L’OPINIONE di Vincenzo Andraous. VIOLENZA SULLE DONNE: QUOTIDIANITA’ DELLA SOFFERENZA

L’OPINIONE di Vincenzo Andraous. VIOLENZA SULLE DONNE: QUOTIDIANITA’ DELLA SOFFERENZA

03/07/2014 0 Di puntoacapo

Questo arti­co­lo è sta­to let­to 7866 volte!

violenza-sulle-donneL’OPINIONE di Vin­cen­zo Andraous. VIOLENZA SULLE DONNE: QUOTIDIANITA’ DELLA SOFFERENZA

Se ne sta­va lì in un ango­lo del­la stan­za, ran­nic­chi­a­ta addos­so alla parete, come volesse occu­pare uno spazio invis­i­bile. Una sig­no­ra con i capel­li argen­tati, una don­na esile, frag­ile, improvvisa­mente sola. Men­tre l’ac­com­pa­g­na­vo da per­sone amiche disponi­bili ad accoglier­la per la notte, mi rac­con­ta­va una sto­ria incred­i­bile, ma tragi­ca­mente reale.

Ogni tan­to le suc­cede di scap­pare da casa, attra­ver­so i campi rag­giunge la cit­tà, per recar­si al pron­to soc­cor­so: le accade di non rius­cire a muo­vere le brac­cia, né pie­gar­si, o res­pi­rare bene. Ogni tan­to suc­cede che la tes­ta le cion­dola sul col­lo, svuo­ta­ta di ogni pen­siero, le gambe oppon­gono resisten­za, non c’è più sin­cro­nia tra dire e fare, nep­pure nel­lo sper­are che le cose pos­sano cam­biare. Ogni tan­to il mar­i­to la colpisce forte, la offende e la spin­tona, per il lavoro che non c’è più, per la malat­tia soprag­giun­ta, per lo sfrat­to immi­nente. Le per­cosse e le umil­i­azioni la fan­no morire un po’ di più: “No, non denun­cio a mio mar­i­to, per­ché se lo sco­pre mi ammaz­za sta­vol­ta, no, non lo denun­cio mai, a che servirebbe, rimar­rebbe in quel­la casa, ed io a rischiare di più”. Guar­do quel­la sig­no­ra e mi ven­gono in mente le reit­er­ate sen­si­bi­liz­zazioni a chia­mare il numero verde, gra­tu­ito ed effi­ciente a dife­sa di chi non sa più a che san­to votar­si per soprav­vi­vere, se, al dirit­to di vivere, è nega­to l’accesso. Frasi fat­te, luoghi comu­ni, gli scu­di levati al gri­do ” la vio­len­za sulle donne non ha più scuse”.

A ques­ta don­na han­no sol­lecita­to “lo denun­ci sig­no­ra, lo denun­ci, e poi vada via subito dal paese”, ma lei mi dice: “Dove vado io, cosa fac­cio io?”. Incred­i­bile, chi ha ragione ed è vit­ti­ma, deve trovare il cor­ag­gio di denun­cia­re, nel­la certez­za di finire in stra­da, a perdere ulte­ri­or­mente dig­nità e fidu­cia negli altri, sen­za risposte a pro­pria tutela, se non quel­la di un con­siglio ad abban­donare casa e andare lon­tano, dove e come ha poca impor­tan­za, per­ché di fon­di non ce ne sono, il paese non offre lavoro, nonos­tante i decreti, le nuove nor­ma­tive, la legge è quel­la che è. Una don­na pre­sa a cal­ci, rifi­u­ta­ta e calpes­ta­ta, è sola­mente il frut­to di una erra­ta con­cezione morale, di val­ori cul­tur­ali che soc­com­bono ai pug­ni sfer­rati dai pregiudizi, si trat­ta sem­plice­mente di vit­time ammu­to­lite dal­la con­sapev­olez­za di rap­p­re­sentare poco più di un fat­tac­cio pri­va­to, anche quan­do la bestem­mia buro­crat­i­ca è spogli­a­ta nel­la sua men­zogna, dall’efferatezza dei dati espo­nen­ziali che indi­cano in migli­a­ia le donne col­pite dai sas­si psi­co­logi­ci, fisi­ci, ses­su­ali.

Men­tre scende dall’auto e la por­tano nel­la sua stan­za, ho come un magone, ma non è il risul­ta­to del­la com­pas­sione, del­la parte­ci­pazione emo­ti­va — sol­i­dale ver­so chi vede mar­to­riati i pro­pri dirit­ti fon­da­men­tali. Il grop­po in gola è lì per l’impotenza a inter­venire ai fianchi di infamie come queste, che accadono nell’indifferenza e nell’incapacità di porre ter­mine a una delle ingius­tizie più mis­er­abili che aggre­disce sem­pre le per­sone più deboli e indifese. Ogni tan­to la sig­no­ra è costret­ta a ricor­rere alle cure mediche, a negare l’evidente, a chiedere aiu­to e ved­er­se­lo nega­to, ogni anno ci sono le ricor­ren­ze, le feste, le core­ografie delle pari oppor­tu­nità, sull’uguaglianza e sul­la diver­sità, sulle quote rosa. Ogni anno, ci sono pure le mimose che dovreb­bero ram­mentare, a cias­cuno, di rispettare le donne. Non sola­mente qualche vol­ta l’anno.

Vin­cen­zo Andraous