I marinesi e la Sagra: una storia che fa fatica ad entrare nella modernità

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La Sagra dell’Uva a Marino è qualcosa di più della festa paesana. E’ forse l’unico momento in cui i marinesi possono dar sfogo al loro senso di appartenenza, perché per il resto essere marinesi non è più da tempo una cosa che si presenta in giro come vanto.

Marino fa fatica, l’ha sempre fatta, a stare al passo con gli altri Castelli Romani e la colpa, c’è poco da fare, è dei marinesi. Quegli stessi che si lamentano perché si parcheggia dapertutto in tripla fila e poi guai a dire loro che non possono più parcheggiare sotto casa per creare un’isola pedonale; gli stessi che vanno in gita in Umbria e Toscana, tornano lodando la pulizia dei paesi visitati e poi lasciano l’immondizia dove capita; gli stessi che si lamentano perché Marino è brutta, senza arredo urbano e poi, immancabilmente, lasciano seccare fiori e piante, o peggio li rubano al patrimonio collettivo. Scene di ordinaria maleducazione, denunciate da anni sui giornali e nei bar, che però non sono cose di adesso.

Sui marinesi nella storia c’è stato sempre da ridire e non in positivo. Basta leggere Massimo D’Azeglio che qui c’è vissuto per un lungo periodo e bene ha descritto la natura ‘barbara e brigantesca’ dei marinesi, o per chi non ha voglia di frequentare le biblioteche, basta seguire la serie tv I Borgia in questo periodo su Sky per avere un’idea dei modi dello stesso Marcantonio Colonna, che rendono bene l’idea di quello che ha ereditato in termini di mentalità, il marinese.

Ma il marinese non è cattivo, io sono orgogliosa di essere marinese. Il marinese ha un suo codice, che fa fatica ad entrare nell’epoca moderna, d’accordo, ma che è anche facilmente prevedibile. E’ restio ad aprirsi agli altri, caratteristica che nei decenni passati era più marcata nei paesi più isolati (Rocca Priora, Rocca di Papa) per ovvie questioni geografiche, ma che ha affetto Marino, seppur località di passaggio forzato tutt’altro che isolata ed arroccata, sin dal medioevo. I giovani stanno cambiando questa tendenza, è vero, ma più lentamente che in altri posti.

Faccio un esempio familiare che rende l’idea del livello. Mio nonno paterno era frascatano. Un giorno venne a Marino per un servizio, incontrò mia nonna in piazza e si fermò a parlare, come succede sempre tra due ragazzi. Era il 1938, i ragazzi si piacevano. Si incontrarono altre 2 volte in piazza davanti a tutti, scambiando due chiacchiere, magari imbarazzate. La terza sera, tornando a casa, mio nonno trovò ad aspettarlo i fratelli di mia nonna che gli chiedevano un matrimonio ‘riparatore’, perché la ragazza, essendo stata vista in piazza a parlare con lui più di una volta, era ‘compromessa’. Si sposarono, si amarono tanto e morirono insieme, ma cosa sarebbe successo se quelle due chiacchiere li avessero convinti che non erano fatti l’uno per l’altra? Niente, si sarebbero sposati comunque, vista la situazione.

Mi raccontava un’amica poco più grande di me, anni fa, che quando le era adolescente, negli anni ’70, era praticamente proibito per le ragazze andare a passeggiare oltre Villa Desideri, altrimenti si era ‘poco di buono’. Anni ’70, in piena rivoluzione sessuale. Nel mondo, forse, ma non a Marino.

Nel ’71 mia madre, anche lei frascatana, venne a conoscere i suoceri marinesi. Portava i pantaloni, come tante ragazze negli anni ’70. Mia nonna le chiese se avevano problemi economici in famiglia che doveva mettersi i vestiti dei fratelli!

O ancora la sottoscritta, che nel 1983, insieme ad altre 7 amichette, si iscriveva alla scuola superiore a Roma. Uhuuu, mamma mia! La gente che diceva ai nostri genitori: ma che si mattu a mannalle sole a Roma? Roma…questo posto esotico e sconosciuto dove poteva capitarti di tutto… 1983.

Quattro esempi di come qui il tempo scorre più lento e le mentalità anche. Con l’associazione ho imparato in questi anni che chi si trasferisce a Marino ha spesso serie difficoltà a familiarizzare e ad essere accettato, tranne nel caso che si abbiano disagi o difficoltà manifeste. A quel punto il marinese dà davvero il meglio di sé e si scopre generoso, toglie quella scorza dura che lo rende così antipatico agli altri castellani e tira fuori il cuore, che si rivela grande.

Ecco, la Sagra il cuore ai marinesi lo tira fuori a forza, e li commuove ancora, li riempie d’orgoglio per una manifestazione che dopo quasi 90 anni, riesce ancora a non deludere le aspettative più ‘interne’ che ‘esterne’. Sì, perché il marinese è il primo critico della manifestazione e nella sua buona tradizione, trova sempre qualcosa che non va.

Ora a parte qualche situazione che può non funzionare all’ultimo momento, credo che quest’anno avrà ben poco da lamentarsi e il ‘poco’ lo metto solo perché per forza il marinese deve lamentarsi di qualcosa!

La 87^ Sagra è stata fatta finalmente in un contesto corale, coinvolgento le numerose realtà locali, le associazioni, i gruppi teatrali e musicali, le maestranze, persino i grafici. Ne è uscito un contenitore di alto livello, interessante, rappresentativo di campi di interesse molteplici, che ha conservato la caratteristica principale: il rispetto per la tradizione all’origine di questa manifestazione.

Quindi spazio alla musica romana, ai prodotti artigianali, al vino, ai balli e ai giochi popolari, alle mostre e i musei sugli antichi mestieri, ultimo quelli sui carretti a vino che la Pro Loco inaugurerà proprio il 1° ottobre, fino ad arrivare ai momenti più attesi, dal classico corteo, al concerto di Mario Biondi, sorpresa di altissimo livello quest’anno, e saranno contente le signore che avranno il ballerino Todaro nei panni di Marcantonio, fino allo spettacolo di Max Giusti che mette d’accordo tutte le generazioni.

Insomma, un programma che dovrebbe accontentare tutti (il condizionale con i marinesi è d’obbligo) e che ha dimostrato che nell’organizzare un evento di questo tipo non è necessario spendere e spandere soldi pubblici, basta saperne spendere di meno in maniera intelligente, soprattutto valorizzando e dando risalto alle risorse locali che sono numerose, volenterose, creative e che quando diventano le vere protagoniste, rispondono in maniera adeguata alla richiesta di folklore che si aspettano gli ospiti che intervengono da tutto il mondo e che in altre località, da tempo, è inteso come motore di manifestazioni mirate tutto l’anno.

Ecco, almeno in questo, forse Marino è entrato nell’era moderna. Per il resto bisogna ancora avere pazienza!

Francesca Marrucci

7 pensieri riguardo “I marinesi e la Sagra: una storia che fa fatica ad entrare nella modernità

  • 01/10/2011 in 8:43 AM
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    Cesca davvero un bel articolo! C’ho solo da ridire su un punto, “i giovani che si evolvono” ma dove stanno sti giovani migliori, quali sono quelli che menano ai disabili, oppure quelli staccano le panchine dopo aver estirpato le piante dai vasi pubblici inveendo contro i residenti prigionieri nelle loro case? Sono questi?

  • 01/10/2011 in 8:38 AM
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    Io credo che nessuno abbia mai saputo cogliere l’essenza della popolazione Marinese come hai fatto tu. Ci hai guardato dentro e non siamo riusciti a nascondere proprio nulla al tuo occhio attento.
    Condivido pienamente il tuo pensiero: la Sagra dell’Uva riesce a coinvolgere proprio tutti!
    Mi piacerebbe che questo coinvolgimento si conservasse intatto nel tempo tanto da restituire fiducia, speranza e senso di responsabilità ai Marinesi. Risvegliandoli, da una lunga apatia , verso un sano campanilismo.
    Mi inchino a così tanta perspicacia…! Pat

  • 29/09/2011 in 1:45 PM
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    i marinesi e la sagra,argomento molto interessante,concordo con l’autrice dell’articolo quando scrive che è forse l’unico momento in cui i marinesi possono dare sfogo al loro sentimento di appartenenza e questo non è positivo per nessuna comunità però cè da dire che non solo i marinesi difettano di scarso senso civico tutto il mondo è paese in questo,a fronte di tanti “incivili” ci sono però persone che con la loro opera tengono ancora in piedi quanto di buono questa città ha espresso nei secoli,chi come me ha conosciuto lunghi periodi di lontananza per motivi di lavoro o altro sa quanto la terra natia ci segni e ci condizioni,basta una cartolina ingiallita,una voce amica che ti parli in dialetto dall’altro capo del telefono,le note di uno stornello per far salire dal cuore alla gola un’amore che commuove tanto è profondo e radicato in noi,e questo vale per “paesani” di ogni latitudine la vera sfida a mio giudizio non è tanto entrare nella modernità ma come non farsene travolgere,in un mondo che ci impone la globalizzazione nei modi di vivere,nei gusti da assaporare negli ideali in cui credere ben venga la mentalità chiusa e conservatrice dei “paesanotti” se l’alternativa è un mondo di apolidi senza radici,senza passato,e soprattutto senza un futuro degno di essere immaginato​.viva la sagra e per una volta lasciatemelo urlare forte viva marino e i marinesi.

  • 27/09/2011 in 2:59 PM
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    concordo sulla parte dei marinesi che si lamentano del degrado e non fanno niente.…specialmente la signora coi cagnetti che sta nella piazzetta davanti alla gelateria millevoglie.…che mangia il gelatino e butta di nascosto sotto la panchina il tovagliolino del gelato. E come lei ce ne sono tanti. Io non sono di Marino ma di Roma, mi sono trasferita qui nella campagna 8 anni fa e non ho avuto problemi a fare amicizia grazie anche a Punto a Capo. Non mi dispiace un po’ di arretratezza di mentalità purchè non sfoci nella maleducazione. Vedo la vita qui in paese come era nei primi anni ’80 nella periferia di roma, tranquilla e famigliare. Il mercatino, le feste patronali, i pensionati al bar, bambini che giocano nei vicoli.…cose che a Roma ormai non esistono più. Mi piace vivere qui ma sicuramente bisogna migliorare tutti insieme e cercare di mantenere le tradizioni più belle e antiche come la sagra.

  • 27/09/2011 in 2:24 PM
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    Il tuo editoriale mi è piaciuto molto. Devo dire che se da un lato posso darti pienamente ragione sui marinesi, anche perché hai sicuramente più competenza di me a parlarne (essendo io di Ariccia), dall’altro lato devo ricordarti (ma lo saprai benissimo) che il modello marinese penso sia un po’ quello italiano, quello dei paesi che non vogliono aprirsi al “forestiero” (come diceva mia nonna); forestiero che poteva e può tranquillamente essere anche una persona di Roma, come scrivi tu… Figuriamoci il cinese, l’arabo o l’americano!!!! Diciamo che i difetti sono quelli del paesano DOC: non vuol sentir parlare di novità o modi operandi aldilà del muro, oltre la propria barricata mentale… Credimi, di questi paesani ne è piena l’Italia e i Castelli penso ne abbiano da vendere di paesanotti. Ma bisogna dire che ci sono anche molte persone più evolute culturalmente e intellettualmente. Il problema a mio avviso dipende da due aspetti: 1. come si pone la mentalità dell’individuo all’”evoluzione”; 2. le persone che formano la classe politica devono loro in primis essere “diverse” dal paesano e lungimiranti, altrimenti il paese si crogiola in se stesso…

    PS: un giorno sul treno ascoltavo una ragazza viliterna lamentarsi di Velletri e dei suoi abitanti. Diciamo che si è avvicinata molto alla tua visione…come vedi tutto il mondo è paese, e in quersto caso direi tutti i paesei sono uguali… Io mi lamento costantemente sia degli albanenzi (o albani o albanesi) essendo nato ad Albano L. e uscendo spesso in quel di Albano e soprattutto mi stra-​lamento degli ariccini (o aricciaroli o ‘ricciaroli) abitando da sempre ad Ariccia…

  • 27/09/2011 in 1:14 PM
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    Sono venuta ad abitare a Marino 7 anni fa e non è stato per niente facile. All’inizio abitavo al centro storico e mi piaceva l’idea del paesino dove tutti si conoscono, ma in realtà mi sono accorta presto che era meglio ad Acilia. Qui davvero la gente ti guarda storto solo perché non ti conosce e se la saluti per prima ti guarda anche più storto, non so perché. Due anni fa sono passata dal centro a Frattocchie, ma non è migliorata molto la situazione nemmeno la. Solo la parrochhia è un po’ meglio, invece a Frascati, dove vado spesso con le mie amiche, è stato facile fare amicizia. E’ vero che sono gente di diverso tipo i marinesi.

  • 27/09/2011 in 12:48 PM
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    L’esperienza raccontata in questo editoriale è quella che si può riscontrare anche in altre realtà dei Castelli Romani…io vengo ad Albano e nello stesso modo i cittadini hanno poca cura del loro paese lo sporcano, vogliono parcheggiare la macchina dentro casa e dentro il negozio. Ugualmente in giro per l’Italia vedono aree pedonali, pulizia e si meravigliano! Ma come si dice tutte queste sono belle “ma non nel mio giardino!”. Si organizza un bel Festival degli Artisti di Strada senza spese per le casse comunali e con l’apporto di associazioni e commercianti e non va bene perché gli artisti di strada sembrano usciti dai centri sociali, quindi meglio una notte bianca rozza dove “se magna” senza criterio e dove vengono gli amici di Maria de Filippi prendendosi tanti soldi per dieci minuti!…Ora tutti i comuni dei Castelli Romani si fregiano del titolo di CITTA?, ma mi sa tanto che sono rimasti PAESI!!!

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