Rifiuti, Tiso(Accademia IC): “Comuni si impegnino di più per economia circolare”

Rifiuti, Tiso(Accademia IC): “Comuni si impegnino di più per economia circolare”

14/11/2025 0 Di Marco Montini

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“Cosa devo­no fare le cit­tà ita­lia­ne per diven­ta­re real­men­te vir­tuo­se nel­la gestio­ne rifiu­ti? In pri­mis, rispet­ta­re le “tre “erre” dell’economia cir­co­la­re: Ridur­re, Riu­ti­liz­za­re e Rici­cla­re. Esse raf­fi­gu­ra­no i pila­stri di un approc­cio soste­ni­bi­le alla gestio­ne dei rifiu­ti e al con­su­mo del­le risor­se in gene­ra­le. La pri­ma, ossia Ridur­re, signi­fi­ca che il miglior rifiu­to è quel­lo che non si pro­du­ce. La secon­da del­le tre “erre”, Riu­ti­liz­za­re, signi­fi­ca dare una secon­da vita ai pro­dot­ti pri­ma che essi diven­ti­no rifiu­ti. La ter­za, Rici­cla­re, riguar­da il pro­ces­so di tra­sfor­ma­zio­ne dei mate­ria­li di scar­to in nuo­vi pro­dot­ti. I van­tag­gi del­le tre “erre” sono mol­te­pli­ci. Anzi­tut­to vi è la ridu­zio­ne del con­su­mo del­le risor­se natu­ra­li, del­la pres­sio­ne sul­le disca­ri­che e degli ince­ne­ri­to­ri e que­sto signi­fi­ca rispar­mia­re ener­gia e ridur­re l’inquinamento. Poi vi è la decre­men­to nel pro­dur­re nuo­vi ogget­ti e ciò por­ta al rispar­mio di mate­rie pri­me ed ener­gia. Alla luce di tut­to que­sto, non sono poche le real­tà in cui le tre “erre” pos­so­no mani­fe­star­si. Un esem­pio è il set­to­re agroa­li­men­ta­re, in cui i rifiu­ti orga­ni­ci pos­so­no esse­re tra­sfor­ma­ti in com­po­st per fer­ti­liz­za­re i ter­re­ni o in bio­gas per pro­dur­re ener­gia. Un altro esem­pio è il com­par­to auto­mo­bi­li­sti­co, dove per dimi­nui­re l’impatto di pro­du­zio­ne e smal­ti­men­to dei vei­co­li, si ricor­re al ricon­di­zio­na­men­to di com­po­nen­ti con azien­de che rige­ne­ra­no par­ti mec­ca­ni­che per dare loro una secon­da vita. L’applicazione del­le tre R è impor­tan­te anche nel­le cit­tà e non rap­pre­sen­ta solo una que­stio­ne ambien­ta­le, ma anche socia­le ed eco­no­mi­ca. I bene­fi­ci inclu­do­no: ridu­zio­ne dell’impatto ambien­ta­le: meno rifiu­ti, meno inqui­na­men­to, più bio­di­ver­si­tà. Rispar­mio eco­no­mi­co: sia per le ammi­ni­stra­zio­ni che per i cit­ta­di­ni. Inno­va­zio­ne e occu­pa­zio­ne: nuo­vi model­li di busi­ness, arti­gia­na­to cir­co­la­re, start-up green. Cul­tu­ra del­la soste­ni­bi­li­tà: edu­ca­zio­ne civi­ca, par­te­ci­pa­zio­ne atti­va, sen­so di comu­ni­tà. Le cit­tà che adot­ta­no l’economia cir­co­la­re diven­ta­no così labo­ra­to­ri di futu­ro, dove la soste­ni­bi­li­tà non è un obiet­ti­vo distan­te, ma una pra­ti­ca quo­ti­dia­na. E in que­sta dire­zio­ne isti­tu­zio­ni e comu­ni­tà devo­no lavo­ra­re”.

Così, in una nota stam­pa, Car­me­la Tiso, por­ta­vo­ce nazio­na­le Acca­de­mia Ini­zia­ti­va Comu­ne e pre­si­den­te del­la asso­cia­zio­ne Ban­die­ra Bian­ca.

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