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Global Sumud Flotilla verso Gaza. Il nostro corrispondente a bordo
30/08/2025Questo articolo è stato letto 934 volte!
Una corrispondenza esclusiva direttamente dal Global Sumud Flotilla, verso Gaza con cibo per il popolo palestinese
di Maurizio Aversa
Il nostro racconto numero zero: la Flottiglia della Resilienza verso Gaza
Al momento della pubblicazione di questo primo articolo, diverse imbarcazioni stanno salpando da ogni parte del mondo per confluire nel Mar Mediterraneo. L’obiettivo è formare una flottiglia di cittadini pacifici, sostenuti da associazioni e partiti, ma non dai governi, che sembrano fare poco o nulla per porre fine al genocidio e risolvere la questione palestinese.
Questo è il nostro “racconto zero” perché, se tutto andrà come previsto, il giornalista Manfredo Pavoni, a bordo di una delle navi, ci invierà un aggiornamento quotidiano. Seguiremo così la navigazione, le storie che incontrerà e gli eventi salienti fino all’avvicinamento alle coste di Gaza. Riconoscerete i suoi contributi grazie al logo che avrà solo la data e il numero progressivo del racconto.
Un ringraziamento speciale va ai nostri direttori, Francesca Marrucci e Marco Brancaccia, che, per condivisione di ideali e scelta professionale, hanno reso possibile la pubblicazione di questi resoconti in diretta dal mare.
Incontriamo Manfredo Pavoni
Manfredo Pavoni ci aiuterà, quando possibile, a raccontare questa coraggiosa e internazionale iniziativa chiamata Global Sumud Flotilla. Gli ho chiesto di presentarsi e mi ha detto: “Sono Manfredo Pavoni Gay, ho studiato teologia valdese e sono diventato educatore professionale. Ho poi studiato antropologia e ho conseguito un dottorato a Salvador de Bahia con una tesi comparativa sulle lotte delle comunità quilombola e del movimento NoTav. Ho fatto parte del movimento no global, ho lavorato a Roma per l’agenzia stampa di Migra e ho collaborato con ‘Carta Cantieri Sociali’, ‘Rinascita’ e ‘Radio Popolare Roma’, dove ero autore di ‘Bucanero’, un programma sull’America Latina. In seguito, ho lavorato nella cooperazione internazionale con la Provincia di Roma e la Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, seguendo il processo per i desaparecidos argentini di origine italiana. Attualmente insegno in un CPIA a Torino e faccio parte del direttivo del circolo Arci di Pinerolo.”
La Global Sumud Flotilla
Le comunicazioni ufficiali dell’iniziativa chiariscono il loro scopo: “Non è più il tempo del silenzio e dell’inerzia. Di fronte alle notizie e alle immagini che continuano ad arrivare da Gaza, e all’immobilismo delle istituzioni, è la società civile che si mobilita per rompere il silenzio, l’assedio e fermare la strage.
Dopo le manifestazioni e gli appelli, è il mondo intero a scendere in campo con una flotta che sventola 44 bandiere diverse. Il nome, Global Sumud Flotilla, significa ‘Flottiglia Globale della Resilienza’: ‘Sumud’ è un concetto profondamente radicato nella resistenza non violenta palestinese. Si tratta della più grande missione civile internazionale mai organizzata, con la partecipazione di quasi 50 Paesi. La destinazione è Gaza, e l’obiettivo è duplice: rompere il blocco navale per portare aiuti umanitari e, al tempo stesso, inviare un messaggio di solidarietà e vicinanza al popolo palestinese, esprimendo unanime indignazione per la strage che va avanti da quasi due anni, senza che nessuno intervenga per fermarla.”
Intervista a Maria Elena Delia, portavoce della Flottiglia
Maria Elena Delia, laureata in fisica e attivista per la causa palestinese dal 2008, quando partecipò alle prime due navigazioni verso Gaza con il Free Gaza Movement, è oggi la coordinatrice italiana della Global Sumud Flotilla. Recentemente ha rilasciato un’intervista a “Vita” (a cura di Chiara Ludovisi), che illustra in modo efficace obiettivi, rischi e il coraggio che animano questa impresa.
Come procedono i preparativi a poche ore dalla partenza?
“Lavoriamo 23 ore su 24! Coordinare tutto è estremamente complesso a livello logistico, burocratico, di sicurezza e di comunicazione. Ma il movimento conta centinaia di persone con competenze straordinarie che hanno deciso di metterle al servizio di Gaza.”
I rischi sono molti, come vi proteggete?
“La nostra prima protezione è la straordinaria visibilità che stiamo ottenendo, che non ci aspettavamo e ci commuove. Grazie ai social, si è creato un passaparola incredibile. Non possiamo proteggerci da possibili blocchi e arresti, ma la nostra azione è legale e la sua legittimità è la nostra prima difesa. Siamo disarmati, non violenti, portiamo aiuti umanitari e navigheremo in acque internazionali. In teoria, nessuno dovrebbe fermarci. Il nostro piano è di passare dalle acque internazionali a quelle di Gaza, ma è probabile che saremo fermati. Non potremo impedirlo, perché siamo una flotta civile e pacifica. Ma se la marina militare ci fermerà, non riconosceremo il suo diritto di intimarci di tornare indietro. La nostra protezione, lo ripeto, è la nostra legittimità. Ma la nostra protezione siete anche voi, giornalisti, e le tante persone che da terra ci sosterranno.”
Gli abitanti di Gaza sono a conoscenza dell’iniziativa?
“Sì, siamo in contatto con diverse persone e organizzazioni palestinesi e internazionali. Ieri, una partecipante che sarà con noi in barca mi ha raccontato che i suoi contatti a Gaza le hanno detto di essere ‘orgogliosi’ di lei. Questo mi fa sorridere, perché siamo noi ad avere solo da imparare da loro. Speriamo comunque che la nostra iniziativa riesca a farli sentire meno soli.”
È un’azione umanitaria o anche politica?
“È certamente umanitaria, perché porteremo aiuti e cercheremo di aprire un corridoio umanitario, chiedendo al tempo stesso che vengano riaperti quelli internazionali. Ma è anche un’azione politica, perché vogliamo che i nostri governi capiscano che i loro cittadini, che stanno aderendo in massa a questa iniziativa, sono esasperati da questa passività e connivenza con lo sterminio barbaro in corso a Gaza.”
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Un operatore dell’informazione. Un attivista culturale impegnato a diffondere le buone pratiche che aumentano ed estendono la fruizione del miglior bene immateriale di cui l’umanità dispone: il sapere, la conoscenza, la cultura. Questo il mio intimo a cui mi ispiro e la mia veste “giornalistica”. Professionalmente provengo da esperienze “strutturate” come sono gli Uffici Stampa pesanti: La Lega delle Cooperative, Botteghe Oscure. Ma anche esperienze di primo impatto: Italia Radio; e il mondo delle Rassegne Stampa cooperativa DIRE, Diretel, Rastel, Telpress. Per la carta stampata oltre una esperienza “in proprio” come direttore scientifico della rivista “Vini del Lazio”, ho collaborato con Paese Sera, con L’Unità, con Oggi Castelli.


