Food for Profit, Confeuro: “Fare piena chiarezza. Tutelare allevatori italiani” 

Food for Profit, Confeuro: “Fare piena chiarezza. Tutelare allevatori italiani” 

13/08/2026 0 Di Marco Montini

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Food for Pro­fit, Con­feu­ro: “Fare pie­na chia­rez­za. Tute­la­re alle­va­to­ri ita­lia­ni”
“La cam­pa­gna di demo­niz­za­zio­ne nei con­fron­ti del vino, par­ti­ta anni fa in alcu­ni Pae­si euro­pei, ha già pro­dot­to una con­tra­zio­ne del­le ven­di­te e una vera e pro­pria cri­si del set­to­re. Oggi assi­stia­mo al ten­ta­ti­vo di repli­ca­re lo stes­so sche­ma su un’altra eccel­len­za: la car­ne. Con­feu­ro ritie­ne dove­ro­so inter­ve­ni­re con fer­mez­za, e con altret­tan­ta chia­rez­za sui prin­cì­pi. Nel­le ulti­me set­ti­ma­ne il dibat­ti­to pub­bli­co si è con­cen­tra­to sul docu­film “Food for Pro­fit”, acqui­sta­to dal ser­vi­zio pub­bli­co e tra­smes­so nell’ambito del pro­gram­ma Report. Secon­do rico­stru­zio­ni gior­na­li­sti­che ripre­se dal­la stam­pa, tra i soste­ni­to­ri pri­va­ti dell’opera figu­re­reb­be­ro sog­get­ti con inte­res­si impren­di­to­ria­li e finan­zia­ri nel com­par­to del­le pro­tei­ne alter­na­ti­ve — plant based e car­ne col­ti­va­ta — ricon­du­ci­bi­li, secon­do le mede­si­me rico­stru­zio­ni, a vei­co­li di inve­sti­men­to spe­cia­liz­za­ti nel set­to­re. Con­feu­ro non emet­te sen­ten­ze e non inten­de sosti­tuir­si a chi ha tito­lo per accer­ta­re i fat­ti. Pren­dia­mo atto con favo­re che la que­stio­ne sia oggi all’esame del­la Com­mis­sio­ne per il Codi­ce Eti­co del­la Rai e che sia­no sta­te depo­si­ta­te inter­ro­ga­zio­ni par­la­men­ta­ri. Pro­prio per que­sto chie­dia­mo una cosa sola, ma con for­za: che sia fat­ta chia­rez­za, in tem­pi rapi­di e in modo pub­bli­co. La nostra doman­da è sem­pli­ce e legit­ti­ma: chi finan­zia un’opera che chie­de la ridu­zio­ne o l’azzeramento del soste­gno pub­bli­co alla zoo­tec­nia trae van­tag­gio eco­no­mi­co dall’indebolimento di quel com­par­to? Se la rispo­sta è sì, non sia­mo di fron­te a un’inchiesta gior­na­li­sti­ca, ma a un’operazione di mer­ca­to con­dot­ta con gli stru­men­ti dell’informazione. E il ser­vi­zio pub­bli­co, finan­zia­to da tut­ti i cit­ta­di­ni non può diven­tar­ne il vei­co­lo. Il pun­to poli­ti­co è que­sto: la cre­sci­ta del mer­ca­to del­le pro­tei­ne alter­na­ti­ve non pas­sa oggi dal­la qua­li­tà o dal prez­zo dei pro­pri pro­dot­ti, ma dal­la dele­git­ti­ma­zio­ne siste­ma­ti­ca del con­cor­ren­te. Un com­par­to, quel­lo di car­ni sin­te­ti­che e ultra­pro­ces­sa­ti vege­ta­li, che pre­sen­ta a sua vol­ta cri­ti­ci­tà tutt’altro che risol­te, e sul qua­le la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca è lun­gi dall’aver rag­giun­to un giu­di­zio uni­vo­co. Chie­dia­mo dun­que equi­li­brio: se si rac­con­ta la zoo­tec­nia, la si rac­con­ti per inte­ro; se si rac­con­ta­no le pro­tei­ne alter­na­ti­ve, se ne rac­con­ti­no anche limi­ti, impat­ti e inte­res­si che le sosten­go­no. Il plu­ra­li­smo dell’informazione non è un favo­re con­ces­so agli agri­col­to­ri: è un obbli­go di leg­ge per la con­ces­sio­na­ria del ser­vi­zio pub­bli­co. Par­tia­mo da un dato di fat­to, non un’opinione. Gli alle­va­men­ti ita­lia­ni ope­ra­no all’interno di un impian­to nor­ma­ti­vo tra i più strin­gen­ti: la nor­ma­ti­va euro­pea sul­la sani­tà ani­ma­le, le diret­ti­ve sul benes­se­re ani­ma­le rece­pi­te nell’ordinamento nazio­na­le, il siste­ma di con­di­zio­na­li­tà del­la Pac, i con­trol­li vete­ri­na­ri e il siste­ma Clas­sy­Farm del Mini­ste­ro del­la Salu­te per la valu­ta­zio­ne del rischio e del benes­se­re ani­ma­le, oltre al Pia­no nazio­na­le di con­tra­sto all’antimicrobico-resistenza. Su que­ste basi, miglia­ia di impre­se ita­lia­ne pro­du­co­no eccel­len­ze che il mon­do ci rico­no­sce e invi­dia: DOP e IGP del­le car­ni e dei salu­mi e filie­re lat­tie­ro-casea­rie, un patri­mo­nio immen­so, che pre­si­dia aree inter­ne e mon­ta­ne dove nessun’altra atti­vi­tà pro­dut­ti­va sareb­be soste­ni­bi­le. Col­pi­re indi­stin­ta­men­te que­sto mon­do signi­fi­ca col­pi­re il pre­si­dio del ter­ri­to­rio, non le sue distor­sio­ni. Con­feu­ro vuo­le tut­ta la veri­tà. Per que­sto chie­dia­mo più con­trol­li sul set­to­re zoo­tec­ni­co: più fre­quen­ti, più rigo­ro­si, più tra­spa­ren­ti. Chi lavo­ra rispet­tan­do le rego­le non ha nul­la da teme­re. E chie­dia­mo che su que­sta vicen­da sia fat­ta chia­rez­za, sen­za reti­cen­ze e aree gri­gie: chiun­que abbia sba­glia­to, da qua­lun­que par­te stia, ne rispon­da. Ma pre­ten­dia­mo, con la stes­sa fer­mez­za, che sia­no tute­la­ti i dirit­ti di agri­col­to­ri e alle­va­to­ri. Non accet­te­re­mo che l’a­gri­col­tu­ra ita­lia­na ven­ga usa­ta come ber­sa­glio in una par­ti­ta finan­zia­ria gio­ca­ta sopra la testa di chi lavo­ra la ter­ra e alle­va gli ani­ma­li. Le bat­ta­glie ideo­lo­gi­che ete­ro­di­ret­te con­tro la nostra zoo­tec­nia non devo­no tro­va­re spa­zio nel ser­vi­zio pub­bli­co. Noi difen­dia­mo e tute­lia­mo il lavo­ro one­sto. Que­sto è il prin­ci­pio più impor­tan­te, e per Con­feu­ro non è nego­zia­bi­le”. Lo dichia­ra Andrea Tiso, pre­si­den­te nazio­na­le di Con­feu­ro- Con­fe­de­ra­zio­ne Agri­col­to­ri Euro­pei.

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