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“Negli ultimi anni il tema delle baby gang è tornato al centro dell’attenzione pubblica e mediatica in Italia. Episodi di violenza, furti, aggressioni ripresi e diffusi sui social hanno contribuito a rendere più visibile un fenomeno che, pur non essendo nuovo, sta assumendo forme diverse e più preoccupanti. Le statistiche delle forze dell’ordine e le segnalazioni dei servizi sociali indicherebbero un trend in crescita, soprattutto nelle aree urbane. E tale incremento non può essere spiegato con un’unica motivazione. Gli esperti indicano diversi fattori: dal disagio sociale e educativo all’Influenza dei social network, dalla carenza di spazi e opportunità, soprattutto nei quartieri più periferici, alla emulazione e assenza di regole. Alla luce di questo allarmante contesto, affrontare il tema delle baby gang significa occuparsi non solamente di sicurezza, ma soprattutto di prevenzione. Occorrono politiche educative più forti, supporto psicologico e familiare; investimenti nelle periferie, progetti che offrano ai giovani opportunità reali di crescita, e un uso consapevole dei social media. Il fenomeno è infatti lo specchio di un disagio giovanile più profondo, che non può essere risolto solo con misure repressive e richiede un impegno istituzionale congiunto: organismi politici, famiglie, scuole e comunità devono collaborare per offrire finalmente ai giovani nuove opportunità e spezzare definitivamente la spirale della violenza e dell’emarginazione”.
Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca
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Classe ’82, giornalista pubblicista dal 2012, cronista di strada dal 2007, scrivo ormai da tempo di sport, politica, sociale e cultura. Attualmente collaboro con testate dei Castelli Romani e della Capitale, fornendo al contempo prestazioni e consulenze di comunicazione per numerose realtà territoriali, private e pubbliche. Laziale, teatrante, animale sociale, adoro viaggiare, conoscere e nutrirmi della diversità, del nuovo, dello sconosciuto.