Anzio: il 14 marzo si inaugura Villa Sarsina, nuova sede del Comune

Venerdì 19 marzo alle ore 11.00 l’inaugurazione di Villa Sarsina – nuova sede istituzionale del Comune di Anzio. Il Sindaco Bruschini: “Tappa importantissima per la Città; alcuni cittadini hanno vissuto nello storico edificio fino al 1964”

Sarà inaugurata venerdì 19 marzo alle ore 11.00, alla presenza di autorità politiche, militari, civili e religiose, Villa Sarsina: lo storico edificio del ‘700 che dal prossimo mese rappresenterà la sede istituzionale del Comune di Anzio. Cinque anni di lavori, che hanno riguardato il consolidamento, il restauro, la ristrutturazione e l’arredo dell’edificio, per riportare Villa Sarsina al suo antico splendore.

La Villa, progettata nel 1731 dai noti architetti Galilei e Michetti incaricati dal Cardinale Corsini, è stata localizzata  su di un’altura, davanti ai resti dell’antico Porto Neroniano: un sito ricco di caratteristiche ambientali, resti e memorie storiche, il punto più alto del costone, perfettamente in asse con il bacino neroniano. “Questa assialità non è casuale – scrive l’arch. di Anzio Paolo Prignani -  riprende quella tra l’antico porto, eseguito nel I sec. d.c. dagli architetti Celer e Severus, e il tempio, probabilmente quello della Fortuna Anziate, situato su questa altura”.

“L’inaugurazione di Villa Sarsina – dice il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini – è una tappa importantissima dell’Amministrazione e della Città che ritengo corretto condividere con il Senatore De Angelis che, nel 2005, ha avviato l’intervento di recupero dell’edificio, con la Sovrintendenza ai Beni Archeologici, con tutti gli amici che in Provincia ed in Regione si sono adoperati per far arrivare ad Anzio i finanziamenti e soprattutto con tutti i cittadini, in particolare quelli più anziani, che nella Villa si sono rifugiati nel dopoguerra con alcuni di loro che hanno vissuto nell’edificio fino al 1964”.

Tra gli Uffici Comunali a trasferirsi nella nuova sede istituzionale del Comune di Anzio il Sindaco, l’Assise del Consiglio Comunale, il Presidente del Consiglio Comunale, l’Assessore al Bilancio, il Direttore Generale, il Segretario Generale, la Sala della Giunta, l’Ufficio delle Risorse Umane, l’Ufficio Comunicazione, l’Ufficio Legale, l’Ufficio Delibere e la Ragioneria. A Villa Sarsina sarà possibile sposarsi nell’apposita Sala delle Cerimonie, ideale anche per altre iniziative e cerimonie, ubicata all’ingresso della struttura e circondata da giardini fioriti e curati nell’arredo.     

All’interno della Sala Giunta sono stati esposti tutti i ritratti dei Sindaci della Città di Anzio, dal dopoguerra ad oggi, dipinti dall’artista locale, Marco Massarelli.

“All’interno di Villa Sarsina – conclude il Sindaco Bruschini – l’Amministrazione potrà organizzare tutta una serie di iniziative culturali che daranno lustro alla Città. Inoltre, con il trasferimento di diversi uffici comunali nel nuovo edificio, libereremo spazi importanti nelle sedi di Piazza Cesare Battisti e di Villa Adele che consentiranno all’Amministrazione di offrire servizi migliori alla cittadinanza”.

Brevi cenni storici di Villa Corsini Sarsina:

nel 1735 la Famiglia Corsini acquista, “per scudi sei Monti”, il terreno per la realizzazione della Villa dal Convento Padri San Bartolomeo di Nettuno.

Nel 1820 la Famiglia Mencacci acquista, per 20.000 scudi, da Don Tommaso Corsini “una tenuta e Palazzo annesso posto in Porto di Anzio”.

Nel 1874 Don Pietro Borghese — Aldobrandini, Principe di Sarsina, acquista la proprietà per £ 325.000.

Nel 1926 Luigi Mazza e Romolo Ferlosio acquistano la Villa, per £ 2.100.000, dagli eredi Aldobrandini.

Nell’immediato dopoguerra la Villa ospita diversi cittadini di Anzio sfollati dalle loro abitazioni distrutte durante lo Sbarco di Anzio.

Nel 1958 il Comune di Anzio acquista Villa Corsini Sarsina a £ 25 milioni.

Il 14 aprile 2005, con l’Amministrazione De Angelis, si apre il cantiere per la ristrutturazione, il consolidamento ed il restauro di Villa Corsini Sarsina.

Il 19 marzo, con l’Amministrazione Bruschini, sono stati ultimati tutti i lavori e la Villa, nuova sede del Comune di Anzio, viene inaugurata alla presenze delle autorità politiche, civili, militari e religiose.

-         Villa Corsini-​​Sarsina, un esempio campione della storia dell’architettura del ‘700 romano (storia dell’architettura della Villa firmata dall’arch. Paolo Prignani).

Nel 1730 viene eletto papa il Cardinale Lorenzo Corsini che assume il nome di Clemente XII. Vecchio (aveva 78 anni), quasi cieco, malandato, nomina Cardinale il nipote Neri Maria Corsini e gli conferisce i titoli di Protettore di Anzio e Sopraintendente Generale ai lavori del porto. Questo dà un’idea di quanto fosse divenuto importante Porto d’Anzio nell’ambito dello Stato Pontificio.

Nel 1731 il Cardinale Corsini inizia ad acquistare ad Anzio  terreni, non solo per costruire la sua Villa, ma anche per impiantare una struttura produttiva polivalente: agricoltura specializzata, seminativa, pascoli, boschi, cave di pietra, sabbia, pozzolana, opifici di trasformazione quali calcine, fornaci fittili, terreni sui quali far insediare la nuova forza lavoro immigrata in cambio di una decima. Un’ impresa redditizia che conferisce al Cardinale il monopolio dei materiali da costruzione rispetto all’erigendo nuovo paese.

La Villa viene localizzata  su di un’altura, davanti ai resti dell’antico porto neroniano, un sito ricco di caratteristiche ambientali, resti e memorie storiche, il punto più alto del costone, perfettamente in asse con il bacino neroniano. Questa assialità non è casuale:   riprende quella tra l’antico porto, eseguito nel I sec. d.c. dagli architetti Celer e Severus, e il tempio, probabilmente quello della Fortuna Anziate, situato  su questa altura.

Gli artefici della Villa furono gli architetti Alessandro Galilei e Nicola Michetti.

  • Alessandro Galilei (1691–1737) rappresenta, nella cultura architettonica, uno dei principali esponenti  del Classicismo Tardo Barocco.

Di origine toscana, formatosi sullo studio dei classici e della matematica, lavorò a Londra, in Toscana ed infine fu chiamato a Roma, ove realizzò le sue opere più famose,  da Clemente XII. La sua architettura è caratterizzata dall’abbandono della spazialità barocca per la ripresa di severi ritmi classicisti, ove emergono l’eredità neopalladiana dell’architettura inglese, filtrata dalle reminiscenze rinascimentali, soprattutto toscane.

  • Nicola Michetti (1675–1759), allievo di Carlo Fontana, rappresenta la cultura Tardo Barocca romana, impregnata dalle esperienze dell’architettura europea. Ha operato in Russia, poi architetto pontificio a Roma e membro dell’Accademia di S. Luca.Fu architetto Camerale competente per il Porto di Anzio.

Due eminenti personaggi, quindi, della cultura architettonica romana, due posizioni culturali contrapposte.

Villa Corsini rappresenta un terreno di  uno scontro, che avrà come risultato un momento di sintesi e di equilibrio tra le due posizioni, un esempio importante per la conoscenza e la comprensione di questo periodo artistico.

Il Galilei, su incarico del Cardinale Corsini, redige il progetto a Firenze nel 1731, sulla base delle indicazioni fornitegli, senza essere mai stato ad Anzio. Un progetto teorico, dove esprime chiaramente la sua visione architettonica.

Una pianta pressoché quadrata, con al centro un salone a doppia altezza di palladiana memoria, una galleria verso mare, facciate austere, pulite, con quella d’ingresso caratterizzata dalla parte centrale rientrata nella quale si inserisce una scalinata a doppia rampa curva, tipica del ‘400-‘500 toscano. L’apparato decorativo interno risulta controllato, ortogonale, senza capricci ed ornamenti superflui, ispirato ai modelli classici e rinascimentali.

Il Galilei, a Roma proprio dal 1731, non potrà seguire i lavori per i grossi impegni assunti (Cappella Corsini, facciata di S. Giovanni in Laterano, facciata di S. Giovanni dei Fiorentini).

La direzione della fabbrica viene affidata a Nicola Michetti, allora presente ad Anzio per i lavori del porto.

Il Michetti modifica il progetto del Galilei, pur mantenendone inalterato il suo impianto generale. Tali modifiche furono dovute in parte a problemi legati al luogo e alla committenza, ma, soprattutto, alla volontà di rompere un impianto statico che mal si addiceva alla sua visione dinamica dello spazio barocco.

Egli modifica le dimensioni dell’edificio in larghezza, facendolo divenire rettangolare, all’interno il salone si restringe e si allunga, acquistando una forte direzionalità; elimina gli avancorpi della galleria a mare; inserisce tre balconi curvilinei tipicamente barocchi; sull’ingresso pone una scalinata libera, a tutta facciata, che determina scenografiche prospettive multiple, anch’esse tipiche del barocco; incornicia gli angoli dell’edificio con lesene; scansiona le facciate con le fasce verticali delle aperture, il cui passo determina un andamento ritmico. Ma, soprattutto, muta l’apparato decorativo: munisce i portali d’ingresso di cornici curvilinee; decora con cornici borrominiane le porte interne del salone, sostituisce il rigido balcone di affaccio sul salone con una balconata a curve contrapposte, sempre di borrominiana memoria, trasformandolo in un coro.

Tutti questi interventi rompono l’equilibrata matrice classicistica del progetto galileiano e trasformano l’edificio facendogli assumere gli accenti del Barocchetto romano dell’epoca. Un miscuglio riuscitissimo.

Il Michetti completa l’opera cintando la Villa con un muro la cui forma disegna una pianta basilicale; l’abside curva è  costituita da una terrazza a 180°, protesa a levante verso il nuovo porto, a mezzogiorno verso quello antico e a ponente verso i vasti resti della villa repubblicano – imperiale, agli estremi pone  due torrini poligoni coronati da cupolini moreschi posti, più che per guardia, per esorcizzare le azioni della pirateria turca.

L’aspetto definitivo la Villa lo assunse nel 1875,  dopo l’acquisto da parte del Principe di Sarsina che ne affidò il restauro all’architetto Francesco Vespignani e al pittore e decoratore napoletano Salvatore Cottichelli.

Questi interventi rispettarono l’impianto e l’apparato decorativo originario, sia nella ricostruzione del coro, sia nell’inserimento nel salone dell’enorme camino a portale; pareti, volte e cassettoni furono decorati con pitture ed affreschi ispirati all’illusionismo barocco, ma legati alle scale cromatiche e ai soggetti della pittura napoletana.

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