IL SOGNO DI GIUSEPPE IL GIUSTO DI MIGLIORARE IL MONDO

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La storia che affascina e ci insegna a vivere da 3800 anni     di Mauro Abate

Giuseppe e i suoi fratelli

Su invito della Caritas Città di Marino si sono tenute il 4 e 5 febbraio presso l’Auditorium M. Grassi di via Garibaldi a Marino nuove repliche del musical “Giuseppe e i suoi fratelli”, con regia di Armida Marcioni. Lo spettacolo, dal vivo e con ingresso libero, ha visto la presenza di un cast di circa 40 talentuosi giovani attori di Frattocchie e Santa Maria delle Mole, oltre ad un’orchestra, la Big Band di Marino Aperta Onlus, diretta da Marco Carbonelli e composta da circa 25 giovani musicisti dei Castelli Romani.

Shechem, Terra Santa, 1780 a.c.: Giuseppe è il preferito dei 12 figli di Giacobbe, nipote di Abramo. Ha il dono di fare sogni premonitori e di sapere interpretare quelli degli altri. Sogna che i fratelli un giorno si prostreranno ai suoi piedi. I fratelli, gelosi e insofferenti, prima complottano di ucciderlo, poi, dopo averlo gettato in una cisterna d’acqua vuota, lo vendono ad una carovana di nomadi Ismaeliti. Riferiscono a Giacobbe, distrutto dal dolore, che Giuseppe è stato sbranato da una fiera. Gli Ismaeliti giunti nella città di Avaris in Egitto lo vendono come schiavo a Potifar, capo delle guardie del Faraone. Giuseppe fa valere le sue qualità morali e la sua impareggiabile operosità, e diviene il braccio destro di Potifar, di cui fa prosperare le messi e la casa. Tuttavia Mut, la moglie di Potifar, si invaghisce della straordinaria avvenenza di Giuseppe, e cerca di concupirlo, ma egli, fedele ai principi della sua religione e leale col padrone, non intende commettere adulterio e respinge le avances. Mut si sente rifiutata, e si vendica calunniandolo di averla voluta violentare. Giuseppe così finisce in carcere, ma anche lì per le sue grandi qualità diviene l’aiutante del carceriere. Anche il coppiere del vino e il panettiere del faraone finiscono in carcere, accusati di avere rubato un gioiello del faraone. Giuseppe interpreta i loro sogni, e prevede che dopo tre giorni il coppiere verrà liberato mentre il panettiere verrà condannato a morte, ciò che si avvera.

Giuseppe sposa Asenath, figlia di un sacerdote

Il coppiere liberato suggerisce al Faraone di fare interpretare da Giuseppe due sogni che lo ossessionano. Nel primo sette vacche magre divorano sette vacche grasse, e nel secondo sette spighe avvizzite ingoiano sette spighe rigogliose. Giuseppe interpreta i sogni e predice che l’Egitto andrà incontro a sette anni di raccolti abbondanti, seguiti da sette anni di carestia. Come rimedio, consiglia al Faraone di trovare un uomo “intelligente e saggio” che coordini un piano di prelevare un quinto di tutti i prodotti durante i sette anni di abbondanza, creando così una riserva per i sette anni di carestia. Il Faraone, colpito da tanto intuito ed intelligenza, lo nomina viceré d’Egitto, affidandogli il piano che aveva ideato, e dandogli anche quale moglie la bella Asenath, figlia di un sacerdote. Giuseppe così salva non solo l’Egitto, ma anche i popoli vicini, che giungono alla corte del Faraone per comprare il grano quando inizia la carestia. Tra questi, giungono anche i suoi fratelli maggiori, che non riconoscono Giuseppe nei suoi nuovi panni di viceré egiziano, e si prostrano ai suoi piedi in segno di ossequio. Si realizza così l’antico sogno di Giuseppe. Questi come condizione per vendere il grano chiede ai fratelli di portargli Beniamino, il fratello più piccolo, da lui amato, come prova che dicono la verità e che non siano spie. A tal fine trattiene un fratello come ostaggio.

Giuseppe, divenuto vicerè d’Egitto, rivede l’incredulo padre Giacobbe dopo tanti anni, riunendo tutta la famiglia.

Quando i fratelli gli portano Beniamino, Giuseppe lo vuole trattenere, ma gli altri fratelli lo implorano di lasciarlo andare perché il padre Giacobbe non riuscirebbe a sopportare un’altra perdita di un figlio prediletto. Si offrono come schiavi per espiare la colpa di cui si erano macchiati con il loro fratello Giuseppe, che credono morto. Compreso il loro pentimento, Giuseppe si commuove, rivela la sua identità, e non solo li perdona, ma anche li rincuora vedendoli contriti. Spiega loro che tutta la loro esperienza fa parte del disegno di Dio di salvare il popolo ebraico, quello egizio, ed anche la loro famiglia.  Incontrerà il padre Giacobbe, incredulo di rivederlo, e porterà tutto il suo popolo a vivere in una terra fertile in Egitto a loro concessa dal Faraone.

IL SIGNIFICATO PROFONDO DELLA STORIA DI GIUSEPPE

La Bibbia, nella Genesi, dedica lunghi passi alla storia di Giuseppe, che agli studiosi appare tra le più credibili del testo sacro. Giuseppe nacque nell’attuale Siria, visse la sua adolescenza a Shechem (l’odierna Nablus), e, come detto, fu deportato in Egitto nell’antica città di Avaris, più tardi intitolata a Ramses. Il faraone di cui diventerà viceré fu probabilmente Sesostris III, nel 1780 a.c. circa. Il nome Giuseppe deriva dall’ebraico Yahve Sefà, “Dio aumenta” — con un figlio in più.

Al pari di Mosè, è il personaggio della Bibbia su cui c’è unanime consenso da parte di tutte le religioni monoteiste, e anche di quelle politeiste (!). Infatti anche gli antichi Egizi riconobbero la grande fede di Giuseppe nel suo Unico Dio, e, come è riportato nel testo biblico, lo chiamarono “Zafnat Paneach”, che tradotto dall’egizio significa “Dio parlò, lui visse”, ad indicare che l’Unico Dio, un concetto strano e curioso per gli egizi, gli aveva suggerito l’interpretazione dei sogni del Faraone, garantendogli la sopravvivenza.

I Musulmani lo chiamano Yousef. Per Mohammed oltre ad essere un profeta (Nabi in arabo), Giuseppe è uno dei soli 25 uomini di fede che, per il loro esempio e per il loro insegnamento, meritano l’appellativo di messaggeri della parola di Dio (Rasulu). E’ un numero ristretto di cui fanno parte anche Abramo, Mosè e Gesù, e di cui l’ultimo naturalmente per loro è Mohammed (Maometto). I detti di Maometto, sorprendentemente, sottolineano soprattutto l’avvenenza fisica e le grandi qualità morali di Giuseppe. Sostiene Maometto che Dio diede a Giuseppe metà di tutta la bellezza presente sulla terra, e che, nonostante essa, fu sempre morigerato non peccando mai con le donne.

I Cristiani lo venerano come Uomo mite e pio.  Lo considerano anche il precursore dei Vangeli, l’Uomo capace di perdonare e di amare, che non perde la fede in Dio e l’amore per il prossimo e per la propria famiglia nonostante le ingiustizie e i soprusi che gli vengono inflitti.

Gli Ebrei non ritengono queste ultime caratteristiche nuove, ma prerogative della religione ebraica. Essi vedono Giuseppe innanzi tutto l’Uomo dalla fede incrollabile nel Dio Unico, che non rinnega quando potrebbe convenirgli, e che anzi pone a fondamento della sua vita, insieme alla rettitudine e alla dedizione per la propria famiglia. E che sa sempre trovare la soluzione profondamente giusta, nonostante che tutto e tutti gli siano contro. Gli ebrei lo chiamano infatti Giuseppe il Giusto (Yoseph Ha-​Tzaddik).

La tomba di Giuseppe a Nablus, l’antica Shechem

Gli Ebrei vedono anche nella storia di Giuseppe il grande disegno di Dio per il suo popolo eletto. Infatti lo affranca insieme a quello egizio dalla carestia, ed introduce il destino degli ebrei: di essere il lievito dei popoli che li ospitano. La storia anticipa il travaglio che porterà all’Esodo nella Terra Promessa, occorso circa 400 anni più tardi, in cui gli ebrei, rispettando il testamento di Giuseppe, ne riporteranno la salma nella sua Shechem (l’attuale Nablus), dove aveva comprato un terreno per essere sepolto. La tomba esiste ancora, ed è purtroppo anch’essa motivo di conflitto tra israeliani e palestinesi.

Gli immigrati, gli esiliati, quelli che subiscono ingiustizie e soprusi traggono esempio da questo Uomo che non si abbatte nelle avversità, che ha fede nella giustizia e che perseverando nella rettitudine sa anzi emanciparsi offrendo il meglio di sé al prossimo.

Gli economisti, i giuslavoristi, i governanti ammirano le sue grandi capacità di costruire un mondo migliore con il proprio lavoro, l’organizzazione e la dedizione. Giuseppe gettò le basi della cessione del quinto dello stipendio, in quanto su suo ordine i proprietari terrieri dovettero versare un quinto del raccolto nei granari statali per riceverlo durante la carestia.

Marco Carbonelli, il talentuoso e polivalente Presidente dell’Associazione Onlus Marino Aperta

I talentuosi bambini che hanno dato vita al musical su Giuseppe  ci confermano la chiave di lettura. Sono attratti da un uomo dalla vita avventurosa e rocambolesca, dai contorni magici e fiabeschi, ma hanno il dono di intuirne le intrinseche qualità, ed il loro significato, che la saggezza degli antichi ha posto all’inizio della Bibbia, nella Genesi. E’ la storia di un Uomo esemplare che ha saputo conquistare davvero tutti, per un semplice motivo: perché è una sorgente dei grandi valori della vita. Ci consente cioè di comprendere quanto di meraviglioso noi umani possiamo realizzare se inseguiamo il Bene e i valori della vita, se lo vogliamo veramente, se lo sappiamo immaginare, e se lo mettiamo in opera con il duro lavoro, con giustizia e rispettando il prossimo.

2 pensieri riguardo “IL SOGNO DI GIUSEPPE IL GIUSTO DI MIGLIORARE IL MONDO

  • 16/02/2017 in 5:41 PM
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    Ringrazio infinitamente il caro Michele Testa, la persona piu’ buona e saggia di Marino, per il suo stimato apprezzamento.
    Giuseppe il Giusto tuttavia non ispira solo bellissime parole. Vanno trasformate in realta’, e non solo non e’ difficile farlo, ma e’ anche meraviglioso, cio’ che ci porta in un’altra dimensione, come il piu’ splendido dei sogni. Giuseppe il Giusto ce lo ricorda sempre da 3800 anni, insegnandoci che facciamo tutti parte di un’evoluzione. E’ bellissimo percorrerla e migliorare ogni giorno il mondo, il nostro destino e quello della societa’ in cui viviamo.

  • 09/02/2017 in 6:52 PM
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    .….“Ci consente cioè di comprendere quanto di meraviglioso noi umani possiamo realizzare se inseguiamo il Bene e i valori della vita, se lo vogliamo veramente, se lo sappiamo immaginare, e se lo mettiamo in opera con il duro lavoro, con giustizia e rispettando il prossimo”.

    Ringrazio di cuore il Dottor Mauro Abate per queste bellissime parole, e per questo interessantissimo saggio di storia, religione, filosofia, legato alle vicende umane di un grandissimo personaggio che andrebbe meglio conosciuto.

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