L’Editoriale. Black Block: quelli che vogliono che tutto resti uguale.

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di Francesca Marrucci

Uno spettro si aggira per l’Europa. Ha fatto danni un po’ dovunque, ma in Italia s’è lasciato dietro anche morti. Torna la stagione dei black blocks (meglio scriverlo con la K), forti di una primavera di scontento mai placata nel nostro Paese, che si è ulteriormente rafforzata grazie alla crisi globale e le scelte scellerate dei governi degli ultimi anni.

Le cose nel mondo non vanno bene, o almeno non vanno bene per la stragrande maggioranza della popolazione, privata gradualmente ma inesorabilmente dei diritti fondamentali: lavoro, istruzione, salute, e quindi dignità e possibilità di sopravvivere. Al letargo rassegnato delle generazioni over50 che in altre epoche furono ispiratrici di rivoluzioni, risponde la consapevolezza ferita e, appuntoindignata dei giovani, che si sono finalmente resi conto che il futuro è diventato più che incerto, il futuro è diventato certamente difficilissimo.

E mentre una piccola parte della popolazione si stressa preoccupandosi di dove fare il party di compleanno da 2000 invitati o dove ormeggiare la barca da favola, la massa non dorme la notte cercando di trovare una soluzione per arrivare a fine mese.

Di chi è la colpa di ciò? Sembrerà retorica, ma è assolutamente vero (studi universitari lo dimostrano ovunque, così come esimi economisti gridano allarmati da decenni), la colpa è della speculazione finanziaria, di un mondo costruito su soldi ‘virtuali’, capaci però di mettere in ginocchio intere nazioni. Ma la ‘speculazione finanziaria’ non è un’entità astratta, un UFO, oggetto volante non identificato: si identifica e come, perché ogni cosa che esiste in economia è stata creata ed è gestita dall’uomo.

Quindi ecco perché si punta il dito sulle banche, terminale ultimo di questo sistema finanziario, quello ‘visibile’ al cittadino, poi alle borse, agorà dove i grandi gruppi internazionali che detengono il potere economico transnazionale (cioè, su più di una nazione) si confrontano, si fanno la guerra, incuranti delle conseguenze delle loro scelte sulle popolazioni e a tanto altro ancora che sfugge alla percezione del cittadino comune proprio perché non è dato ai semplici mortali capire tali e tanti meccanismi che decidono a priori se in Grecia la gente deve fare la fame o se in Italia si devono creare più disoccupati che occupati.

Tutto qui: le grandi parole che vediamo in questi giorni sui giornali, default (che forse sarà più familiare a chi usa un computer con accezione simile), spread, e così via sono solo parole che cercano di far capire cosa sta succedendo in questo meccanismo, ma visto quello che dice la gente comune se interrogata in proposito, non ci riescono granché. La gente nei bar ti dice: “Ma che ne so, so solo che ste banche si stanno rubando i soldi alla povera gente!”, concetto base, riduttivo forse, ma non così sbagliato perché figlio di una storia, di concetti già visti e vissuti.

E la politica che fa in questa situazione? Dappertutto, come in Italia (anche se noi dobbiamo sempre distinguerci in peggio), fa finta di niente, perché quello stesso potere finanziario è quello che muove e finanzia la politica e soprattutto, i politici. Se qualcuno, a destra o sinistra, vi racconterà il contrario, non credetegli: o è un povero illuso o è in malafede. Chi non ha appoggi finanziari, in politica, non è in grado di esprimere rappresentanza eletta, sia ben chiaro, in specie con questo capolavoro di legge elettorale e con il sistema maggioritario. Ecco perché poi ci sono tanti scandali su gente che prende mazzette da tutte le parti: questo è il sistema. Ecco perché poi il populismo che vuole che i politici ‘siano tutti uguali’ è cresciuto esponenzialmente in questi ultimi anni. Soprattutto perché i partiti, con i vari scandali, non hanno fatto altro che rafforzare questa idea, complice una passività e un’autoreferenzialità che ha escluso del tutto la gente comune.

Le giovani generazioni, invece, il meccanismo lo conoscono meglio, primo perché lo studiano nelle università o nei loro stessi posti di lavoro (quando ce li hanno), secondo perché vivono sulla loro pelle le conseguenze di questo sistema. La storia anche qui la conosciamo bene, ed ha delle parole chiave già tristemente patrimonio comune: precarietà a vita, insicurezza, disoccupazione, nessuna pensione, nessuna tutela, cassa integrazione (quando si è fortunati).

Allora, finalmente, cominciano a lamentarsi, cominciano a scalciare, cominciano a considerare l’idea che non deve essere per forza così, che la rassegnazione è la morte della speranza e della vita. E in tutto il mondo s’alzano in piedi e forse per la prima volta nella loro giovane vita, dicono NO, dicono che vogliono di meglio da chi li rappresenta ai governi, che vogliono rassicurazioni sul loro futuro, che hanno diritto ad una vita, a diritti e ad un futuro anche se non sono figli di papà.

Saluto, da sempre, con benevolenza, le prese di coscienza dei giovani, perché rappresentano la nostra unica speranza per il futuro. Le vecchie generazioni, in parlamento e non, complice un moto egoista che ha pensato bene di prendersi tutto e subito senza costruire, hanno fallito miseramente e in una cosa sola sono ben riuscite: garantirsi un florido presente ed un interessante futuro, ma circoscritto all’ambito familiare e delle amicizie servizievoli, oltre, ovviamente, a distruggere le prospettive di sviluppo futuro per tutti gli altri.

Allora benvengano i ragazzi che scendono in piazza, che si accampano nei luoghi chiave del potere, per reclamare un futuro, una speranza.

Ma mentre questi, pacificamente, gridano al mondo la loro rabbia e la loro richiesta di cambiamento, di alternativa, arrivano loro. I BB, i Black Blocks, la Banda Bassotti dei movimenti di protesta. Gli imbecilli.

E che si dica e a gran voce: delinquenti, imbecilli e loro sì, schiavi del sistema, che con le loro ‘guerre’ contro chi non si sa (la povera gente che vive nelle vie in cui sfilano i cortei? Gli altri manifestanti? I poliziotti o i Carabinieri che guadagnano due lire al mese?) ottengono il più funzionale dei risultati: la protesta e la proposta del movimento non passa, passano solo i loro atti violenti. La verità è che la loro guerra è solo contro chi prova a cambiare le cose, a reclamare i propri diritti.

Chissà se se ne rendono conto. Non lo so. Dalle cose che scrivono e dalle dichiarazioni che rilasciano mi sembrano dei pazzi esaltati, lucidi solo in una cosa: tecniche di guerriglia urbana. Il resto sono titoli di giornali ripetuti a pappagallo, slogan utopici, niente proposte: sono superflue, l’importante è sfasciare tutto. In cosa consista il tutto, se rappresenti davvero un obbiettivo di ‘sistema’ (come una banca) o quello che capita (come un’auto in sosta, un supermercato, un gruppo di manifestanti), poco importa. Braccare un blindato con 6 carabinieri dentro e cercare di farli morire bruciati non può passare per un atto di protesta. E’ tentata strage. Se qualcuno la definisce diversamente, ne è complice.

Gli scontri con le forze dell’ordine ci devono essere, è quasi una parola d’ordine, perché in un clima di tensione e pericolo, anche le forze dell’ordine diventano parte del gioco, il giocatore avversario che permette al gioco della guerra di funzionare. E allora la violenza diventa la padrona e caratterizza anche i comportamenti di chi ti dovrebbe tutelare. Anche se sabato, il modus operandi delle forze dell’ordine è stato diverso (tranne alcune deprecabili eccezioni), come ammesso dagli stessi partecipanti, il problema rimane lo stesso: si cercava palesemente la guerriglia.

Mai vorrei fare il poliziotto o il carabiniere in queste situazioni. Ci sono cose più grandi di noi, create ad hoc da altri, in cui noi non contiamo più. Ci sono momenti in cui un ragazzo pacifico come Carlo Giuliani si trova a tirare un estintore e uno come Mario Placanica, carabiniere di leva, a sparargli in faccia. Non ci fosse stata quella piazza, in quel momento, magari questi due sarebbero persino potuti essere amici. Se c’è chi si auspica che quella piazza e quei momenti persistano è un terrorista.

Questa è gente vigliacca, che si maschera, che ha come unico scopo distruggere quello che gli altri cercano di costruire, perché è più comodo che tutto resti così, anzi che tutto degeneri in un clima sempre più esasperato. Perché nella disperazione e nel disordine anche i falliti a cui è rimasto solo un passamontagna ed un sanpietrino da tirare, possono persino emergere. Quindi: casino! Perché tutto deve rimanere così, niente deve cambiare.

In un mondo visto da dietro un passamontagna nero, la speranza non trova posto.

Però mi rifiuto di rassegnarmi anche a questa idea: che le speranze, le proposte, siano asfissiate dal fumo nero di un’auto in fiamme, siano distrutte da una lapidazione senza senso. E allora faccio una piccola proposta, prendendo l’esempio del servizio d’ordine della Cgil che sabato, dov’era attivo ha allontanato, anche in malo modo (sempre troppo poco) i Black Block. E traggo ispirazione dalle parole di un BB intervistato dalla Repubblica, che bene rende l’idea della scellerata pazzia che alberga in questi delinquenti (LEGGI QUI): non lasciamo il compito di combattere questa ‘loro guerra’ alle forze dell’ordine, non permettiamo a questi folli di distruggere le idee, le speranze di queste generazioni.

Loro sono organizzati? Organizziamo servizi d’ordine alternativi, sugli stessi schemi lungo tutti i cortei, come si faceva una volta, proprio a tutela dei partecipanti, prima di tutto, e dei luoghi in cui si sfila.

Servizi d’ordine che non devono portare i guanti, però. Perché non vogliamo più vedere le scene come al G8 di Genova dove i boy scouts provavano a fermarli e venivano presi a sprangate. Non può funzionare così. Il servizio d’ordine dev’essere adeguato al pericolo. Le scene di alcuni di questi che si avventavano contro i sindacalisti che cercavano di scacciarli urlando: ‘Uè bamba (bamba, che parola è???) metti giù le mani che t’ammazzo!”, non sono tollerabili. Una volta i servizi d’ordine ‘menavano’, lo sanno bene quelli che hanno fatto le manifestazioni negli anni 70, ma gli scontri erano tra fazioni opposte, tra cortei che si incontravano-​scontravano, non esisteva gente che si infiltrava e faceva quello che fanno i Black Blocks.

Siccome gli scontri tra cortei e diverse fazioni, tranne qualche episodio sporadico e con numeri molto più contenuti di partecipanti, non esistono più, dato che il nemico ora non sta più ‘di fronte’, ma attacca ai fianchi, sarà bene dotarsi di una strategia difensiva adeguata che non permetta a questi idioti di far del male e di vanificare mesi di lotte pacifiche.

Il movimento si autorganizza? Bene, si autorganizzasse anche in questo, altrimenti, visto le intenzioni future palesate da questi soggetti, è inutile pure continuare a protestare, perché se non si reagisce si fa il loro gioco e il gioco di quanti (e sono tanti e stanno lì e gongolano), non aspettavano altro per dare a tutti i manifestanti dei delinquenti e per distogliere l’opinione pubblica dal messaggio che i ragazzi volevano dare.

Un importante passo è stato fatto sabato, per la prima volta: c’è stata reazione interna contro questi imbecilli. In queste ore sul web si susseguono le pubblicazioni di foto e video dei partecipanti alla manifestazione che mirano a far riconoscere questa gente. Ecco, questa è una prima, seria risposta. Ma dev’essere solo l’inizio. Poi ci si deve attrezzare veramente. Perché si deve continuare a protestare, a chiedere cambiamenti, e non si può permettere a 10 imbecilli vestiti di nero dentro e fuori, di rubarci l’unica possibilità di avere un futuro ed una speranza.

10 pensieri riguardo “L’Editoriale. Black Block: quelli che vogliono che tutto resti uguale.

  • 09/01/2012 in 4:59 PM
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    Curiosando ho visto il tuo sito e letto l’articolo in oggetto. Sono rimasto positivamente colpito dalla sostanza dello scritto e condivido quasi pienamente. Si potrebbe solo aggiungere che essendo talmente lapalissiano che tali incappucciati danneggino platealmente il movimento, e che le esperienze e le prove sono così molteplici (vedi Genova), sarebbe forse il caso di chiedersi se veramente esistano o piuttosto siano semplicemente professionisti eterodiretti e infiltrati. Non vorrei fare dietrologia ne complottismo, ma la realtà dei misteri italiani è talmente semplice che in pratica misteri non ne esistono proprio. Da piazza Fontana in qua, le cose sono talmente evidenti e solari che basta non dimenticare e conoscere un po’ la Storia. Ricordo molto bene che la prima notizia data dal TG della 7 sui fatti di S. Giovanni, raccontava di due o trecento black block. Stranamente, successivamente sono diventati due o tremila.

    C’è però una critica che debbo farti, ed anche una critica molto amara, perché dimostra che anche tu interagisci e ricevi, come è logico, il bombardamento mediatico e pseudo culturale di quella corrente di pensiero per cui la colpa di tutto, soprattutto per quanto riguarda i giovani, è delle vecchie generazioni. Egoisti che si sono presi tutto e subito, si sono garantiti un interessante futuro e hanno distrutto le prospettive di sviluppo per i propri figli e nipoti. E brava, hai aderito anche tu alla guerra fra poveri.

    Innanzitutto i tuoi nonni (parlo impersonalmente) hanno fatto la Resistenza. Operai, Intellettuali, Comunisti, Socialisti, Borghesi, Preti, In Friuli la divisione Osoppo era diretta dai preti. Questa gente ha scelto, ripeto scelto, di andare in montagna e camminare nei torrenti gelati o dormire legati sugli abeti per non farsi prendere dai cani poliziotto dei nazisti, come faceva il mio amico “Furore” nell’inverno 44/​45. queste gente, che ha lasciato sul campo circa cinquantamila morti o torturati con le più incredibili efferatezze, ci ha lasciato e ti ha lasciato la Costituzione, la bellissima Costituzione che ha consentito la libertà e il progresso democratico (o quasi) della nostra Repubblica. 

    Poi i tuoi genitori, forse meno eroici dei loro padri, ma pur sempre capaci di sacrifici e di lotte per elevare le loro condizioni sociali e politiche. Genitori che forse hanno avuto il torto di non pensare solo a se stessi quando, assieme alle sacrosante rivendicazioni economiche, hanno rivendicato maggiori diritti e maggiori libertà per tutti e per sempre, non a tempo determinato!
    Ti hanno lasciato lo Statuto dei Lavoratori, la cui unica colpa è che non si estende a tutte le imprese sotto ai 15 dipendenti. Qual’è il problema oggi? Che non si trova lavoro perché il padrone non può licenziare a piacimento? Ma dai!
    Semmai il problema di oggi è il precariato che ci ha fatto tornare indietro di secoli creando la nuova schiavitù. questo sì che rappresenta una colpa grave della politica di oggi e colpa di una classe lavoratrice (ammesso che sia sociologicamente corretto chiamarci ancora così) perdente e addormentata che ha un pochino paura di chiamarsi ancora socialista.
    Il problema è che non avete domani perché i vostri genitori, dopo 35/​40 anni trascorsi magari alla catena, si spaparacchiano allegramente con i 1000/​1200 euro di pensione? Che tra l’altro sono destinati a ridursi sempre di più. Ben oltre il blocco del recupero dell’inflazione.
    Il problema è che si sono ritagliati privilegi per essere intoccabili? Strano, perché a parte la storia di migliaia di operai, di attivisti sindacali discriminati o che hanno perso il lavoro per lottare per i diritti, oggi, ancora oggi, a Pomigliano d’Arco la FIAT su circa 500 riassunzioni gia fatte, non c’è neanche un operaio iscritto alla FIOM, sindacato di maggioranza dell’azienda.

    Zio Giggi

  • 18/10/2011 in 7:52 AM
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    Luca Mariotti,
    ti condivido..sono le stesse cose che ho visto io.. distiguibilissimi e forniti di caschi,aste in gruppi da 5 o 6,si muovevano su giù nel corteo indisturbati per due ore. Il resto viene da se..

  • 17/10/2011 in 9:25 PM
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    Condivido, ma secondo me manca qualcosa… E’ tutto corretto per quel che riguarda i “Black Blocs” (o “Blocks” come scrivi tu): non è però stata colta la commistione tra i BB, i “casinari” dell’ultim’ora (per farti un esempio i ribelli estremisti allo stadio) e, la cosa più grave, un disegno dall’alto, non in senso religioso. Intendo dire che nella partecipazione alla devastazione c’è stata anche (come al solito) la compiacenza e l’”aiuto” di squadre di poliziotti in “borghese” (Cossiga docet)… L’intervista di Repubblica mi lascia un po’ perplesso… mi sembra un pochino surreale, non so se del tutto veritiera… Anche perché io c’ero alla manifestazione e dire (come afferma il ragazzo nell’intervista) che c’era l’ordine tra di loro di non girare con i caschi è FALSO. C’erano eccome ragazzi che andavano in giro con casco al braccio e ti dirò di più, non avevano solo il casco sotto braccio, ma anche la bandana al collo e aste di bandiere senza bandiere (se andava “bene”) e soprattutto andavano in giro a gruppetti di 3–4 ed erano distinguibilissimi: stavano sempre continuamente staccati dai manifestanti veri. Quindi i poliziotti hanno due colpe (dovute agli ordini ovvio…) Di non essere intervenuti se non dopo ore di attacchi e non aver bloccato in tempo i “facinorosi”…Colpa (o volontà?) forse non loro (dei militari) ma sicuramente di chi li comanda…

  • 17/10/2011 in 7:05 PM
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    Pseudo-​Black Bloc,ovvero:
    come far devastare indisturbati una città senza intervenire,
    quindi sul moto popolare d’indignazione di cotanta indecenza,
    invocare leggi reali o palesemente pseudo-​fasciste..

    Les jeux sont faits!!

  • 17/10/2011 in 6:29 PM
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    Davanti a certi ” fenomeni” basta chiedersi .… A chi serve? … A cosa Serve?.… se sentite i commenti dei politici.… specialmente quelli al governo.… bhè si capisce no?
    Chi sa perchè hanno fatto trovare le forze dell’ordine impreparate ..? chi sa perchè questi ” ragazzi” hanno trovato la strada libera per infiltrarsi militarmente nel corteo?

    Da vecchio militante Comunista e del movimento sindacale ricordo i servizi d’ordine che proteggevano i nostri cortei… e di come riuscivano ad ” ingabbiare” chi voleva trasformare il corteo in una battaglia.… allora si chiamavano autonomi … Gridavano i loro slogan.… erano liberi di farlo .. ma almeno quando tentavano di infiltrarsi nei nostri cortei .… non potevano fare altro.….
    Anche all’ora … a chi servivano gli autonomi? .… quale funzione svolgevano?

    Visto che lo stato non intende fermarli.… rimane compito degli organizzatori dei cortei isolarli e bloccarli dal resto del corteo… se vogliamo che le nostre proteste trovino alleati e non spaventino la gente che dovrebbe scendere al nosro fianco nelle strade per una protesta colorata e pacifica.….

  • 17/10/2011 in 4:33 PM
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    Mi trovo daccordo con il tuo articolo e condivido l’invito che fai agli organizzatori di curare sul serio il servizio d’ordine che deve garantire lo svolgimento pacifico delle manifestazioni per l’incolumità dei partecipanti ma soprattutto per non permettere la violenza che riducei a tutta un “erba un fascio”.
    Ci sono altre forze dietro a questo gioco quelle stesse che vogliono toglierci la libertà di protestare e manifestare, chi fornisce le armi e aiuta a nasconderle lungo la strada?

  • 17/10/2011 in 4:29 PM
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    Carissimo Claudio, ti sento in buonissima fede. Non ci conosciamo, credo, ma accetto i tuoi dubbi. Però, se non fai il falso modesto (sulla poca istruzione), e ti sforzi a rileggere invece che leggere solo una volta. Potrai ben vedere che, quelli come te, non li ho classificati “padroni” capitalisti. Ma che si pensano di stare a rappresentare il capitalismo e invece il “sistema” ha mangiato anche loro (anche te). E non sono le banche il sistema: le banche sono il mezzo. Il sistema è l’ideologia capitalista! Ti invito: rileggi e rifletti, non è difficile! E, se, come credo, sei in buonissima fede: non farlo solo per te. Fallo per i tuoi cari, ai quali, se non ho capito male, hanno rubato un po’ di futuro. E il colpevole non è il comizio del Pci. Non è l’ideologia comunista che, al contrario, risolve. Il colpevole è il capitalismo. Purtroppo, ieri, aiutato anche da te che ti aveva fatto credere di essere Agnelli o Marchionne e invece sei finito giardiniere. Immagino con tua grande dignità, anche se non ti è piaciuta la marcia indietro.

  • 17/10/2011 in 4:00 PM
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    Caro Maurizio, faccio sempre fatica a leggerti. Qualche volte condivido anche le tue idee, ma faccio fatica a capirlo tra le migliaia di parole che scrivi. Sarà un mio problema, visto che ho fatto solo le medie, ma io leggo tutti i giorni i giornali da 40 anni e qualche idea ce lo anch’io.
    I tuoi concetti si perdono e si mischiano con vecchi comizi del Pci che in questo periodo funzionano poco. Anche Francesca ha scritto tanto (la leggo spesso da Genova, come castellano trasferito), ma il suo è un ragionamento diviso in paragrafi, concetti, storie e quindi riflessioni. Lo condivido e lo capisco.
    Tu Maurizio, mi piaci spesso, ma in questo caso rappresenti proprio il problema esposto da Francesca: non vai al di la del tuo naso. Interpreti superficialmente, dando di nuovo la colpa ai ‘padroni’ la crisi, ma chi sono i padroni?
    Io ho provato 2 volte, prima a Lanuvio, poi a Sestri ad iniziare un’impresa. Avevo 15 operai prima e 18 dopo, ma con i mille sacrifici fatti per non metterli in mezzo ad una strada ho consumato tutti i risparmi della mia famiglia, lasciando ai miei figli solo il diploma da ragionieri da far valere, e alla fine a 58 anni mi sono ritirato a fare il giardiniere qui, lontano anche dal paese dei miei genitori.
    Io ero uno di quelli che tu chiami padroni e che dici hanno la colpa della crisi. Ma tu lo sai come si trova un imprenditore onesto in questo paese? Dico onesto come io sono e sono ancora orgoglioso di dirlo. Strangolato proprio da quelle banche che tu assolvi. Il grandìe problema della sinistra italiana è che non si è mai liberata di questa visione da cortina di ferro, per cui il nemico è sempre il proprietario, l’imprenditore o comunque ‘il padrone”. Propio come questi black cloc che assaltano i poliziotti ed i carabinieri, o i ragazzi che manifestano in pace, tu hai sbagliato bersaglio. Così abbiamo perso in Italia.
    Se a un giovane o ad un uomo adulto parli con queste frasi incomprensibili, che mi ricordano mio cugino Mario quando mnifestava a Roma nel 1977 e mia zia quando gli chiedeva “ma contro che manifesti?” lui gli rispondevo propio come fai tu e mia zia non ci capiva un bel niente. La gente non ti capisce. Non vuole sentire questo. La gente è spaventata, preoccupata, i ragazzi non hanno lavoro. Mio figlio lavora in un supermercato, l’altro come cameriere, ma non hanno rinunciato a sperare che un giorno potrà andare meglio. Per un po’ hanno anche pensato ad andare in America,m a lo vedi, i problemi stanno anche la.
    Alla gente bisogna suggerire soluzioni e come dice Francesca proposte che diano una spernza. Gli slogan politici li sentiamo da 60 anni e guarda dove ci hanno portato!!!!!!!!!!

  • 17/10/2011 in 3:35 PM
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    Cara Cesca, nel tuo editoriale, secondo me, sbagli alcune cose, compresi alcuni giudizi, anche perchè erri in una parte dell’analisi che proponi. La tua analisi, scusa la sinteticità, si concentra sulla crisi come una causa della finanziarizzazione di parte dell’economia. E’ datata 1974, l’analisi che Alfredo Reichlin, responsabile economico del PCI imputava alla finanza, la sostituzione dell’economia virtuale a quella reale. Ma la additava, non come causa di crisi, ma come nascondimento della causa: lo sfruttamento capitalistico. Dal 1974, tranne che alcune scoperte e diffusioni tecnologiche, tranne che il peggioramento con gli strumenti di gestione inventati dalla “finanza creativa” di Tremonti e c., il gioco di sistema è lo stesso: lo sfruttamento capitalistico. Mi sembra semplice comprenderlo. E, se è questo, ciò che ne discende, non può essere (come fai tu, ma anche il Pd e altri…) che è la finanza il nemico-​controparte. Le banche in quanto tali. Questi sono strumenti, che vengono frapposti, non il “sistema”. Il sistema è la proprietà e l’uso dei mezzi di produzione che consentono di creare beni (materiali e immateriali): dagli alimenti, alla sanità, alla cultura. Chi possiede quelli (i mezzi), sa che determina chi ha, chi può avere e quanto, chi comanda nella società. A questo sistema ci si può opporre in mille modi formali, ma se, sostanzialmente non si ha coscienza di questa verità, e non si ha capacità organizzativa, e non si ha consenso per costruire proposte (dalla rivoluzione, alla lotta sindacale, alla partecipazione alla competizione elettorale per il governo del Paese) nessun detentore di quei mezzi (padrone) scucirà mai nulla. Noi in Italia, abbiamo la particolarità che molti detentori (padroni) siedono in parlamento, guidano e fanno parte del governo, e addirittura con “competitor” altri padroni che lasciata l’azienda ieri mattina si propongono oggi come “nuovi” (magari dopo aver giurato da un anno in qua che la politica non li riguardava). Questa nostra particolarità, nella sua negatività, dovrebbe aiutare a leggere meglio la realtà: a vedere questa divisione di classe. Ad esempio, oggi, poi, proprio perchè c’è la crisi, i detentori (sempre i padroni) stanno pensando bene che non vogliono restringere nemmeno lo zero virgola, di quanto hanno accaparrato e continuano a sfruttare, così, invece di addolcire, addirittura tolgono non solo a quelli che non sono più rappresentati, ma anche al ceto medio: piccoli commercianti, artigiani, intellettuali non di fascia altissima (economicamente parlando). Ecco, questo esempio, fa comprendere, come una giusta analisi, dovrebbe riportare a chiamare le cose col loro nome. Addirittura, Trichet, l’uscente banchiere d’europa, ha detto che la crisi è sistemica. Noi marxisti diciamo strutturale. Ma il significato, di questa voce del padrone, è lo stesso: è in crisi, non una politica di bilancio (che è un mero strumento), non è in crisi la credibilità di un governo (che è la vergogna italiana, come di altri), ma è in crisi il modello capitalistico. Perchè? Perchè quanto i detentori vanno accumulando, riescono a giustificarlo solo in modo sempre più ristretto, una cerchia sempre più esclusiva. Indifferenti alla diffusione di beni e servizi, Esattamente l’opposto, di quanto, ideologicamente, il capitalismo ha sempre dichiarato e sbandierato: promettendo ad ognuno, purchè lo volesse, di diventare un piccolo capitalista! Ecco, se raddrizziamo l’analisi, comprendiamo che la grande bugia non si basa sul fatto che l’attuale popolazione italiana (l’avrete sentito nei dibattiti e nei bar!) ha vissuto sopra le proprie forze; ma sul fatto che nessuno poteva comunque “elevarsi” a piccolo capitalista perchè non esiste questo spazio! E’ polverone! E’ demagogia! A tutto ciò può dare risposta la coscienza di classe. Sia nel senso della consapevolezza di sapere che siamo portatori di nulla che non la nostra intelligenza e le nostre capacità manuali. Sia nel senso “mediato” dagli organismi sociali e politici di considividere con altri questa consapevolezza. Per, insieme, organizzarci e fare lotte e proposte. E la violenza? La violenza, come ricordavo, il problema è non solo lo strumento di aggregazione per conquistare diritti e condizioni migliori, ma la capacità per fare ciò e il consenso con sui vogliamo o meno farlo. Ecco, chi si autorganizza come i BB fanno l’errore politico, di pensare che il consenso sui contenuti è difficile ottenerlo e quindi si “accontentano” del ribellismo. Il ribellismo, come nota va Gramsci, è funzionale al sistema di potere dominante. Non perchè necessariamente pagato e organizzato da questo. Ma perchè, alla fin fine “spuntato” nella sua capacità di incidere. Allo stesso modo, è “spuntato” qualsiasi movimento autorganizzato, che non abbia consapevolezza di se, nel senso temporale del termine (nasce, smuove coscienze, indica soluzioni e poi può continuare la propria vita a due condizioni: che deleghi — di fatto — il compito della mediazione politico istituzionale a chi continuerà per molto ancora; oppure si fa partito o istituzione esso stesso). Allora la risposta non risiede più solo nell’affidarsi a chi c’è. Semmai, il più possibile, cercare di essere permanenti e dentro le forze. Ecco perchè questo ruolo non può garantirlo un sindacato rinunciatario: la cisl e la uil non possono, la fiom e i cobas possono. Ecco perchè questo ruolo non può garantirlo un partito solo istituzionale o interclassista: il Pd e l’Idv non possono, Rifondazione o i Comunisti Italiani o Sel possono. Ecco perchè per questo tipo di analisi, se condivisa, per questo tipo di soluzione, se condivisa, non bastano neppure le forze attuali: necessità ridare vita, Ricostruire, il Partito Comunista. Unico, capace di avere la serietà, la determinazione, l’alternatività di sistema rispetto a chi, al massimo, gioca a diluire i tempi dell’appiattimento supino al capitalismo, ovvero al sistema di potere dominante. E’ qui la risposta della violenza: se non c’è una controparte forte ( che purtroppo non avremo neppure domattina: ma scegliere di averlo significa, appunto ricominciare a ricostruirla) i movimenti, indignati e incazzati, si sentono autorizzati, nella “oggettività” delle cose a non avere voce e quindi, gridare più forte, menare le mani, rompere e sfasciare. Infine sui retroscena di chi sono e per fare che. Non credo che l’intenzione criminale della ricerca dei morti sia veritiera. Non per abbassare la guardia, Ma, perchè, esperto di queste cose (professionalmente, in passato), ho visto e rivisto l’assalto al blindato. I due carabinieri usciti dal mezzo, erano di spalle mentre fuggivano, rispetto al gruppo che assaltava. Questi non li hanno degnati di attenzione alcuna e si sono rivolti al simbolismo del fuoco che divorava il furgone. Neppure un calcio, uno schiaffo, un sasso. Nulla. Grave invece, il ricorso alle gimcane dei blindati (che non erano rivolti ai BB ma anche agli altri manifestanti) così come il ragazzo investito dalla GDF che fortunatamente non ha avuto esiti più gravi. Concludendo, cara Cesca, stante il grave errore politico dei BB (che comounque preferisco chiamare, come propone Sofri i nerovestiti), il vero problema per poter continuare nella richiesta di proposte di cambiamento, non sono loro (basta rivolgersi a partiti e sindacati e il problema non esiste più), ma l’esistenza di una forte autonomia politica e sociale data dalla presenza di un peso oggettivo nella società di queste istanze. Ed il peso non può essere solo elettorale. A riprova, basta vedere che il Pd non ce la fa a garantire un acca di modifica in meglio di nulla. Per chi è o vuole essere comunista, questo è il momento per dare grande valore a questa scelta (non per il proprio tornaconto, per una risposta vera per tutti gli sfruttati); per chi non si è posto il problema, potrebbe iniziare a porsi qualche domanda; per chi non è comunista ma vuolelottare, se vuole ci avrà sicuramente al proprio fianco.

  • 17/10/2011 in 12:54 PM
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    assolutamente d’accordo con te: sono e ragionano come dei fascisti, qualunque sia la loro collocazione politica, ammesso che ne abbiano mai avuta una.

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