Diego De Silva a “Velletri Libris”

Diego De Silva a “Velletri Libris”

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Musica e letteratura, due mondi che comunicano: Diego De Silva a “Velletri Libris” abbina note e umorismo con “Superficie”

di Rocco Della Corte

Terzo appuntamento di successo per la rassegna internazionale di letteratura “Velletri Libris”, ideata e realizzata dalla Mondadori Bookstore Velletri-​Lariano in collaborazione con la Fondazione di Partecipazione Arte e Cultura Città di Velletri. Nella splendida location del Chiostro della Casa delle Culture è arrivato Diego De Silva, gradito ritorno dopo l’apprezzata presentazione dello scorso anno in occasione della festa di chiusura. L’irriverente e travolgente scrittore partenopeo, tuttavia, ha proposto alle oltre duecento persone presenti un format molto diverso dalla canonica presentazione. Insieme ad Aldo Vigorito (contrabbasso) e Stefano Giuliano (sax), musicisti di grande qualità, ha dato vita ad un vero e proprio spettacolo umoristico, con molte delle massime aforistiche contenute nel suo ultimo libro, Superficie (Einaudi). Dalle frasi fatte ai luoghi comuni, passando per le pubblicità: De Silva ha operato, nelle sue letture inframezzate dalla musica, un rovesciamento totale dell’ovvio, suscitando il riso degli spettatori. Nel lavorare sulle contraddizioni di alcune situazioni, sugli aneddoti, senza trascurare la vena seria (l’autore, infatti, in merito alla stringe attualità ha ribadito la necessità di riaffermare un principio di competenza in tutti i campi a cominciare da quello politico). In apertura, presentato da Ezio Tamilia, De Silva ha riservato un elogio importante a Velletri: “Questa città, grazie al lavoro certosino di chi si impegna in questa rassegna, credo che al momento abbia la leadership per ciò che concerne gli eventi letterari”. Un complimento lusinghiero per “Velletri Libris”, che ha fatto il paio con il cenno al concittadino veliterno Achille Campanile, “un genio dall’intelletto superiore insieme ad Ennio Flaiano”. Musica e risate, perché le ‘freddure’ proposte da De Silva, che hanno toccato veramente tutti gli argomenti dalla politica al sesso, dalla quotidianità al lavoro, si sono rivelate vere per il pubblico, capace di riconoscersi in quei tanti luoghi comuni che ci pervadono giorno dopo giorno. Al termine della presentazione spazio alla letteratura più classica: “Il fatto di aver scritto molti romanzi” – ha detto lo scrittore napoletano – “mi consente sia di divertirmi che di impegnarmi in una narrativa meno comica”, dichiarazione che ha fatto da prologo alla lettura di passi scelti di alcuni dei precedenti libri. Serata esilarante e all’insegna del gioco e delle sue sfumature, con un’atmosfera amichevole e un rapporto confidenziale subito instauratosi tra platea e ‘attori’. Subito dopo il firma-​copie, De Silva ha rilasciato una breve intervista in esclusiva per “Velletri Libris”.

Superficie, un titolo abbastanza vago. Può spiegarci perché proprio questa scelta, anche in virtù della tipologia di libro?

Superficie perché la mia impressione è che il linguaggio, soprattutto quello pubblico, contemporaneo sia molto schiacciato, rimanga ad un livello molto superficiale. Ci stiamo abituando a scendere sempre più raramente in profondità e a parlare solo per sentito dire, per luoghi comuni, e viene meno l’importante componente della riflessione.

Lei ha citato, soprattutto nelle sue riflessioni più umoristiche, Ennio Flaiano e Achille Campanile. A suo avviso il rovesciamento come tecnica letteraria come viene concepito dal pubblico di oggi, in virtù anche della ‘superficialità’?

Io sono convinto che simili ingegni riuscirebbero comunque a comunicare perché l’acutezza del loro sguardo e il ribaltamento della frase fatta ci restituiscono la consapevolezza di come stanno le cose. È come se ci consigliassero, ci aprissero gli occhi e ci dicessero che non siamo stupidi.

Ha detto che serate con presentazioni come quella di stasera, in connubio fra letteratura e musica, le piacciono particolarmente. C’è in generale una partecipazione che fa ben sperare per il mondo della cultura?

Sì, tantissima. C’è una grande domanda di cultura che deve essere intercettata in maniera ben organizzata. Oggi si richiedono una professionalità e un’organizzazione più alte della media. Penso che serate come stasera, in questa rassegna, dicano tutto. C’è un livello di organizzazione difficile da trovare, così come le tante intelligenze messe in campo. Bisogna saper arrivare al pubblico, come accade qui, allargare gli orizzonti. La domanda c’è, occorre soltanto catturarla, ma lo si fa solamente se si propone la qualità.

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