“Una grave ferita alla democrazia, comunque vada”, così il consigliere comunale del Pd di Cerveteri, Juri Marini, riguardo la sentenza del Tar che ha bocciato l’ammissione della lista del Popolo della Libertà alle prossime elezioni regionali.
Questo il lungo commento di Marini:
Il TAR Lazio respinge il ricorso della lista PDL alle regionali. Un atto di giustizia contro l’arroganza del potere. Non c’è da esultare, tuttavia. Milioni di persone non potranno votare per il proprio partito e per i propri candidati. Questa è una ferita profonda, senza precedenti, per la democrazia. L’assurdo è stato pensare di poterla sanare con una ulteriore violenza ai principi e alle regole democratiche. Siamo tutti uguali di fronte alla legge. O almeno dovremmo esserlo. La prevaricazione del Governo risulta ancor più insopportabile se si considera che il “pasticcio”, come ormai appare noto, ha origini tutte interne alla stessa PDL. Una resa dei conti fratricida che ha accomunato azioni diverse a Roma e Milano, condotte in modo goffo da fronde leghiste e fedelissimi berlusconiani, evidentemente insofferenti a certe espressioni di libertà e indipendenza che da tempo contraddistinguono l’azione politica di certi esponenti ex AN.
Coincidenze? Forse, ma troppe coincidenze, tutte insieme, legittimano il sospetto di una strategia di fondo, per quanto sconclusionata, figlia di insofferenza, intolleranza, arroganza e tanta, tanta irresponsabilità. Una guerra interna allo stesso PDL, dunque, che ha prodotto un vulnus democratico e insanabile al loro stesso elettorato. Quel che invece di sicuro non è una coincidenza, è stato l’ennesimo smacco anticostituzionale e antidemocratico del despota al potere. E dopo le leggi “ad personam”, per la prima volta in Italia abbiamo assistito alla vergogna di un decretino “ad listam”. Con totale sprezzo delle più basilari regole democratiche, del tutto illegittimo e prevaricatore dell’autonomia delle Regioni. Per quanto ancora mezza Italia sarà disposta a sopportare tali angherie? Per quanto ancora dovremo assistere allo sfaldamento di una già fragile coscienza civica nazionale? Seppure possa apparire forte, forse è giunto il momento di cominciare a pensare ad alternative serie per uscire da questa anomalia che ci allontana dall’Europa e sfalda la stessa unità nazionale. Possibile che non sia ancora giunto il momento di tracciare una linea netta e invalicabile fra chi ancora si riconosce nei valori e nei principi costituzionali e chi invece non perde occasione per calpestarli?
L’ipotesi di un Governo di Salute Pubblica, fra il centrosinistra e la parte sana del centrodestra, a mio modesto avviso, non appare più tanto assurda. Un larga coalizione quale estrema difesa contro le continue minacce alla democrazia e alla Costituzione da parte del “dittatore” e dei suoi lacchè. Un percorso, il più breve possibile, con pochi ma irrinunciabili obiettivi, per riconsegnare credibilità all’intero sistema, alla magistratura, alla politica, per condurre il paese fuori della crisi e ricostruire una comune coscienza civica: penso alla difesa della democrazia e della costituzione, alla tutela della libertà di informazione, alla definizione condivisa delle regole del gioco e delle riforme di cui il paese ha bisogno, alla lotta alla mafia e alla corruzione dilagante. Le battaglie di questi ultimi mesi del Presidente Fini potrebbero essere la base di partenza per un confronto serio. Sosterrei con coraggio e convinzione un percorso chiaro in questo senso. Rinviando le battaglie politiche più profonde e “di parte” a tempi più “puliti” e sereni, quando, con regole comuni e una rinnovata e condivisa coscienza civica, non si dovrà più aver paura che vinca uno schieramento oppure l’altro.
Appare significativo ricordare le parole della stessa Polverini, pronunciate proprio agli inizi di questa vicenda: “accetteremo la decisione dei giudici”. Parole di dignità, di responsabilità politica, di civiltà. L’assurdo è che parole del genere, pronunciate da un’esponente del PDL, oggi rischiano di suonare addirittura come rivoluzionarie. Anche per questo, il mio pensiero e la mia solidarietà vanno agli elettori del PDL (soprattutto a quanti — e sono tanti — non sopportano più questa interminabile e imbarazzante sudditanza ai problemi personali del padrone), ai quali probabilmente sarà negato il diritto al voto a causa dell’inettitudine e dell’irresponsabilità di alcuni loro rappresentanti. Comunque vada, la democrazia e i principi costituzionali hanno già perso.











