Roma/Lazio. L’otto marzo e Lotto marzo

Roma/Lazio. L’otto marzo e Lotto marzo

08/03/2021 0 Di Maurizio Aversa

Hits: 307

Questo arti­co­lo è sta­to let­to 1764 volte!

Sonia Peco­ril­li, asses­so­ra a Ser­mon­e­ta del coor­di­na­men­to donne PCI Lazio


L’Otto mar­zo, Lot­tomar­zo, urla la paro­la d’ordine del­la pag­i­na nazionale del PCI redat­ta dalle donne per l’occasione. Aggiun­gen­do: “La Gior­na­ta Inter­nazionale del­la #Don­na, isti­tui­ta per ricor­dare le #con­quiste eco­nomiche, sociali e politiche di queste, non può tacere al con­tem­po tutte le #vio­len­ze e le #dis­crim­i­nazioni subite e di cui è anco­ra vit­ti­ma il genere fem­minile nel mon­do. E’ dunque UNA GIORNATA DI LOTTA AGITA IN 70 PAESI, ANCHE SE IL CAPITALISMO E IL PATRIARCATO HANNO TENTATO DI TRASFORMARLA IN UNA PURA E SEMPLICE RICORRENZA FESTAIOLA”. Nec­es­sarie dunque delle pun­tu­al­iz­zazioni? Noi cre­di­amo di sì. “Cen­to e più anni sono pas­sati dal­la sua pri­ma indizione e le comu­niste con­tin­u­ano a dire la loro……” Lo fac­ciamo con un con­fron­to sul­la con­dizione delle donne, sul­la #lotte per i loro #dirit­ti, per l’e­man­ci­pazione, le con­quiste civili, la #lib­ertà e l’uguaglian­za, cer­ti che il #con­trib­u­to dato nei decen­ni dalle com­pagne pos­sa anco­ra riv­e­lar­si un fon­da­men­tale pilas­tro dal quale ripar­tire: non solo per ricon­quistare quan­to si è per­so negli ulti­mi trent’anni, ma per rin­no­vare l’impegno din­nanzi ai tan­ti obi­et­tivi anco­ra da rag­giun­gere, in sostan­za la lib­er­azione delle donne dal patri­ar­ca­to e dal cap­i­tal­is­mo!”. Da parte loro, le donne comu­niste del Lazio, con una rif­les­sione speci­fi­ca di Sonia Peco­ril­li, asses­so­ra a Ser­mon­e­ta e diri­gente regionale del PCI, met­tono l’accento sul­la trage­dia del fem­mini­cidio. Espone Sonia Peco­ril­li: “ Il fem­mini­cidio ha radi­ci molto lon­tane. Par­ti­amo pro­prio dal­la ques­tione ter­mi­no­log­i­ca. Dal 1993 al 2010 nel­la popolosa cit­tà mes­si­cana di Ciu­dad Juarez si sono con­sumati almeno 370 casi di ucci­sioni di donne, non sen­za episo­di di stupro, tor­tu­ra e omi­cidio. Questo even­to stori­co spinge la scrit­trice e attivista Marcela Lagarde a can­di­dar­si al Con­gres­so Fed­erale per rifor­mare il codice penale del Paese in mer­i­to a ques­ta tipolo­gia di reato e a dif­fondere per pri­ma il ter­mine “fem­mini­cidio”. Coniare una paro­la per un par­ti­co­lare fenom­e­no sociale è sem­pre un even­to di rilie­vo: vuol dire che esso ha rag­giun­to una pro­porzione e una speci­ficità tale che non può PIU’ essere igno­ra­to. Di per sé, tut­tavia, il ter­mine non è nato negli anni ’90 del 900 – in Italia se ne trovano rifer­i­men­ti già in pub­bli­cazioni degli anni ’20, men­tre è nell’Inghilterra del pri­mo ‘800 che il ter­mine ha orig­ine. Il fem­mini­cidio è dif­fu­so a liv­el­lo mon­di­ale ma ha forme ed inci­den­za diverse in ogni paese: sono i pae­si del­l’Amer­i­ca cen­trale e Amer­i­ca del Sud quel­li in cui è più stu­di­a­to e si è dato più spazio nel­la dis­cus­sione polit­i­ca. Una val­u­tazione del­la por­ta­ta del fenom­e­no è sta­ta effet­tua­ta dal­l’Uf­fi­cio delle Nazioni Unite per il con­trol­lo del­la dro­ga e la pre­ven­zione del crim­ine (UNODC) con­frontan­do i dati di 32 pae­si europei e nor­damer­i­cani per i quali si dispone di dati affid­abili per gli anni dal 2004 al 2015, peri­o­do nel quale si è reg­is­tra­ta un’in­ci­den­za di 1,23 mor­ti ogni 100.000 donne res­i­den­ti.”. L’assessora Peco­ril­li riv­olge lo sguar­do alla situ­azione plan­e­taria: “Nel mon­do. Nel 2017 l’Uf­fi­cio delle Nazioni Unite per il con­trol­lo del­la dro­ga e la pre­ven­zione del crim­ine ha atti­va­to la piattafor­ma di mon­i­tor­ag­gio e rac­col­ta dati dei fem­mini­ci­di in tut­to il mon­do. Nel 2018 una ricer­ca a liv­el­lo mon­di­ale: Gen­der relat­ed killing of women and girls ha dimostra­to che ogni anno nel mon­do ven­gono uccise 87.000 donne per motivi di genere.”. Poi, la diri­gente comu­nista illus­tra la realtà del nos­tro Paese: “In Italia. I lunghi mesi di lock­down e la forza­ta coabitazione nelle case han­no allun­ga­to anco­ra di più la pag­i­na nera dei fem­mini­ci­di nel nos­tro Paese. Il dato, nero su bian­co, ha trova­to con­fer­ma in un report del­l’I­s­tat ded­i­ca­to agli omi­ci­di: nei pri­mi 6 mesi 2020 la situ­azione si è ulte­ri­or­mente aggra­va­ta con un numero di delit­ti pari al 45% del totale degli omi­ci­di, con­tro il 35% dei pri­mi sei mesi del 2019. Per mag­giore infor­mazione nel 2020 il 56,8% dei fem­mini­ci­di è sta­to commes­so nel Nord Italia, il 9,5% in più rispet­to allo scor­so anno con una par­ti­co­lare con­cen­trazione in Lom­bar­dia e Piemonte. Le due regioni infat­ti da sole assor­bono il 36% dei fem­mini­ci­di a liv­el­lo nazionale. Nelle regioni del Cen­tro Italia e del Sud Italia infine sono sta­ti commes­si rispet­ti­va­mente 14 e 21 fem­mini­ci­di nei pri­mi dieci mesi del 2020. Il fem­mini­cidio in sostan­za esprime “la for­ma estrema del­la vio­len­za di genere con­tro le donne, prodot­to dal­la vio­lazione dei suoi dirit­ti umani in ambito pub­bli­co e pri­va­to attra­ver­so varie con­dotte mis­ogine, quali i mal­trat­ta­men­ti, la vio­len­za fisi­ca, psi­co­log­i­ca, ses­suale, educa­ti­va, sul lavoro, eco­nom­i­ca, pat­ri­mo­ni­ale, famil­iare, comu­ni­taria, isti­tuzionale, che com­por­tano l’im­punità delle con­dotte poste in essere, tan­to a liv­el­lo sociale quan­to dal­lo Sta­to e che, ponen­do la don­na in una con­dizione indife­sa e di ris­chio, pos­sono cul­minare con l’uc­ci­sione o il ten­ta­ti­vo di ucci­sione del­la don­na stes­sa, o in altre forme di morte vio­len­ta di donne e bam­bine: sui­ci­di, inci­den­ti, mor­ti o sof­feren­ze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’in­si­curez­za, al dis­in­ter­esse delle isti­tuzioni e all’esclu­sione dal­lo svilup­po e dal­la democrazia”.”.

Molto spes­so, l’ultima denun­cia di Sonia Peco­ril­li la ricolge pro­prio con­tro l’aspetto patri­ar­cale che trasfor­mano i nuclei base del­la nos­tra soci­età come i luoghi più insi­curi per le donne: “L’inferno in famiglia. Nel 2017 è usci­to uno stu­dio sug­li orfani di vit­time di fem­mini­cidio di Anna Costan­za Baldry, in cui è sta­to sti­ma­to che in Italia in 15 anni (dal 2000–2014) ci sono sta­ti 1.600 nuovi casi di orfani che han­no per­so la madre per­ché uccisa dal padre. Con il padre o in carcere o sui­ci­da, i sopravvis­su­ti minori o già mag­gioren­ni, sono defin­i­ti “orfani spe­ciali” data l’en­tità dei loro prob­le­mi, con­nes­si all’essere sen­za gen­i­tori e spes­so tes­ti­moni di vio­len­ze pas­sate. In segui­to alla pub­bli­cazione di questi dati mai pri­ma ril­e­vati in Italia il 16 luglio 2020 è final­mente entra­to in vig­ore il decre­to attua­ti­vo del­la legge 11 gen­naio 2018, n. 4 a tutela di bam­bi­ni e ragazzi «rimasti orfani a causa di cri­m­i­ni domes­ti­ci». Ques­ta è la cru­da realtà di un fenom­e­no che negli anni e diven­ta­to una pia­ga da arginare.”. La con­clu­sione sem­bra pro­prio con­fer­mare che l’unica stra­da è la lot­ta per mostrare che sen­za le donne non si va da nes­suna parte!