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Roma. Un anno dalla scomparsa di Papa Francesco. Un commento di Marco Onofrio
29/04/2026Questo articolo è stato letto 1011 volte!

(foto da Corriere Roma) Il motto di Papa Francesco che amava ripetere: dalle periferie la realtà si comprende meglio. Qui in una periferia romana
La storia è nota. Jorge Mario Bergoglio è stato il primo Papa emerso dalla galassia gesuita. Mondo di potere all’interno della Chiesa che è al contempo temuto e rispettato. Per coerenza millenaria, per capacità di approfondimenti di studi analitici, sia teoretici che della realtà che ci circonda. In questo irrompere sulla scena, Papa Francesco ha messo all’attenzione un suo motto: dalle periferie (del mondo, delle città, dell’umanità) la realtà si comprende meglio. E questo ha fatto. Per questo abbiamo voluto chiedere ad un intellettuale impegnato, ad un poeta e critico letterario, per le sue precipue capacità e per le sue intime convinzioni di cattolico e comunista una breve riflessione ad un anno dalla scomparsa di Papa Francesco.

Qui, Marco Onofrio a Cassino, alla presentazione di un libro contro gli omicidi sul lavoro, organizzato dal PCI
Questo è il pensiero che ci ha consegnato Marco Onofrio. “A 800 anni dalla morte di San Francesco, è istruttivo e direi anche confortante ricordare il papa che ha scelto il nome del poverello di Assisi per rappresentare Cristo in tutto il mondo. Jorge Mario Bergoglio, a un anno di distanza dalla fine del suo pontificato, ci rinnova la necessità di una chiesa “evangelica”, fondata cioè sull’umiltà e sulla capacità di richiamarsi a Gesù come emblema vivente di uguaglianza tra gli uomini, di giustizia planetaria e di armonia fraterna tra tutte le creature. Il papa argentino ha fatto emergere in chiave problematica uno degli snodi cruciali della storia della chiesa, ovvero il dissidio tra carisma e potere. Il carisma della chiesa discende direttamente da Gesù, che è stato indubbiamente il primo comunista della nostra storia, così come lo erano le prime comunità nate per eternare e diffondere il messaggio evangelico. Dunque, a rigor di logica, ogni papa che per conformismo istituzionale, ragion di stato e rigore teologico si discosti o si tenga lontano dallo spirito cristiano primordiale, non reca buona testimonianza di Gesù poiché, di fatto, lo plasma e lo plagia adattandolo alle esigenze temporali. Bergoglio è stato un papa libero e coraggioso nel tentare di scardinare dall’interno certe contraddizioni insite nel potere mondano della chiesa, ma ovviamente hanno fatto di tutto per arginare ed equivocare le sue scomode posizioni, divulgate attraverso le omelie, i viaggi, le encicliche. La sua figura deve restare da esempio per ricordarci, in questi tempi di follia e barbarie, la vitale necessità di un ritorno al colloquio tra fedeli e laici, e dunque tra cristiani e comunisti di buona volontà, sotto l’auspicio di una nuova alfabetizzazione umanistica del mondo e di un futuro che sappia oltrepassare la notte disumana che stiamo attraversando.”
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Un operatore dell’informazione. Un attivista culturale impegnato a diffondere le buone pratiche che aumentano ed estendono la fruizione del miglior bene immateriale di cui l’umanità dispone: il sapere, la conoscenza, la cultura. Questo il mio intimo a cui mi ispiro e la mia veste “giornalistica”. Professionalmente provengo da esperienze “strutturate” come sono gli Uffici Stampa pesanti: La Lega delle Cooperative, Botteghe Oscure. Ma anche esperienze di primo impatto: Italia Radio; e il mondo delle Rassegne Stampa cooperativa DIRE, Diretel, Rastel, Telpress. Per la carta stampata oltre una esperienza “in proprio” come direttore scientifico della rivista “Vini del Lazio”, ho collaborato con Paese Sera, con L’Unità, con Oggi Castelli.

