Sociale, Tiso(Accademia IC): “Si a salario minimo contro povertà lavorativa”

Sociale, Tiso(Accademia IC): “Si a salario minimo contro povertà lavorativa”

12/04/2026 0 Di Marco Montini

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Socia­le, Tiso(Accademia IC): “Si a sala­rio mini­mo con­tro pover­tà lavo­ra­ti­va”

“Gene­ral­men­te, il lavo­ro è spes­so con­si­de­ra­to la prin­ci­pa­le via d’uscita dal­la pover­tà. Tut­ta­via, negli ulti­mi anni si è dif­fu­so un feno­me­no che met­te in discus­sio­ne que­sta idea: la pover­tà lavo­ra­ti­va, cono­sciu­ta anche come wor­king pover­ty. Si trat­ta di una con­di­zio­ne in cui una per­so­na, pur aven­do un’occupazione, non rie­sce a rag­giun­ge­re un livel­lo di vita digni­to­so. In par­ti­co­la­re, la pover­tà lavo­ra­ti­va si veri­fi­ca quan­do il red­di­to da occu­pa­zio­ne è insuf­fi­cien­te a copri­re i biso­gni essen­zia­li: abi­ta­zio­ne, ali­men­ta­zio­ne, salu­te, istru­zio­ne e par­te­ci­pa­zio­ne alla vita socia­le. Non riguar­da solo chi per­ce­pi­sce sala­ri mol­to bas­si, ma anche chi lavo­ra in modo discon­ti­nuo o pre­ca­rio. Que­sto feno­me­no è sem­pre più rile­van­te nel­le eco­no­mie avan­za­te, dove la cre­sci­ta dell’occupazione non sem­pre si tra­du­ce in un miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni di vita. Que­sto pre­oc­cu­pan­te feno­me­no col­pi­sce soprat­tut­to gio­va­ni all’ingresso nel mer­ca­to del lavo­ro, lavo­ra­to­ri con bas­sa qua­li­fi­ca­zio­ne, fami­glie mono­red­di­to, migran­ti e don­ne, soprat­tut­to in pre­sen­za di lavo­ro part-time. Non si trat­ta quin­di di una con­di­zio­ne mar­gi­na­le, ma di una real­tà che coin­vol­ge una par­te signi­fi­ca­ti­va del­la popo­la­zio­ne atti­va. Che fare? A giu­di­zio di Acca­de­mia Ic con­tra­sta­re la pover­tà lavo­ra­ti­va richie­de inter­ven­ti su più livel­li: dall’introduzione del sala­rio mini­mo a poli­ti­che fisca­li più eque; da inve­sti­men­ti in istru­zio­ne e for­ma­zio­ne al soste­gno alle fami­glie e ai red­di­ti più bas­si, fino alla rego­la­men­ta­zio­ne del lavo­ro pre­ca­rio. Anche le poli­ti­che pro­mos­se dall’Unione euro­pea, come il Pila­stro euro­peo dei dirit­ti socia­li, pun­ta­no a garan­ti­re con­di­zio­ni di lavo­ro più eque e inclu­si­ve. Non basta infat­ti crea­re posti di lavo­ro: è neces­sa­rio garan­ti­re che sia­no di qua­li­tà, capa­ci di assi­cu­ra­re sta­bi­li­tà e digni­tà. Affron­ta­re que­sto pro­ble­ma signi­fi­ca ripen­sa­re il rap­por­to tra lavo­ro, red­di­to e benes­se­re, per costrui­re un model­lo eco­no­mi­co più equo e soste­ni­bi­le. Solo così il lavo­ro potrà tor­na­re a esse­re uno stru­men­to rea­le di inclu­sio­ne socia­le e non una con­di­zio­ne che, para­dos­sal­men­te, con­vi­ve con la pover­tà”.

Così, in una nota, Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca.

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