tu­to i muri del­la dif­fi­den­za, ponen­do­si in un dia­lo­go sin­ce­ro con tut­te le reli­gio­ni e, con
la stes­sa umil­tà, con colo­ro che non si rico­no­sco­no in nes­su­na appar­te­nen­za reli­gio­sa. Per
lui, la pro­mo­zio­ne del bene comu­ne era un valo­re uni­ver­sa­le, un ter­re­no d’in­con­tro dove
ogni cer­ca­to­re di veri­tà può col­la­bo­ra­re per costrui­re insie­me la coe­sio­ne socia­le.
“Non si può ser­vi­re Dio sen­za ser­vi­re l’uo­mo, né cer­ca­re il Regno igno­ran­do la sof­fe­ren­za
degli ulti­mi.”
Fran­ce­sco ha inse­gna­to che il bene comu­ne non è un com­pro­mes­so al ribas­so, ma una lot­ta
par­ti­gia­na dal­la par­te degli ulti­mi. Ha pre­fe­ri­to una Chie­sa “acci­den­ta­ta e spor­ca” a una
Chie­sa mala­ta di chiu­su­ra. A un anno dal­la sua mor­te, la sua figu­ra ci pro­vo­ca anco­ra:
pre­fe­ria­mo la ras­si­cu­ran­te sicu­rez­za dei nostri recin­ti o abbia­mo il corag­gio di osa­re e di
lasciar­ci gui­da­re dal fuo­co del­lo Spi­ri­to che ci ricor­da “che Dio non fa pre­fe­ren­za di per­so­ne,
ma acco­glie chi lo teme e pra­ti­ca la giu­sti­zia, a qua­lun­que nazio­ne appar­ten­ga (Atti 10,34-
35)”?

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