Olio, Confeuro: “Un paradosso tutto italiano: serve piano concreto di rilancio”

Olio, Confeuro: “Un paradosso tutto italiano: serve piano concreto di rilancio”

03/06/2026 0 Di Marco Montini

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Olio, Con­feu­ro: “Un para­dos­so tut­to ita­lia­no: ser­ve pia­no con­cre­to di rilan­cio”

“L’olio d’oliva rap­pre­sen­ta una del­le più gran­di ric­chez­ze dell’agroalimentare ita­lia­no. Il nostro Pae­se è il ter­zo pro­dut­to­re mon­dia­le e il secon­do espor­ta­to­re a livel­lo inter­na­zio­na­le: nume­ri che, a pri­ma vista, potreb­be­ro rac­con­ta­re una sto­ria di suc­ces­so. Tut­ta­via, die­tro que­sti dati si nascon­de una real­tà ben diver­sa, fat­ta di cri­ti­ci­tà strut­tu­ra­li che non pos­so­no più esse­re igno­ra­te”. Così Andrea Tiso, pre­si­den­te nazio­na­le di Con­feu­ro. “Non si può vive­re sol­tan­to dei risul­ta­ti del pas­sa­to né del legit­ti­mo orgo­glio per le nostre eccel­len­ze. Oggi è indi­spen­sa­bi­le guar­da­re avan­ti e inve­sti­re con deci­sio­ne sul futu­ro del com­par­to. Per la cam­pa­gna oli­vi­co­la 2025–2026 è pre­vi­sta una pro­du­zio­ne di cir­ca 300 mila ton­nel­la­te di olio, una quan­ti­tà insuf­fi­cien­te a sod­di­sfa­re il fab­bi­so­gno nazio­na­le. Ci tro­via­mo così nel­la para­dos­sa­le con­di­zio­ne di esse­re impor­ta­to­ri net­ti di un pro­dot­to nel qua­le sia­mo rico­no­sciu­ti lea­der mon­dia­li per qua­li­tà, bio­di­ver­si­tà e capa­ci­tà di dif­fe­ren­zia­zio­ne. Una con­trad­di­zio­ne che evi­den­zia tut­te le fra­gi­li­tà del siste­ma pro­dut­ti­vo nazio­na­le”. Secon­do Con­feu­ro, è neces­sa­rio avvia­re una stra­te­gia di lun­go perio­do che coin­vol­ga l’intera filie­ra oli­vi­co­la. “Ser­ve un nuo­vo Pia­no Oli­vi­co­lo Nazio­na­le, serio, con­cre­to e dota­to di ade­gua­te risor­se. Occor­ro­no incen­ti­vi per la rea­liz­za­zio­ne di nuo­vi oli­ve­ti, misu­re di soste­gno per l’irrigazione di pre­ci­sio­ne, inve­sti­men­ti nel­la digi­ta­liz­za­zio­ne del­le azien­de agri­co­le e nell’innovazione tec­no­lo­gi­ca dei pro­ces­si pro­dut­ti­vi. Allo stes­so tem­po è fon­da­men­ta­le raf­for­za­re la tute­la e la valo­riz­za­zio­ne del­le pro­du­zio­ni cer­ti­fi­ca­te DOP e IGP sui mer­ca­ti inter­na­zio­na­li, con­tra­stan­do feno­me­ni di imi­ta­zio­ne e con­cor­ren­za slea­le”. Per Tiso, inol­tre, è neces­sa­rio inter­ve­ni­re anche sul fron­te del­la doman­da inter­na. “Negli ulti­mi anni si è regi­stra­ta una pro­gres­si­va con­tra­zio­ne dei con­su­mi di olio d’oliva, pro­ba­bil­men­te influen­za­ta dall’aumento dei prez­zi. Un trend che desta pre­oc­cu­pa­zio­ne e che impo­ne una rifles­sio­ne. È neces­sa­rio pro­muo­ve­re cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne che valo­riz­zi­no il ruo­lo dell’olio nel­la die­ta medi­ter­ra­nea, rico­no­sciu­ta patri­mo­nio imma­te­ria­le dell’umanità dall’UNESCO, e dif­fon­de­re una mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za dei bene­fi­ci nutri­zio­na­li e salu­ti­sti­ci di que­sto pro­dot­to sim­bo­lo del­la nostra tra­di­zio­ne. Le isti­tu­zio­ni, a tut­ti i livel­li, devo­no assu­me­re un ruo­lo più inci­si­vo nel­la dife­sa e nel­la valo­riz­za­zio­ne dell’olio d’oliva ita­lia­no. Par­lia­mo di un patri­mo­nio che ha un valo­re cul­tu­ra­le, eco­no­mi­co e socia­le straor­di­na­rio, oltre a rap­pre­sen­ta­re un ele­men­to fon­da­men­ta­le per la salu­te dei cit­ta­di­ni. Per que­sto ser­vo­no visio­ne stra­te­gi­ca, pro­gram­ma­zio­ne e inve­sti­men­ti. Non basta­no più le cele­bra­zio­ni o gli annun­ci: il set­to­re ha biso­gno di scel­te con­cre­te e di una poli­ti­ca capa­ce di accom­pa­gnar­ne real­men­te la cre­sci­ta e il rilan­cio”.

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