Rapporto Ismea 2025, la posizione della confeuro

Rapporto Ismea 2025, la posizione della confeuro

04/12/2025 0 Di Marco Montini

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“Acco­glia­mo con favo­re i risul­ta­ti del Rap­por­to Ismea 2025, che resti­tui­sce un qua­dro com­ples­si­va­men­te posi­ti­vo per il nostro agroa­li­men­ta­re. I dati sul valo­re del­la pro­du­zio­ne e sul con­tri­bu­to al PIL indi­ca­no un set­to­re che con­ti­nua a esse­re una colon­na por­tan­te dell’intero siste­ma pro­dut­ti­vo ed eco­no­mi­co ita­lia­no. Non pos­sia­mo però dimen­ti­ca­re — sot­to­li­nea Andrea Tiso, pre­si­den­te nazio­na­le Con­feu­ro — che que­sti risul­ta­ti sono meri­to esclu­si­vo degli agri­col­to­ri, del­la loro pro­fes­sio­na­li­tà e del loro lavo­ro quo­ti­dia­no, spes­so svol­to in con­di­zio­ni dif­fi­ci­li. E pro­prio per que­sto è neces­sa­rio guar­da­re anche alle cri­ti­ci­tà che il set­to­re sta attra­ver­san­do. Rima­ne innan­zi­tut­to aper­ta la que­stio­ne del­le azien­de non orien­ta­te all’export, che rap­pre­sen­ta­no una par­te fon­da­men­ta­le del­la nostra agri­col­tu­ra e che devo­no esse­re soste­nu­te con stru­men­ti effi­ca­ci per valo­riz­za­re e com­mer­cia­liz­za­re i pro­pri pro­dot­ti sul mer­ca­to inter­no. A ciò si aggiun­ge una del­le sfi­de più urgen­ti e meno affron­ta­te sino­ra: il pro­ble­ma del ricam­bio gene­ra­zio­na­le. L’assenza di pro­spet­ti­ve chia­re per i gio­va­ni agri­col­to­ri e le dif­fi­col­tà di acces­so al lavo­ro agri­co­lo crea­no incer­tez­za e mina­no il futu­ro stes­so del set­to­re pri­ma­rio. Sia­mo inol­tre in un con­te­sto eco­no­mi­co deli­ca­to e com­ples­so, con­di­zio­na­to non sol­tan­to dal­le poli­ti­che com­mer­cia­li inter­na­zio­na­li, dai dazi e dagli accor­di, ma anche dagli effet­ti sem­pre più evi­den­ti del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, che sta com­pro­met­ten­do la sta­bi­li­tà del­le rese e aumen­tan­do l’incertezza pro­dut­ti­va. Per que­sto — pro­se­gue Tiso — se da un lato il rap­por­to Ismea pare descri­ve­re un set­to­re flo­ri­do, resi­lien­te e in svi­lup­po, dall’altro non si può igno­ra­re ciò che acca­de real­men­te nel­le cam­pa­gne: la red­di­ti­vi­tà insuf­fi­cien­te dei pic­co­li e medi pro­dut­to­ri, le dif­fi­col­tà di acces­so e posi­zio­na­men­to sui mer­ca­ti, i costi di pro­du­zio­ne ele­va­ti che con­ti­nua­no a ero­de­re i mar­gi­ni del­le impre­se agri­co­le. È fon­da­men­ta­le che le isti­tu­zio­ni pre­sti­no mag­gio­re atten­zio­ne al modo in cui ven­go­no rac­con­ta­ti e inter­pre­ta­ti i dati, tenen­do con­to di tut­te le varia­bi­li che inci­do­no sul­la vita del­le azien­de agri­co­le. Solo così sarà pos­si­bi­le costrui­re poli­ti­che real­men­te uti­li per soste­ne­re il com­par­to pri­ma­rio e garan­ti­re un futu­ro soste­ni­bi­le all’agricoltura ita­lia­na”, chio­sa il pre­si­den­te Con­feu­ro.

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