SPECIALE MENOPAUSA: DA OGGI UNA NUOVA TERAPIA SENZA PROGESTINICO

SPECIALE MENOPAUSA: DA OGGI UNA NUOVA TERAPIA SENZA PROGESTINICO

08/03/2016 0 Di puntoacapo

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menopausaSPECIALE MENOPAUSA

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  RICERCA: LE DONNE E LA MENOPAUSA
» 5,9 MiB  — 08/03/2016
A CURA DI ISABELLA CECCHINI, STEFANIA FREGOSI, EMANUELA DE SANTIS DIPARTIMENTO SALUTE — GFK ITALIA 2 mar­zo 2016

Menopausa, ogni don­na la vive in modo diver­so. Da oggi per tutte una nuo­va Ter­apia Ormonale sen­za prog­es­tini­co

 Tante donne, altret­tan­ti modi di vivere la menopausa:  l’impatto varia a sec­on­da del­la sto­ria per­son­ale e del gra­do di accettazione.

Per tutte, comune è l’esigenza di con­trastare i sin­to­mi vaso­mo­tori  come le vam­pate di calore, che com­pro­met­tono la vita di relazione,  e pre­venire l’insorgenza di gravi malat­tie come l’osteoporosi e le malat­tie car­dio­vas­co­lari. Lo riv­ela un’indagine con­dot­ta da GfK Italia per MSD Italia.

Dopo anni di assen­za di novità ter­apeu­tiche ril­e­van­ti, gra­zie ad un accor­do com­mer­ciale  tra Pfiz­er e MSD, arri­va in Italia il pri­mo di una classe di far­ma­ci, defini­to TSEC,  Tis­sue Selec­tive Estro­gen Com­plex o Com­p­lesso Estro­geni­co Tes­su­to-Selet­ti­vo,  Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va sen­za prog­es­tini­ci, una com­bi­nazione  di estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene che riduce i sin­to­mi del­la menopausa.

Le “rasseg­nate” la toller­a­no, le “serene” la vivono con tran­quil­lità, ma le “eterne ragazze” e le “per­for­man­ti” si atti­vano per trovare soluzioni. Tante sono le donne quan­ti i modi di vivere la menopausa. Il per­cor­so è comune a tutte: quel­lo che cam­bia sono i vis­su­ti, la veloc­ità con cui si arri­va al trat­ta­men­to, le attese ver­so la ter­apia ed il gra­do di sod­dis­fazione. Così come cam­bia la grav­ità dei sin­to­mi, che con­diziona l’assunzione o meno di una ter­apia. Tutte le over 50 sono infat­ti acco­mu­nate dal tim­o­re per i sin­to­mi del­la menopausa, che pos­sono com­pro­met­tere la qual­ità del­la vita a breve, medio e lun­go ter­mine. A dir­lo è la ricer­ca “Le donne e la menopausa” con­dot­ta da GfK Italia per con­to di MSD Italia i cui risul­tati ven­gono pre­sen­tati oggi in occa­sione del 17° World Con­gress del­la Soci­età Inter­nazionale di Gine­colo­gia Endocrino­log­i­ca — ISGE.

Uno dei mag­giori fat­tori che riducono la com­pli­ance all’utilizzo del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va è rap­p­re­sen­ta­to dall’intolleranza al prog­es­tini­co1. Adesso, per le donne per le quali la ter­apia con­te­nente prog­es­tini­co non è appro­pri­a­ta, gra­zie ad un accor­do tra Pfiz­er e MSD, arri­va in Italia Dua­vive®, il pri­mo di una classe di far­ma­ci, la TSEC, Tis­sue Selec­tive Estro­gen Com­plex o Com­p­lesso Estro­geni­co Tes­su­to-Selet­ti­vo, in gra­do di con­trastare in modo effi­cace i più fas­tidiosi sin­to­mi menopausali: vam­pate di calore, sudo­razioni not­turne e qual­ità del son­no. Prob­le­mi che, sec­on­do l’indagine, com­pro­met­tono il benessere fisi­co ma anche la sfera ses­suale e la vita di relazione.

Il far­ma­co è un’associazione tra un mod­u­la­tore selet­ti­vo del recet­tore degli estro­geni (SERM), il baze­dox­ifene, ed estro­geni nat­u­rali. Il van­tag­gio è duplice: con gli estro­geni il far­ma­co mantiene i ben­efi­ci del­la ter­apia ormonale e con baze­dox­ifene riduce il ris­chio di iper­pla­sia endome­tri­ale.

«Si trat­ta di un’importante inno­vazione ter­apeu­ti­ca effi­cace nel con­trastare i sin­to­mi cor­re­lati alla caren­za di estro­geni, indi­ca­ta per le donne con utero per le quali la ter­apia prog­es­tini­ca non è appro­pri­a­ta» affer­ma Andrea Ric­car­do Genaz­zani, Pro­fes­sore ordi­nario di Gine­colo­gia e Oste­tri­cia dell’Università degli Stu­di di Pisa e Pres­i­dente ISGE — Inter­na­tion­al Soci­ety of Gyne­co­log­i­cal Endocrinol­o­gy. «Si trat­ta di una com­bi­nazione di estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene. Quin­di una ter­apia ormonale sen­za prog­es­tini­co. Gli estro­geni coni­u­gati rimpiaz­zano la man­ca­ta pro­duzione estro­geni­ca nelle donne in menopausa ed alle­viano i sin­to­mi menopausali. Poiché gli estro­geni pro­muovono la cresci­ta dell’endometrio, i loro effet­ti, se non con­trasta­ti, aumen­tano il ris­chio di iper­pla­sia e can­cro del­l’en­dometrio. Da qui la neces­sità dell’aggiunta di baze­dox­ifene, che agisce come antag­o­nista del recet­tore degli estro­geni nell’utero, riducen­do notevol­mente il ris­chio indot­to dagli estro­geni di iper­pla­sia endome­tri­ale in donne non isterec­tomiz­zate. Infat­ti, il baze­dox­ifene è un mod­u­la­tore selet­ti­vo del recet­tore degli estro­geni che, a sec­on­da dei tes­su­ti nei quali tali recet­tori sono espres­si, può o agire da antag­o­nista dei recet­tori (effet­ti iniben­ti), come nel tes­su­to mam­mario ed endome­tri­ale, o agire da ago­nista su altri tes­su­ti, con un effet­to sti­molante sui recet­tori)».

Da tem­po viene uti­liz­za­ta la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va (TOS) a base di estro­geni e prog­es­tini­ci per tenere sot­to con­trol­lo e mit­i­gare gli effet­ti menopausali. Tut­tavia il suo pro­fi­lo di sicurez­za e la toller­a­bil­ità sono anco­ra in dis­cus­sione e sec­on­do quan­to emerge dal­la ricer­ca, i motivi per cui non viene usa­ta sono prin­ci­pal­mente due: alcune donne non vogliono assumere ormoni e sono con­trarie all’utilizzo di far­ma­ci per i sin­to­mi del­la menopausa, con­sid­er­a­ta un even­to nat­u­rale che deve essere accetta­to.

Sull’altro piat­to del­la bilan­cia, le ragioni che spin­gono invece le donne che han­no inizia­to una TOS a non abban­donare la ter­apia sono la riduzione dei sin­to­mi, la dimin­uzione del ris­chio di osteo­porosi e prob­le­mi car­dio­vas­co­lari.

«La TOS è indi­ca­ta per le donne che pre­sen­tano sin­to­mi mod­er­a­to-sev­eri asso­ciati alla menopausa – com­men­ta Chiara Benedet­to, Pro­fes­sore ordi­nario di Gine­colo­gia e Oste­tri­cia dell’Università degli Stu­di di Tori­no – i ben­efi­ci del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va si man­i­fes­tano rap­i­da­mente in ter­mi­ni di miglio­ra­men­to del­la qual­ità di vita del­la don­na e a medio-lun­go ter­mine come pre­ven­zione nei con­fron­ti di alcune malat­tie che aumen­tano nel ses­so fem­minile dopo la menopausa, in par­ti­co­lare osteo­porosi, malat­tie car­dio­vas­co­lari e degen­er­a­tive. Però la TOS deve essere inizia­ta subito dopo la menopausa affinché gli estro­geni assun­ti pos­sano esercitare il loro effet­to pro­tet­ti­vo su tut­ti gli organi coin­volti (vasi san­guig­ni, cute, cervel­lo, pelle, mucose, vie uri­nar­ie etc.) e impedire la com­parsa di una serie di alter­azioni che negli anni por­tano all’insorgenza di gravi malat­tie».

Nonos­tante l’aspettativa di vita sia aumen­ta­ta, l’età in cui soprag­giunge la menopausa nat­u­rale non è cam­bi­a­ta sig­ni­fica­ti­va­mente negli ulti­mi anni. Oggi una don­na trascorre cir­ca 30 anni, ovvero qua­si un ter­zo del­la sua vita, in post-menopausa. Molte donne con­sid­er­a­no ques­ta tap­pa come la man­i­fes­tazione conc­re­ta dell’invecchiamento, altre come l’inizio di una nuo­va epoca del­la loro esisten­za: in ogni caso le donne in menopausa rap­p­re­sen­tano oggi il grup­po sociale più numeroso anche in con­sid­er­azione del­la mag­giore longevità fem­minile.

«Il modo in cui la don­na per­cepisce e vive l’arrivo del­la menopausa dipende in larga parte da ciò che ha sem­i­na­to e da quel­lo che ha rice­vu­to negli anni. Tut­to dipende dal vis­su­to di cias­cu­na don­na – sot­to­lin­ea Rossel­la Nap­pi, Pro­fes­sore asso­ci­a­to di Clin­i­ca Ostet­ri­ca e Gine­co­log­i­ca, Dipar­ti­men­to di Scien­ze cliniche-chirur­giche, diag­nos­tiche e pedi­atriche dell’Università degli Stu­di di Pavia – un dato, questo, che si ril­e­va chiara­mente nell’indagine real­iz­za­ta da MSD, dal­la quale emerge il con­cet­to di menopausa quale fenom­e­no dec­li­na­to tra natu­ra e cul­tura. Per­ché, a fronte di un even­to scrit­to nel­la biolo­gia nat­u­rale fem­minile, gli aspet­ti di ordine sociale, cog­ni­ti­vo ed emozionale legati al vis­su­to e all’esperienza del­la don­na, fan­no sì che essa affron­ti e si con­fron­ti con ques­ta fase del­la vita in modo dif­fer­ente per trovare soluzioni. Il vero prob­le­ma sta pro­prio nel­la dif­fi­coltà dell’approccio, con­sid­er­ate le diverse man­i­fes­tazioni dei sin­to­mi del­la menopausa nelle donne o i diver­si vis­su­ti da parte di cias­cu­na di loro e, a volte, il medico può non essere prepara­to ad affrontare e trattare la menopausa con le sue moltepli­ci sfac­cettature, men­tre la don­na vuole un medico che sap­pia anche ascoltar­la».

La com­bi­nazione di estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene per­me­t­terà a molte donne in post menopausa, per le quali i prog­es­tini­ci non sono appro­priati, l’accesso alla ter­apia.

INTERVISTE:

Andrea Ric­car­do Genaz­zani

Pro­fes­sore ordi­nario di Gine­colo­gia e Oste­tri­cia, Uni­ver­sità degli Stu­di di Pisa

Pres­i­dente ISGE — Inter­na­tion­al Soci­ety of Gyne­co­log­i­cal Endocrinol­o­gy

Estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene, doppio effet­to nel trat­ta­men­to del­la menopausa: riduzione dei sin­to­mi e pro­tezione dal ris­chio tumore

 La sin­toma­tolo­gia carat­ter­is­ti­ca del­la menopausa è varia e sogget­ti­va, ma uno dei sin­to­mi più fre­quen­ti e più conosciu­ti sono le cosid­dette vam­pate di calore. Di cosa si trat­ta? Che impat­to han­no sul­la vita quo­tid­i­ana delle donne che ne sono col­pite?

Le vam­pate di calore sono sicu­ra­mente uno dei sin­to­mi più fre­quen­ti tra la popo­lazione fem­minile in menopausa. Il dis­tur­bo, che rien­tra tra quel­li che colpis­cono il sis­tema neu­ro-endocrino, si man­i­fes­ta nel­la mag­gior parte delle donne (50%-90%) come tipi­co effet­to acu­to per­iferi­co. La fre­quen­za e l’intensità del fenom­e­no sono assai vari­abili da don­na a don­na. La vam­pa­ta di calore è una sen­sazione tran­si­to­ria e molto sogget­ti­va di calore inten­so e improvvi­so, dovu­ta alla vasodi­latazione cutanea, di dura­ta e inten­sità vari­abile, per­cepi­ta a liv­el­lo del viso, del col­lo, del capo e del torace. Di soli­to è segui­ta da sudo­razione e sen­sazione di fred­do. La causa delle vam­pate è la caren­za di estro­geni, che mod­i­fi­ca la pro­duzione di nora­dren­a­li­na e sero­ton­i­na e inter­ferisce con i cen­tri dep­u­tati al con­trol­lo del­la tem­per­atu­ra cor­porea. Si trat­ta di un sin­to­mo capace di alter­are neg­a­ti­va­mente e in modo sig­ni­fica­ti­vo la vita di relazione e la qual­ità di vita delle donne anche per­ché dis­tur­ba alcune delle fun­zioni vitali come il riposo not­turno, provo­can­do risveg­li improvvisi e inson­nia.

Quali sono le patolo­gie per le quali la menopausa com­por­ta un aumen­to dei fat­tori di ris­chio? È vero che alcu­ni sin­to­mi del­la menopausa pos­sono essere spia di alcune patolo­gie?

La pre-menopausa e la post-menopausa sono carat­ter­iz­zate da una con­tin­ua oscil­lazione ormonale che por­ta alla pro­gres­si­va riduzione del­la com­po­nente estro­geni­ca. Questo stravol­gi­men­to dell’attività endoc­rina com­por­ta mod­i­fi­cazioni impor­tan­ti a cari­co degli organi ripro­dut­tivi (vagi­na, utero, ovaie) ma coin­volge anche tut­ti gli organi nei quali sono pre­sen­ti i recet­tori per gli estro­geni (cuore, vasi san­guig­ni, cervel­lo, ossa, appa­ra­to diger­ente) con con­seguente aumen­to del ris­chio per tutte le prin­ci­pali patolo­gie degen­er­a­tive: malat­tie car­dio­vas­co­lari in sen­so lato, osteo­porosi e frat­ture, depres­sione, demen­ze. Le vam­pate di calore e gli altri sin­to­mi legati alla menopausa sono la spia di una mag­giore fragilità del­la don­na e di una sua par­ti­co­lare vul­ner­a­bil­ità in ques­ta fase del­la vita.

Che cosa si intende per Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va? In che modo è di sup­por­to per la don­na durante la menopausa?

La Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va sos­ti­tu­isce ciò che è anda­to per­du­to, vale a dire gli estro­geni.

Quan­do, come e per quan­to tem­po ricor­rere ad una Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va è una val­u­tazione che viene ese­gui­ta dal gine­col­o­go, insieme alla don­na, in base ai dis­tur­bi e alla loro inten­sità, al ris­chio indi­vid­uale di incor­rere in deter­mi­nate patolo­gie e all’approccio che la don­na ha nei con­fron­ti del­la menopausa. Soli­ta­mente, quan­do la don­na ha con­ser­va­to l’utero la TOS con­siste nell’utilizzo con­tin­u­a­ti­vo o cicli­co di estro­geni e prog­es­terone o prog­es­tini­ci per via orale, trans­der­mi­ca o trans­vagi­nale. La TOS ripristi­na l’equilibrio ormonale antecedente alla menopausa, miglio­ra l’umore e appor­ta van­tag­gi sig­ni­fica­tivi all’intero organ­is­mo e alla qual­ità del­la vita.

Quali ben­efi­ci com­por­ta l’utilizzo del­la com­bi­nazione estro­geni coni­u­gati baze­dox­ifene rispet­to alle tradizion­ali Ter­apie Ormon­ali Sos­ti­tu­tive? In che ter­mi­ni il nuo­vo far­ma­co a base di estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene rap­p­re­sen­ta un “pas­so avan­ti” nell’ambito delle Ter­apie Ormon­ali Sos­ti­tu­tive?

È un’importante inno­vazione ter­apeu­ti­ca effi­cace nel con­trastare i sin­to­mi cor­re­lati alla caren­za di estro­geni, indi­ca­ta per le donne con utero per le quali la ter­apia prog­es­tini­ca non è appro­pri­a­ta. Si trat­ta di una com­bi­nazione di estro­geni coni­u­gati e baze­dox­ifene. Quin­di una ter­apia ormonale sen­za prog­es­tini­co. Gli estro­geni coni­u­gati rimpiaz­zano la man­ca­ta pro­duzione estro­geni­ca nelle donne in menopausa ed alle­viano i sin­to­mi menopausali. Poiché gli estro­geni pro­muovono la cresci­ta dell’endometrio, i loro effet­ti, se non con­trasta­ti, aumen­tano il ris­chio di iper­pla­sia e can­cro del­l’en­dometrio. Da qui la neces­sità dell’aggiunta di baze­dox­ifene, che agisce come antag­o­nista del recet­tore degli estro­geni nell’utero, riducen­do notevol­mente il ris­chio indot­to dagli estro­geni di iper­pla­sia endome­tri­ale in donne non isterec­tomiz­zate. Infat­ti, il baze­dox­ifene è un mod­u­la­tore selet­ti­vo del recet­tore degli estro­geni che, a sec­on­da dei tes­su­ti nei quali tali recet­tori sono espres­si, può o agire da antag­o­nista dei recet­tori (effet­ti iniben­ti), come nel tes­su­to mam­mario ed endome­tri­ale, o agire da ago­nista su altri tes­su­ti, con un effet­to sti­molante sui recet­tori.

Chiara Benedet­to

Pro­fes­sore ordi­nario di Gine­colo­gia e Oste­tri­cia, Uni­ver­sità degli Stu­di di Tori­no

 Migliore qual­ità di vita, pre­ven­zione di malat­tie impor­tan­ti. I ben­efi­ci a breve, medio e lun­go ter­mine del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va

 Spes­so la menopausa rap­p­re­sen­ta soltan­to la fine del ciclo mestru­ale, ossia dell’età fer­tile. Come si può iden­ti­fi­care esat­ta­mente la data d’inizio del­la menopausa?

La menopausa seg­na di fat­to la fine dell’età fer­tile del­la don­na ed è dovu­ta all’esaurimento del­la ris­er­va dei fol­li­coli ovari­ci che pro­ducono estro­geni. La menopausa nat­u­rale è qua­si sem­pre pre­ce­du­ta da un peri­o­do molto vari­abile, defini­to di tran­sizione menopausale, che è carat­ter­iz­za­to da irre­go­lar­ità dei cicli mestru­ali. Il gine­col­o­go fa diag­nosi di menopausa quan­do sono trascor­si 12 mesi con­sec­u­tivi di man­can­za di flus­so mestru­ale sen­za che vi siano altre cause. Sap­pi­amo che l’età media del­la menopausa nei Pae­si europei si aggi­ra attorno ai 51 anni: in alcune donne è antic­i­pa­ta di qualche anno, in altre ritar­da. In alcu­ni casi la menopausa può ver­i­fi­car­si pre­co­ce­mente per patolo­gie di varia natu­ra o in con­seguen­za di inter­ven­ti chirur­gi­ci.

Quali sono i fat­tori che ne influen­zano l’esordio? Ci sono fat­tori eso­geni o endo­geni che pos­sono ritar­dare la menopausa?

Diver­si fat­tori pos­sono influen­zare l’esordio del­la menopausa, a com­in­cia­re da quel­li geneti­ci e demografi­ci (è noto, ad esem­pio, che le donne giap­pone­si han­no una menopausa tar­di­va), ai fat­tori socio-eco­nomi­ci (una sco­lar­ità bas­sa espone a menopausa pre­coce). Una dieta non adegua­ta con ridot­to appor­to di vit­a­m­i­na D e di cal­cio, il sot­tope­so, il fumo, il con­sumo ecces­si­vo di bevande alcol­iche, alcune ter­apie far­ma­co­logiche croniche, le chemioter­apie, non avere avu­to figli, sono tutte situ­azioni che espon­gono la don­na ad una menopausa antic­i­pa­ta. Per con­tro, gravi­danze in età gio­vanile, uti­liz­zo di con­trac­cettivi orali, un’alimentazione varia e con­grua, non fumare e la mod­er­azione nell’assunzione di bevande alcol­iche sono fat­tori che pos­sono allun­gare il peri­o­do fer­tile.

Le Ter­apie Ormon­ali Sos­ti­tu­tive, asso­ciate ad uno stile di vita sano, ven­gono uti­liz­zate per il trat­ta­men­to dei dis­tur­bi menopausali. Per quali donne sono indi­cate? Quali ben­efi­ci com­por­tano?

La TOS è indi­ca­ta per le donne che pre­sen­tano i cosid­det­ti sin­to­mi cli­ma­teri­ci asso­ciati alla menopausa, che si man­i­fes­tano in cir­ca 9 donne su 10. Ciò avviene per­ché qua­si tutte le cel­lule dell’organismo con­tengono recet­tori per gli estro­geni e venen­do a man­care la pro­duzione di questi ormoni subis­cono delle mod­i­fi­cazioni che com­por­tano una vari­età di sin­to­mi che van­no dalle vam­pate di calore, alle sudo­razioni pro­fuse fino alla man­can­za di con­cen­trazione, agli sbalzi d’umore e alla sec­chez­za vagi­nale.

I ben­efi­ci del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va a breve ter­mine con­sistono nel­la riduzione dei sin­to­mi cli­ma­teri­ci con con­seguente miglio­ra­men­to del­la qual­ità di vita e a medio-lun­go ter­mine nel­la pre­ven­zione di alcune malat­tie che nel ses­so fem­minile aumen­tano dopo la menopausa, in par­ti­co­lare osteo­porosi, malat­tie car­dio­vas­co­lari e degen­er­a­tive.

Le Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va deve essere inizia­ta, però, subito dopo la menopausa affinché gli estro­geni assun­ti pos­sano esercitare il loro effet­to pro­tet­ti­vo su tut­ti gli organi coin­volti (vasi san­guig­ni, cuore, cervel­lo, pelle, mucose, vie uri­nar­ie, ect.) e impedire la com­parsa di una serie di alter­azioni che negli anni por­tano all’insorgenza di gravi malat­tie.

Quali sono le reazioni, le pau­re o i dub­bi delle donne nell’affrontare l’inizio del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va? Nor­mal­mente è il gine­col­o­go a pre­scri­vere la ter­apia o la don­na a richieder­la?

Oggi le donne arrivano dal gine­col­o­go con pau­re e dub­bi spes­so causati da mes­sag­gi non sem­pre cor­ret­ti, che ricevono dai media. Questo induce dif­fi­den­za e tim­o­re nei con­fron­ti degli ormoni sos­ti­tu­tivi. Spet­ta a noi spe­cial­isti spie­gare che gli ormoni, quan­do fun­zio­nano, ci per­me­t­tono di essere quel­lo che siamo e di vivere in salute; quan­do gli ormoni ven­gono a man­care, come nei casi di mal­fun­zion­a­men­to del­la tiroide, occorre ripristi­narli som­min­is­tran­do gli ormoni speci­fi­ci car­en­ti, che nel caso del­la menopausa sono gli estro­geni, ovvi­a­mente pre­via esclu­sione di con­troindi­cazioni. È impor­tante che le donne com­pren­dano che la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va può aiu­tar­le a vivere al meglio un ter­zo del­la loro vita. È sta­to dimostra­to che il ris­chio di morte per qual­si­asi causa nelle donne che assumono TOS è sig­ni­fica­ti­va­mente più bas­so rispet­to a quel­lo delle donne che non la assumono. In par­ti­co­lare diminuisce la mor­tal­ità per even­ti car­dio­vas­co­lari come l’infarto, tra le prime cause di morte nelle donne. Rispet­to al ris­chio tumori, le evi­den­ze ci dicono che la mor­tal­ità per tut­ti i tipi di tumore tra le donne che assumono la TOS è sovrap­poni­bile a quel­la delle donne che non la assumono. È com­pi­to del gine­col­o­go, sul­la base dei sin­to­mi e del­la sto­ria per­son­ale del­la don­na, infor­mar­la sui pro e i con­tro del­la Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va e val­utare l’opzione ter­apeu­ti­ca più adat­ta al suo caso. La cosa impor­tante è per­son­al­iz­zare al mas­si­mo la ter­apia ed esclud­ere con sicurez­za speci­fiche con­troindi­cazioni.

Rossel­la Nap­pi

Pro­fes­sore asso­ci­a­to Clin­i­ca Ostet­ri­ca e Gine­co­log­i­ca,

Dipar­ti­men­to di Scien­ze cliniche-chirur­giche, diag­nos­tiche e pedi­atriche

Uni­ver­sità degli Stu­di di Pavia

 

Menopausa, fem­minile plu­rale: ogni don­na la vive in modo diver­so. Per tutte fon­da­men­tale il con­trol­lo dei sin­to­mi

 Molto spes­so per le donne la menopausa è una fase del­la vita atte­sa con ansia e dub­bi in mer­i­to ai cam­bi­a­men­ti fisi­ci ed emo­tivi che si tro­ver­an­no ad affrontare. Quali sono le fasi che la carat­ter­iz­zano?

La menopausa è una sta­gione impor­tante nel­la vita del­la don­na. L’ansia e le pre­oc­cu­pazioni che gen­era sono col­le­gate anche all’evoluzione del ruo­lo del­la don­na all’interno del­la soci­età. In pas­sato la menopausa arriva­va quan­do una don­na ave­va già real­iz­za­to tut­to nel­la sua vita, oggi invece spes­so coglie le donne men­tre crescono i pro­pri figli, con part­ner di pari età o più gio­vani e in una situ­azione lavo­ra­ti­va in pieno svilup­po.

La menopausa cor­risponde alla ces­sazione delle mestru­azioni e il peri­o­do che la con­trad­dis­tingue è molto lun­go, almeno 5–8 anni. La pri­ma fase, chia­ma­ta pre-menopausa, riguar­da i 2–3 anni che pre­ce­dono la menopausa pro­pri­a­mente det­ta ed è con­trad­dis­tin­ta da sin­to­mi quali il ciclo che salta, le vam­pate di calore, l’insonnia; la sec­on­da fase è quel­la del­la menopausa vera e pro­pria e si accom­pa­gna anco­ra a diver­si sin­to­mi più inten­si ed è seg­na­ta dal­la com­parsa dell’ultima mestru­azione. Sin dalle prime man­i­fes­tazioni bisogna affrontare subito la nuo­va con­dizione, effet­tuan­do una visi­ta spe­cial­is­ti­ca per arrivare preparate ma soprat­tut­to per con­trol­lare i sin­to­mi più ril­e­van­ti che, se non trat­tati, potreb­bero portare all’insorgenza di patolo­gie severe, quali l’osteoporosi, le malat­tie car­dio­vas­co­lari e meta­boliche come l’ipertensione, l’infarto, o la sin­drome metabolica/diabete o i dis­tur­bi del­la sfera cog­ni­ti­va. I sin­to­mi van­no trat­tati tem­pes­ti­va­mente per un invec­chi­a­men­to di qual­ità, anche alla luce del­la cres­cente aspet­ta­ti­va di vita. Oggi le ter­apie ormon­ali sos­ti­tu­tive sono sem­pre più mirate così da per­me­t­tere al gine­col­o­go di inter­venire con un approc­cio alta­mente per­son­al­iz­za­to.

 Nonos­tante l’aspettativa di vita sia aumen­ta­ta, l’età a cui soprag­giunge la menopausa nat­u­rale non è cam­bi­a­ta sig­ni­fica­ti­va­mente negli ulti­mi sec­oli. La don­na trascorre quin­di cir­ca un ter­zo del­la pro­pria vita in post-menopausa. Come è per­cepi­ta e vis­su­ta ques­ta fase del­la vita bio­log­i­ca e sociale?

Il modo in cui la don­na per­cepisce e vive l’arrivo del­la menopausa dipende in larga parte da ciò che ha sem­i­na­to e da quel­lo che rice­vu­to negli anni. Per esem­pio, chi ha vis­su­to l’esperienza dram­mat­i­ca di una madre col­pi­ta da osteo­porosi, depres­sione e altro, vivrà neg­a­ti­va­mente anche la pro­pria menopausa e sarà cer­ta­mente più allar­ma­ta. La don­na impeg­na­ta social­mente e pro­fes­sion­al­mente la vive in modo più dis­tac­ca­to, ma è propen­sa a trattare subito i sin­to­mi.

Insom­ma, ci sono tante menopause quante sono le donne e ognuna affronta questo peri­o­do del­la vita in modo diver­so, tenen­do pre­sente che i fat­tori psi­co-sociali, così come i rap­por­ti affet­tivi, con­tano moltissi­mo. Tut­to, quin­di, dipende dal vis­su­to di cias­cu­na don­na. Ripeto spes­so che la menopausa è un’esperienza auto­bi­ografi­ca: si fan­no i bilan­ci di una vita, l’insieme può essere più o meno pos­i­ti­vo e con­seguente­mente i sin­to­mi sono avver­ti­ti come più o meno pesan­ti.

Quali dei sin­to­mi asso­ciati alla menopausa rap­p­re­sen­tano il mag­gior osta­co­lo nel­la vita quo­tid­i­ana delle donne?

Met­terei al pri­mo pos­to le vam­pate di calore, per­ché deter­mi­nano un vero e pro­prio scon­vol­gi­men­to fisi­co nel­la don­na: si arrossa, sente cal­do, suda, il cuore bat­te all’impazzata, tut­to questo mag­a­ri men­tre sta lavo­ran­do o si relaziona con qual­cuno. L’insonnia è un sin­to­mo dis­tur­bante ma molte donne sono abit­u­ate a un son­no che si inter­rompe: si sveg­liano per i figli, si alzano per prime. Un’altra sfera impor­tan­tis­si­ma ma che è anco­ra un tabù è quel­la che riguar­da la vita inti­ma. La caren­za ormonale riduce lo sti­mo­lo del deside­rio, viene a man­care la vita di cop­pia e questo ampli­fi­ca tutte le altre prob­lem­atiche; si man­i­fes­tano spes­so sec­chez­za vagi­nale, dolore ai rap­por­ti e anche incon­ti­nen­za uri­nar­ia che limi­ta la vita sociale. Si trat­ta di sin­to­mi fas­tidiosi che sono un osta­co­lo ril­e­vante per la qual­ità di vita del­la don­na, ma di cui si par­la poco.

Quali carat­ter­is­tiche dovrebbe avere la ter­apia ormonale sos­ti­tu­ti­va ide­ale? Quale peso han­no i pos­si­bili effet­ti col­lat­er­ali nel­la scelta di sot­to­por­si o meno a questo trat­ta­men­to?

Il gine­col­o­go può scegliere all’interno di una gam­ma molto ampia di ter­apie ormon­ali sos­ti­tu­tive. La scelta dovrebbe cadere sul­la ter­apia migliore a sec­on­da del­la tipolo­gia di don­na. Tut­tavia la TOS ide­ale dovrebbe avere tre req­ui­si­ti: curare la mag­gior parte dei sin­to­mi, pre­venire l’osteoporosi, miglio­rare il pro­fi­lo di ris­chio car­dio­vas­co­lare sen­za aumentare il ris­chio di incor­rere in malat­tie tumorali. Oggi si pun­ta su ter­apie a bassi dosag­gi e con mec­ca­n­is­mi d’azione selet­tivi per i recet­tori estro­geni­ci. L’obiettivo è quel­lo di miglio­rare la qual­ità del­la vita sen­za che ci sia un prez­zo da pagare. Nel­la scelta se ricor­rere o meno a una ter­apia ormonale sos­ti­tu­ti­va pesa molto l’impatto degli effet­ti col­lat­er­ali e da questo pun­to di vista i prog­es­tini­ci, che pro­teggono le donne che han­no man­tenu­to l’utero, cau­sano numerosi prob­le­mi. La stra­da del futuro è quel­la di ter­apie con soli estro­geni, asso­ciate a mol­e­cole in gra­do di pro­teggere la don­na dall’insorgenza di neo­plasie.

SCHEDE:

Donne in menopausa: vis­su­ti, espe­rien­ze ruo­lo del­la ter­apia ormonale

A cura di Isabel­la Cec­chi­ni, Ste­fa­nia Fregosi, Emanuela De San­tis

Dipar­ti­men­to Salute — GfK Italia

 Diver­si e per­son­ali i vis­su­ti e i bisog­ni nell’esperienza del­la menopausa fra le donne ital­iane: molto vari­abile la percezione dei sin­to­mi e la capac­ità di affrontare questo del­i­ca­to “pas­sag­gio” del­la vita di una don­na.

Quat­tro le gran­di tipolo­gie di donne: chi vive e accetta la menopausa con seren­ità (le “Serene”), e a fronte di sin­to­mi per­cepi­ti come non così dis­tur­ban­ti tende ad aspettare che si risolvano da soli; chi si rasseg­na ad un even­to inesora­bile (le “Rasseg­nate”) che influisce forte­mente sul­la percezione di sé e sul­la qual­ità del­la vita, ma accetta pas­si­va­mente anche sin­to­mi e dis­tur­bi molto fas­tidiosi; chi vive nel­la nos­tal­gia dell’adolescenza (le “Eterne Ragazze”) e vive con pau­ra ques­ta fase del­la vita, seg­nale dell’invecchiamento e del­la perdi­ta del­la fem­minil­ità e del­la bellez­za (“l’inizio del­la fine” del pro­prio essere don­na) e viven­do con dif­fi­coltà anche i pic­coli sin­to­mi e inter­ve­nen­do pre­co­ce­mente per gestir­li; chi, infine, com­bat­te (le “Per­for­man­ti”) con­tro un fas­tidio che inter­ferisce in modo impor­tante con la pro­pria vita e le pro­prie attiv­ità e cer­ca atti­va­mente soluzioni per risol­vere e recu­per­are la per­for­mance abit­uale.

Moltepli­ci e par­ti­co­lar­mente ril­e­van­ti i sin­to­mi che inter­feriscono con tutte le dimen­sioni del vivere: le vam­pate di calore (55% delle donne ne sof­fre ed è il sin­to­mo più fas­tidioso) che met­tono in dif­fi­coltà nelle relazioni sociali, l’aumento di peso (ne ha espe­rien­za il 40%) che influisce sull’immagine di sé e sul­la pro­pria fem­minil­ità, l’impatto sul son­no (31%), gli effet­ti neg­a­tivi sull’umore (23%), le prob­lem­atiche legate alla ses­su­al­ità (sec­chez­za vagi­nale 29%, calo del deside­rio 29%, dif­fi­coltà nei rap­por­ti ses­su­ali 11%).

Nonos­tante l’impatto dei sin­to­mi, solo un quar­to delle donne in menopausa si atti­va per trovare soluzioni: il 5% sceglie una Ter­apia Ormonale Sos­ti­tu­ti­va, cir­ca il 10% sceglie un inte­gra­tore ali­menta­re, l’8% opta per prodot­ti naturali/omeopatici.

Fon­da­men­tale il con­siglio del gine­col­o­go nel­la scelta del­la Ter­apia Ormonale: è lui che la con­siglia in ¾ dei casi.

Le resisten­ze alla Ter­apia Ormonale sono legate preva­len­te­mente al tim­o­re di assumere ormoni/farmaci per gestire una con­dizione con­sid­er­a­ta fisi­o­log­i­ca, al tim­o­re di ingras­sare, al tim­o­re di aumentare il ris­chio di avere tumori, e più mar­ginal­mente, anche ad una resisten­za da parte del medico.

Moltepli­ci ed impor­tan­ti i ben­efi­ci del­la ter­apia ormonale comu­ni­cati dal medico: pri­ma di tut­to l’efficacia sui sin­to­mi (vam­pate, umore, sec­chez­za vagi­nale), ma anche l’importante azione pre­ven­ti­va dell’osteoporosi e, più in gen­erale, un miglio­ra­men­to com­p­lessi­vo del benessere e del­la qual­ità di vita.

La menopausa

Nonos­tante l’aspettativa di vita sia aumen­ta­ta, l’età in cui soprag­giunge la menopausa nat­u­rale non è cam­bi­a­ta sig­ni­fica­ti­va­mente negli ulti­mi sec­oli. Oggi una don­na trascorre cir­ca 30 anni, ovvero qua­si un ter­zo del­la sua vita, in post-menopausa. Molte donne con­sid­er­a­no ques­ta tap­pa come l’arrivo dell’invecchiamento, altre come l’inizio di una nuo­va epoca del­la loro esisten­za: in ogni caso le donne in menopausa rap­p­re­sen­tano oggi il grup­po sociale più numeroso ed omo­ge­neo anche in con­sid­er­azione del­la mag­giore longevità fem­minile. Nel 1990 il numero delle donne in post-menopausa in tut­to il mon­do era di cir­ca 476 mil­ioni, nel 2050 saran­no 1 mil­iar­do e 500 mil­ioni.

Cos’è la menopausa

La menopausa è l’assenza per­ma­nente delle mestru­azioni lega­ta alla man­ca­ta pro­duzione di ormoni da parte delle ovaie. Viene dichiara­ta dopo 12 mesi con­sec­u­tivi dall’ultima mestru­azione non imputabili a nessun’altra evi­dente causa pato­log­i­ca o fisi­o­log­i­ca. Nei 5–8 anni che pre­ce­dono la menopausa il pat­ri­mo­nio fol­li­co­lare si esaurisce e l’ovaio subisce un lento decli­no, dive­nen­do sem­pre più pic­co­lo e atrofi­co.

La menopausa può essere nat­u­rale, o fisi­o­log­i­ca, e arti­fi­ciale, indot­ta da qual­si­asi even­to che por­ta a dis­truzione il tes­su­to ovari­co (inter­ven­ti chirur­gi­ci, chemioter­apia, malat­tie endocrine). La menopausa fisi­o­log­i­ca si pre­sen­ta intorno ai 50 anni con un inter­val­lo di nor­mal­ità tra i 45 e i 57 anni. Nei Pae­si occi­den­tali la menopausa arri­va in media attorno ai 51 anni. Fat­tori ered­i­tari, etni­ci, com­por­ta­men­tali, pubertà tar­di­va, gravi­danze e lunghez­za del ciclo mestru­ale pos­sono influen­zare l’esordio del­la menopausa che può dis­tinguer­si in: pre­coce quan­do inizia pri­ma dei 40 anni, pre­matu­ra se inizia pri­ma dei 45 anni e tar­di­va dopo i 53 anni.

Le fasi

Esistono ril­e­van­ti dif­feren­ze indi­vid­u­ali nell’esordio e nel­la dura­ta delle fasi che carat­ter­iz­zano la menopausa: il ciclo può ces­sare improvvisa­mente o mod­i­fi­car­si in modo grad­uale, anche nel cor­so di anni.

  • Peri-menopausa

I pri­mi seg­ni dell’approssimarsi del­la menopausa si man­i­fes­tano spes­so anni pri­ma dell’ultima mestru­azione. Ques­ta fase di tran­sizione viene defini­ta peri-menopausa. Può durare sei o più anni e ter­mi­na un anno dopo l’ultima mestru­azione. I cam­bi­a­men­ti e i dis­tur­bi per­i­menopausali sono legati alla vari­azione dei liv­el­li ormon­ali. Durante la peri-menopausa, i liv­el­li di estrogeno con­tin­u­ano a diminuire, ma in modo non preved­i­bile. Tem­po­ranea­mente pos­sono persi­no essere più ele­vati rispet­to agli anni prece­den­ti. Le alter­azioni del ciclo mestru­ale, le vam­pate di calore, la sec­chez­za vagi­nale, i dis­tur­bi del son­no e gli sbalzi d’umore sono man­i­fes­tazioni tipiche e fre­quen­ti del­la peri-menopausa.

Durante ques­ta fase la don­na ha anco­ra la pos­si­bil­ità di restare inc­in­ta, anche se la fer­til­ità è com­p­lessi­va­mente estrema­mente ridot­ta.

  • Pre-menopausa

Con questo nome si indi­cano quel­la fase del­la peri-menopausa che copre i 2 anni che pre­ce­dono la menopausa, in ques­ta fase i liv­el­li di estro­geni calano in modo pro­gres­si­vo fino ad arrivare all’assenza di ovu­lazione.

  • Post-menopausa

La post-menopausa è il peri­o­do che inizia a par­tire dall’ultima mestru­azione, con ulte­ri­ore calo di estro­geni.

I sin­to­mi

La menopausa è asso­ci­a­ta a una sin­toma­tolo­gia che può vari­are nel tem­po di fre­quen­za, inten­sità e natu­ra. I sin­to­mi a breve ter­mine, se non trat­tati, pos­sono tut­tavia avere delle con­seguen­ze a lun­go ter­mine e di valen­za pato­log­i­ca, come ad esem­pio l’osteoporosi.

A sec­on­da dell’epoca di com­parsa i sin­to­mi ven­gono clas­si­fi­cati in:

  • acu­ti, quan­do com­paiono i pri­mi mesi dopo la menopausa (vam­pate di calore, inson­nia, vari­azioni del peso cor­poreo);
  • inter­me­di, che si man­i­fes­tano entro i pri­mi 2–3 anni (dis­tur­bi uro­gen­i­tali, invec­chi­a­men­to del­la pelle);
  • croni­ci o tar­di­vi, che si man­i­fes­tano anche a molti anni di dis­tan­za. La fre­quen­za e la grav­ità del­la sin­toma­tolo­gia sono molto vari­abili e sogget­tive.

I sin­to­mi più fre­quen­ti sono:

  • Alter­azioni del ciclo

Con l’approssimarsi del­la peri-menopausa si pos­sono ver­i­fi­care alter­azioni del ciclo in ter­mi­ni di fre­quen­za e inten­sità delle mestru­azioni. Soltan­to poche donne riferiscono la brus­ca inter­ruzione delle mestru­azioni da un giorno all’altro. La mag­gior parte di esse riferisce irre­go­lar­ità del ciclo mestru­ale, dovu­ta alla pro­duzione irre­go­lare di ormoni nelle ovaie. Per lo più i cicli diven­tano più bre­vi, quin­di le mestru­azioni com­paiono più spes­so rispet­to ai con­sueti 28 giorni. Tut­tavia le mestru­azioni pos­sono essere più bre­vi o più lunghe, più o meno intense del soli­to. Con il pas­sare del tem­po, le mestru­azioni “saltano” spes­so, ossia scom­paiono per deter­mi­nati peri­o­di, per poi ripren­dere rego­lar­mente. Per la mag­gior parte delle donne in sta­to per­i­menopausale, le vari­azioni del ciclo sono nat­u­rali e non sem­pre richiedono un trat­ta­men­to. Non tutte le alter­azioni del ciclo mestru­ale nelle donne sono però ricon­ducibili all’approssimarsi del­la menopausa. Per questo è impor­tante che un gine­col­o­go valu­ti la natu­ra delle alter­azioni del ciclo mestru­ale, per esclud­ere altre pos­si­bili cause.

  • Vam­pate di calore

Si trat­ta di ondate di calore improvvise, tran­si­to­rie e forte­mente sogget­tive dovute a vasodi­latazione cutanea del volto e del torace, segui­te da inten­sa sudo­razione e sen­so di fred­do. Le vam­pate di calore not­turne pos­sono inter­ferire con il son­no, anche se non sono intense al pun­to da risveg­liare la don­na. I dis­tur­bi del son­no pos­sono causare stanchez­za e affati­ca­men­to, che a loro vol­ta pos­sono essere moti­vo di irri­tabil­ità (umore depres­so, iras­ci­bil­ità, permalosità). Il gine­col­o­go deve esclud­ere altre even­tu­ali cause per le vam­pate di calore, soprat­tut­to se la menopausa non sem­bra essere la causa prob­a­bile o se sono pre­sen­ti anche altri sin­to­mi atipi­ci del­la menopausa. Nel­la mag­gior parte delle donne le vam­pate di calore dura­no da 3 a 5 anni. Alcune donne non han­no mai vam­pate di calore o le han­no soltan­to per pochi mesi, men­tre altre ne sof­frono per anni.

  • Cam­bi­a­men­ti del tono dell’umore

Le donne che in menopausa vivono sta­ti d’animo depres­sivi han­no spes­so sof­fer­to di vari­azioni d’umore di tipo depres­si­vo anche in pas­sato, ad esem­pio nel quadro del­la sin­drome pre­mestru­ale. Se il cam­bi­a­men­to del­lo stile di vita e le pro­prie risorse non bas­tano a influire pos­i­ti­va­mente sui dis­tur­bi di natu­ra psichi­ca, può essere utile un trat­ta­men­to far­ma­co­logi­co (TOS).

  • Dis­tur­bi del sis­tema uro­gen­i­tale e del­la sfera ses­suale

Sec­chez­za vagi­nale lega­ta alla riduzione del­lo spes­sore dei tes­su­ti di rives­ti­men­to del­la vagi­na e a una ridot­ta fun­zion­al­ità delle ghi­an­dole vagi­nali che ren­dono meno elas­ti­ci i tes­su­ti e più dif­fi­coltosi e dolorosi i rap­por­ti; incon­ti­nen­za uri­nar­ia e urgen­za del­la minzione per inde­boli­men­to dei mus­coli pelvi­ci; riduzione del deside­rio.

  • Aumen­to di peso

Molte donne aumen­tano di peso dopo i quar­an­ta o cinquant’anni. L’aumento di peso è asso­ci­a­to all’invecchiamento, allo stile di vita e ai cam­bi­a­men­ti ormon­ali del­la menopausa, ovvero al calo di estro­geni, che com­por­ta dimin­uzione del­la mas­sa mus­co­lare e riduce il metab­o­lis­mo basale e il fab­bisog­no calori­co. La mas­sa adi­posa aumen­ta soprat­tut­to a liv­el­lo addom­i­nale e questo com­por­ta, oltre ad un prob­le­ma di natu­ra estet­i­ca, anche un aumen­to del ris­chio di malat­tie car­dio­vas­co­lari e di sin­drome meta­bol­i­ca.

  • Alter­azioni del­lo scheletro

Con osteo­porosi dovu­ta a dimin­uzione di mas­sa ossea indot­ta dal deficit estro­geni­co pecu­liare del­la menopausa. Il 40% delle donne dopo la menopausa subisce una frat­tura.

  • Dis­tur­bi del son­no

Colpis­cono tra il 40% e il 60% delle donne. L’insonnia è un sin­to­mo cor­re­la­to al calo degli estro­geni che regolano il rit­mo son­no-veg­lia.

  • Alter­azioni del­la cute

L’invecchiamento del­la pelle è lega­to alla riduzione del col­la­gene, dovu­ta alla caren­za di estro­geni, e dell’elasticità, men­tre aumen­tano le rughe, le alter­azioni del­la pig­men­tazione e la sec­chez­za. Il fumo e i rag­gi solari aumen­tano tale effet­to e dovreb­bero per­tan­to essere evi­tati.

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