Global Sumud Flotilla verso Gaza. Il nostro corrispondente a bordo

Global Sumud Flotilla verso Gaza. Il nostro corrispondente a bordo

30/08/2025 0 Di Maurizio Aversa

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Una corrispondenza esclusiva direttamente dal Global Sumud Flotilla, verso Gaza con cibo per il popolo palestinese

di Mau­ri­zio Aver­sa

Il nostro racconto numero zero: la Flottiglia della Resilienza verso Gaza

Al momen­to del­la pub­bli­ca­zio­ne di que­sto pri­mo arti­co­lo, diver­se imbar­ca­zio­ni stan­no sal­pan­do da ogni par­te del mon­do per con­flui­re nel Mar Medi­ter­ra­neo. L’o­biet­ti­vo è for­ma­re una flot­ti­glia di cit­ta­di­ni paci­fi­ci, soste­nu­ti da asso­cia­zio­ni e par­ti­ti, ma non dai gover­ni, che sem­bra­no fare poco o nul­la per por­re fine al geno­ci­dio e risol­ve­re la que­stio­ne pale­sti­ne­se.

Que­sto è il nostro “rac­con­to zero” per­ché, se tut­to andrà come pre­vi­sto, il gior­na­li­sta Man­fre­do Pavo­ni, a bor­do di una del­le navi, ci invie­rà un aggior­na­men­to quo­ti­dia­no. Segui­re­mo così la navi­ga­zio­ne, le sto­rie che incon­tre­rà e gli even­ti salien­ti fino all’av­vi­ci­na­men­to alle coste di Gaza. Rico­no­sce­re­te i suoi con­tri­bu­ti gra­zie al logo che avrà solo la data e il nume­ro pro­gres­si­vo del rac­con­to.

Un rin­gra­zia­men­to spe­cia­le va ai nostri diret­to­ri, Fran­ce­sca Mar­ruc­ci e Mar­co Bran­cac­cia, che, per con­di­vi­sio­ne di idea­li e scel­ta pro­fes­sio­na­le, han­no reso pos­si­bi­le la pub­bli­ca­zio­ne di que­sti reso­con­ti in diret­ta dal mare.

Manfredo Pavoni Gay

Man­fre­do Pavo­ni Gay

Incontriamo Manfredo Pavoni

Man­fre­do Pavo­ni ci aiu­te­rà, quan­do pos­si­bi­le, a rac­con­ta­re que­sta corag­gio­sa e inter­na­zio­na­le ini­zia­ti­va chia­ma­ta Glo­bal Sumud Flo­til­la. Gli ho chie­sto di pre­sen­tar­si e mi ha det­to: “Sono Man­fre­do Pavo­ni Gay, ho stu­dia­to teo­lo­gia val­de­se e sono diven­ta­to edu­ca­to­re pro­fes­sio­na­le. Ho poi stu­dia­to antro­po­lo­gia e ho con­se­gui­to un dot­to­ra­to a Sal­va­dor de Bahia con una tesi com­pa­ra­ti­va sul­le lot­te del­le comu­ni­tà qui­lom­bo­la e del movi­men­to NoTav. Ho fat­to par­te del movi­men­to no glo­bal, ho lavo­ra­to a Roma per l’a­gen­zia stam­pa di Migra e ho col­la­bo­ra­to con ‘Car­ta Can­tie­ri Socia­li’, ‘Rina­sci­ta’ e ‘Radio Popo­la­re Roma’, dove ero auto­re di ‘Buca­ne­ro’, un pro­gram­ma sul­l’A­me­ri­ca Lati­na. In segui­to, ho lavo­ra­to nel­la coo­pe­ra­zio­ne inter­na­zio­na­le con la Pro­vin­cia di Roma e la Lega Inter­na­zio­na­le per i Dirit­ti e la Libe­ra­zio­ne dei Popo­li, seguen­do il pro­ces­so per i desa­pa­re­ci­dos argen­ti­ni di ori­gi­ne ita­lia­na. Attual­men­te inse­gno in un CPIA a Tori­no e fac­cio par­te del diret­ti­vo del cir­co­lo Arci di Pine­ro­lo.”

La Global Sumud Flotilla

Le comu­ni­ca­zio­ni uffi­cia­li del­l’i­ni­zia­ti­va chia­ri­sco­no il loro sco­po: “Non è più il tem­po del silen­zio e del­l’i­ner­zia. Di fron­te alle noti­zie e alle imma­gi­ni che con­ti­nua­no ad arri­va­re da Gaza, e all’im­mo­bi­li­smo del­le isti­tu­zio­ni, è la socie­tà civi­le che si mobi­li­ta per rom­pe­re il silen­zio, l’as­se­dio e fer­ma­re la stra­ge.

Dopo le mani­fe­sta­zio­ni e gli appel­li, è il mon­do inte­ro a scen­de­re in cam­po con una flot­ta che sven­to­la 44 ban­die­re diver­se. Il nome, Glo­bal Sumud Flo­til­la, signi­fi­ca ‘Flot­ti­glia Glo­ba­le del­la Resi­lien­za’: ‘Sumud’ è un con­cet­to pro­fon­da­men­te radi­ca­to nel­la resi­sten­za non vio­len­ta pale­sti­ne­se. Si trat­ta del­la più gran­de mis­sio­ne civi­le inter­na­zio­na­le mai orga­niz­za­ta, con la par­te­ci­pa­zio­ne di qua­si 50 Pae­si. La desti­na­zio­ne è Gaza, e l’o­biet­ti­vo è dupli­ce: rom­pe­re il bloc­co nava­le per por­ta­re aiu­ti uma­ni­ta­ri e, al tem­po stes­so, invia­re un mes­sag­gio di soli­da­rie­tà e vici­nan­za al popo­lo pale­sti­ne­se, espri­men­do una­ni­me indi­gna­zio­ne per la stra­ge che va avan­ti da qua­si due anni, sen­za che nes­su­no inter­ven­ga per fer­mar­la.”

Intervista a Maria Elena Delia, portavoce della Flottiglia

Maria Ele­na Delia, lau­rea­ta in fisi­ca e atti­vi­sta per la cau­sa pale­sti­ne­se dal 2008, quan­do par­te­ci­pò alle pri­me due navi­ga­zio­ni ver­so Gaza con il Free Gaza Move­ment, è oggi la coor­di­na­tri­ce ita­lia­na del­la Glo­bal Sumud Flo­til­la. Recen­te­men­te ha rila­scia­to un’in­ter­vi­sta a “Vita” (a cura di Chia­ra Ludo­vi­si), che illu­stra in modo effi­ca­ce obiet­ti­vi, rischi e il corag­gio che ani­ma­no que­sta impre­sa.

Come procedono i preparativi a poche ore dalla partenza?

“Lavo­ria­mo 23 ore su 24! Coor­di­na­re tut­to è estre­ma­men­te com­ples­so a livel­lo logi­sti­co, buro­cra­ti­co, di sicu­rez­za e di comu­ni­ca­zio­ne. Ma il movi­men­to con­ta cen­ti­na­ia di per­so­ne con com­pe­ten­ze straor­di­na­rie che han­no deci­so di met­ter­le al ser­vi­zio di Gaza.”

I rischi sono molti, come vi proteggete?

“La nostra pri­ma pro­te­zio­ne è la straor­di­na­ria visi­bi­li­tà che stia­mo otte­nen­do, che non ci aspet­ta­va­mo e ci com­muo­ve. Gra­zie ai social, si è crea­to un pas­sa­pa­ro­la incre­di­bi­le. Non pos­sia­mo pro­teg­ger­ci da pos­si­bi­li bloc­chi e arre­sti, ma la nostra azio­ne è lega­le e la sua legit­ti­mi­tà è la nostra pri­ma dife­sa. Sia­mo disar­ma­ti, non vio­len­ti, por­tia­mo aiu­ti uma­ni­ta­ri e navi­ghe­re­mo in acque inter­na­zio­na­li. In teo­ria, nes­su­no dovreb­be fer­mar­ci. Il nostro pia­no è di pas­sa­re dal­le acque inter­na­zio­na­li a quel­le di Gaza, ma è pro­ba­bi­le che sare­mo fer­ma­ti. Non potre­mo impe­dir­lo, per­ché sia­mo una flot­ta civi­le e paci­fi­ca. Ma se la mari­na mili­ta­re ci fer­me­rà, non rico­no­sce­re­mo il suo dirit­to di inti­mar­ci di tor­na­re indie­tro. La nostra pro­te­zio­ne, lo ripe­to, è la nostra legit­ti­mi­tà. Ma la nostra pro­te­zio­ne sie­te anche voi, gior­na­li­sti, e le tan­te per­so­ne che da ter­ra ci soster­ran­no.”

Gli abitanti di Gaza sono a conoscenza dell’iniziativa?

“Sì, sia­mo in con­tat­to con diver­se per­so­ne e orga­niz­za­zio­ni pale­sti­ne­si e inter­na­zio­na­li. Ieri, una par­te­ci­pan­te che sarà con noi in bar­ca mi ha rac­con­ta­to che i suoi con­tat­ti a Gaza le han­no det­to di esse­re ‘orgo­glio­si’ di lei. Que­sto mi fa sor­ri­de­re, per­ché sia­mo noi ad ave­re solo da impa­ra­re da loro. Spe­ria­mo comun­que che la nostra ini­zia­ti­va rie­sca a far­li sen­ti­re meno soli.”

È un’azione umanitaria o anche politica?

“È cer­ta­men­te uma­ni­ta­ria, per­ché por­te­re­mo aiu­ti e cer­che­re­mo di apri­re un cor­ri­do­io uma­ni­ta­rio, chie­den­do al tem­po stes­so che ven­ga­no ria­per­ti quel­li inter­na­zio­na­li. Ma è anche un’a­zio­ne poli­ti­ca, per­ché voglia­mo che i nostri gover­ni capi­sca­no che i loro cit­ta­di­ni, che stan­no ade­ren­do in mas­sa a que­sta ini­zia­ti­va, sono esa­spe­ra­ti da que­sta pas­si­vi­tà e con­ni­ven­za con lo ster­mi­nio bar­ba­ro in cor­so a Gaza.”

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