GIOVANI E INCIDENTI STRADALI: LA FASCIA PIÙ COLPITA

GIOVANI E INCIDENTI STRADALI: LA FASCIA PIÙ COLPITA

03/09/2025 0 Di Redazione

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GIOVANI E INCIDENTI STRADALI: LA FASCIA PIÙ COLPITA. COME PREVENIRE I CONSEGUENTI TRAUMI PSICOLOGICI. NE PARLIAMO CON ADELIA LUCATTINI

Inter­vi­sta di Maria­lui­sa Rosci­no

Dopo un inci­den­te stra­da­le, spes­so l’attenzione si con­cen­tra sui dan­ni fisi­ci, ma è fon­da­men­ta­le non tra­scu­ra­re le con­se­guen­ze psi­co­lo­gi­che. Un inci­den­te, anche se di lie­ve enti­tà, può inne­sca­re un trau­ma psi­co­lo­gi­co che si mani­fe­sta con sin­to­mi come ansia, stress e attac­chi di pani­co. Rico­no­sce­re l’importanza di affron­ta­re que­sti trau­mi è il pri­mo pas­so per una ripre­sa com­ple­ta, sia fisi­ca, che men­ta­le. Di que­sto e mol­to altro anco­ra, ne par­lia­mo oggi con Ade­lia Lucat­ti­ni, Psi­chia­tra e Psi­coa­na­li­sta, Ordi­na­rio del­la Socie­tà Psi­coa­na­li­ti­ca Ita­lia­na

Lucat­ti­ni: “Gli inci­den­ti stra­da­li cau­sa­no feri­te psi­chi­che pro­fon­de e inci­den­ti trop­po spes­so tra­scu­ra­te. Neces­sa­ria dia­gno­si pre­co­ce e tem­pe­sti­vi inter­ven­ti di sup­por­to  e benes­se­re psi­co­lo­gi­co”.

Dott.ssa Lucattini, quali sono le cause principali degli incidenti stradali in Italia?

 Gli inci­den­ti sul­le stra­de rap­pre­sen­ta­no anco­ra oggi la pri­ma cau­sa di mor­te negli ado­le­scen­ti dai 15 anni in su e negli adul­ti sot­to i 40 anni, e sono respon­sa­bi­li di oltre la metà dei casi di para­li­si post-trau­ma­ti­ca.

Nel 2024 in Ita­lia si sono regi­stra­ti 173.364 inci­den­ti con feri­ti, che han­no pro­vo­ca­to 3.030 vit­ti­me e oltre 233.000 feri­ti. Il tas­so di mor­ta­li­tà è rima­sto sostan­zial­men­te sta­bi­le (51,4 mor­ti per milio­ne di abi­tan­ti), ma il costo socia­le di que­sti even­ti è enor­me: 18 miliar­di di euro, che sal­go­no a 22,6 miliar­di se si con­si­de­ra­no anche i dan­ni mate­ria­li.

Secon­do l’Istituto Supe­rio­re di Sani­tà e i dati ISTAT, le cau­se prin­ci­pa­li cam­bia­no anche in base all’età degli auto­mo­bi­li­sti, la gran­de mag­gio­ran­za degli inci­den­ti gra­vi e mor­ta­li dipen­de da com­por­ta­men­ti scor­ret­ti: ecces­so di velo­ci­tà, gui­da distrat­ta e peri­co­lo­sa (spes­so per uso del cel­lu­la­re), man­ca­to rispet­to del­la pre­ce­den­za o del­la distan­za di sicu­rez­za, ma anche dall’assunzione di alcol e sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti.

Un segna­le posi­ti­vo arri­va dal 2025, gra­zie al nuo­vo Codi­ce del­la Stra­da, nei pri­mi tre mesi dell’anno gli inci­den­ti sono cala­ti del 5,5%, i feri­ti dell’8,8% e le vit­ti­me addi­rit­tu­ra del 20,4% rispet­to allo stes­so perio­do del 2024, pari a 61 vite sal­va­te.

I dati ci dicono che le fasce d’età più a rischio riguardano in particolare i giovani e gli adolescenti. Quali possono essere i fattori scatenanti?

Negli ado­le­scen­ti e nei gio­va­ni i com­por­ta­men­ti a rischio come la gui­da spe­ri­co­la­ta, l’uso ecces­si­vo di alcol o sostan­ze, oppu­re atti­vi­tà estre­me sen­za ade­gua­te misu­re di sicu­rez­za, pos­so­no esse­re let­ti come una sor­ta di sfi­da alla mor­te. Non si trat­ta qua­si mai di un desi­de­rio con­sa­pe­vo­le di mori­re: spes­so i ragaz­zi non han­no pie­na con­sa­pe­vo­lez­za dell’ideazione sui­ci­da­ria e, per una sor­ta di nega­zio­ne incon­scia, met­to­no in atto con­dot­te impul­si­ve e peri­co­lo­se. In que­sti com­por­ta­men­ti è ricer­ca­to un “bri­vi­do anti­de­pres­si­vo”: un’eccitazione che momen­ta­nea­men­te alle­via la sof­fe­ren­za inte­rio­re.

La let­te­ra­tu­ra scien­ti­fi­ca recen­te con­fer­ma que­sta inter­pre­ta­zio­ne. Uno stu­dio pub­bli­ca­to sul Jour­nal of Affec­ti­ve Disor­ders (2025) ha dimo­stra­to che tra gli ado­le­scen­ti esi­ste una cor­re­la­zio­ne signi­fi­ca­ti­va tra idea­zio­ne sui­ci­da­ria e com­por­ta­men­ti di gui­da rischio­sa, con un aumen­to del rischio di inci­den­ti gra­vi.

Anche l’abuso di alcol e sostan­ze si lega a que­sto mec­ca­ni­smo: una revi­sio­ne appar­sa sul Jour­nal of Cli­ni­cal Medi­ci­ne (2025) ha evi­den­zia­to come l’uso di dro­ghe ille­ci­te nei gio­va­ni sia for­te­men­te asso­cia­to sia a com­por­ta­men­ti auto­le­si­vi indi­ret­ti, sia a epi­so­di di over­do­se non inten­zio­na­le.

Le neu­ro­scien­ze spie­ga­no in par­te que­sta vul­ne­ra­bi­li­tà: una ricer­ca pub­bli­ca­ta su Neu­rop­sy­cho­phar­ma­co­lo­gy (2025) ha mostra­to che, duran­te l’adolescenza, le aree cere­bra­li depu­ta­te al con­trol­lo degli impul­si matu­ra­no più len­ta­men­te rispet­to a quel­le coin­vol­te nel­la ricer­ca di sen­sa­zio­ni ed emo­zio­ni for­ti. Que­sto squi­li­brio favo­ri­sce la pro­pen­sio­ne ai com­por­ta­men­ti spe­ri­co­la­ti e aumen­ta il rischio di inci­den­ti.

Si parla spesso delle conseguenze fisiche, ma poco dei traumi psicologici che subisce chi è vittima di incidente e che può riguardare anche le stesse persone ad essa, vicine,  perché è bene, invece, non sottovalutarli?

Quan­do si par­la di inci­den­ti stra­da­li, ci si con­cen­tra mol­to sul­le con­se­guen­ze fisi­che, ma meno su quel­le psi­co­lo­gi­che, che pos­so­no esse­re altret­tan­to gra­vi. Chi soprav­vi­ve a un inci­den­te può spe­ri­men­ta­re, sul momen­to, feno­me­ni dis­so­cia­ti­vi: la deper­so­na­liz­za­zio­ne, cioè la sen­sa­zio­ne di esse­re scol­le­ga­ti dal pro­prio cor­po e di osser­var­si dall’esterno, e la derea­liz­za­zio­ne, cioè la per­ce­zio­ne dell’ambiente cir­co­stan­te come irrea­le, qua­si fos­se un film.

Gli inci­den­ti stra­da­li rap­pre­sen­ta­no la feri­ta pro­fon­da e invi­si­bi­le trop­po spes­so tra­scu­ra­ta. Neces­sa­ria dia­gno­si pre­co­ce e tem­pe­sti­vi inter­ven­ti di sup­por­to  e benes­se­re psi­co­lo­gi­co.

Nume­ro­se ricer­che con­fer­ma­no che que­sti sta­ti pos­so­no rap­pre­sen­ta­re il pre­lu­dio a distur­bi più com­ples­si. Uno stu­dio pub­bli­ca­to sul Jour­nal of Trau­ma­tic Stress (2025) ha mostra­to che fino al 45% dei soprav­vis­su­ti a inci­den­ti stra­da­li svi­lup­pa un Distur­bo Post-Trau­ma­ti­co da Stress (PTSD) entro sei set­ti­ma­ne, con sin­to­mi che pos­so­no dura­re anche tre anni, spes­so accom­pa­gna­ti da ansia e depres­sio­ne.

Un altro stu­dio su Psy­cho­lo­gi­cal Medi­ci­ne ha evi­den­zia­to che la dis­so­cia­zio­ne peri-trau­ma­ti­ca e per­si­sten­te, quin­di la pre­sen­za con­ti­nua di deper­so­na­liz­za­zio­ne e derea­liz­za­zio­ne, è uno dei prin­ci­pa­li pre­dit­to­ri del­la cro­ni­ciz­za­zio­ne del PTSD.

Inol­tre, una ricer­ca pub­bli­ca­ta su Fron­tiers in Psy­chia­try (2022) ha sot­to­li­nea­to che i distur­bi dis­so­cia­ti­vi lega­ti al trau­ma sono più dif­fu­si di altri distur­bi psi­chia­tri­ci comu­ni come il distur­bo bipo­la­re o osses­si­vo-com­pul­si­vo, ma spes­so riman­go­no sot­to­dia­gno­sti­ca­ti per anni, ritar­dan­do l’accesso alle cure appro­pria­te.

Ritiene, che anche chi assiste ad un incidente, quindi senza esserne coinvolto direttamente, possa avere importanti conseguenze sul piano psicologico ed emotivo?

Anche chi assi­ste a un inci­den­te sen­za esser­ne diret­ta­men­te coin­vol­to può ripor­ta­re con­se­guen­ze psi­co­lo­gi­che impor­tan­ti. Si par­la in que­sto caso di “trau­ma del testi­mo­ne”, un feno­me­no stu­dia­to dal­la psi­coa­na­li­si dell’emergenza, che ha svi­lup­pa­to negli anni inter­ven­ti mira­ti pro­prio per soste­ne­re chi si tro­va espo­sto a even­ti trau­ma­ti­ci in pri­ma per­so­na o come spet­ta­to­re.

Assi­ste­re a un inci­den­te stra­da­le può pro­vo­ca­re un for­te shock: la vista del­le auto distrut­te, del­le lamie­re con­tor­te, del­le per­so­ne feri­te ada­gia­te sull’asfalto o intrap­po­la­te, l’arrivo del­le ambu­lan­ze e dei soc­cor­si, tut­ti que­sti ele­men­ti evo­ca­no ango­sce pro­fon­de di mor­te e atti­va­no un’allerta inter­na che può sfo­cia­re in sin­to­mi acu­ti di ansia e stress.

La let­te­ra­tu­ra scien­ti­fi­ca più recen­te con­fer­ma que­sto qua­dro. Una ricer­ca pub­bli­ca­ta sul Euro­pean Jour­nal of Psy­cho­trau­ma­to­lo­gy(2025) ha mostra­to che non solo le vit­ti­me diret­te, ma anche i testi­mo­ni di inci­den­ti stra­da­li svi­lup­pa­no con fre­quen­za ele­va­ta sin­to­mi di distur­bo post-trau­ma­ti­co da stress (PTSD), in par­ti­co­la­re quan­do assi­sto­no a sce­ne di vio­len­za o di mor­te.

Ana­lo­ga­men­te, uno stu­dio sul Fron­tiers in Public Health (2024) ha evi­den­zia­to che i soprav­vis­su­ti indi­ret­ti, cioè testi­mo­ni, fami­lia­ri e soc­cor­ri­to­ri, ripor­ta­no un cari­co di salu­te men­ta­le signi­fi­ca­ti­vo e dura­tu­ro, spes­so tra­scu­ra­to dai ser­vi­zi sani­ta­ri, con sin­to­mi che van­no dall’ansia alla depres­sio­ne fino alla dis­so­cia­zio­ne.

In che modo, secondo Lei, è possibile superare il trauma psicologico?

 Gli esi­ti a distan­za sono mol­to diver­si, se il pazien­te ha per­so cono­scen­za, se ha avu­to trau­mi fisi­ci impor­tan­ti ed è sta­to sot­to­po­sto a inter­ven­ti chi­rur­gi­ci oppu­re se ha avu­to un pic­co­lo trau­ma, ma ha dovu­to comun­que fare una serie di accer­ta­men­ti e sot­to­por­si a cure e ripo­so for­za­to. Ci sono anche i pazien­ti che non han­no trau­mi fisi­ci seri, ma un note­vo­le trau­ma psi­co­lo­gi­co. In tut­ti que­sti casi, è neces­sa­ria l’e­la­bo­ra­zio­ne del trau­ma attra­ver­so un trat­ta­men­to psi­co­te­ra­peu­ti­co psi­co­di­na­mi­co e psi­coa­na­li­ti­co. Ogni trau­ma fisi­co cau­sa sem­pre un trau­ma psi­co­lo­gi­co, poi­ché ogni feri­ta nel cor­po è anche una feri­ta nel­la men­te.

I testi­mo­ni, inve­ce, soli­ta­men­te non neces­si­ta­no di un trat­ta­men­to spe­ci­fi­co ma per­so­ne che per altre ragio­ni si rivol­go­no ad uno psi­coa­na­li­sta, non di rado par­la­no degli inci­den­ti stra­da­li a cui han­no assi­sti­to come alcu­ne del­le espe­rien­ze trau­ma­tiz­zan­ti vis­su­te.

L’abuso di alcol continua a essere una delle cause principali degli incidenti stradali. Come mai, nonostante i fatti di cronaca, lo evidenzino spesso,  molte persone continuano a fare abuso di bevande alcoliche e a guidare in stato di ebbrezza?

Il pro­ble­ma dell’abuso di alcol è mol­to com­ples­so. Da un lato, c’è una for­te pres­sio­ne socia­le, dall’altro, una per­ce­zio­ne distor­ta degli effet­ti dell’alcol, spes­so mini­miz­za­ti o addi­rit­tu­ra asso­cia­ti a sva­go e socia­li­tà. A ciò, si aggiun­ge una scar­sa con­sa­pe­vo­lez­za dei dan­ni fisi­ci e men­ta­li a lun­go ter­mi­ne, nono­stan­te l’informazione pub­bli­ca.

La ricer­ca con­fer­ma que­sto intrec­cio tra aspet­ti cul­tu­ra­li e psi­co­lo­gi­ci. Uno stu­dio pub­bli­ca­to sul Jour­nal of Affec­ti­ve Disor­ders(2025) ha mostra­to come l’abuso di alcol sia stret­ta­men­te con­nes­so a depres­sio­ne e ansia, sot­to­li­nean­do che in mol­ti casi, il con­su­mo non è solo ricrea­ti­vo, ma una for­ma di auto­me­di­ca­zio­ne che fini­sce però per peg­gio­ra­re lo sta­to depres­si­vo, crean­do un cir­co­lo vizio­so.

Inol­tre, il con­su­mo di alcol ha un effet­to diret­to sul­la men­te e sul cer­vel­lo: disi­ni­bi­sce, ridu­ce il con­trol­lo degli impul­si e alte­ra la capa­ci­tà di giu­di­zio. Per que­sto, nono­stan­te i divie­ti e le cam­pa­gne di sen­si­bi­liz­za­zio­ne, soprat­tut­to i gio­va­ni con­ti­nua­no a gui­da­re in sta­to di ebbrez­za. Una ricer­ca pub­bli­ca­ta su Addic­tion (2025) ha riba­di­to con for­za che la gui­da in sta­to di ebbrez­za rima­ne una del­le prin­ci­pa­li cau­se di inci­den­ti stra­da­li e di mor­ta­li­tà sot­to i quarant’anni, con un rischio signi­fi­ca­ti­va­men­te aumen­ta­to già a livel­li di alcol nel san­gue infe­rio­ri ai limi­ti lega­li.

Quali sono le precauzioni che ogni automobilista può prendere per evitare l’eventuale rischio di incidente? E come è possibile  tutelare maggiormente i bambini in macchina?

La sicu­rez­za sul­le stra­de dipen­de in gran par­te dai com­por­ta­men­ti di cia­scun auto­mo­bi­li­sta. Le rego­le fon­da­men­ta­li pos­so­no sem­bra­re bana­li, ma fan­no dav­ve­ro la dif­fe­ren­za: non usa­re il cel­lu­la­re alla gui­da, rispet­ta­re i limi­ti di velo­ci­tà, man­te­ne­re la distan­za di sicu­rez­za e non met­ter­si mai al volan­te dopo ave­re bevu­to alcol o assun­to sostan­ze che ridu­co­no la luci­di­tà. Anche la stan­chez­za è un rischio serio: fer­mar­si quan­do ci si sen­te affa­ti­ca­ti è un gesto di respon­sa­bi­li­tà ver­so se stes­si e gli altri.

Per quan­to riguar­da i bam­bi­ni, la tute­la deve esse­re anco­ra più rigo­ro­sa. È fon­da­men­ta­le usa­re seg­gio­li­ni e siste­mi di rite­nu­ta omo­lo­ga­ti, ade­gua­ti al peso e all’età, e veri­fi­ca­re sem­pre che sia­no instal­la­ti cor­ret­ta­men­te. I bam­bi­ni non dovreb­be­ro mai viag­gia­re sen­za cin­tu­ra o in brac­cio a un adul­to, nep­pu­re per bre­vi tra­git­ti. Inol­tre, è bene ricor­da­re che i più pic­co­li van­no pro­tet­ti anche dal calo­re: mai lasciar­li soli in auto, nem­me­no per pochi minu­ti.

La rego­la d’oro è che la sicu­rez­za nasce dal rispet­to del­le nor­me e dall’attenzione ver­so i pas­seg­ge­ri più fra­gi­li. Come ha sot­to­li­nea­to uno stu­dio pub­bli­ca­to su Fron­tiers in Public Health (2024), la pre­ven­zio­ne degli inci­den­ti e la pro­te­zio­ne dei sog­get­ti vul­ne­ra­bi­li come i bam­bi­ni, richie­do­no non solo infra­strut­tu­re ade­gua­te, ma soprat­tut­to com­por­ta­men­ti con­sa­pe­vo­li da par­te dei gui­da­to­ri.

Met­ter­si alla gui­da in modo respon­sa­bi­le signi­fi­ca non solo ridur­re il rischio di inci­den­ti, ma anche pren­der­si cura del­la vita degli altri.

Quali consigli si sente di dare ai ragazzi,  che spesso sfrecciano con il motorino, non rispettando le norme di sicurezza stradale e a chi sempre più spesso non si ferma più, neanche in vista di pedoni sulle strisce pedonali?

-Rispet­ta­re i limi­ti di velo­ci­tà. La velo­ci­tà può dare un’illusione di poten­za, ma in real­tà aumen­ta espo­nen­zial­men­te il rischio di inci­den­ti. Gui­da­re pia­no non signi­fi­ca rinun­cia­re al diver­ti­men­to, ma pro­teg­ge­re la pro­pria vita e quel­la degli altri. La vera liber­tà è arri­va­re sani e sal­vi;

-Fer­mar­si sem­pre davan­ti ai pedo­ni. Sul­le stri­sce ogni pedo­ne è vul­ne­ra­bi­le e ha dirit­to alla prio­ri­tà. Non fer­mar­si signi­fi­ca non rico­no­sce­re l’altro come per­so­na, ma come osta­co­lo. Il rispet­to del­le rego­le stra­da­li è un atto di civil­tà e di uma­ni­tà;

-Mai alcol pri­ma di met­ter­si alla gui­da. Alcol e anche altre sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti alte­ra­no luci­di­tà, rifles­si e capa­ci­tà di giu­di­zio. Chi gui­da sot­to effet­to di que­ste sostan­ze non met­te a rischio solo se stes­so, ma anche chi incon­tra sul­la stra­da. Un gesto di leg­ge­rez­za può ave­re con­se­guen­ze irre­pa­ra­bi­li;

-Cer­ca­re emo­zio­ni in modo sicu­ro. La voglia di bri­vi­do è tipi­ca dell’età gio­va­ni­le, ma può esse­re sod­di­sfat­ta nel­lo sport, in atti­vi­tà sti­mo­lan­ti e nell’amore. La stra­da non è un luo­go per pro­va­re i pro­pri limi­ti. L’adrenalina può esse­re vis­su­ta in modo sano, sen­za met­te­re a repen­ta­glio la vita;

-Gesti­re rab­bia e impul­si­vi­tà. Mol­ti com­por­ta­men­ti peri­co­lo­si nasco­no da emo­zio­ni mal con­trol­la­te. Impa­ra­re a rico­no­sce­re la rab­bia e a tra­sfor­mar­la in ener­gia posi­ti­va è un segno di matu­ri­tà. Lo sfo­go non deve avve­ni­re attra­ver­so il rischio, ma attra­ver­so espres­sio­ni crea­ti­ve o fisi­che;

-Ricor­dar­si del­le per­so­ne care. Ogni vol­ta che si cor­re un rischio inu­ti­le, non si met­te in gio­co solo la pro­pria vita. Die­tro a un ragaz­zo che gui­da ci sono geni­to­ri, ami­ci e affet­ti che lo aspet­ta­no a casa. Pen­sa­re a loro può diven­ta­re il fre­no più poten­te;

-Par­te­ci­pa­re alle gior­na­te sull’educazione stra­da­le orga­niz­za­te a scuo­la, per ricor­da­re sem­pre che i buo­ni com­por­ta­men­ti devo­no sem­pre pri­meg­gia­re sul­le cat­ti­ve abi­tu­di­ni;

-Mai usa­re lo smart­pho­ne alla gui­da, una mini­ma distra­zio­ne può cau­sa­re dan­ni irre­pa­ra­bi­li e trau­mi psi­co­lo­gi­ci gra­vi;

-Guar­da­re den­tro se stes­si e tro­va­re il corag­gio di chie­de­re aiu­to. A vol­te, die­tro i com­por­ta­men­ti a rischio ci sono disa­gio, ansia o tri­stez­za che non tro­va­no paro­le. Guar­dar­si den­tro con sin­ce­ri­tà è il pri­mo pas­so per rico­no­sce­re quel­lo che si pro­va dav­ve­ro. Se la sof­fe­ren­za diven­ta trop­po pesan­te, rivol­ger­si a uno spe­cia­li­sta o ad uno psi­coa­na­li­sta, è un atto di for­za e di pre­mu­ra ver­so se stes­si.

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