Grottaferrata: Giampiero Fontana scrive al Comitato “Equi diritti”

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Giampiero Fontana

L’intervento dell’ex Primo Cittadino in merito all’annosa questione dell’abusivismo edilizio: “Bisogna sollecitare la Conferenza Stato — Regioni per attuare le modifiche alla vigente normativa  tali da consentire la soluzione della problematica.

“Gentili Cittadini — così scrive nella sua lettera Fontana —  quale Sindaco pro tempore di Grottaferrata, ho seguito la delicata e complessa problematica scaturita anche dalla nota della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, pervenuta ai Comuni del comprensorio nel novembre 2015 ed in cui, tra l’altro, si sollecitavano i Sindaci alla perentoria definizione dei procedimenti interessati da sentenze penali di condanna, per abusi edilizi, passate in giudicato.

Trascorsi molti mesi, oltre un anno, dall’avvio delle procedure formali richieste ai Sindaci dalla Procura, e concluso anzitempo il mio mandato elettivo (17 ottobre 2016), ho continuato a mantenermi informato sull’argomento, grazie anche ai buoni rapporti intessuti con Voi ed i Vostri Rappresentanti, in particolare con la Dott.ssa Cristina Milani. Nei giorni scorsi ho letto la proposta che il Comitato ha inviato ai Gruppi politici e civici del Consiglio regionale del Lazio, affinché modifichino la legislazione regionale sul recupero dei nuclei edilizi spontanei. Ho visto altresì che il Comitato, sempre attivo ed attento alla vicenda, continua ad incontrare Amministratori ed esponenti politici ai vari livelli istituzionali.

Ho letto anche la lettera che l’XI Comunità Montana “Castelli Romani e Prenestini”, insieme ad alcuni Sindaci, nel novembre 2016 ha inviato al Presidente della Regione Lazio, all’Assessore regionale all’Urbanistica ed al Presidente del Consiglio regionale, chiedendo un incontro e l’apertura di un “tavolo tecnico” per affrontare congiuntamente la problematica e valutare le possibili soluzioni. La materia, come dicevo, è al tempo stesso complessa e delicata, poiché riguarda un bene primario quale la casa ed è scontato immaginare le drammatiche conseguenze che, in molti casi, deriverebbero dalla demolizione degli immobili edificati abusivamente, in una congiuntura socio‐​economica già di per sé fortemente critica.

Sia chiaro, come ho più volte sottolineato, che il principio di legalità, nella sua piena accezione, non è e non sarà mai in discussione. Un immobile abusivamente edificato resta una violazione di legge, quali che siano le ragioni all’origine dell’abuso, incluse le necessità di una prima abitazione. Tuttavia, è impossibile non pensare ai risvolti, sociali oltre che economici, che comporterebbero le demolizioni tout court delle case realizzate in contrasto con le norme vigenti.

Per questo, evitando facili demagogie od inutile retorica, avverto l’esigenza di rendere pubbliche alcune mie riflessioni sull’argomento, come peraltro ho già fatto più volte da Sindaco, con l’augurio che esse possano risultare utili ad una reale e soddisfacente soluzione del problema. Non intendo sollevare ulteriori allarmismi, bensì ricordare che la Politica, fermo restando il rispetto delle norme, ha il dovere, e sin qui non mi risulta l’abbia fatto appieno, di tenere conto di tutte le implicazioni ed individuare le possibili soluzioni alla problematica.

Relativamente alla lettera prodotta alla Regione Lazio dalla Comunità Montana ed al documento di sintesi allegato, rilevo che la lettera, a prescindere dai contenuti, è stata firmata solo dai Sindaci dei Comuni di Rocca Priora, Rocca di Papa, Monte Porzio Catone e Colonna, rispetto ai 30 Comuni su cui la Procura è territorialmente competente (il Sindaco di Rocca Priora, peraltro, ha apposto doppia firma essendo anche Presidente della Comunità Montana); tra le altre, spicca l’assenza del Sindaco di Velletri, Presidente dell’ANCI regionale, Ente che, a mio avviso, non può esimersi dall’assumere una posizione sulla vicenda, auspicabilmente a sostegno dei Comuni interessati e dei Cittadini coinvolti.

Rilevo questo poiché ad inizio settembre 2016, durante una riunione dei Sindaci presso la Comunità Montana, quale Sindaco di Grottaferrata avevo rappresentato il mio contributo di pensiero, che sostanzialmente si articolava in 3 punti:

1)     sottoporre il documento ai 30 Comuni del comprensorio della Procura di Velletri, chiedendo di sottoscriverlo, per rafforzarne peso e possibilità di incidenza;

2)     interessare l’ANCI regionale, presieduta dal Sindaco di Velletri e chiederne il sostegno, inclusa la firma in calce al documento e l’interessamento dell’ANCI nazionale;

3)     integrare il documento con la richiesta, al Presidente della Regione Lazio, affinché;

-      da solo/​di concerto con altri Presidenti di Regione, chieda la discussione della tematica nei lavori della Conferenza Stato‐​Regioni, consesso che ha le competenze per confrontarsi col Governo anche in funzione dell’approvazione, da parte del Parlamento, di modifiche/​integrazioni alla vigente normativa in materia di abusivismo edilizio, tali da consentire la soluzione della problematica;

-      fornisca, nelle more dell’analisi della materia in ambito Conferenza Stato‐​Regioni, gli opportuni indirizzi all’Assessore regionale all’Urbanistica ed ai Gruppi politici e civici presenti in Consiglio regionale, rispetto all’approvazione del nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR – licenziato dalla Giunta regionale a marzo 2016 ed all’esame della VI Commissione permanente del Consiglio regionale dal 29 settembre 2016), affinché il PTPR possa “rivisitare” i vincoli esistenti nelle aree dove maggiore è/​è stata l’incidenza dell’abusivismo edilizio, con particolare riferimento al comprensorio dei Castelli Romani, ulteriormente vincolato dalle limitazioni imposte dal Piano di Assetto del Parco Regionale.

Il motivo è presto detto: le Regioni, come noto, non possono modificare una legge nazionale, bensì sono in grado di attivare il Governo in seno alla Conferenza, per l’eventuale successiva approvazione di norme di legge da parte del Parlamento. E poiché la questione dell’abusivismo interessa (purtroppo e non da oggi) l’intera Nazione (si veda, tra gli altri, il caso Licata in Sicilia, assurto con grande risonanza alle cronache mediatiche), la Conferenza è lo strumento da attivare (seguo i lavori della Conferenza e non mi risulta che l’argomento sia stato trattato negli ultimi tempi).

In altri termini: la questione va posta, per il tramite della Regione Lazio (e/​o delle altre Regioni interessate), a livello Governo centrale, unica sede deputata, qualora sussista la volontà, all’adozione di soluzioni concrete e fattibili. Ed una siffatta ipotesi, sia nella lettera della Comunità Montana che nella recente proposta del Comitato ai Gruppi regionali, non c’è. Ovviamente il confronto ed il dibattito, ad ogni livello di governo, è utile quantomeno ad evitare il silenzio sulla scottante vicenda, ma se si vuole incidere concretamente ritengo che questa sia la strada da seguire.

Pertanto, qualora di interesse del Comitato e traendo spunto anche da una prospettata riunione tra le Famiglie coinvolte, i preposti attori istituzionali e coloro che si sono dimostrati vicini alla causa, confermo la mia disponibilità anche a ragionare in questi termini, riservandomi di produrre nel corso dell’eventuale riunione, o in altra sede, elementi di dettaglio al riguardo.”

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