L’impegno di Confeuro e Accademia IC a tutela delle donne

L’impegno di Confeuro e Accademia IC a tutela delle donne

25/11/2025 0 Di Marco Montini

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Una gior­na­ta per dire “No” alla vio­len­za sul­le don­ne per sem­pre. Tan­te le ini­zia­ti­ve e le rifles­sio­ni anda­te in sce­na il 25 novem­bre, Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le per l’eliminazione del­la vio­len­za con­tro le Don­ne. Una data signi­fi­ca­ti­va, in cui, ad esem­pio, Con­feu­ro ha volu­to riba­di­re con for­za “un impe­gno che deve appar­te­ner­ci ogni gior­no: quel­lo di con­tra­sta­re ogni for­ma di vio­len­za, discri­mi­na­zio­ne e abu­so nei con­fron­ti del­le don­ne. La vio­len­za di gene­re non è un tema lon­ta­no: riguar­da le nostre comu­ni­tà, la nostra socie­tà, il mon­do del lavo­ro, i nostri ter­ri­to­ri. Come Con­feu­ro cre­dia­mo pro­fon­da­men­te in un’agricoltura che sia luo­go di rispet­to, pari oppor­tu­ni­tà e digni­tà per tut­te e per tut­ti. La pre­sen­za fem­mi­ni­le nel set­to­re pri­ma­rio è peral­tro fon­da­men­ta­le: nel­le pic­co­le e medie azien­de agri­co­le le don­ne svol­go­no un ruo­lo deter­mi­nan­te, che deve esse­re rico­no­sciu­to, soste­nu­to e valo­riz­za­to pie­na­men­te”, ha con­ti­nua­to Andrea Tiso, pre­si­den­te nazio­na­le Con­feu­ro. “È dun­que respon­sa­bi­li­tà di cia­scu­no di noi costrui­re una cul­tu­ra che rifiu­ti la vio­len­za e sosten­ga chi tro­va il corag­gio di denun­cia­re. Solo unen­do le for­ze pos­sia­mo pro­muo­ve­re un cam­bia­men­to rea­le e dura­tu­ro. Rin­no­via­mo oggi il nostro impe­gno a costrui­re un futu­ro in cui ogni don­na pos­sa vive­re libe­ra, tute­la­ta e rispet­ta­ta”, chio­sa il pre­si­den­te. Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca, inve­ce, ha volu­to par­la­re di un tema altret­tan­to deli­ca­to: “di come la cri­si cli­ma­ti­ca non sia solo una minac­cia ambien­ta­le e stia col­pen­do in modo sem­pre più evi­den­te i dirit­ti fon­da­men­ta­li del­le per­so­ne, in par­ti­co­la­re quel­li di don­ne e ragaz­ze. Tra i fron­ti più vul­ne­ra­bi­li c’è quel­lo del­la salu­te ses­sua­le e ripro­dut­ti­va, mes­sa a dura pro­va da even­ti cli­ma­ti­ci estre­mi, pover­tà cre­scen­te e siste­mi sani­ta­ri sem­pre più fra­gi­li. Secon­do orga­niz­za­zio­ni uma­ni­ta­rie e agen­zie inter­na­zio­na­li, infat­ti, allu­vio­ni, sic­ci­tà e onda­te di calo­re stan­no ren­den­do a livel­lo glo­ba­le sem­pre più dif­fi­ci­le l’accesso a ser­vi­zi essen­zia­li come con­trac­ce­zio­ne, assi­sten­za alla gra­vi­dan­za e par­to sicu­ro. Le strut­tu­re sani­ta­rie ven­go­no dan­neg­gia­te o iso­la­te, le scor­te di far­ma­ci si inter­rom­po­no e il per­so­na­le sani­ta­rio è spes­so costret­to a ope­ra­re in con­di­zio­ni di emer­gen­za. Ad esem­pio — ha aggiun­to Car­me­la Tiso -, quan­do un ciclo­ne distrug­ge una cli­ni­ca o un’alluvione ren­de impra­ti­ca­bi­li le stra­de, le pri­me a pagar­ne le con­se­guen­ze sono le don­ne incin­te e le ado­le­scen­ti. Ser­vi­zi con­si­de­ra­ti “non urgen­ti”, come la pia­ni­fi­ca­zio­ne fami­lia­re, ven­go­no sospe­si, men­tre aumen­ta­no gra­vi­dan­ze non pia­ni­fi­ca­te, abor­ti insi­cu­ri e com­pli­ca­zio­ni duran­te il par­to. Nel­le aree più col­pi­te dai cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci, soprat­tut­to in Afri­ca sub­sa­ha­ria­na, Asia meri­dio­na­le e Ame­ri­ca Lati­na, la cri­si ambien­ta­le si tra­du­ce in una cri­si silen­zio­sa dei dirit­ti ripro­dut­ti­vi. Non è un caso dun­que che sem­pre più esper­ti par­li­no di giu­sti­zia cli­ma­ti­ca come giu­sti­zia di gene­re. Chi con­tri­bui­sce meno al riscal­da­men­to glo­ba­le subi­sce le con­se­guen­ze più gra­vi. La salu­te ripro­dut­ti­va diven­ta così una linea di frat­tu­ra tra chi ha acces­so a cure e dirit­ti e chi ne vie­ne esclu­so”. Che fare, dun­que? “Nono­stan­te gli impe­gni inter­na­zio­na­li, i finan­zia­men­ti per inte­gra­re salu­te ripro­dut­ti­va e poli­ti­che cli­ma­ti­che resta­no insuf­fi­cien­ti. Gli esper­ti chie­do­no che i pia­ni di adat­ta­men­to cli­ma­ti­co inclu­da­no ser­vi­zi sani­ta­ri resi­lien­ti, con­trac­ce­zio­ne d’emergenza e pro­te­zio­ne spe­ci­fi­ca per don­ne e ragaz­ze nel­le situa­zio­ni di cri­si. La cri­si cli­ma­ti­ca, ormai, non è più solo una que­stio­ne di gra­di in più. È una que­stio­ne di dirit­ti, cor­pi e futu­ro”, ha chio­sa­to la por­ta­vo­ce nazio­na­le di Acca­de­mia IC.

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