I risultati della sperimentazione clinica sulla SLA condotta nei laboratori Sapienza pubblicati su PNAS

I risultati della sperimentazione clinica sulla SLA condotta nei laboratori Sapienza pubblicati su PNAS

08/03/2016 0 Di puntoacapo

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SLA: anche il mus­co­lo parte­ci­pa alla evoluzione del­la malattia

I risul­tati del­la sper­i­men­tazione clin­i­ca con­dot­ta nei lab­o­ra­tori Sapien­za pub­bli­cati su PNAS

La SLA è una patolo­gia neu­rode­gen­er­a­ti­va ad esi­to fatale che deter­mi­na nelle per­sone col­pite una debolez­za mus­co­lare pro­gres­si­va ed un’insufficienza res­pi­ra­to­ria che viene attribui­ta prin­ci­pal­mente ad anom­alie e alter­azione dei motoneu­roni, i neu­roni che “coman­dano” il movi­men­to dei muscoli. 

I ricer­ca­tori del­la Sapien­za, invece, sono par­ti­ti dall’ipotesi che anche le cel­lule mus­co­lari, oltre a quelle ner­vose, siano coin­volte nell’evoluzione del­la malat­tia, trovan­do riscon­tri in questo sen­so attra­ver­so anal­isi mol­e­co­lari e, ora, anche attra­ver­so la sper­i­men­tazione clinica.

Il pun­to di parten­za è un esper­i­men­to che ha coin­volto 93 pazi­en­ti con patolo­gie legate alla den­er­vazione ner­vosa, di cui ben 76 affet­ti da scle­rosi lat­erale amiotrofi­ca (Sla). Tut­ti i pazi­en­ti sono sta­ti segui­ti pres­so il nos­tro Cen­tro Malat­tie Neu­ro­mus­co­lari Rare diret­to dal Prof. Mau­r­izio Inghilleri. 

“Il pun­to di forza del nos­tro stu­dio è la sua natu­ra traslazionale, resa pos­si­bile dal­la forte sin­er­gia tra clin­i­ca e ricer­ca di base e dal fat­to che pres­so il Poli­clin­i­co Uni­ver­si­tario sono attual­mente segui­ti cir­ca 260 pazi­en­ti, — spie­ga la fisi­olo­ga Eleono­ra Pal­ma. La ricer­ca bio­med­ica in Sapien­za si muove “from bench to bed­side”, cioè “dal ban­cone del lab­o­ra­to­rio al let­to del paziente”, ma anche vicev­er­sa: infor­mazioni che arrivano dal lab­o­ra­to­rio ven­gono tradotte in stru­men­ti utili da appli­care al paziente, cioè alla prat­i­ca clin­i­ca di tut­ti i giorni, ma è altret­tan­to vero che le infor­mazioni dai clin­i­ci ci offrono con­ferme e spun­ti di riflessione. 

Eleonora palma in laboratorioUn pri­mo impor­tan­tis­si­mo risul­ta­to è sta­to quel­lo di dimostrare che nei mus­coli dei soli pazi­en­ti SLA il recet­tore dell’acetilcolina, respon­s­abile del­la con­trazione mus­co­lare, è risul­ta­to alter­ato per un’aumentata espres­sione del­la sub­unità alpha. Tale aber­razione riduce di con­seguen­za la sen­si­bil­ità alla sti­mo­lazione da parte dell’acetilcolina com­por­tan­do una riduzione dell’efficacia con­trat­tile dei muscoli.

 “Siamo arrivati a ques­ta affer­mazione – spie­ga Pal­ma — con una tec­ni­ca par­ti­co­lar­mente inno­v­a­ti­va che con­siste nell’impiantare le mem­brane mus­co­lari dei pazi­en­ti nell’ovocita di una rana sudafricana, che ha la capac­ità di ‘fondere’ ed ‘esporre’ le pro­teine native del paziente sul­la pro­pria membrana”. 

 Sul recet­tore AChR un endo­cannabi­noide (PEA), che in un sin­go­lo paziente ave­va prodot­to risul­tati incor­ag­gianti,  ha mostra­to un miglio­ra­men­to del­la fun­zion­al­ità del recet­tore in segui­to a sti­mo­lazioni ripetute.

Si è pro­ce­du­to quin­di sul­la base del­la sper­i­men­tazione in lab­o­ra­to­rio a testare il PEA in pazi­en­ti affet­ti da Sla. Rispet­to a pazi­en­ti non trat­tati, quel­li a cui è sta­to som­min­is­tra­to il PEA han­no mostra­to una riduzione del decli­no respiratorio.

 “In cias­cun indi­vid­uo nor­mal­mente i mus­coli sogget­ti a sti­mo­lazione con­tin­ua, riducono nel tem­po la pro­pria rispos­ta, cioè si desen­si­bi­liz­zano” — spie­ga il neu­rol­o­go Mau­r­izio Inghil­leri – “La nos­tra ipote­si è che il PEA, asso­ci­a­to alla ter­apia stan­dard, ren­da il recet­tore AChR più fun­zionale poten­zian­do con­seguente­mente la con­trazione di alcu­ni tipi di mus­coli. Ovvi­a­mente non pos­si­amo dire che fun­zioni in asso­lu­to, ma ad esem­pio nel nos­tro stu­dio il PEA sem­bra in gra­do di miglio­rare il lavoro dei mus­coli respiratori. 

Purtrop­po non esistono anco­ra far­ma­ci o ter­apie capaci di mod­i­fi­care l’andamento del­la malat­tia, ma il nos­tro stu­dio indi­ca chiara­mente il coin­vol­gi­men­to mus­co­lare nel­la Sla sug­geren­do ulte­ri­ori pos­si­bili inter­ven­ti terapeutici.”