Una Sagra fulminata sulla Via di Damasco

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Una Sagra fulminata sulla Via di Damasco

Editoriale di Francesca Marrucci

La Sagra è finita e, come è ormai d’obbligo, ha portato con sé polemiche, dubbi, entusiasmi come sempre succede. Del resto, per i marinesi, è anche questo parte del fascino della festa ed è, a parer mio anche giusto, perché significa che ancora sentono fortemente la Sagra come patrimonio collettivo. Per lo meno al Centro Storico.

Finita la Sagra, quindi, è ora di bilanci, anche se come in molti avranno notato, i processi già sono in atto da prima dell’inizio del programma ufficiale, su Facebook, ormai piazza virtuale dove i marinesi tutti, del centro e delle frazioni, si ritrovano a discutere e spesso ad insultarsi senza un vero motivo.

In tanti hanno già espresso opinioni a favore o contro, in questo editoriale dirò quello che penso io di questa edizione, sapendo già che alcuni saranno d’accordo con me e altri grideranno al complotto. Poco importa. 

Dividiamo questo grande contenitore in pro e contro.

Sono stata una delle sostenitrici, in tempi non sospetti, dell’introduzione del ticket alla Sagra. 

Ben 5 anni fa ne parlavamo con l’allora Assessora Arianna Esposito. 

All’insediamento della nuova giunta a 5 stelle, 3 anni fa, anzi 3 edizioni fa, la riproposi. E qui c’è da far notare il primo di tutta una serie di più o meno fortunate ‘folgorazioni sulla strada di Damasco’ che hanno caratterizzato la Giunta Colizza in concomitanza di questa Sagra. 

Sì, perché la prima risposta che diede la giunta Colizza riguardo al ticket fu totalmente negativa. Non era possibile far pagare l’entrata, non si poteva chiudere il Centro Storico (lo avevano confermato ‘gli esperti’), non era un deterrente valido, ecc. Davanti ad un’assise di quasi 30 associazioni del territorio, spiegai (e non solo io) che intendevo il pagamento solo per la degustazione del vino e dei prodotti tipici, non per l’entrata al paese, ma no, non era proprio possibile, anche se in altri Comuni si faceva. 

Immaginate, quindi, la mia soddisfazione nel sapere che dopo 3 anni l’idea è stata messa in pratica, anche se con importanti aggiustamenti da fare, in specie a tutela di quanti hanno lavorato, anche in condizioni di rischio, agli stand delle degustazioni e alle visite in grotta. 

In effetti, la storia del biglietto è stata tutta un gran pasticcio. Partorita male, diciamoci la verità, organizzata anche peggio, comunicata in modo sbagliato. Il pagamento per l’entrata al Centro Storico, con relativa recinzione nel serraglio di quanti vi vivono, è stata un’idea del tutto infelice e non pochi nutrono dubbi sulla legittimità della stessa. 

Non essendo ferrata in materia, non mi pronuncio per la legittimità, ma sicuramente per l’assurdità con cui il tutto è stato realizzato, due parole le spendo volentieri.

Chiudere, serrare addirittura, intere vie del Centro Storico, come il famoso Capocroce a metà Corso Trieste o il sottopasso su Corso Vittoria Colonna, è stata una pensata su cui stendere un pietoso velo. 

Dubito fortemente che in caso di pericolo e fuga (tipo Torino), barricare così la principale arteria di sfogo del Corso principale, dove transitano tutti i visitatori e le attrazioni, sia sinonimo di sicurezza. Tutta l’organizzazione del dover esibire i documenti, del dover registrare le targhe in Pretura, era chiaro che avrebbe creato scontento e proteste, in particolare dai cittadini più anziani, poco avvezzi a farsi controllare i documenti d’identità (che spesso lasciano in un cassetto) da sconosciuti nemmeno riconoscibili come Forze dell’Ordine.

È il caso delle signore che dovevano andare in processione che si sono trasformate in ‘barricadere al contrario’, nel senso che, indispettite dalla indisponibilità ad aprire il suddetto varco di Capocroce, in ritardo per la Processione, con gente sconosciuta che metteva in dubbio la loro verace marinesità, hanno praticamente buttato giù transenne e guardiano, scavalcando anche i Vigili Urbani che però le hanno riprese in un video ‘incriminatorio’.

Quasi una barzelletta, raccontata ora, ma ben poco c’era da ridere nelle espressioni dei ragazzi della Protezione Civile quando, mentre arrivava la Processione, dallo stesso varco non sono riusciti a far passare l’ambulanza a causa dello zelo eccessivo con cui erano state ripristinate le ‘barricate’ dopo la sortita delle signore, dovendosi arrangiare in una sorta di trasloco volante per far passare almeno la barella e i paramedici.

Episodi simili sono stati pubblicati con vari video su Fb. L’impressione è che chi ha elaborato questo piano sicurezza, a Marino ci sia stato forse solo di passaggio, così come chi lo ha approvato in Prefettura.

Certo è che la vendita dei biglietti ha fruttato alle casse comunali un grosso introito se le indiscrezioni dicono (ma i numeri sono da confermare) che su quasi 16 mila ticket venduti, più di 8.000 venduti online nemmeno si sono presentati. 

Ed ecco un altro importante aspetto positivo: grazie al tempo inclemente, di gente ce n’è stata di meno. Ma di meno non è un dato negativo, badate, perché la gente era sempre tanta, ma era giusta. 

Il numero giusto per non dover fare a botte per attraversare Piazza San Barnaba, il numero giusto per permettere a tutti di assistere agli eventi in programma e godersi la festa. 

Fossero venuti gli altri 8.000 forse non sarebbe stato così. In questo modo la Sagra è stata fruibile anche a famiglie e persone stanche di resse e vie impraticabili. 

Resta però il fatto che vendere decine di migliaia di biglietti senza curarsi del fatto che ognuno di essi maturava con l’acquisto il diritto di visitare musei e grotte, è da pazzi. Come si può prevedere che i volontari possano riuscire a gestire flussi di questa entità se le visite durano una mezzora e possono vedere la partecipazione al massimo di 20 visitatori? O peggio, vendere migliaia di accessi alla degustazione, senza che in effetti il luogo designato o la struttura creata permettano di ricevere tanti ospiti? Se la sono vista brutta i volontari che gestivano questi spazi che, ad un certo punto, hanno dovuto chiudere tutto per impossibilità di contenere la folla. Questo sulla ‘Gabrielli’ non credo fosse contemplato.

Non è stato certo il biglietto d’ingresso, inoltre, che ha regolato il flusso dei visitatori, quanto le previsioni atmosferiche. Chi lo afferma, lo fa in mala fede. Se fossero venuti anche gli altri paganti e se il tempo avesse promesso la classica domenica da ottombrata romana, ai famosi 30.000 ingressi ci saremmo arrivati e sarebbe stato un disastro in uno spazio così ristretto e chiuso da gabbie. Forse ripensare il limite massimo a 10.000 persone sarebbe più opportuno e renderebbe la festa più fruibile nei prossimi anni.

Così come il biglietto non ha fermato lo scempio annuale dei ragazzi ubriachi che, di buon grado, hanno anche pagato di più gli improvvisati tour operator che promettevano loro dai 5 litri al mezzo litro di vino durante il viaggio per arrivare qui già sbronzi. Poco hanno fatto i controlli, perché a fronte di quasi 800 ragazzi arrivati, 150 bottiglie sequestrate sono una barzelletta. A niente sono valse le ordinanze se, come testimoniano le nostre immagini, i ragazzi hanno potuto acquistare liquori, superalcolici e vino in bottiglia tranquillamente e consumarlo durante la festa in bella vista. In molti marinesi, però, hanno lamentato di non aver potuto acquistare il vino per la propria famiglia il venerdì della festa al supermercato.  Avrebbero dovuto aspettare la domenica e rivolgersi ad un bar, probabilmente.

E quindi il solito carosello di vomito, feci e malori. 

Il problema è che anche al peggio ci si abitua ed ormai sembra che questa cosa sia data quasi per scontata, quindi guai a lamentarsene, perché subito i più realisti del re inveiscono e lanciano insulti di alto tradimento a chi osa far notare che i vicoli del Centro Storico diventano ogni anno vespasiani, perché i bagni pubblici sono posizionati male (eclatante il caso dei bagni davanti all’ingresso della Scuola Paolo Mercuri) e non segnalati adeguatamente.

Basterebbe avere l’umiltà di capire ed ammettere che non tutto è andato bene e che quello che ha funzionato male si può migliorare, ma ai tempi del tifo da esaltati è difficile pretendere un ragionamento civile.

Il ticket è un’ottima idea, lo ribadisco, ma non serve certo ad evitare l’entrata delle orde Erasmus e non può essere applicato per entrare in paese a vedere il complesso della festa. Dovrebbe essere a numero chiuso e solo per le degustazioni, visto che si tratta di un evento coerente e qualificante per il territorio e l’unico che richiama la vocazione originaria della Sagra così come era stata pensata da Ciprelli, altro grande dimenticato da questa edizione.

La chiusura del Centro Storico fatta in questo modo non va bene e soprattutto bisogna dare più informazioni e pass garantiti a residenti e domiciliati, onde evitare disagi ad una popolazione che ogni anno di più vive la Sagra come una delle piaghe d’Egitto.

Per quanto riguarda l’allestimento, chiedendo in giro, la gente si ricorda solo una cosa: le luminarie. Sfarzose senz’altro, ma sono d’accordo con il mio ex‐​Direttore, Fabio Polli, quando le definisce ‘pacchiane’. Senz’altro colpiscono la maggioranza che così magari non vede il resto, è una strategia, per carità, ma sarebbe forse stato meglio optare per qualcosa di meno appariscente e anche meno caro, a mio personale parere.

Gli addobbi disgraziati della scalinata di Palazzo Colonna, perché come prevedibile preda dei vandali (dentro il recinto non si è pensato alla guardiania), erano la copia dello scorso anno, riproposti perché belli anche in quel frangente. Niente di nuovo, quindi.

In un programma che ha visto poche eccellenze e tanta mediocrità, con una sostanziale proposta di cose che erano state bocciate inesorabilmente in passato dalla stessa giunta, sempre grazie a quelle famose ‘folgorazioni sulla Via di Damasco’ che ci lasciano un po’ perplessi (persino all’interno dello stesso Corteo, quest’anno Marcantonio a cavallo non era più un pericolo pubblico), sono rimasti nascosti anche eventi di pregio quali il Concerto del Maestro Negroni o la Mostra dedicata alle opere del Maestro Mastroianni. Da notare anche che, allo stesso tempo, le opere monumentali regalate dallo scultore a Marino, si ergevano tra cumuli di immondizia e scritte vandaliche.

Mortificata l’esibizione di Soleador Andreuzzi ed i Farias Patagonia, relegata al Sagrato della Chiesa con un pessimo audio, quasi fossero artisti capitati lì per caso, invece dei musicisti di grande valore artistico internazionale che sono.

Poi, in sostanza, eventi da festa di rione o poco più, spesso sovrapposti. Niente degno di nota. Anche i carri pagati dall’Unione Commercianti*, sembravano più la scimmiottatura di un carnevale in tempi sbagliati, senza un acino d’uva sopra, senza emozione alcuna. Belle realizzazioni, certo, ma prive di fascino. Ma tanto fa, per il visitatore ha comunque fatto colore.

La Sagra, del resto, lavora da sola.

Una nota di merito è da riconoscere all’attore Stefano Tricarico, marinese d’adozione, che ha incarnato perfettamente e con uno spirito davvero esemplare Marcantonio Colonna per entrambe le sfilate, tanto più se è vero che l’ha fatto, come sembra, a titolo gratuito. È riuscito a convincere anche i più scettici con la simpatia e il suo coinvolgimento, meglio certo delle comparsate di nomi più noti che attirano visitatori, ma poco danno alla rappresentazione stessa. Mi è capitato di sentire più d’uno dichiarare che ‘Stu Marcantonio è proprio azzeccato, ma perché nun ce lascino sempre quissu?’ e certo non è facile conquistare i marinesi, quindi merito doppio al nostro concittadino.

La mancanza più grande di questa Sagra, non mi stancherò mai di dirlo, è stata quella delle associazioni del territorio. Se si escludono, infatti, quelle legate al Corteo e alla gestione dei locali comunali legati alla festa ed il Comitato Borgo Garibaldi, che fa sempre una sua gradita ‘festa nella festa’, quest’anno davvero ricca ed invitante, per il secondo anno consecutivo non trovano posto le assisi più importanti di volontariato cittadino. 

Non è d’obbligo la loro presenza, ovvio, l’ho già detto, la Sagra va avanti anche da sola, ma si denota uno scollamento dalla società civile e dai membri più attivi del territorio che alla fine sembra premiare solo chi dalle associazioni si è distaccato.

Scelta o casualità? Permettetemi di dire che in politica, per mia esperienza personale, la casualità non è contemplata.

La Sagra è lungi dall’essere ancora patrimonio popolare quando si esclude una parte di quelli che per anni l’hanno organizzata e resa viva, ma soprattutto la partecipazione il più vasta possibile renderebbe meno incisivi anche atti vandalici e furti che denotano una mancanza cronica di rispetto del bene pubblico.

Il patrimonio dei Musei e dei percorsi in grotta, gli allestimenti a Palazzo Colonna, il Corteo Storico, la Processione, le Fontane che danno vino, sono tutti possibili grazie ai volontari delle Associazioni e dei Comitati e questo non andrebbe mai dimenticato, perché la Sagra i marinesi la sentono e come. È parte del loro DNA, è coinvolgimento, senso di aggregazione, è partecipazione. 

Ho visto amici trasferitisi qui da altri paesi distribuire l’uva ed emozionarsi a cantare Nannì. 

È un meccanismo che supera qualsiasi amministrazione, qualsiasi tifo politico.

È lo stesso meccanismo che fa discutere la gente da prima che la festa inizi, durante e dopo. È lo stesso motivo per cui si scrivono editoriali come questo, positivi, negativi, non importa, ma sempre tesi a cercare di migliorare l’edizione successiva. 

Ed è per questo che alla fine il marinese vede e nota tutto. 

Il visitatore è privilegiato. Guarda da fuori le luminarie, resta a bocca aperta ammirando gli abiti del Corteo e poi la stessa bocca la chiude per bere il vino distribuito dalle Fontane e se ne va soddisfatto e così dev’essere, ma il marinese osserva anche altro.

Il marinese vede un paese assediato e si chiede come mai non si riesce a tornare a situazioni di più civiltà e controllo. 

Il marinese è un po’ come l’anziano che osserva i cantieri o come i signori che venerdì per 3 ore hanno dato il cosiddetto ‘cordoglio’ ai tecnici delle luminarie perché sapevano loro cosa fare: ha sempre un’idea migliore, un progetto più funzionale, una speranza appesa. Ma non sempre queste aspirazioni sono mal riposte. 

Personalmente, domenica nell’assistere al conto alla rovescia per la distribuzione del vino dalle Fontane, mi sono emozionata a sentire quella miriade di persone intonare ‘Lo vedi ecco Marino, la Sagra c’è dell’Uva’; uno dei pochi casi in cui torna l’orgoglio di essere marinese. 

Alimentare questo orgoglio e questo senso di appartenenza coinvolgendo i marinesi dal basso, soprattutto ascoltandoli, quando si lamentano per cose importanti e anche quando le lamentele sono assurde, rispettando chi la Sagra la conosce e l’ha fatta negli anni, significa restituire loro una Festa che non può avere colori o parti politiche. Significa parlare di inclusione, non di esclusione.

Significa restituire alla Sagra contenuto. 

Il contenitore già ce l’abbiamo, dobbiamo solo illuminarlo anche negli altri giorni dell’anno.

*Su richiesta dei Commercianti rettifico volentieri: i carri non sono stati presi in prestito, ma pagati dall’Unione Commercianti. Mi scuso, ma mi era stata data (e purtroppo non solo a me) una notizia incompleta.

Foto di Francesca Marrucci, Gianni Alfonsi e vari utenti Fb dal gruppo Marino — Osservatorio sulla politica

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4 commenti

  1. Marino è una comunità di oltre quarantamila abitanti , due terzi dei quali vivono nelle frazioni di pianura; per questi “marinesi” la Sagra non esiste, non è mai esistita, anche se le tasse vengono pagate da tutti i residenti. La Sagra dell’uva (a proposito, quest’anno da dove proviene ?.…) è un affare di Marino centro, sarebbe ora di cambiare registro.

  2. Ma che c’entra Damasco con Marino?
    Bravissimi gli sbandieratori di Lepanto! Non ho visto immagini, però …
    Sono sicura che nel tempo il tiro si aggiusterà. I tickets sono ottima idea, è che le persone non amano cambiare abitudini sulle quali si siedono un po’ troppo e che non fanno crescere le cose, nei tempi nuovi

  3. Brava Francesca come sempre sai scavare sotto la pelle della nostra comunità.

  4. Complimenti bellissimo articolo .…..

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