In scena ci sono due donne. Due donne comuni che nel giro di un’ora e mezza diventano un simbolo teatrale. Nessuno si aspetterebbe da due giovani attrici, Chiara Candidi e Pamela Del Grosso, una profondità così valida nell’affrontare un mondo complesso come quello dell’identità femminile. Il loro essere simboli non le trasforma in un emblema banale o in una bandiera, ma in una forza innata che accomuna l’essere donna. E’ questo che si vede in scena: energia vitale.
Le immagini che le due attrici offrono al pubblico sono innumerevoli e sono dei segni che, se letti con lucidità, portano a una uova consapevolezza: chi assiste non è un pubblico generico, ma un testimone.
Chiara e Pamela così raccontano il proprio spettacolo: “Non siamo chiamati qui e ora a cambiare il mondo, ma possiamo agire nel quotidiano pensando di migliorare quello spicchio di mondo nel quale ci troviamo e, forse ancor prima: non siamo chiamati qui e ora ad entrare immediatamente in contatto con noi stessi, con quello che siamo nel profondo, ma possiamo nel quotidiano provarci a muoverci, pensare, amare, combattere, lavorare per avvicinarci sempre più alla nostra vera origine, alla nostra vera casa, alla nostra vera anima. E’ la ricerca che ogni uomo da sempre vuole compiere per capire chi è veramente… noi l’abbiamo rappresentata parlando di due donne, che sono prima di tutto alter ago di noi due attrici, ognuna di noi è l’autrice del suo personaggio e così facendo è la sua creatrice, la sua altra
faccia, la sua fonte originaria. Ma poi, attraverso un percorso di distanziamento da noi stesse, necessario per la scrittura e la regia teatrale, abbiamo individuato l’alter ego, la forma, la parte selvaggia, vera ognuna del proprio personaggio… e ce la siamo scambiata… alla fine questo nostro lavoro è stato tutto un lavoro di scambio di anime, di paure, di esperienze di vita e di esperienze creative, un gioco tra due attrici, tra due amiche, tra due donne. E il risultato sono due donne: Mirta e Irene, che hanno la fortuna, attraverso i nostri corpi e le nostre emozioni, di compierlo questo viaggio miracoloso che è la ricongiunzione con la propria vera anima… “selvaggia” come abbiamo imparato a chiamarla grazie allo studio che abbiamo fatto delle varie fonti letterarie e narrative nell’ambito delle ricerche sulla vita nascosta delle donne. Abbiamo dato a questi due personaggi una chiara identificazione della loro verità: l’Anarchia per Mirta, l’Omosessualità per Irene, abbiamo offerto ai nostri personaggi un vestito, un codice, una strada per ricongiungersi con la loro verità: le Danze Popolari dell’Italia Meridionale per Mirta e il Tango Argentino per Irene… forse perché come attrici sentivamo la curiosità e il desiderio di usare la danza come uno strumento al servizio dell’attore e ci abbiamo provato e alla fine… offrendoci l’una all’altra abbiamo visto distintamente il percorso che ci attende come donne per ricongiungerci con la nostra vera anima selvaggia e facendo scambiare Mirta e Irene, le abbiamo viste nascere, soffrire, correre, ansimare, sorridere, crescere e raggiungere la loro meta, loro stesse e le abbiamo lasciate andare.”
Uno speattacolo da vedere.
TEATRO A BARICO via dei sabelli 116
fino al 7 Marzo (sabato ore 21; domenica ore 18,30)
VITACTARANTAN
di e con Chiara Candidi e Pamela Del Grosso











