Aggressione Prof, Ordine Psicologi: fenomeno complesso, no a semplificazioni

Aggressione Prof, Ordine Psicologi: fenomeno complesso, no a semplificazioni

01/04/2026 0 Di Redazione

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Pascoli: “Il rischio è cercare risposte semplici a fenomeni complessi”

Ordine Psicologhe e Psicologi FVG: andare oltre l’aggressione della prof, bisogna comprendere la violenza giovanile tra fragilità, significato e responsabilità

Parri: “Necessaria analisi dei processi che hanno contribuito all’atto”

L’episodio dram­ma­ti­co avve­nu­to a Tre­sco­re Bal­nea­rio, con un ragaz­zo di 13 anni che ha accol­tel­la­to una docen­te, met­te in luce una que­stio­ne di gran­de com­ples­si­tà, che va ben oltre la ricer­ca imme­dia­ta di col­pe­vo­li o di spie­ga­zio­ni sem­pli­ci. Ne par­la la con­si­glie­ra dell’Ordine regio­na­le del­le Psi­co­lo­ghe e degli Psi­co­lo­gi del Friu­li Vene­zia Giu­lia, Fede­ri­ca Par­ri, psi­co­lo­ga e psi­co­te­ra­peu­ta, sot­to­li­nean­do come sia neces­sa­rio uno sfor­zo di com­pren­sio­ne che inte­gri respon­sa­bi­li­tà e con­te­sto.

Secon­do Par­ri, il pri­mo ele­men­to da con­si­de­ra­re riguar­da la per­ce­zio­ne di un aumen­to del­la vio­len­za tra i gio­va­ni. I dati sto­ri­ci indi­ca­no che non vi è un incre­men­to linea­re del­la cri­mi­na­li­tà gio­va­ni­le, ma ciò che è cam­bia­to è la visi­bi­li­tà e la moda­li­tà espres­si­va del­la vio­len­za: nar­ra­ti­va, media­ti­ca e per­fi­no per­for­ma­ti­va. Gli atti vio­len­ti non sono più solo com­por­ta­men­ti: sono mes­sag­gi. In una cul­tu­ra in cui esi­ste­re signi­fi­ca esse­re visti, anche la vio­len­za può diven­ta­re un modo per esser­lo e più il ragaz­zo si sen­te invi­si­bi­le, più quel mes­sag­gio diven­ta estre­mo.
Nell’adolescenza, fase cru­cia­le per la costru­zio­ne dell’identità, gli epi­so­di per­ce­pi­ti come umi­lian­ti pos­so­no assu­me­re un’intensità ampli­fi­ca­ta, gene­ran­do sen­ti­men­ti di impo­ten­za che tal­vol­ta si tra­sfor­ma­no in ten­ta­ti­vi estre­mi di affer­ma­zio­ne e con­trol­lo. Il gesto vio­len­to, chia­ri­sce Par­ri, è il pun­to in cui un ragaz­zo smet­te di sen­tir­si invi­si­bi­le, anche se per pochi minu­ti e in modo del tut­to disfun­zio­na­le. Com­pren­de­re signi­fi­ca quin­di inter­ve­ni­re in modo effi­ca­ce, sen­za giu­sti­fi­ca­re, ma crean­do spa­zi di ascol­to ed ela­bo­ra­zio­ne emo­ti­va per aiu­ta­re quei ragaz­zi e ragaz­ze che fan­no fati­ca ad inte­grar­si nel tes­su­to socia­le.
La scuo­la, insie­me alla fami­glia e agli altri con­te­sti edu­ca­ti­vi, gio­ca un ruo­lo cen­tra­le: crea­re spa­zi in cui un ragaz­zo pos­sa dire ‘sto male’ pri­ma che quel dolo­re diven­ti azio­ne. Even­ti come quel­lo di Tre­sco­re Bal­nea­rio gene­ra­no sem­pre nar­ra­zio­ni pola­riz­za­te, per­ché ci fan­no con­tat­ta­re la nostra impo­ten­za e ci met­to­no davan­ti all’in­cer­tez­za anche in luo­ghi che dovreb­be­ro esse­re sicu­ri. Demo­niz­za­zio­ne del mino­re da un lato, giu­sti­fi­ca­zio­ni appa­ren­ti dall’altro; bia­si­mo del­le isti­tu­zio­ni e del­la fami­glia e richie­ste di ina­spri­men­ti di pene, sono solo luo­ghi comu­ni che ci dan­no una let­tu­ra sem­pli­ci­sti­ca del­la real­tà ma non ci aiu­ta­no a tro­va­re solu­zio­ni ade­gua­te. 
Spes­so, di fron­te a epi­so­di gra­vi, la rispo­sta imme­dia­ta è raf­for­za­re la sicu­rez­za nel­le scuo­le, con con­trol­li e metal detec­tor. Tali misu­re pos­so­no ridur­re alcu­ni rischi, ma non toc­ca­no la radi­ce: il modo in cui i ragaz­zi stan­no nel loro mon­do emo­ti­vo. La pre­ven­zio­ne del­la vio­len­za richie­de di aiu­ta­re i gio­va­ni a rico­no­sce­re e rego­la­re le emo­zio­ni, tol­le­ra­re la fru­stra­zio­ne e costrui­re un sen­so di sé non fon­da­to sul­la sopraf­fa­zio­ne, né sul­l’e­si­bi­zio­ne. La sfi­da, evi­den­zia Par­ri, è pro­muo­ve­re una cul­tu­ra del­la respon­sa­bi­li­tà e del­la liber­tà, in cui i ragaz­zi e le ragaz­ze impa­ri­no ad ascol­ta­re le pro­prie emo­zio­ni e a comu­ni­car­le rispet­tan­do gli altri e non solo esse­re con­te­nu­ti.

Gli epi­so­di come quel­lo di Ber­ga­mo, con­clu­de la con­si­glie­ra, non sono casi iso­la­ti né spie­ga­bi­li con cau­se uni­vo­che. Essi inter­ro­ga­no il siste­ma edu­ca­ti­vo, le fami­glie, le isti­tu­zio­ni e i model­li cul­tu­ra­li. Non esi­ste una “sfe­ra di cri­stal­lo” per pre­ve­der­li, ma il lavo­ro di psi­co­lo­ghe e psi­co­lo­gi può con­tri­bui­re a pre­ve­nir­li favo­ren­do rela­zio­ni e con­te­sti di cre­sci­ta emo­ti­va e rela­zio­na­le.

In linea con que­ste rifles­sio­ni, la pre­si­den­te dell’Ordine FVG, Eva Pasco­li, sot­to­li­nea: “Di fron­te a epi­so­di come quel­lo di Ber­ga­mo, il rischio è cer­ca­re rispo­ste sem­pli­ci a feno­me­ni com­ples­si. Come Ordi­ne del­le Psi­co­lo­ghe e degli Psi­co­lo­gi rite­nia­mo fon­da­men­ta­le non dele­ga­re inte­ra­men­te alla scuo­la il com­pi­to edu­ca­ti­vo, ma ripor­ta­re al cen­tro il ruo­lo del­la fami­glia e del­la comu­ni­tà. La let­te­ra dell’insegnante rap­pre­sen­ta un segna­le pre­zio­so: con­ti­nua­re a cre­de­re nei ragaz­zi, anche quan­do è dif­fi­ci­le, è già un atto edu­ca­ti­vo”.

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