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L’Opinione, di Fabrizio Leandri. Troppo comodo liquidare la questione sinistra con due parole gettate al vento

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Fabrizio Leandri
Fabrizio Leandri

L’Opinione, di Fabrizio Leandri. Troppo comodo liquidare la questione sinistra con due parole gettate al vento.

Leggo con stupore e attendo impaziente, un ragionamento politico dopo la sconfitta elettorale della sinistra marinese nei confronti dei 5 stelle. La dichiarazione di Maurizio Aversa e Giulio Santarelli che il motivo della sconfitta sia il sentimento anti-​renziano, oppure gli errori del Pd regionale, appare riduttivo e privo di una sana riflessione politica. I segretari di partito, gli esponenti politici delle sinistre locali nei loro imbarazzanti silenzi o deliranti comunicati, occultano senza interrogarsi quali siano le ragioni del distacco della comunità popolare, dell’allontanamento del proletariato lasciato in mano alle destre o al populismo del Movimento Giallo, perché non più rappresentati nella questione sociale ed economica da chi dovrebbe come i partiti di estrazione marxista. Il voto ai 5 stelle non è più un voto di protesta, ma un voto politico anche contro la sinistra italiana ormai alla deriva.

Negli ultimi anni la scelta di abbandonare la classe operaia, le masse popolari, i lavoratori in generale per correre dietro all’imborghesimento in nome del revisionismo marxista, ha prodotto tutto questo, non certo da oggi. La sinistra italiana fa “mascalzonate” ormai da 30 anni, dal primo governo a guida socialista Craxi cominciò l’indebolimento delle ragioni dei lavoratori nei confronti degli imprenditori e della classe borghese, con l’annullamento della scala mobile iniziò l’attacco al salario dei lavoratori a favore di Confindustria.  Da quel momento si è verificato un susseguirsi di capitolazioni a danno dei lavoratori, dalla legge sul TFR, al depennamento dell’art. 18; tutte scelte fatte dai governi di centrosinistra con l’aiuto dei sindacati, senza dimenticare le varie riforme sulle pensioni. Oserei dire che se andassimo ad analizzare il ventennio berlusconiano verrebbe da pensare che l’ultimo amico dei lavoratori e delle classi sociali attigue sia stato Berlusconi, che nel suo lungo dominio non ha mai toccato un diritto dei lavoratori, lasciando tale scelta ai notabili della politica (cosi li chiamava), della sinistra istituzionale.

E non venite a dirmi che non ci sono state le possibilità di cambiare, specialmente quando il partito dei lavoratori con l’aiuto dei movimenti antagonisti nella Rifondazione Comunista, ha provato a rialzare la testa con un leader che in pratica ingannò tutti, specialmente noi dei movimenti.

Ricordiamo tutti le elezioni Europee del 2004, dove Bertinotti preferì il delfino Nichi Vendola a Nunzio D’Erme, oppure quando la base del partito scendeva in piazza contro il governo amico (Prodi), ma il Presidente della Camera rimaneva incollato alla poltrona. Come possiamo dimenticare la scelta di Veltroni e del neonato PD nelle politiche del 2008, di non allearsi con la sinistra radicale. Ho persino ascoltato affermare da un segretario di partito comunista, Oliviero Diliberto, in un programma di cultura politica (pochi lo ricorderanno), che era contrario alla ridistribuzione del Surplus del prodotto a favore dei lavoratori: cose da pazzi!

Arrivando a Marino, le scelte sul PRG ereditato dal centrodestra di Desideri e non revocato dal centrosinistra nel 2003 una volta a Palazzo Colonna, non passò certo inosservato. Neanche tenere la legge regionale “Bonelli” per la riunificazione dei due Parchi (Appia Antica e Parco dei Castelli Romani) dentro il cassetto, fu un atto da ambientalisti. Senza dimenticare il distacco dalle ragioni e dai diritti dei lavoratori nelle aziende pubbliche come la Multiservizi locale da parte dei sindacati, e se andiamo a vedere anche in quelle private, la collusione amichevole tra sindacati e imprenditori ormai è diventata una realtà.

Pertanto, pensare che Renzi e il PD siano i soli responsabili, sembra riduttivo perché cosi si vogliono nascondere gli errori commessi nel passato, senza mai fare autocritica nell’analisi politica, in quanto Renzi non rappresenta altro che  l’espressione di quel tipo di scellerata politica. Oggi i 5 stelle, sia a livello nazionale sia locale, raccolgono i voti non solo di coloro ormai stanchi della politica lobbysta ed europeista, mai garantista per i ceti medio bassi, in mano a furfanti di tutte le espressioni politiche, ma raccolgono il consenso anche delle donne e degli uomini da sempre vicini alle tante associazioni e comitati di sinistra della società civile, di alcuni movimenti antagonisti i quali hanno visto nei “pentastellati” forse, un’opportunità per  cambiare.

Da due tornate elettorali sostengo Eleonora Di Giulio donna capace, preparata, intelligente che nella scelta di alcuni candidati, delle liste per la formazione della sua coalizione, ha preferito il numero dei voti piuttosto che i contenuti in nome della vittoria, rinunciando a quella coerenza politica di due anni fa, quando scegliemmo di correre soli e non insieme al PdCI e al PD del candidato sindaco Ciamberlano oggi in forza al centrodestra e, sottoponendoci ai giudizi di “franchi tiratori” che escono sempre quando ci sono sconfitte e salgono sul carro dei vincitori.

A mio avviso, considerati i molti voti disgiunti, ritengo che Eleonora di Giulio sia stata poco sostenuta dal PD marinese nelle ultime elezioni. Alcuni candidati hanno fatto corsa a sé.

 Per questo motivo, dopo il primo turno avevo chiesto ai segretari dei partiti di sinistra della coalizione una riflessione politica, poiché non vedevo nella configurazione degli eletti ed elette che avrebbero presieduto il consiglio comunale nell’eventualità di una vittoria al ballottaggio, persone che potessero garantire non solo la stabilità politica, ma anche l’attuazione del programma elettorale diverso da quello di due anni fa specialmente nel PRG. Sapevo che l’elettorato non ci avrebbe premiato, giacché non ci sarebbe stata quella discontinuità politica richiesta dal momento d’illegalità cui ci troviamo.

La presunzione di alcuni politici nel pensare che il centrodestra ci avrebbe soccorso al ballottaggio ha evidenziato una mancanza di arguzia politica, poichè storicamente mai i partiti moderati e liberali, hanno soccorso le rappresentanze politiche di sinistra: piuttosto è sempre stato il contrario e, in tutti i periodi storici specialmente a Marino, i numeri dicono ancora una volta che se non ci fosse stata la spaccatura nel centrodestra tra la destra riformista di Sabrina Minucci e i Palozziani, oggi avremmo ancora un governo marinese di centrodestra, perché Marino è un paese ormai orientato in quella direzione.

Vedo nella vittoria di Carlo Colizza un elemento di discontinuità oltre che una grande novità consiliare per lavorare senza insidie alcune, inciuci e quant’altro visto sino ad ora. Auguro ai 5 stelle buon lavoro perché il compito sarà difficile, ma non avranno scusanti per attuare il loro programma, non avranno pretesti per interrompere il meccanismo perverso d’illegalità innescatosi negli ultimi 15 anni, non avranno scuse alcune per separare dallo scenario amministrativo quelle figure dirigenziali che hanno collaborato al collasso del nostro paese.

 Personalmente, nell’attesa del ritorno di un movimento di vera espressione marxista che si opponga alle politiche europee di lacrime e sangue a danno dei lavoratori, e non il solito movimento borghese liberale, trasversale tipo 5 stelle, provo ad approcciarmi alla politica istituzionale dopo essermene allontanato nel 2006 piuttosto disgustato, con partecipazioni in liste civiche di centrosinistra, insieme a persone di forte spessore umano e con un notevole vissuto politico, per cambiare lo stato delle cose. Ciò ci sottopone giocoforza, alle critiche feroci di coloro che puntano il dito senza metterci più la faccia.

Auspico quindi un’attenta analisi politica, poiché credo non sia più percorribile la strada del revisionismo marxista. Sarà necessario riconsiderare le ragioni dei lavoratori insieme alle istanze della società civile e l’unica soluzione possibile  potrebbe  essere la riappropriazione delle piazze, dei luoghi di dibattito politico e di lavoro, ovunque se ne senta la necessità.

Fabrizio Leandri

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One thought on “L’Opinione, di Fabrizio Leandri. Troppo comodo liquidare la questione sinistra con due parole gettate al vento”

  1. Ottima analisi signor Leandri: “Sarà necessario riconsiderare le ragioni dei lavoratori insieme alle istanze della società civile e l’unica soluzione possibile potrebbe essere la riappropriazione delle piazze, dei luoghi di dibattito politico e di lavoro, ovunque se ne senta la necessità”.
    E’ esattamente quello che il “Movimento Giallo” sta facendo da anni su questo territorio. Finalmente anche i marinesi lo hanno capito, ed hanno dato a questi ragazzi, dalle mani libere, il difficilissimo compito di condurli verso una società migliore. Ci sarà bisogno dell’apporto e della partecipazione di tutti, anche dei delusi dalla vecchia politica come Lei.

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