Global Sumud Flotilla: partenza imminente per Gaza finalmente!

Global Sumud Flotilla: partenza imminente per Gaza finalmente!

03/09/2025 0 Di Maurizio Aversa

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Navi di soccorso, protesta e diritti: la missione umanitaria della Flotilla verso la Striscia di Gaza. Il nostro corrispondente Manfredo Pavoni ci aggiorna sulla situazione

di Mau­ri­zio Aver­sa

Da Cata­nia, il cor­ri­spon­den­te Man­fre­do Pavo­ni con­fer­ma che la par­ten­za del­la Glo­bal Sumud Flo­til­la è immi­nen­te. L’o­biet­ti­vo è chia­ro: rom­pe­re il bloc­co nava­le israe­lia­no sul­la Stri­scia di Gaza. “Sia­mo in pro­cin­to di met­te­re la prua diret­ti a Gaza,” dichia­ra Pavo­ni, par­te di un ampio movi­men­to inter­na­zio­na­le che uni­sce atti­vi­sti, gior­na­li­sti e per­so­ne comu­ni.

Que­sta mis­sio­ne non è un sem­pli­ce atto di soli­da­rie­tà, ma un’a­zio­ne con­cre­ta che ripren­de lo spi­ri­to di Dun­ker­que, uti­liz­zan­do una flot­ta di pic­co­le imbar­ca­zio­ni per por­ta­re aiu­ti e, soprat­tut­to, un mes­sag­gio di pace e uma­ni­tà dove la vita è minac­cia­ta.

Vento e mare grosso ostacolano le partenze

Le con­di­zio­ni meteo avver­se han­no mes­so alla pro­va la flot­ti­glia fin dal­l’i­ni­zio. Cin­que del­le cir­ca tren­ta imbar­ca­zio­ni sal­pa­te da Bar­cel­lo­na sono sta­te costret­te a rien­tra­re a cau­sa del mare gros­so, per la secon­da vol­ta in pochi gior­ni. Seb­be­ne il mal­tem­po abbia cau­sa­to ritar­di, la mag­gior par­te del­la flot­ta pro­se­gue il suo viag­gio ver­so Tuni­si, pre­ve­den­do una sosta alle Balea­ri per ricon­giun­ger­si con le bar­che ritar­da­te.

La risposta dei portuali italiani al blocco

La mobi­li­ta­zio­ne a soste­gno del­la mis­sio­ne è glo­ba­le, con una for­te ade­sio­ne anche in Ita­lia. A Geno­va, in rispo­sta alle minac­ce del gover­no israe­lia­no di inter­cet­ta­re gli aiu­ti, i por­tua­li han­no lan­cia­to un avver­ti­men­to: se le comu­ni­ca­zio­ni con la flot­ti­glia saran­no inter­rot­te o se ci saran­no azio­ni osti­li, la rispo­sta sarà il bloc­co del­le mer­ci diret­te a Israe­le da tut­ti i por­ti ita­lia­ni ed euro­pei. Que­sto gesto sot­to­li­nea la deter­mi­na­zio­ne del movi­men­to a non arre­tra­re di fron­te a pos­si­bi­li ritor­sio­ni.

L’at­tri­ce Susan Saran­don, sal­pa­ta con la Glo­bal Sumud Flo­til­la

La missione della Global Sumud Flotilla: obiettivi e protagonisti

La Glo­bal Sumud Flo­til­la nasce dal­l’u­nio­ne di diver­se ini­zia­ti­ve, tra cui la Free­dom Flo­til­la Coa­li­tion. Il nome stes­so inclu­de la paro­la ara­ba “Sumud”, che signi­fi­ca “resi­sten­za”, “resi­lien­za” e “testar­dag­gi­ne”, riflet­ten­do la natu­ra del­la mis­sio­ne. La mis­sio­ne è total­men­te non­vio­len­ta, con l’in­ten­zio­ne di por­ta­re aiu­ti, ma soprat­tut­to un mes­sag­gio poli­ti­co: l’as­se­dio deve fini­re.

Tra i par­te­ci­pan­ti ci sono medi­ci, gior­na­li­sti, atti­vi­sti, euro­de­pu­ta­ti, e per­so­na­li­tà di spic­co come l’at­tri­ce Susan Saran­done l’at­ti­vi­sta ambien­ta­le Gre­ta Thun­berg. L’o­biet­ti­vo non è l’au­to­ce­le­bra­zio­ne, ma met­te­re al cen­tro la sof­fe­ren­za del popo­lo pale­sti­ne­se.

Le richie­ste del­la flot­ti­glia sono chia­re:

  • Apri­re i por­ti e garan­ti­re un pas­sag­gio sicu­ro per navi civi­li e aiu­ti.
  • Chie­de­re ai gover­ni di por­re fine alla com­pli­ci­tà con Israe­le.
  • Sti­mo­la­re la mobi­li­ta­zio­ne popo­la­re per chie­de­re con­to ai lea­der del­le loro azio­ni.

“Quando il mondo tace, noi salpiamo”

Que­sto è il mot­to del­la flot­ti­glia, che agi­sce in un con­te­sto dove le vie di ter­ra sono bloc­ca­te e gli aiu­ti uma­ni­ta­ri limi­ta­ti. La scel­ta del­la via marit­ti­ma è una rispo­sta diret­ta a un bloc­co che Man­fre­do Pavo­ni defi­ni­sce “un geno­ci­dio in diret­ta”. La mis­sio­ne non por­ta solo un cari­co sim­bo­li­co, ma un mes­sag­gio for­te e chia­ro: è il momen­to di agi­re. Le pros­si­me tap­pe dipen­de­ran­no dal­le pres­sio­ni diplo­ma­ti­che che gli sta­ti deci­de­ran­no di eser­ci­ta­re.

Le motivazioni personali di un viaggio rischioso

Man­fre­do Pavo­ni spie­ga che la deci­sio­ne di par­ti­re è il frut­to di una pro­fon­da rifles­sio­ne per­so­na­le. Si inter­ro­ga sul ruo­lo del­l’in­dif­fe­ren­za, citan­do pen­sa­to­ri come Han­nah Arendt, Mar­tin Luther King e Anto­nio Gram­sci. La scel­ta di rischia­re un viag­gio peri­co­lo­so è una rispo­sta alla “bana­li­tà del male” e un modo per com­bat­te­re l’in­dif­fe­ren­za che spes­so accom­pa­gna le tra­ge­die. La sua moti­va­zio­ne più pro­fon­da è l’e­sem­pio che vuo­le dare al figlio, per poter rispon­de­re, in futu­ro, alla doman­da: “Tu cosa hai fat­to?”

Que­sto viag­gio rap­pre­sen­ta una rispo­sta for­te e per­so­na­le alla sto­ria e all’in­giu­sti­zia, una scel­ta di non resta­re in silen­zio di fron­te alla sof­fe­ren­za.

Gre­ta Thun­berg, sal­pa­ta con la Glo­bal Sumud Flo­til­la

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