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Marino. Sicurezza e videosorveglianza. Né orwelliani improvvisati né incapaci di mestiere: la via civica di Essere Marino
28/08/2025Questo articolo è stato letto 958 volte!

esempio di videosorveglianza centro storico Ferrara
Le politiche della sicurezza rispetto ai crimini fanno capo alle forze dell’ordine, Carabinieri, Polizia di Stato e altri corpi similari. Non di meno sul territorio, oltre le presenze anche se non adeguate in numero e mezzi , ci sono gli interventi di prevenzione e dissuasione. Uno di questi campi può essere attivato dalle politiche locali dei Comuni. Se si affrontano con serietà e trasparenza. Veniamo a Marino.
Tra slogan e polemiche, la sicurezza a Marino ha bisogno di serietà. La presunta sinistra oggi brandisce Orwell ma finisce per proporre una città a telecamere-spento-cervello; la destra, invece, confonde ordine e legalità con post e selfie e, quando serve far funzionare gli impianti, manca sempre un bullone (o un bando).
Noi di Essere Marino rifiutiamo la tifoseria: tecnologia sì, ma con regole chiare, trasparenza e risultati misurabili.
Sicurezza vuol dire rispettare la legge e la privacy: finalità distinte (urbana/stradale/ambientale), informative chiare, DPIA ( DPIA = Data Protection Impact Assessment — in italiano Valutazione d’Impatto sulla Protezione dei Dati.
In breve: un’analisi preventiva dei rischi per i diritti e le libertà delle persone derivanti da un trattamento di dati. Utilizzata quando serve (art. 35 GDPR): in caso di alto rischio, ad es. monitoraggio sistematico di aree pubbliche su larga scala (tipico della videosorveglianza), uso di nuove tecnologie, trattamenti di dati sensibili su vasta scala.quando necessaria, accessi controllati e cancellazione automatica delle immagini entro 7 giorni. Niente audio e nessuna scorciatoia biometrica nello spazio pubblico.).

esempio di videosorveglianza in parco pubblico
E soprattutto, niente scivolate nel capitalismo della sorveglianza di cui scrive Shoshana Zuboff (Il capitalismo della sorveglianza, LUISS 2023): i dati dei cittadini non sono materia prima per piattaforme o fornitori. Restano sotto il controllo dell’ente pubblico, punto. Proposta civica, concreta e verificabile
1.Regolamento aggiornato: finalità separate, NO audio, 7 giorni reali, accessi tracciati e catena di custodia. 2. Trasparenza: cartelli con QR all’informativa estesa, DPIA pubblica, report trimestrali su guasti, estrazioni e risultati. 3. Niente riconoscimento facciale/biometria; no riuso commerciale/AI dei dati da parte dei fornitori. 4. Applicazione mirata delle norme sui rifiuti “minimi” in ambito stradale, senza derive sanzionatorie generalizzate.
Così si possono dare risposte tecnoligiche con al centro le persone ela loro sicurezza: come individui e come collettività. Il resto o è propaganda, o è Stato di polizia!
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Un operatore dell’informazione. Un attivista culturale impegnato a diffondere le buone pratiche che aumentano ed estendono la fruizione del miglior bene immateriale di cui l’umanità dispone: il sapere, la conoscenza, la cultura. Questo il mio intimo a cui mi ispiro e la mia veste “giornalistica”. Professionalmente provengo da esperienze “strutturate” come sono gli Uffici Stampa pesanti: La Lega delle Cooperative, Botteghe Oscure. Ma anche esperienze di primo impatto: Italia Radio; e il mondo delle Rassegne Stampa cooperativa DIRE, Diretel, Rastel, Telpress. Per la carta stampata oltre una esperienza “in proprio” come direttore scientifico della rivista “Vini del Lazio”, ho collaborato con Paese Sera, con L’Unità, con Oggi Castelli.
