4 aprile: Giornata Mondiale dell’IgG4, malattia che inganna tutti

4 aprile: Giornata Mondiale dell’IgG4, malattia che inganna tutti

01/04/2026 0 Di Redazione

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Il 4 aprile è la Giornata Mondiale dell’IgG4, malattia ‘camaleonte’ che inganna tutti

Campus Biomedico e Umberto I tra i centri di riferimento in Regione

Nel Lazio colpite circa 290 persone, anche 2 anni per la diagnosi

Una patologia rara e sistemica, spesso difficile da riconoscere, che richiede un approccio multidisciplinare. Gli specialisti di Roma: “Per un percorso terapeutico adeguato è fondamentale il dialogo tra medico curante e specialisti”

 

Defi­ni­ta dagli spe­cia­li­sti “la gran­de imi­ta­tri­ce”, la malat­tia IgG4-cor­re­la­ta (IgG4-RD) è una pato­lo­gia immu­no-media­ta rara che può nascon­der­si den­tro qua­si ogni orga­no: pan­creas, reni, ghian­do­le sali­va­ri, orbi­te ocu­la­ri, tiroi­de o aor­ta.  La sua capa­ci­tà di mani­fe­star­si con sin­to­mi ete­ro­ge­nei e spes­so poco spe­ci­fi­ci ren­de il rico­no­sci­men­to par­ti­co­lar­men­te com­ples­so. Non è raro, infat­ti, che ven­ga con­fu­sa con pato­lo­gie infiam­ma­to­rie, autoim­mu­ni o per­si­no con tumo­ri. È quin­di dif­fi­ci­le da indi­vi­dua­re, e a cau­sa di que­sto il per­cor­so dia­gno­sti­co diven­ta spes­so un’odissea per i pazien­ti.

Il 4 apri­le si cele­bra la Gior­na­ta Mon­dia­le dedi­ca­ta alla IgG4-RD: una data sim­bo­li­ca (4/4) che richia­ma l’anticorpo coin­vol­to nel­la malat­tia e che rap­pre­sen­ta un’importante occa­sio­ne per aumen­ta­re la con­sa­pe­vo­lez­za su una pato­lo­gia anco­ra poco cono­sciu­ta: per­ché cono­scer­la è il pri­mo pas­so per rico­no­scer­la.  In Ita­lia si sti­ma una pre­va­len­za di cir­ca 5 casi ogni 100.000 abi­tan­ti, con mag­gio­re inci­den­za tra i 50 e i 70 anni e una mag­gio­re pre­sen­za nel ses­so maschi­le.

Nel Lazio, in assen­za di un regi­stro nazio­na­le e regio­na­le spe­ci­fi­co, una sti­ma pro­por­zio­na­le sug­ge­ri­sce cir­ca 290 per­so­ne con IgG4-RD. Si trat­ta di un dato che riflet­te la rari­tà del­la pato­lo­gia e il poten­zia­le som­mer­so di pazien­ti anco­ra in cer­ca di una dia­gno­si cer­ta. L’impatto cli­ni­co può esse­re rile­van­te, soprat­tut­to quan­do la dia­gno­si arri­va in ritar­do. In alcu­ni casi pos­so­no tra­scor­re­re anche due anni pri­ma di otte­ne­re un inqua­dra­men­to cor­ret­to con pazien­ti indi­riz­za­ti tra diver­si spe­cia­li­sti, sot­to­po­sti a esa­mi ripe­tu­ti o a pro­ce­du­re inva­si­ve poten­zial­men­te evi­ta­bi­li.

“Essen­do una pato­lo­gia rico­no­sciu­ta solo di recen­te (pri­mi anni 2000), mol­ti spe­cia­li­sti potreb­be­ro non sospet­tar­la, cau­san­do ritar­di dia­gno­sti­ci che pos­so­no supe­ra­re i due anni – spie­ga Rober­to Gia­co­mel­li, diret­to­re dell’Unità Ope­ra­ti­va Com­ples­sa di Immu­no­reu­ma­to­lo­gia del Poli­cli­ni­co Uni­ver­si­ta­rio Cam­pus Bio-Medi­co di Roma e pro­fes­so­re ordi­na­rio di Reu­ma­to­lo­gia pres­so lo stes­so ate­neo –. La malat­tia si mani­fe­sta spes­so con mas­se fibro­ti­che o tume­fa­zio­ni d’or­ga­no che, radio­lo­gi­ca­men­te, sono indi­stin­gui­bi­li da tumo­ri mali­gni. Que­sto por­ta fre­quen­te­men­te a dia­gno­si erra­te di neo­pla­sie”. 

Le mani­fe­sta­zio­ni come aste­nia, per­di­ta di peso, feb­bre sono poco fre­quen­ti e mol­to gene­ri­che. “I sin­to­mi dipen­do­no dall’organo col­pi­to, ren­den­do dif­fi­ci­le per il cli­ni­co col­le­ga­re mani­fe­sta­zio­ni in distret­ti diver­si (es. ghian­do­le sali­va­ri e reni) a un’unica pato­lo­gia — aggiun­ge Gia­co­mel­li -. Seb­be­ne ele­va­ti livel­li di IgG4 nel san­gue sia­no un indi­ca­to­re impor­tan­te, non sono né spe­ci­fi­ci né sen­si­bi­li al 100%. Una dia­gno­si defi­ni­ti­va non può basar­si su un sin­go­lo test, ma richie­de l’integrazione di dati cli­ni­ci, radio­lo­gi­ci, sie­ro­lo­gi­ci e, soprat­tut­to, isto­pa­to­lo­gi­ci”.

Que­sto sce­na­rio por­ta spes­so a gra­vi ritar­di dia­gno­sti­ci. “Un pazien­te con una malat­tia rara arri­va alla dia­gno­si in gene­re dopo una vera e pro­pria odis­sea dia­gno­sti­ca – affer­ma Rober­ta Prio­ri, spe­cia­li­sta in Immu­no­lo­gia Cli­ni­ca dell’UOC Reu­ma­to­lo­gia-Ambu­la­to­rio malat­tie rare di inte­res­se reu­ma­to­lo­gi­co dell’AOU Poli­cli­ni­co Umber­to I di Roma –. Il momen­to del­la dia­gno­si è deli­ca­to, da un lato c’è il sol­lie­vo di sape­re final­men­te la cau­sa del pro­prio males­se­re, dall’altro si piom­ba nell’incertezza rela­ti­va al pro­prio futu­ro, alle pos­si­bi­li­tà di cura e gua­ri­gio­ne. È in que­sta fase che l’interazione, la col­la­bo­ra­zio­ne con il pro­prio medi­co e gli spe­cia­li­sti è fon­da­men­ta­le”. 

La malat­tia si pre­sen­ta con quat­tro feno­ti­pi prin­ci­pa­li (pan­crea­to-epa­to­bi­lia­re, retro­pe­ri­to­nea­le, testa-col­lo e siste­mi­co), cia­scu­no con carat­te­ri­sti­che spe­ci­fi­che che impli­ca­no approc­ci gestio­na­li dif­fe­ren­ti, pur con­di­vi­den­do l’obiettivo comu­ne di man­te­ne­re la malat­tia sot­to con­trol­lo e ridur­re il rischio di dan­no d’organo. In que­sto con­te­sto, spes­so il coin­vol­gi­men­to di più spe­cia­li­sti rap­pre­sen­ta un ele­men­to chia­ve per una gestio­ne appro­pria­ta del pazien­te. “Va ricor­da­to come non solo nel­la fase dia­gno­sti­ca, ma anche per il fol­low-up sia impor­tan­tis­si­mo il lavo­ro di equi­pe e l’approccio mul­ti­di­sci­pli­na­re – con­clu­de la prof. Prio­ri –. È fon­da­men­ta­le non solo la cor­ret­ta infor­ma­zio­ne ma pro­prio l’educazione tera­peu­ti­ca del pazien­te che dovrà esse­re in gra­do di con­vi­ve­re con la pro­pria malat­tia (più che un nemi­co, un vero e pro­prio sco­mo­do inqui­li­no), di rico­no­scer­ne i segna­li di atti­vi­tà e capi­re quin­di quan­do è il caso di chie­de­re aiu­to in anti­ci­po rispet­to ai con­trol­li pro­gram­ma­ti. Gra­zie ad un per­cor­so tera­peu­ti­co ade­gua­to si può rag­giun­ge­re una remis­sio­ne com­ple­ta ovve­ro l’assenza di segni e sin­to­mi del­la malat­tia”.

 

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