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Come avete impa­rato ad andare in bici­cletta? A me è suc­cesso così…
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Come avete impa­rato ad andare in bici­cletta? A me è suc­cesso così…

di Marco Guglielmo

Avevo la mia pic­cola bici stile cross rossa fiam­mante (molto anni 80): ovvia­mente all’inizio lì accanto alla ruota poste­riore c’erano due pic­cole rotelle a impe­dirmi di cadere.
A un certo punto mio papà ha svi­tato le rotelle, mi ha accom­pa­gnato per un pic­colo tra­gitto, tenendo la bici­cletta dal retro affin­chè mi sen­tissi più sicuro nelle prime peda­late; poi, senza che quasi me ne accor­gessi, ha stac­cato le sue mani dalla bici e mi ha lasciato libero di cor­rere…
Non era sicuro che non potessi prima o poi cadere, cer­ta­mente ha sen­tito che una pic­co­lis­sima parte del suo potere su di me veniva meno, si deve essere sen­tito un po’ meno indi­spen­sa­bile, eppure ha vinto la paura di vedermi far male, di non deci­dere lui per me quanto dovessi stare in piedi.

Cosa sarebbe acca­duto se mio padre non mi avesse lasciato cor­rere via, se fosse rima­sto aggrap­pato al retro della bici­cletta?
Mi ven­gono in mente tre pos­si­bi­lità, che non si esclu­dono a vicenda: la prima, sarei cre­sciuto più viziato e insi­curo, con una paura fot­tuta delle cadute che la vita ine­vi­ta­bil­mente riserva e il rim­pianto di non gustare il pia­cere di rial­zarsi e di sen­tirsi bene e vitale; la seconda, la paura mi avrebbe fatto desi­de­rare di avere sem­pre mio padre a reg­gere la bici.… insomma sarei venuto su un rin­co­glio­nito doc; la terza, mio padre mi sarebbe andato all’inizio pian piano e poi più velo­ce­mente sulle palle… “ma per­chè non la lascia sta cazzo di bici e mi lascia cor­rere come so e come voglio”, avrei pensato.

Per chi avesse avuto la pazienza di leg­gere fin qui, di non pren­dermi per pazzo, e si stesse chie­dendo dove vuole por­tare que­sto discorso. Voila, forse scon­tato, ma tra­gi­ca­mente vero.…

Non avete l’impressione che molti cari diri­genti della “vec­chia guar­dia” del nostro caro Pd (ma il discorso potrebbe valere per l’intero cen­tro­si­ni­stra) siano come dei padri che sen­ten­dosi indi­spen­sa­bili, neces­sari senza mai fine, stiano attac­cati alle bici delle famose nuove gene­ra­zioni senza mai voler­sene stac­care?
C’era chi se ne era andato a stu­diare i sistemi poli­tici della via lat­tea dato che per lui l’Italia era spre­cata, e adesso torna in tv a dire che è pronto a nuove respon­sa­bi­lità se lo richia­mas­sero in una situa­zione di emer­genza; chi era andato in Africa e adesso incensa, orga­nizza con­ve­gni, bat­tezza gio­vani e meno gio­vani; c’è chi ha perso a Roma, il radi­cale, il verde, il Par­tito dei Sin­daci, l’Asinello, il teo­dem e cri­tica, cri­tica, cri­tica. E ce ne sono tanti tanti altri…

Ragazze e ragazzi di tutte le età: a parole ci abbiamo pro­vato a dire di stac­carle ste cazzo di mani dalle nostre bici! Non capi­scono, o forse non siamo stati capaci noi di vivere e orga­niz­zare il nostro riscatto: e allora mi sa che è rima­sta una sola solu­zione: scal­ciare forte, per libe­rarci da que­ste mani ruvide e arro­ganti, e cor­rere liberi… ovvia­mente, per edu­ca­zione, quando siamo distanti a suf­fi­cienza da non farci riag­guan­tare, giria­moci e rin­gra­zia­moli sor­ri­dendo, poi­chè nes­sun uomo vive senza errori, e per­chè in fondo ci hanno anche creduto.