Ecco il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia

Ecco il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia

25/03/2026 0 Di Redazione

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Ecco il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia

Mol­ti non san­no nep­pu­re che esi­sto­no.   

Alme­no altret­tan­ti fan fin­ta che non esi­sta­no.

Sono le ter­re col­let­ti­ve in Ita­lia.

In tut­ta Ita­lia sono pre­sen­ti boschi, pasco­li, ter­re­ni agri­co­li, zone umi­de, lito­ra­li di pro­prie­tà col­let­ti­va, seb­be­ne spes­so tut­to­ra ogget­to di mire spe­cu­la­ti­ve e uti­liz­zi incon­grui.

Ma qual’è la loro esten­sio­ne?

Si sti­ma che costi­tui­sca­no il 7–10% del ter­ri­to­rio nazio­na­le ita­lia­no, più di 5 milio­ni di etta­ri, ma non vi sono dati pre­ci­si cono­sciu­ti e con­sul­ta­bi­li.

Dai dati mol­to risa­len­ti dell’Istituto Nazio­na­le di Eco­no­mia Agra­ria emer­ge­va che al 1947 era­no sta­ti ogget­to di accer­ta­men­to del­la pre­sen­za di dirit­ti di uso civi­co 3.085.028 etta­ri (dei qua­li 2.596.236 gesti­ti dai rela­ti­vi Comu­ni e 488.792 gesti­ti da Asso­cia­zio­ni agra­rie di varia deno­mi­na­zio­ne), cir­ca il 10% del ter­ri­to­rio nazio­na­le, men­tre accer­ta­men­ti suc­ces­si­vi tut­to­ra non com­ple­ta­ti fan­no pro­pen­de­re per alme­no altri due milio­ni di etta­ri di ter­re col­let­ti­ve.

Alcu­ni sono casi noti, come le Rego­le Ampez­za­ne in Vene­to, la Par­te­ci­pan­za del Bosco del­le Sor­ti in Pie­mon­te, altri lo sono diven­ta­ti per esser sta­ti recu­pe­ra­ti da vio­len­te occu­pa­zio­ni ille­git­ti­me, come il dema­nio civi­co di Troi­na in Sici­lia, o per aver costi­tui­to ogget­to di gra­vi feno­me­ni di tur­ba­men­to del­la con­vi­ven­za civi­le coma a Lula in Sar­de­gna.

Ma in diver­si casi sono sta­ti mal­ge­sti­ti da par­te degli stes­si Comu­ni che avreb­be­ro dovu­to gestir­li nell’esclusivo inte­res­se del­le col­let­ti­vi­tà loca­li tito­la­ri dei dirit­ti, come acca­du­to a Roc­ca d’Evandro, in Cam­pa­nia, dove il dema­nio civi­co è sta­to ogget­to di alie­na­zio­ni ille­git­ti­me a fini indu­stria­li e di cui è sta­to ordi­na­to il recu­pe­ro (otto­bre 2025) gra­zie a sen­ten­za del Com­mis­sa­rio per gli Usi Civi­ci di Napo­li in segui­to a ricor­so del Grup­po d’Intervento Giu­ri­di­co (GrIG) o a Ser­dia­na, in Sar­de­gna, dove deci­ne di etta­ri appar­te­nen­ti al dema­nio civi­co sono sta­ti uti­liz­za­ti come disca­ri­ca da par­te di una socie­tà di gestio­ne dei rifiu­ti, attual­men­te ogget­to di un giu­di­zio pen­den­te davan­ti al T.A.R. Sar­de­gna.    Ovve­ro al Pian Gran­de di Castel­luc­cio di Nor­cia, con ter­re­ni a uso civi­co tra­sfor­ma­ti  in par­cheg­gi per vei­co­li, fin quan­do prov­ve­di­men­ti di seque­stro e pro­nun­ce di Com­mis­sa­rio per gli Usi Civi­ci e Cor­te d’Appello di Roma, gra­zie a ricor­si GrIG e Moun­tain Wil­der­ness, han­no san­zio­na­to l’illegittimo uti­liz­zo (2018–2021).  Oppu­re il lun­go con­ten­zio­so tut­to­ra esi­sten­te sul­le aree a uso civi­co sul Mon­te Altis­si­mo, sul­le Alpi Apua­ne, fino­ra sot­trat­te dall’attività estrat­ti­va pri­va­ta ai dirit­ti dei cit­ta­di­ni del­le fra­zio­ni di Sera­vez­za.

Recen­te­men­te, dopo decen­ni di col­pe­vo­le tra­scu­ra­tez­za, in diver­si zone del ter­ri­to­rio nazio­na­le c’è sta­ta una posi­ti­va inver­sio­ne di ten­den­za, gra­zie a una mag­gio­re atten­zio­ne dovu­ta a vari fat­to­ri, non ulti­me diver­se azio­ni lega­li por­ta­te avan­ti nel cor­so degli anni.

L’associazione eco­lo­gi­sta Grup­po d’Intervento Giu­ri­di­co (GrIG), dal­la sua fon­da­zio­ne nel 1992 impe­gna­ta per la dife­sa del­le ter­re col­let­ti­ve, ha, quin­di, invia­to (4 novem­bre 2025) una spe­ci­fi­ca istan­za di acces­so civi­co e di infor­ma­zio­ni ambien­ta­li a tut­te le Regio­ni e alle Pro­vin­ce auto­no­me di Tren­to e Bol­za­no per ave­re i rispet­ti­vi dati del­le esten­sio­ni dei dema­ni civi­ci, dei prov­ve­di­men­ti di recu­pe­ro ai dema­ni civi­ci dei ter­re­ni ille­git­ti­ma­men­te occu­pa­ti e degli even­tua­li tra­sfe­ri­men­ti di dirit­ti di uso civi­co effet­tua­ti.

E, con dif­fi­col­tà, un po’ di dati sono sta­ti acqui­si­ti.

Così è sta­to pre­di­spo­sto il I Rap­por­to sul­le Ter­re Col­let­ti­ve in Ita­lia (ver­sio­ne inte­gra­le).

Que­sta pri­ma inda­gi­ne nazio­na­le sul­la con­si­sten­za dei domi­ni col­let­ti­vi ha for­ni­to una pano­ra­mi­ca con poche luci e mol­te ombre.

In alcu­ne par­ti del ter­ri­to­rio nazio­na­le le ter­re col­let­ti­ve costi­tui­sco­no un feno­me­no di gran­de rile­van­za: nel­la Pro­vin­cia auto­no­ma del Tren­ti­no costi­tui­sco­no qua­si il 60% del ter­ri­to­rio, in Abruz­zo e in Cam­pa­nia rap­pre­sen­ta­no cir­ca un ter­zo del ter­ri­to­rio regio­na­le, in Sar­de­gna, in Pie­mon­te, in Umbria, nel­la Pro­vin­cia auto­no­ma di Bol­za­no e in Val­le d’Aosta costi­tui­sco­no senz’altro una par­te con­si­sten­te del ter­ri­to­rio, eppu­re man­ca una vali­da e ade­gua­ta con­si­de­ra­zio­ne a livel­lo nazio­na­le e in buo­na par­te del­le Regio­ni.

E’ emer­sa a livel­lo gene­ra­le una scar­sa cor­ret­tez­za del­la gestio­ne per sal­va­guar­da­re ambien­te e tito­la­ri­tà col­let­ti­va dei patri­mo­ni civi­ci, con diver­se Regio­ni (in par­ti­co­la­re Mar­che, Sici­lia, Lom­bar­dia, Ligu­ria, Lazio, Moli­se, Puglia, Basi­li­ca­ta) pri­ve anche di cono­scen­za del­le dimen­sio­ni del feno­me­no sul pro­prio ter­ri­to­rio regio­na­le.

In gran par­te del­le Regio­ni, poi, non risul­ta cono­sci­bi­le in modo age­vo­le per i cit­ta­di­ni l’estensione e l’ubicazione del­le ter­re col­let­ti­ve, costi­tui­sco­no posi­ti­ve ecce­zio­ni, a tito­lo di esem­pio, l’Inven­ta­rio del­le Ter­re Col­let­ti­ve del­la Sar­de­gna, la Piat­ta­for­ma Ter­re Civi­che del­la Cala­bria, il por­ta­le infor­ma­ti­vo regio­na­le sui “Enti beni col­let­ti­vi e usi civi­ci” dell’Emilia-Romagna.  

Fra gli esem­pi miglio­ri di gestio­ne sul pia­no dell’efficacia e del­la cor­ret­tez­za gestio­na­le pos­so­no evi­den­ziar­si la Pro­vin­cia auto­no­ma di Tren­to, la Regio­ne Emi­lia-Roma­gna, la Pro­vin­cia auto­no­ma di Bol­za­no, men­tre in cor­so di sen­si­bi­le miglio­ra­men­to negli ulti­mi anni è senz’altro la Regio­ne auto­no­ma del­la Sar­de­gna.

I domi­ni col­let­ti­vi, i ter­re­ni a uso civi­co e i dema­ni civi­ci (leg­ge n. 1766/1927 e s.m.i.leg­ge n. 168/2017regio decre­to n. 332/1928 e s.m.i.) costi­tui­sco­no un patri­mo­nio di gran­dis­si­mo rilie­vo per le Col­let­ti­vi­tà loca­li, sia sot­to il pro­fi­lo eco­no­mi­co-socia­le che per gli aspet­ti di sal­va­guar­dia ambien­ta­le, valo­re rico­no­sciu­to siste­ma­ti­ca­men­te in sede giu­ri­spru­den­zia­le.

I dirit­ti di uso civi­co sono ina­lie­na­bi­li, indi­vi­si­bi­li, inu­su­ca­pi­bi­li e impre­scrit­ti­bi­li (artt. 3, com­ma 3°, del­la leg­ge n. 168/2017 e 2, 9, 12 del­la leg­ge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domi­ni col­let­ti­vi sono tute­la­ti ex lege con il vin­co­lo pae­sag­gi­sti­co (art. 142, com­ma 1°, let­te­ra h, del decre­to legi­sla­ti­vo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di dispo­si­zio­ne che com­por­ti abla­zio­ne o che comun­que inci­da su dirit­ti di uso civi­co può esse­re adot­ta­to dal­la pub­bli­ca ammi­ni­stra­zio­ne com­pe­ten­te sol­tan­to a par­ti­co­la­ri con­di­zio­ni, pre­via auto­riz­za­zio­ne regio­na­le e ver­so cor­ri­spet­ti­vo di un inden­niz­zo da cor­ri­spon­de­re alla col­let­ti­vi­tà tito­la­re del dirit­to mede­si­mo e desti­na­to a ope­re per­ma­nen­ti di inte­res­se pub­bli­co gene­ra­le (artt. 12 del­la leg­ge n. 1766/1927 e s.m.i.).

I cit­ta­di­ni appar­te­nen­ti alle col­let­ti­vi­tà loca­li sono gli uni­ci tito­la­ri dei dirit­ti di uso civi­co nei rispet­ti­vi dema­ni civi­ci (artt. 2, com­mi 3° e 4°, e 3, com­mi 1° e 2°, del­la leg­ge n. 168/2017 e s.m.i.).  Inol­tre, il regi­me giu­ri­di­co dei dema­ni civi­ci pre­ve­de la “per­pe­tua desti­na­zio­ne agro-sil­vo-pasto­ra­le” (art. 3, com­ma 3°, del­la leg­ge n. 168/2017), non­ché “l’utilizzazione del dema­nio civi­co … in con­for­mi­tà alla sua desti­na­zio­ne e secon­do le rego­le d’uso sta­bi­li­te dal domi­nio col­let­ti­vo” (art. 3, com­ma 5°, del­la leg­ge n. 168/2017).

Quin­di, i beni in pro­prie­tà col­let­ti­va sono sog­get­ti per leg­ge a vin­co­lo di desti­na­zio­ne e a vin­co­lo ambien­ta­le: non pos­so­no esse­re ogget­to di una con­ces­sio­ne ammi­ni­stra­ti­va che ne impor­ti la tra­sfor­ma­zio­ne.

Un gran­de patri­mo­nio ambien­ta­le col­let­ti­vo che dob­bia­mo con­ser­va­re e custo­di­re per le gene­ra­zio­ni futu­re.

Il Grup­po d’Intervento Giu­ri­di­co (GrIG), da sem­pre impe­gna­to in mate­ria al fian­co del­le col­let­ti­vi­tà loca­li più sen­si­bi­li, pro­se­gui­rà con le oppor­tu­ne azio­ni in cam­po lega­le e del­la sen­si­bi­liz­za­zio­ne per­ché pos­sa­no esser rag­giun­ti gli obiet­ti­vi del­la con­cre­ta tute­la e buo­na gestio­ne del­le ter­re col­let­ti­ve.

Grup­po d’Intervento Giu­ri­di­co (GrIG)

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