Sociale, Tiso(Accademia IC): “Istituzioni siano più sensibili a fenomeno povertà”

Sociale, Tiso(Accademia IC): “Istituzioni siano più sensibili a fenomeno povertà”

20/03/2026 1 Di Marco Montini

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Socia­le, Tiso(Accademia IC): “Isti­tu­zio­ni sia­no più sen­si­bi­li a feno­me­no pover­tà”

“La pover­tà oggi non è più in feno­me­no lon­ta­no, con­fi­na­to ai mar­gi­ni del­la socie­tà. Ha assun­to vol­ti nuo­vi: fami­glie che non rie­sco­no ad arri­va­re a fine mese, lavo­ra­to­ri con sti­pen­di insuf­fi­cien­ti, anzia­ni soli, gio­va­ni pre­ca­ri, geni­to­ri che devo­no sce­glie­re tra paga­re una bol­let­ta o riem­pi­re il fri­go­ri­fe­ro. Eppu­re, nono­stan­te la cre­scen­te dif­fi­col­tà, mol­te per­so­ne evi­ta­no di chie­de­re aiu­to. Anche quan­do san­no che esi­sto­no real­tà impor­tan­ti di volon­ta­ria­to pron­te ad acco­glier­le sen­za giu­di­zio. Per­ché suc­ce­de que­sto? Per­ché la pover­tà, oltre a esse­re una con­di­zio­ne mate­ria­le, è anche una feri­ta emo­ti­va. Per mol­te per­so­ne, ammet­te­re di ave­re biso­gno signi­fi­ca rico­no­sce­re una scon­fit­ta per­so­na­le. Vivia­mo in una socie­tà che esal­ta l’autosufficienza, il “ce la fac­cio da solo”, la for­za indi­vi­dua­le.  Ma il silen­zio, alla lun­ga, diven­ta un maci­gno. E può tra­sfor­ma­re una dif­fi­col­tà tem­po­ra­nea in una cri­si pro­fon­da. E tut­to que­sto biso­gna evi­tar­lo, è neces­sa­rio che isti­tu­zio­ni e comu­ni­tà lavo­ri­no insie­me per inver­ti­re il trend, aiu­ta­re e com­pren­de­re le fasce più fra­gi­li e vul­ne­ra­bi­li. Nel­la con­vin­zio­ne matu­ra­ta che chie­de­re aiu­to non toglie digni­tà: la resti­tui­sce. Le orga­niz­za­zio­ni di volon­ta­ria­to ad esem­pio non offro­no solo beni mate­ria­li: offro­no ascol­to, rispet­to, uma­ni­tà.  Non giu­di­ca­no, non clas­si­fi­ca­no, non misu­ra­no il valo­re del­le per­so­ne in base ai loro pro­ble­mi. Chie­de­re aiu­to non signi­fi­ca esse­re debo­li.  Signi­fi­ca esse­re uma­ni. E spes­so è pro­prio quel gesto, così dif­fi­ci­le, a per­met­te­re di rial­zar­si. In que­sto qua­dro, dun­que, ser­ve una comu­ni­tà che nor­ma­liz­zi la richie­sta di aiu­to, non giu­di­chi, non stig­ma­tiz­zi, rico­no­sca che la pover­tà può toc­ca­re chiun­que, e valo­riz­zi il corag­gio di chi si espo­ne. Per­ché la digni­tà non si per­de quan­do si chie­de aiu­to. Si per­de quan­do si lascia una per­so­na sola nel­la sua dif­fi­col­tà”.

Così, in una nota, Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca.

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