Oncologia, l’innovazione preme sulla spesa sanitaria

Oncologia, l’innovazione preme sulla spesa sanitaria

10/11/2016 0 Di puntoacapo
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oncologiaOncologia, l’innovazione preme sulla spesa sanitaria.

Più risorse per garantire l’accesso equo a tutti i pazienti 

 In Italia oltre tre mil­ioni di per­sone vivono dopo una diag­nosi di can­cro: in costante aumen­to le per­centu­ali di soprav­viven­za a 5 anni, pari a cir­ca il 60%. 

La cres­cente disponi­bil­ità di ter­apie inno­v­a­tive in gra­do di miglio­rare soprav­viven­za e qual­ità di vita rende sem­pre più urgente la neces­sità di trovare nuove risorse per garan­tire l’accesso equo e tem­pes­ti­vo a tut­ti i pazi­en­ti, rimuoven­do gli osta­coli buro­crati­ci: i tem­pi di immis­sione in com­mer­cio di un nuo­vo far­ma­co onco­logi­co sono in media tre volte supe­ri­oria quel­li pre­visti dalle nor­ma­tive, sen­za con­sid­er­are le pro­ce­dure region­ali e locali.

Oncolo­gi e decisori a con­fron­to su inno­vazione e acces­so alle ter­apiein occa­sione del Cor­so di For­mazione Pro­fes­sion­ale Con­tin­ua

Inno­vazione, sosteni­bil­ità, acces­so ai far­ma­ci: le nuove sfide dell’informazione in Oncolo­gia

pro­mosso dal Mas­ter ‘La Scien­za nel­la Prat­i­ca Gior­nal­is­ti­ca’ del­la Sapien­za Uni­ver­sità di Roma con il sup­por­to non con­dizio­nante di Pfiz­er e di Roche.

Milano, 8 novem­bre 2016 – In Italia sono oltre tre mil­ioni le per­sone che vivono dopo una diag­nosi di can­cro. Ogni anno la popo­lazione dei pazi­en­ti e dei sur­vivor onco­logi­ci aumen­ta di 90.000 per­sone. Ormai, ad eccezione dei tumori del­la cute, il 55% degli uomi­ni e il 63% delle donne col­pi­ti da patolo­gie onco­logiche soprav­vive nei cinque anni suc­ces­sivi alla diag­nosi (dati AIOM/AIRTUM 2016). 

Ma a questi dati fa riscon­tro il prob­le­ma del­la sosteni­bil­ità e dell’accesso alle ter­apie inno­v­a­tive che insieme ai pro­gres­si nelle tec­nolo­gie diag­nos­tiche stan­no cam­bian­do le prospet­tive per i pazi­en­ti. Nel 2013, in tut­to il mon­do per i far­ma­ci onco­logi­ci sono sta­ti spe­si oltre 91 mil­iar­di di dol­lari (IMS -Insti­tute for Health­care Infor­mat­ics); in Italia la spe­sa è pas­sa­ta da cir­ca un mil­iar­do di euro nel 2007 a 2 mil­iar­di e 900 mil­ioni nel 2014 (OsMed). Il tas­so ann­uo di cresci­ta dei costi è del 15%. Per far fronte alla cres­cente disponi­bil­ità di nuove ter­apie, nei giorni scor­si il Pres­i­dente del Con­siglio Mat­teo Ren­zi ha annun­ci­a­to l’inserimento nel­la Legge di Bilan­cio di un Fon­do di 500 mil­ioni ded­i­ca­to ai far­ma­ci onco­logi­ci inno­v­a­tivi. 

Come con­cil­iare la lim­i­tatez­za delle risorse finanziarie disponi­bili con l’elevato cos­to dei far­ma­ci più inno­v­a­tivi, garan­ten­do sosteni­bil­ità del sis­tema, acces­so alle cure e remu­ner­azione del­la ricer­ca pro­mossa dalle aziende? E come ren­dere questi con­cetti sci­en­tifi­ci ed eco­nomi­ci alla por­ta­ta di mil­ioni di cit­ta­di­ni che, alla luce dell’impatto sociale dei tumori, devono diret­ta­mente o indi­ret­ta­mente con­frontar­si con queste malat­tie?

Di tut­to questo si è par­la­to a Milano in occa­sione del Cor­so di For­mazione Pro­fes­sion­ale Con­tin­ua “Inno­vazione, sosteni­bil­ità̀, acces­so ai far­ma­ci: le nuove sfide dell’informazione in Oncolo­gia pro­mosso dal Mas­ter ‘La Scien­za nel­la Prat­i­ca Gior­nal­is­ti­ca’ del­la Sapien­za Uni­ver­sità di Roma con il sup­por­to non con­dizio­nante di Pfiz­er e di Roche. 

«L’Oncologia rap­p­re­sen­ta un capi­to­lo di spe­sa ril­e­vante per i sis­te­mi san­i­tari di tut­to il mon­do, ma il prob­le­ma non può essere ridot­to solo al cos­to delle ter­apie, che va affronta­to a par­tire dall’appropriatezza e da una val­u­tazione nell’ambito delle strate­gie di con­trol­lo del­la speci­fi­ca patolo­gia neo­plas­ti­ca», affer­ma Giuseppe Curigliano, Diret­tore S.C. Divi­sione Svilup­po di Nuovi Far­ma­ci per Ter­apie Inno­v­a­tive del­lo IEO di Milano. «Occorre affrontare il tema dei costi in una prospet­ti­va più ampia, tenen­do fer­mi alcu­ni prin­cipi: garan­tire l’immediata disponi­bil­ità delle ter­apie inno­v­a­tive in tut­to il ter­ri­to­rio, miglio­rare i per­cor­si diag­nos­ti­co-ter­apeu­ti­co-assis­ten­ziali, mon­i­torare l’efficacia clin­i­ca e la tossic­ità dei far­ma­ci dopo l’immissione in com­mer­cio e sem­pli­fi­care le pro­ce­dure ammin­is­tra­tive». 

In Italia i tumori più fre­quen­ti, nel totale di uomi­ni e donne, sono nell’ordine quel­lo del colon-ret­to (con 52.000 nuove diag­nosi sti­mate per il 2016), del­la mam­mel­la (cir­ca 50.000 nuovi casi) e del pol­mone (41.000 nuovi casi). La soprav­viven­za più alta a 5 anni si reg­is­tra per il tumore del­la mam­mel­la (85,5%), per il tumore del colon (60,8%) e del ret­to (58,3%), men­tre quel­la per il tumore del pol­mone è pari al 14,3%, più ele­va­ta rispet­to alla media euro­pea. Per tutte queste neo­plasie sono o stan­no per ren­der­si disponi­bili ter­apie inno­v­a­tive sia nell’ambito dei trat­ta­men­ti a bersaglio mol­e­co­lare sia dell’immunoterapia. 

Ma l’innovazione, soprat­tut­to in Oncolo­gia, deve sem­pre fare i con­ti con il prob­le­ma dell’accesso lega­to sia ai costi sia a osta­coli buro­crati­ci. Sec­on­do i dati comu­ni­cati da Cit­tad­i­nan­zat­ti­va, i tem­pi per l’immissione in com­mer­cio di un far­ma­co onco­logi­co arrivano fino a 1.070 giorni, con­tro i cir­ca 400 pre­visti dal­la nor­ma­ti­va, sen­za con­sid­er­are i tem­pi del­la fase regionale che seguono pro­ce­dure dif­fer­en­ti sul ter­ri­to­rio. I PTOR (Pron­tu­ari Ter­apeu­ti­ci Ospedalieri Region­ali) ral­len­tano o razio­nano l’accesso ai far­ma­ci effet­ti­va­mente disponi­bili ai cit­ta­di­ni, deter­mi­nan­do dis­par­ità di acces­so sul ter­ri­to­rio sia come tem­pi sia come req­ui­si­ti.

«Come aziende far­ma­ceu­tiche siamo chia­mate a col­lab­o­rare con le Isti­tuzioni, la comu­nità
medico-sci­en­tifi­ca e non da ulti­mo con i media, per pot­er favorire un per­cor­so di equi­tà sociale, che garan­tis­ca le cure migliori per tut­ti i pazi­en­ti e al con­tem­po la sosteni­bil­ità del sis­tema»,
affer­ma Mas­si­mo Visentin, Pres­i­dente e Ammin­is­tra­tore Del­e­ga­to di Pfiz­er in Italia. «Garan­tire a tut­ti, dal­la Val d’Aosta alla Sicil­ia, l’accesso alle cure con far­ma­ci anti­can­cro inno­v­a­tivi sig­nifi­ca guadagnare anni e qual­ità di vita: dovrebbe essere un dirit­to uni­ver­salmente acquisi­to, purtrop­po però sap­pi­amo che non è così e i pazi­en­ti vivono sul­la loro pelle l’esperienza di una san­ità a più veloc­ità. A questo si aggiunge il dibat­ti­to sul­la sosteni­bil­ità dell’innovazione. Il Dis­eg­no di Legge di Bilan­cio 2017, attual­mente in fase di approvazione par­la­mentare, ha isti­tu­ito per la pri­ma vol­ta in Italia un Fon­do di 500 mil­ioni di euro des­ti­nati ai far­ma­ci anti­can­cro inno­v­a­tivi. Si trat­ta di un pri­mo seg­nale impor­tante da parte del Gov­er­no, con la sper­an­za che sia di buon aus­pi­cio per una sem­pre mag­giore atten­zione ai pazi­en­ti onco­logi­ci e al loro dirit­to ad accedere alle ter­apie più inno­v­a­tive».

La ques­tione chi­ave è appun­to quel­la di definire esat­ta­mente il ter­mine inno­vazione, com­misuran­do l’effettivo incre­men­to di ben­efi­cio che un far­ma­co onco­logi­co è in gra­do di apportare con i costi e la sosteni­bil­ità per il Servizio San­i­tario. Un tema che coin­volge non solo spe­cial­isti, econ­o­misti e decisori ma anche i mass media che a fronte dell’arrivo qua­si quo­tid­i­ano di annun­ci di nuove ter­apie devono dotar­si degli stru­men­ti per pro­muo­vere la conoscen­za delle inno­vazioni, basan­dosi sui dati degli stu­di e comu­ni­can­do in modo atten­to e scrupoloso l’impatto eco­nom­i­co, la sosteni­bil­ità e il rap­por­to cos­to-ben­efi­cio dell’innovazione.

«Oggi i tumori fan­no sem­pre meno pau­ra. Gra­zie ai con­tinui pro­gres­si del­la ricer­ca sci­en­tifi­ca – dal­la med­i­c­i­na per­son­al­iz­za­ta alle immunoter­apie fino alla genom­i­ca – abbi­amo potu­to trasfor­mare queste patolo­gie da “mali incur­abili” a malat­tie croniche, fino a pot­er par­lare in alcu­ni casi di gua­ri­gione», affer­ma Mau­r­izio de Cicco, Pres­i­dente e Ammin­is­tra­tore Del­e­ga­to di Roche in Italia. «In questo sce­nario i gior­nal­isti gio­cano un ruo­lo chi­ave nel rac­con­tare i tra­guar­di rag­giun­gi­bili gra­zie alle inno­vazioni diag­nos­tiche e ter­apeu­tiche. E quin­di pro­prio a loro riv­ol­go il mio invi­to a sostenere un nuo­vo approc­cio alla tem­at­i­ca che riesca, attra­ver­so una “sci­en­tifi­ca sem­pli­fi­cazione” dei pro­gres­si del­la med­i­c­i­na, a rag­giun­gere un pub­bli­co sem­pre più ampio ed etero­ge­neo. E questo stes­so pub­bli­co dovrebbe anche com­pren­dere gli sforzi che si stan­no facen­do a liv­el­lo di sis­tema per avere omo­geneità di acces­so oltre che regionale anche nei con­fron­ti di altri Pae­si europei, con­sideran­do anche che i prezzi ital­iani dei far­ma­ci inno­v­a­tivi con­tin­u­ano a essere cir­ca il 20% infe­ri­ori rispet­to alla media euro­pea».

In defin­i­ti­va la ques­tione che negli USA han­no defini­to la “finan­cial tox­i­c­i­ty” delle ter­apie inno­v­a­tive (ovvero il loro impat­to sui con­ti e le finanze pub­bliche e pri­vate) deve essere affronta­ta su più liv­el­li. L’ordinamento prevede diver­si mec­ca­n­is­mi di con­teni­men­to del­la spe­sa pub­bli­ca, dai tet­ti di spe­sa far­ma­ceu­ti­ca alle mis­ure di rego­lazione dei prezzi dei far­ma­ci, al mon­i­tor­ag­gio dell’impatto ter­apeu­ti­co ed eco­nom­i­co dei far­ma­ci ad alto cos­to. 

Esiste poi un prob­le­ma di sprechi (sti­mati in cir­ca il 20% del­la spe­sa san­i­taria sec­on­do il Gimbe — Grup­po ital­iano per la med­i­c­i­na basa­ta sulle evi­den­ze) che oggi può essere affronta­to gra­zie alle gran­di quan­tità di dati disponi­bili dai flus­si ammin­is­tra­tivi, dai reg­istri e dalle cartelle cliniche infor­ma­tiz­zate ospedaliere e rel­a­tive ai ricov­eri, alle prestazioni ambu­la­to­ri­ali, al con­sumo dei far­ma­ci. In Emil­ia Romagna la Rete Onco­log­i­ca ha mes­so a pun­to un mod­el­lo di ver­i­fi­ca del­la qual­ità del­la rete dei servizi in rap­por­to alle risorse imp­ie­gate che, appli­ca­ta al car­ci­no­ma mam­mario, ha per­me­s­so la ricer­ca di poten­ziali inap­pro­pri­atezze e pos­si­bili risorse “male allo­cate” sui per­cor­si di cura di oltre 3.000 donne con diag­nosi di tumore al seno, ver­i­f­i­can­do il con­teni­men­to dei liv­el­li di inap­pro­pri­atez­za in chirur­gia (al di sot­to del 2,5% dei casi) e l’accesso alle ter­apie far­ma­co­logiche pre­cauzion­ali entro 60 giorni dall’intervento per l’84,7% delle pazi­en­ti can­di­date.

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