Rocco Tiso(IC) scrive al premier Conte: “Scuola e agricoltura, il futuro delle giovani generazioni”

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Il portavoce di Iniziativa Comune, Rocco Tiso, ha scritto una missiva di buon lavoro al neo primo ministro, Giuseppe Conte. Una lettera propositiva, ottimistica, ricca di spunti politici in cui Tiso propone soluzioni per il rilancio di due settori chiave del nostro Paese: scuola e agricoltura.

La lettera di Tiso inizia così: “Le scrivo da conterraneo, siamo entrambi della provincia di Foggia, figli delle montagne del subappennino. La sua nomina a Presidente del Consiglio, oltre ad inorgoglire le circa 400 anime di Volturara Appula, dà il senso dell’esistenza a migliaia di italiani e prioritariamente a quanti da tempo non votano, non seguono la politica, persone che si sentono emarginate dalle correnti e dai soffiatori di vento che senza scrupoli spazzano quel che resta e cancellano il finale dei “sogni” che i nostri ragazzi del Sud fortunatamente si possono ancora concedere, ma involontariamente. Da conterraneo, mi compiaccio che il Paese abbia un Premier più umano che cibernetico, da persona impegnata da sempre nel sociale, sono sereno, penso che l’Italia abbia bisogno di persone professionalmente ineccepibili, ma soprattutto ricche di sensibilità, perché i problemi che vive un cittadino normale, sono maledettamente veri”. Tiso e Iniziativa Comune entrano poi nei contenuti tematici. Si parte con il ruolo dell’Europa: “Anche se gli euroscettici sono in crescendo, occorre correggere le politiche europee, siamo convinti che il suo Governo ha realmente a cuore i problemi degli italiani, che sono comunque cittadini d’Europa. Se le tematiche UE sono serie, allo stesso modo sono importanti le questioni nostrane”. Cominciamo con la scuola, “che andrebbe — scrive Tiso al premier Conte — migliorata dalle fondamenta. Frequentare oggi la scuola è come tornare di due secoli indietro, i libri sono ormai una realtà lontana dalla quotidianità dei nostri giovani, che utilizzano ogni giorno Internet, computer e smartphone. Ne deduciamo che andrebbero coinvolti con lezioni online e offline. Sono consultabili i risultati Ocse che rilegano i nostri studenti sempre sotto la media, ma nessuna seria proposta per migliorare, ma c’è bisogno di una vera svolta, per introdurre pacchetti informativi che sfruttino a pieno la telematica, l’elettronica e l’informatica. In particolare le materie scientifiche sono elementi di crescita per un paese. Nel Belpaese le scuole sono 8.300 tutte devono adeguarsi al cambiamento che ci viene imposto dalla digitalizzazione”.

Oltre alle patate bollenti che la attendono a Bruxelles per la PAC dei prossimi 7 anni 2020–2027, dove si ipotizzano sforbiciate per gli agricoltori, in Italia restano in piedi diversi “bubboni”, tra i quali il più ingarbugliato è quello per le “quote latte”, pagate dagli italiani e non dagli allevatori che hanno splafonato. “La nostra agricoltura — sottolinea ancora Tiso — non può essere un problema solo del neo ministro dell’agricoltura ma proteste e malumori, per la Xilella, l’ortofrutta, e quant’altro provocano sofferenza al mondo dei piccoli agricoltori che necessitano di risposte vere e in tempi ragionevoli. Nell’immediato deve indicare le necessarie soluzioni ai tanti guai che hanno messo in ginocchio gli agricoltori perché, quelli veri, i precedenti Governi li hanno quasi cancellati. I contadini sono indignati, sono pronti democraticamente a lottare per i diritti negati. Viticoltori, allevatori, aziende che del biologico e biodinamico hanno fatto una ragion d’essere, tutti uniti per cercare di far cambiare rotta a una politica agricola in cui la maggior parte dei finanziamenti confluisce nelle mani dei grandi gruppi a discapito di quelli più piccoli”. Infine, l’invito al neo primo ministro italiano: “Quando Le sarà possibile, una delegazione di piccoli agricoltori, desidererebbe salutarla per augurarle “in bocca al lupo”. Nessuna critica e nemmeno pretese, ma nel chiedere la fiducia, insieme all’Europa dei popoli, Scuola e Agricoltura, sono il futuro delle nuove generazioni che chiedono più fatti e meno promesse”.

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