Chiuso il Progetto Raggio Verde 2.0 sostenuto dalla Chiesa Valdese

Chiuso il Progetto Raggio Verde 2.0 sostenuto dalla Chiesa Valdese

21/07/2025 0 Di Anna Maria Gavotti

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Ascolto e condivisione le parole d’ordine della Serata conclusiva
Importante la presenza di Mario Soldaini, ambasciatore di Emergency a Gaza

Vivia­mo in un momen­to in cui gli appel­li alla Pace si mol­ti­pli­ca­no ogni gior­no a comin­cia­re dal­le rifles­sio­ni fat­te dome­ni­ca 20 luglio 2025 dal San­to Padre Leo­ne XIV nel cor­so del­la S.Messa cele­bra­ta nel­la Cat­te­dra­le di Alba­no Lazia­le nel­la qua­le ha affer­ma­to che “ser­vi­zio e ascol­to sono “dimen­sio­ni gemel­le” del­la vita: la scel­ta del dia­lo­go aiu­ta a “supe­ra­re frat­tu­re, osti­li­tà e a costrui­re comu­nio­ne: tra le per­so­ne, tra i popo­li, tra le religioni“per pro­se­gui­re con l’invito a dia­lo­ga­re e soprat­tut­to a depor­re le armi “.. per­ché il mon­do non sop­por­ta più, c’è tan­to con­flit­to, tan­te guer­re, biso­gna lavo­ra­re dav­ve­ro per la pace, pre­ga­re con fidu­cia in Dio ma anche lavo­ra­re” ter­mi­nan­do all’Angelus oggi a Castel­gan­dol­fo: “Chie­do che si fer­mi subi­to la bar­ba­rie del­la guer­ra e che si rag­giun­ga una riso­lu­zio­ne paci­fi­ca del con­flit­to”.

Alla luce di que­ste rifles­sio­ni e di que­sti appel­li risul­ta par­ti­co­lar­men­te apprez­za­bi­le quan­to pro­po­sto e orga­niz­za­to dall’Associazione cul­tu­ra­le Arte­mi­sta saba­to scor­so 19 luglio 2025 a Mari­no dove, nel giar­di­no dell’antico Mona­ste­ro del SS. Rosa­rio, alle ore 19,00 è anda­to in sce­na il Sag­gio fina­le del Pro­get­to Rag­gio Ver­de 2.0, i Mon­di che ci somi­glia­no idea­to da Sabi­na Bar­zi­lai e soste­nu­to dai fon­di dell’8x1000 del­la Chie­sa Val­de­se.

Filo con­dut­to­re: la guer­ra: di ogni tem­po, di ogni luo­go. Dal­la Mari­no del 1944 alla Gaza con­tem­po­ra­nea.

Pro­ta­go­ni­sti don­ne e bam­bi­ni di ogni età che han­no rac­con­ta­to sot­to varie for­me espres­si­ve (poe­sia, musi­ca, can­to, testi­mo­nian­za) le loro espe­rien­ze a segui­to del­la guer­ra nei lori rispet­ti­vi pae­si d’origine: Mariam dall’Iran, Nazi­fa e Fatè­ma dall’Afghanistan, Sha­thà con la figlia Inti­sar da Gaza in Pale­sti­na, Ada, Anto­niet­ta, Bar­ba­ra, Fran­ce­sca, Lorel­la e Anna Maria Pace da Mari­no (autri­ce dei dia­lo­ghi in mari­ne­se di una del­le sce­ne) Imen da Tuni­si, la pic­co­la Wal­lah dal­la Pale­sti­na, Nasi­ba, Masu­ma e Sedi­qa di etnia aza­ra dall’Afghanistan anch’esse con Zia, uni­co uomo pre­sen­te nel grup­po, che si sono esi­bi­te davan­ti ad un pub­bli­co atten­to, par­te­ci­pe e com­mos­so dai rac­con­ti di tan­te atro­ci­tà vis­su­te e comu­ni­ca­te ai pre­sen­ti.

A fare gli ono­ri di casa una “redi­vi­va” Costan­za Colon­na che ha accol­to nel suo castel­lo tut­te le don­ne invi­tan­do­le ad aprir­si e a far cono­sce­re le pro­prie rispet­ti­ve espe­rien­ze sor­seg­gian­do un thè.

Tut­ti i testi del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne sono sta­ti scrit­ti dal­le don­ne pro­ta­go­ni­ste, come ha avu­to modo di sot­to­li­nea­re Sabi­na Bar­zi­lai che ha cura­to la regia dopo mesi tra­scor­si a rac­co­glie­re le varie testi­mo­nian­ze da pro­por­re.

Il pro­get­to è sta­to rea­liz­za­to gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne di impor­tan­ti real­tà del ter­ri­to­rio: Coop. Una Cit­tà Non Basta e la il S.A.I. @HOME_Marino del CpA non­ché il Comi­ta­to di Quar­tie­re Bor­go Gari­bal­di, qua­le espres­sio­ne del­la comu­ni­tà di base mari­ne­se.

“La bel­lez­za è che si sono mes­se insie­me sto­rie di tan­ti pae­si e sto­rie vis­su­te tan­ti anni fa anche in Ita­lia con una linea comu­ne in tut­to. E ogni anno sco­pria­mo come le feri­te tra­sfor­ma­no e por­ta­no a con­di­vi­de­re. La linea comu­ne di que­sti due anni cre­do sia lo sta­re insie­me, ritro­var­si e rac­con­tar­si, anche cose brut­te che si sono vis­su­te ma che poi por­ta­no a dei begli incon­tri e a bel­le espe­rien­ze”, que­ste le paro­le di Maria Rosa­ria Cal­de­ro­ne di Una Cit­tà Non Basta.

Da regi­stra­re la pre­sen­za tra il pub­bli­co del gio­va­ne scrit­to­re Mario Sol­dai­ni, amba­scia­to­re di Emer­gen­cy a Gaza, cura­to­re del­la rac­col­ta di poe­sie gaza­wi Il loro gri­do è la mia voce soste­nu­to da Gine­vra Bom­pia­ni e Lucia­na Castel­li­na­che è inter­ve­nu­to al ter­mi­ne del­la sera­ta.

“Sono qui e rin­gra­zio tut­te voi per la resti­tu­zio­ne che è tan­to più di que­sto, per­ché è la vita così si è espres­so lo scrit­to­re Mario Sol­dai­ni — Ave­te mostra­to la vostra vita . Per me è sta­to un pri­vi­le­gio rac­co­glie­re le voci di chi non può esse­re qua che è a Gaza in que­sto momen­to, chi non c’è più: due dei poe­ti che abbia­mo rac­col­to in que­sto libro non ci sono più e baste­reb­be pen­so il fat­to che sia io qui a par­la­re al posto loro, a dire che c’è qual­co­sa che non va, che dob­bia­mo com­bat­te­re con la for­za del­la pace, con quel­lo che abbia­mo a dispo­si­zio­ne per eli­mi­na­re dal nostro quo­ti­dia­no, ripor­tan­do nel quo­ti­dia­no quel­la poe­sia. Oggi tra l’altro ricor­re il Bom­bar­da­men­to di San Loren­zo (a Roma). Quel­lo che ha col­pi­to la mia fami­glia e i miei non­ni. Oggi ci ave­te por­ta­to den­tro una sto­ria che non vor­rem­mo pro­va­re, attra­ver­so le vostre paro­le. Così come tut­ti que­sti poe­ti (con­te­nu­ti nel libro) in real­tà a chi non ha anco­ra risen­ti­to sul­la pro­pria pel­le il suo­no del­le bom­be, que­ste poe­sie resti­tui­sco­no tan­to per­ché ci fan­no lascia­re tut­to ciò in più che ci por­tia­mo die­tro e ci met­to­no davan­ti la dram­ma­ti­ci­tà vio­len­tis­si­ma di un mon­do che abbia­mo con­tri­bui­to a costrui­re e che con­ti­nuia­mo a costrui­re ogni gior­no con il nostro assen­so, con il nostro con­sen­so, con il nostro silen­zio, con i nostri sol­di anche. Que­sti poe­ti, quel­li che non ci sono più, quel­li che con­ti­nua­no a scri­ve­re ogni gior­no a Gaza ci stan­no dimo­stran­do che non han­no biso­gno di altro se non di ascol­to e noi non stia­mo dan­do voce a nes­su­no ma abbia­mo sol­tan­to biso­gno di comin­cia­re ad ascol­ta­re, e que­sto for­se è anche il pri­mo signi­fi­ca­to poli­ti­co di quel­lo che cre­do sia esse­re la poe­sia. Rin­gra­zio voi per aver con­tri­bu­to a que­sto gran­dis­si­mo atto poe­ti­co”.

“Il libro di cui ci hai par­la­to è sul mio como­di­no – ha det­to Mar­co Fri­sa­ri in rap­pre­sen­tan­za del S.A.I. @HOME_Marino del CpA­ri­vol­to allo scrit­to­re Mario Sol­dai­ni – hai det­to una cosa rile­van­te: sono cose che non voglia­mo sen­ti­re. Non lo sto leg­gen­do. E’ una for­ma di distac­co dal­la real­tà. Vivo tut­ti i gior­no l’esperienza del­le per­so­ne che vivo­no all’interno del­la nostra strut­tu­ra. Cre­do di non far­ce­la a subi­re un altro peso. Ed è brut­to da dire ma è una real­tà. C’è un limi­te al livel­lo di sop­por­ta­zio­ne e al sen­so di emo­ti­vi­tà che si ha rispet­to ad alcu­ne vicen­de. All’interno del cen­tro ven­go­no rea­liz­za­ti pro­get­ti di inte­gra­zio­ne del­le per­so­ne, per­ché noi non fac­cia­mo solo acco­glien­za, che è la par­te mate­ria­le che dia­mo alle per­so­ne, ma è tut­to il resto che ha una rile­van­za rea­le che può cam­bia­re la vita del­le per­so­ne. Esse­re qui oggi è impor­tan­tis­si­mo, vede­re del­le per­so­ne di Mari­no atten­te alle nostre tema­ti­che ci fa bene. Abbia­mo fat­to una scel­ta come strut­tu­ra nata da un caso quel­la del can­cel­lo aper­to. Non lo chiu­dia­mo per evi­ta­re il distac­co. Chiun­que può entra­re e incon­tra­re le per­so­ne che vivo­no nel­la strut­tu­ra e incon­tra­re noi. Non è un luo­go nasco­sto o insi­cu­ro. C’è chi vie­ne a pas­seg­gia­re nel via­le, chi inse­gna ai nipo­ti ad anda­re in bici­clet­ta ed è bel­lis­si­mo per­ché incon­tra­no le nostre per­so­ne. Quest’anno abbia­mo fat­to un’esperienza bel­lis­si­ma orga­niz­zan­do un cen­tro esti­vo per i bam­bi­ni a cui han­no par­te­ci­pa­to anche i miei figli. Han­no avu­to l’opportunità di vive­re con del­le comu­ni­tà total­men­te dif­fe­ren­ti tra loro che si incon­tra­va­no e vive­va­no insie­me tut­ta la gior­na­ta, gra­zie anche all’aiuto del­le Suo­re pre­sen­ti. In alcu­ni momen­ti ci per­dia­mo, per­ché è anche lavo­ro per noi, diven­tia­mo dei buro­cra­ti, ma sera­te come que­sta resti­tui­sco­no il sen­so del­la bel­lez­za del lavo­ro che fac­cia­mo ogni gior­no”.

“Gran­de sod­di­sfa­zio­ne per me vede­re che Il Rag­gio Ver­de – ini­zia­ti­va uni­ca nell’ambito di que­sto ter­ri­to­rio — sta cre­scen­do di anno in anno. A par­te­ci­pa­zio­ne pre­va­len­te­men­te fem­mi­ni­le, stia­mo final­men­te con­qui­stan­do la fidu­cia del­le ospi­ti stra­nie­re che comin­cia­no a rico­no­sce­re que­sto pro­get­to come uno spa­zio di espres­sio­ne per­so­na­le e un pon­te di comu­ni­ca­zio­ne con le real­tà loca­li” que­sta la dichia­ra­zio­ne di Sabi­na Bar­zi­lai Pre­si­den­te di Arte­mi­sta e idea­tri­ce del pro­get­to.

Quan­to rea­liz­za­to gra­zie al pro­get­to RAGGIO VERDE 2.0 va pro­prio nel­la dire­zio­ne del ser­vi­zio e dell’ascolto, in linea con quan­to Papa Leo­ne XIV ha sot­to­li­nea­to nel­la gior­na­ta dome­ni­ca­le tra­scor­sa tra Alba­no e Castel­gan­dol­fo, ai Castel­li Roma­ni. A Mari­no si sta rea­liz­zan­do pro­prio que­sto.

FOTOLe partecipanti al progetto con Sabina BarzilaiSabina Barzilai Presidente di Artemista e ideatrice del progettoIl pubblico presente

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