L’OPINIONE DI VINCENZO ANDRAOUS: NORMALE ANORMALITÁ

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Vincenzo Andraous

L’OPINIONE DI VINCENZO ANDRAOUS

NORMALE ANORMALITÁ 

Si spara, si accoltella, si aggredisce, senza fare una piega, nella più desolante normalità. Una vera e propria a‐​normalità, ben vestita di giustificazioni, di attenuanti, di indifferenza ubriaca di falso moralismo, di buonismo venduto al miglior offerente.

Un giovane, un adolescente, a pochi passi da un’adultità purtroppo disacerbata, taglia la faccia a una insegnante, a una donna, alla propria docente, le affetta una guancia con la lama di un coltello.

In questa nuova puntata sul bullismo, ma che bullismo proprio non è, tutt’altro, la comunicazione permane un soggetto privato del complemento oggetto, l’informazione costantemente manipolata dalle suggestioni, piuttosto che dalle spiegazioni oggettivamente riscontrabili.

Diciassette anni non sono proprio pochi, non sono proprio anni ciechi, neppure anni irrisolti, neanche somigliano ai tredici anni domiciliati al rifiuto delle regole.

Diciassette anni hanno prossimità con la maggiore età.

Colpisce e tramortisce la “normalità” con cui il colpevole, l’imputato reo confesso, defenestrato del suo piedistallo dalla platea non più plaudente, venga fermato, condotto in caserma, accompagnato in una comunità di recupero.

Indipendentemente dalle varie scuole di pensiero, dalle psicologie più o meno astruse, dalle didattiche mordi e fuggi, rimane il fatto, che quell’adolescente si recava a scuola,  in classe, insieme ai coetanei ignari ( si spera ) con un serramanico in tasca, come si trattasse di un astuccio porta matite, oppure una medaglietta ben appuntata sul petto.

Non mi pare a onor del vero che girare armati sia sinonimo delle solite ragazzate, del tram tram obsoleto del così fan tutti, anche peggio,  sono soltanto menate che da sempre coinvolgono i più giovani.

No, non è così, in ogni tempo, luogo, questo tipo di comportamento‐​atteggiamento è dichiaratamente un devianza, una permanenza residenziale‐​delinquenziale, per cui addolcire la pillola significherebbe arrendersi, non mettersi a mezzo, di traverso, affinché ciò non solo non accada più, ma soprattutto ne venga compresa la gravità del gesto.

Colpire una docente in volto, sfregiandola con 33 punti di sutura, significa non essere un bullo, un famoso per forza, un maledetto per vocazione, piuttosto si tratta di una fascinazione delinquenziale.

Bullismo è un disagio relazionale, non è ancora un accadimento criminale, in questo caso si tratta di delirio di onnipotenza, di uso e abuso di intolleranza culturale, al di là del disturbo di personalità che verrà diagnosticato.

L’atto di forza o miserabile debolezza che dir si voglia, dimostrato dallo studente, impugnando quel serramanico, non è la studiata scientificamente reazione adolescenziale a un richiamo ricevuto, ma la sub‐​cultura del ferro, del fuoco, della botta che annichilisce, il brodo culturale dell’io vinco e tu perdi non si fanno prigionieri.

Nel carcere per minori ci sono ragazzetti detenuti per spaccio, per rapina, per furto, per violenze sulle cose e sulle persone, infatti il carcere c’è, esiste,  perché ha, o dovrebbe possedere ruolo, scopo, utilità,  non soltanto equivoche sintesi a non farvi entrare i più giovani, in quanto non ancora criminali,

Ho la sensazione che criminali si diventa apprendendo la locazione dell’uscita di emergenza, la possibilità dello scarto di lato, dell’attenuante prevalente alla aggravante.

Quanto accaduto in quella scuola ancora una volta si farà beffe della giustizia, in nome di una comprensione educativa che nulla ha a che fare con l’educazione alla legalità, l’educazione al rispetto delle regole, il rispetto per se stessi e degli altri, soprattutto degli innocenti.

La scuola è autorevole quando il suo educare non contempla soltanto la trasmissione delle nozioni, ma il valore della conoscenza, la traducibilità di qualcosa che appare incomprensibile, come ad esempio il dazio da pagare quando si commettono atti di una gravità eccezionale, dazi da pagare per apprendere il rispetto della vita umana.

——- Vincenzo Andraous collabora con Punto a Capo Online ormai da anni, con i suoi scritti ed il suo impegno nel sociale e nelle scuole, riesce sempre a cogliere un interessante punto di vista sulle situazioni più attuali.

La storia di Vincenzo Andraous

di Simone Specchio

La storia di Vincenzo Andraous è la storia di uomo che ogni giorno ha il pensiero che la notte dovrà ritornare in carcere fino al resto dei suoi giorni.
La sua storia da bullo inizia da quando aveva quattordici anni; un giorno a scuola durante una lezione mentre la prof scriveva alla lavagna lui prese un cancellino e lo scagliò violentemente contro il collo della prof, dopo questo fatto non si venne a sapere il colpevole di questo atto e siccome tutti avevano paura di confessare l’accaduto perché poi se la sarebbero vista con il bullo della classe, tutti vennero sospesi per colpa di uno soltanto: il bullo.
Nella sua vita Vincenzo ha compiuto molti atti violenti e ingiusti, ma la prima volta che si fumò uno spinello, che tutti pensano che sia una roba leggera ma in realtà è uguale a tutte le altre, rubo come al suo solito una macchina e fece un giro con i suoi amici per poi schiantarsi contro un platano a 140 km/​h e uccidere un suo amico; tutto questo per un semplice spinello che tutti sottovalutano.
Dopo questo Vincenzo finì in un carcere minorile e grazie alla sua condotta girò tutti i carceri minorili d’ Italia, da quello di Milano fino a quello a Palermo.
Dopo questo lui continuò a fumarsi le canne e questo lo portò alla casa del giovane, portato da Don Enzo Boschetti fondatore di questa; all’inizio la casa del giovane era solo uno scantinato dove si riunivano le persone in difficoltà coma Vincenzo, ma con il tempo tutto questo si è ingrandito fino a costruire 18 case del giovane. Oggi Vincenzo svolge il ruolo di tutor nella Casa Del Giovane di Pavia dopo esserci stato anche lui e ogni giorno guida intere classi attraverso questo plesso che aiuta i giovani tossicodipendenti facendoli lavorare come carpentieri, falegnami o tipografi, assistiti da esperti che gli insegnano il lavoro per un futuro impiego. Oggi Vincenzo aiuta i giovani che hanno avuto la sua stessa storia cercando di cancellare il pensiero della droga di ogni ragazzo che entra nella casa del giovane.

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