Marino. Sicurezza e videosorveglianza. Né orwelliani improvvisati né incapaci di mestiere: la via civica di Essere Marino

Marino. Sicurezza e videosorveglianza. Né orwelliani improvvisati né incapaci di mestiere: la via civica di Essere Marino

28/08/2025 0 Di Maurizio Aversa

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esem­pio di video­sor­ve­glian­za cen­tro sto­ri­co Fer­ra­ra


Le poli­ti­che del­la sicu­rez­za rispet­to ai cri­mi­ni fan­no capo alle for­ze dell’ordine, Cara­bi­nie­ri, Poli­zia di Sta­to e altri cor­pi simi­la­ri. Non di meno sul ter­ri­to­rio, oltre le pre­sen­ze anche se non ade­gua­te in nume­ro e mez­zi , ci sono gli inter­ven­ti di pre­ven­zio­ne e dis­sua­sio­ne. Uno di que­sti cam­pi può esse­re atti­va­to dal­le poli­ti­che loca­li dei Comu­ni. Se si affron­ta­no con serie­tà e tra­spa­ren­za. Venia­mo a Mari­no.
Tra slo­gan e pole­mi­che, la sicu­rez­za a Mari­no ha biso­gno di serie­tà. La pre­sun­ta sini­stra oggi bran­di­sce Orwell ma fini­sce per pro­por­re una cit­tà a tele­ca­me­re-spen­to-cer­vel­lo; la destra, inve­ce, con­fon­de ordi­ne e lega­li­tà con post e sel­fie e, quan­do ser­ve far fun­zio­na­re gli impian­ti, man­ca sem­pre un bul­lo­ne (o un ban­do).
Noi di Esse­re Mari­no rifiu­tia­mo la tifo­se­ria: tec­no­lo­gia sì, ma con rego­le chia­re, tra­spa­ren­za e risul­ta­ti misu­ra­bi­li.
Sicu­rez­za vuol dire rispet­ta­re la leg­ge e la pri­va­cy: fina­li­tà distin­te (urbana/stradale/ambientale), infor­ma­ti­ve chia­re, DPIA ( DPIA = Data Pro­tec­tion Impact Assess­ment — in ita­lia­no Valu­ta­zio­ne d’Impatto sul­la Pro­te­zio­ne dei Dati.
In bre­ve: un’analisi pre­ven­ti­va dei rischi per i dirit­ti e le liber­tà del­le per­so­ne deri­van­ti da un trat­ta­men­to di dati. Uti­liz­za­ta quan­do ser­ve (art. 35 GDPR): in caso di alto rischio, ad es. moni­to­rag­gio siste­ma­ti­co di aree pub­bli­che su lar­ga sca­la (tipi­co del­la video­sor­ve­glian­za), uso di nuo­ve tec­no­lo­gie, trat­ta­men­ti di dati sen­si­bi­li su vasta scala.quando neces­sa­ria, acces­si con­trol­la­ti e can­cel­la­zio­ne auto­ma­ti­ca del­le imma­gi­ni entro 7 gior­ni. Nien­te audio e nes­su­na scor­cia­to­ia bio­me­tri­ca nel­lo spa­zio pub­bli­co.).

esem­pio di video­sor­ve­glian­za in par­co pub­bli­co


E soprat­tut­to, nien­te sci­vo­la­te nel capi­ta­li­smo del­la sor­ve­glian­za di cui scri­ve Sho­sha­na Zuboff (Il capi­ta­li­smo del­la sor­ve­glian­za, LUISS 2023): i dati dei cit­ta­di­ni non sono mate­ria pri­ma per piat­ta­for­me o for­ni­to­ri. Resta­no sot­to il con­trol­lo dell’ente pub­bli­co, pun­to. Pro­po­sta civi­ca, con­cre­ta e veri­fi­ca­bi­le
1.Regolamento aggior­na­to: fina­li­tà sepa­ra­te, NO audio, 7 gior­ni rea­li, acces­si trac­cia­ti e cate­na di custo­dia. 2. Tra­spa­ren­za: car­tel­li con QR all’informativa este­sa, DPIA pub­bli­ca, report tri­me­stra­li su gua­sti, estra­zio­ni e risul­ta­ti. 3. Nien­te rico­no­sci­men­to facciale/biometria; no riu­so commerciale/AI dei dati da par­te dei for­ni­to­ri. 4. Appli­ca­zio­ne mira­ta del­le nor­me sui rifiu­ti “mini­mi” in ambi­to stra­da­le, sen­za deri­ve san­zio­na­to­rie gene­ra­liz­za­te.
Così si pos­so­no dare rispo­ste tec­no­li­gi­che con al cen­tro le per­so­ne ela loro sicu­rez­za: come indi­vi­dui e come col­let­ti­vi­tà. Il resto o è pro­pa­gan­da, o è Sta­to di poli­zia!

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