*Agricoltura del Lazio tra criticità e rilancio: ecco il report Confeuro*

*Agricoltura del Lazio tra criticità e rilancio: ecco il report Confeuro*

10/03/2026 0 Di Marco Montini

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Agri­col­tu­ra del Lazio tra cri­ti­ci­tà e rilan­cio. Un ter­ri­to­rio regio­na­le dal­la sto­ri­ca voca­zio­ne agroa­li­men­ta­re, con al suo inter­no Roma, il comu­ne agri­co­lo più gran­de d’Europa per esten­sio­ne (63.000 etta­ri) e con rile­van­ti quan­ti­tà e qua­li­tà del­le pro­du­zio­ni. “Il qua­dro che emer­ge dal Report Con­feu­ro resti­tui­sce per il Lazio un set­to­re pri­ma­rio in tra­sfor­ma­zio­ne, attra­ver­sa­ta da segna­li con­tra­stan­ti ma anche da dina­mi­che di vita­li­tà, soprat­tut­to sul fron­te del lavo­ro dipen­den­te e del­la pre­sen­za gio­va­ni­le”, sot­to­li­nea Andrea Tiso, pre­si­den­te nazio­na­le Con­feu­ro- Con­fe­de­ra­zio­ne Agri­col­to­ri Euro­pei, che ha ana­liz­za­to e mes­so a siste­ma i dati dell’OSSERVATORIO STATISTICO — Mon­do Agri­co­lo, pub­bli­ca­to dall’INPS nel 2025 e le ela­bo­ra­zio­ni Ismea nel rap­por­to 2024 “Gio­va­ni e Agri­col­tu­ra”. “Sul ver­san­te del­le impre­se con ope­rai agri­co­li dipen­den­ti — spie­ga Tiso — i dati Inps dico­no per il Lazio che dopo una fase di sostan­zia­le sta­bi­li­tà tra il 2019 (8.024 azien­de) e il 2021 (8.075), si regi­stra un calo nel bien­nio suc­ces­si­vo fino a 7.544 nel 2023. Nel 2024 però il dato risa­le a 7.768 uni­tà, con un incre­men­to di oltre 200 impre­se in un solo anno, in con­tro­ten­den­za rispet­to al dato nazio­na­le che segna un ‑1,1%. Se si con­si­de­ra l’intero perio­do 2019–2024, il sal­do resta comun­que leg­ger­men­te nega­ti­vo (cir­ca ‑250 azien­de), segna­le di una con­tra­zio­ne strut­tu­ra­le che solo nell’ultimo anno di rife­ri­men­to mostra un’inversione. Più dina­mi­co appa­re il fron­te dell’occupazione dipen­den­te: gli ope­rai agri­co­li nel Lazio pas­sa­no da 43.693 nel 2023 a 47.034 nel 2024, con un aumen­to del +7,6%, ben supe­rio­re alla media ita­lia­na (+2,4%). Il Lazio si col­lo­ca così tra le regio­ni più dina­mi­che, evi­den­zian­do una capa­ci­tà di assor­bi­men­to di mano­do­pe­ra supe­rio­re al trend nazio­na­le”, sot­to­li­nea anco­ra il pre­si­den­te Con­feu­ro. Che poi aggiun­ge: “Diver­so il qua­dro del lavo­ro auto­no­mo. A livel­lo nazio­na­le si regi­stra una fles­sio­ne (-1,9%) tra il 2023 e il 2024, con l’unica ecce­zio­ne degli Impren­di­to­ri Agri­co­li Pro­fes­sio­na­li (IAP), in lie­ve cre­sci­ta. Nel Lazio gli auto­no­mi sono 23.681 (14.562 uomi­ni e 9.119 don­ne), dato che evi­den­zia anco­ra un signi­fi­ca­ti­vo diva­rio di gene­re”.

Sul fron­te gio­va­ni­le, inve­ce, Con­feu­ro ha ana­liz­za­to il Rap­por­to Ismea, che segna­la nel caso del Lazio “una ridu­zio­ne del­le impre­se agri­co­le con­dot­te da gio­va­ni: dal­le 3.561 del 2018 si scen­de a 2.913 nel 2023 (-18,2%). Il calo è mar­ca­to e potreb­be indi­ca­re, anche e più in gene­ra­le, dif­fi­col­tà nel ricam­bio impren­di­to­ria­le. Tut­ta­via, il Lazio si distin­gue per l’elevata inci­den­za degli under 40 tra gli occu­pa­ti agri­co­li: nel 2022 rap­pre­sen­ta­no il 41,9% del tota­le regio­na­le, una del­le quo­te più alte in Ita­lia e ben supe­rio­re a mol­te altre regio­ni. Altro dato impor­tan­te: nel Lazio per il 2018 abbia­mo inci­den­za di cir­ca 8% del­le azien­de agri­co­le gio­va­ni­li sul tota­le (3561 su 43914). Men­tre nel 2023 sono cala­te al 7,2% (2913 su 40.355). La media nazio­na­le nel 2023 è 7,5% per cui sia­mo in linea”. Andrea Tiso con­clu­de: “In sin­te­si, l’agricoltura lazia­le negli ulti­mi anni sta attra­ver­san­do una fase di rior­ga­niz­za­zio­ne che se da un lato vede una lie­ve con­tra­zio­ne del nume­ro del­le impre­se dal­l’al­tro mostra un signi­fi­ca­ti­vo miglio­ra­men­to nel­la com­pe­ti­ti­vi­tà e pro­ie­zio­ne ai mer­ca­ti inter­na­zio­na­li ed un tan­gi­bi­le raf­for­za­men­to occu­pa­zio­na­le, soprat­tut­to tra i lavo­ra­to­ri dipen­den­ti e i gio­va­ni. Una dina­mi­ca che sug­ge­ri­sce un set­to­re agri­co­lo lazia­le in fer­men­to che vede si meno impre­se ma con un valo­re aggiun­to mag­gio­re e soprat­tut­to una pre­sen­za gio­va­ni­le nel lavo­ro anco­ra signi­fi­ca­ti­va, seb­be­ne più fra­gi­le sul pia­no impren­di­to­ria­le. Per que­sto moti­vo il tema del ricam­bio gene­ra­zio­na­le resta par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te. Come in mol­te altre real­tà regio­na­li ita­lia­ne, è neces­sa­rio inter­ve­ni­re con urgen­za: non si trat­ta sol­tan­to di una que­stio­ne nume­ri­ca, ma del futu­ro stes­so del Pae­se. Raf­for­za­re il lega­me tra i gio­va­ni e il set­to­re agri­co­lo signi­fi­ca soste­ne­re l’Italia come eccel­len­za agroa­li­men­ta­re a livel­lo inter­na­zio­na­le e valo­riz­za­re pro­du­zio­ni di qua­li­tà, nel rispet­to dell’ambiente e del­la sicu­rez­za ali­men­ta­re. È quin­di fon­da­men­ta­le comu­ni­ca­re effi­ca­ce­men­te ai gio­va­ni le oppor­tu­ni­tà offer­te dal com­par­to agri­co­lo, anche attra­ver­so ini­zia­ti­ve come l’indagine nazio­na­le “Agri Under 35 — Col­ti­via­mo il futu­ro”, rea­liz­za­ta per Con­feu­ro dall’Istituto Pie­po­li, che ha ana­liz­za­to le opi­nio­ni dei gio­va­ni ita­lia­ni sull’alimentazione e la loro per­ce­zio­ne del futu­ro dell’agricoltura”, chio­sa il pre­si­den­te Con­feu­ro, Andrea Tiso.

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