DETENUTO ROM VINCE CAUSA PER INFORTUNIO CONTRO L’ATER MA NON PUO’ INCASSARE IL RISARCIMENTO DI OLTRE € 400,000 PERCHE’, PER LE BANCHE, E’ UN CLIENTE INDESIDERATO E NON PUO’ APRIRE UN CONTO CORRENTE.
IL GARANTE DEI DETENUTI DEL LAZIO ANGIOLO MARRONI: «ENNESIMO CASO CHE VEDE CALPESTATI I DIRITTI FONDAMENTALI DI COLORO CHE SONO IN CARCERE».
Prima di essere arrestato per reati contro il patrimonio aveva intentato, e vinto, una causa per infortunio contro l’Ater. Ora, però, non può riscuotere il risarcimento di oltre € 400.000 accordato dal giudice perché nessuna banca ha permesso l’apertura del conto corrente dove far accreditare tali fondi giudicandolo “cliente indesiderato”.
La denuncia è del Garante dei diritti dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni secondo cui quella che sta vivendo questa persona è vittima di una «vicenda kafkiana. Prima di finire in carcere quest’uomo si era rivolto alla giustizia per un abuso evidentemente subito. La sentenza in suo favore è, fino a questo momento, rimasta sulla carta perché un autorevole settore della nostra società, il sistema creditizio, ha deciso che quest’uomo è un cittadino diverso dagli altri. Per questi motivi ho chiesto ai miei uffici di acquisire la documentazione degli istituti di credito che hanno rifiutato l’apertura del conto corrente per segnalarle sia all’ABI che alla Banca d’Italia».
Il protagonista della vicenda è un cittadino italiano di origine rom, attualmente detenuto nel carcere di Viterbo, dove è stato da poco trasferito da quello di Velletri, con un fine pena fissato entro la fine di quest’anno.
Circa otto anni fa l’uomo, conduttore di un appartamento di proprietà dell’Ater, era caduto all’interno dell’abitazione ed aveva intentato causa per i danni fisici subiti. Al termine del procedimento giudiziario il Giudice ha riconosciuto, in suo favore, un risarcimento danni di oltre € 400.000 che la controparte è pronta a pagare con un bonifico sul c/c bancario del danneggiato.
Ma da mesi – dopo che un Notaio si era recato in carcere per far firmare al detenuto una procura per l’apertura di un conto corrente a suo nome – l’avvocato difensore dell’uomo ha contattato le filiali territoriali di diverse banche. Ma tutte, anche per iscritto come la Unicredit, hanno fatto capire che il detenuto era un cliente “indesiderabile” ed hanno rifiutato l’apertura del conto.
Detenuto rom non può incassare risarcimento di 400 mila euro, Marinelli disgustato
Il responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti: “Si ripresenta per l’ennesima volta il problema dello strapotere delle banche”
“È incredibile come le banche riescano ad imporre le proprie regole. Lo stato abdica al proprio ruolo, permettendo a queste entità di fare il loro comodo senza nessun correttivo. Allo stato attuale non esiste segmento della popolazione che non sia oggetto delle attenzioni degli esperti di marketing delle banche”.
È con queste parole che Vittorio Marinelli, responsabile per il Lazio dell’Italia dei Diritti, tuona contro alcuni istituti di credito, rei di non aver accettato come proprio cliente un detenuto di origine rom.
Il soggetto in questione non può versare un bonifico di 400 mila euro, derivato da una causa intentata all’Ater, poiché non può aprire un conto corrente intestato a suo nome.
Banche importanti, come la stessa Unicredit che lo ha anche messo per iscritto, hanno definito l’uomo carcerato quale cliente indesiderato.
“Stante il famoso adagio di nota memoria (vedi Vespasiano) per il quale il denaro non puzza, mi stupisco del fatto che un signore con 400 mila euro non sia desiderato. Si ricorda che l’unico mezzo di pagamento avente valore legale nel Regno Pontificio, del quale anche la provincia di Viterbo fa parte, è la moneta sonante - ironizza l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro — per cui sarebbe sufficiente pretendere il pagamento in tale moneta da depositare successivamente sul conto corrente intestato alla casa circondariale di Viterbo. Se fossimo un paese serio — conclude Marinelli — il problema sarebbe facilmente risolvibile, ma fra chiese varie, mafie e banche, non si capisce chi detta le regole. E mentre discutiamo, i detenuti continuano a perdere giorno dopo giorno la propria umanità”.









