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Roma: l’11 feb­braio la Sini­stra incon­tra la Bonino, ecco le proposte
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ASSET, dall’Associazione per il Rin­no­va­mento della Sini­stra e dall’Associazione Sini­stra Romana ha orga­niz­zato per l’11 feb­braio, ore 17,30 in Via di S. Cri­so­gono 8 a Roma Trastevere, un incon­tro presso la Casa delle Cul­ture, con la Can­di­data Pre­si­dente della Regione Lazio Emma Bonino e le forze della sini­stra che la sosten­gono su un impianto di pro­po­ste e di idee programmatiche.

Qui di seguito le pro­po­ste che saranno pre­sen­tate durante l’assise.

Cen­tro Studi ASSET   -  ARS  -  Sini­stra Romana

Un con­tri­buto di idee e di pro­po­ste per una svolta politico-programmatica nel Lazio

Pre­messa

Nell’approssimarsi delle ele­zioni, appare sem­pre più chiaro che per scon­fig­gere la destra, respin­gere il ten­ta­tivo ormai sfac­cia­ta­mente dichia­rato di abbat­tere la Costi­tu­zione repub­bli­cana e lo Stato di diritto, e impri­mere una netta svolta poli­tica alla Regione Lazio in grado di fron­teg­giare con effi­ca­cia la crisi economico-sociale e di assi­cu­rare occu­pa­zione e sicu­rezza ai gio­vani, come pure alle donne e agli anziani, a tutti coloro che vivono del pro­prio lavoro o che il lavoro hanno perso, è neces­sa­rio creare le con­di­zioni per uno schie­ra­mento ampio fon­dato su un pro­gramma coe­rente e corag­gioso, che metta in sin­to­nia fini e mezzi, parole e fatti nell’assoluta tra­spa­renza della pra­tica poli­tica. Dun­que, prima il pro­gramma e poi le liste e le alleanze, prima il pro­gramma e poi il lea­der. Ciò vuol dire sol­le­ci­tare la più ampia par­te­ci­pa­zione già nella defi­ni­zione degli indi­rizzi pro­gram­ma­tici, rove­sciando un metodo di governo che in que­sti anni ha ante­po­sto gli inte­ressi del ceto poli­tico a quello dei cit­ta­dini elet­tori, e richiede da parte della stessa sini­stra una seria auto­cri­tica e un deciso cam­bio di passo. Il docu­mento che pro­po­niamo vuole essere un con­tri­buto in que­sta dire­zione.

1. Rista­bi­lire la lega­lità istituzionale

L’imprevista e repen­tina uscita di scena di Piero Mar­razzo, per le moda­lità con cui è avve­nuta, anche a pre­scin­dere dalle inter­pre­ta­zioni più tor­bide, ha deter­mi­nato nella Regione una con­di­zione dif­fi­cil­mente defi­ni­bile nella norma dell’ordinamento costi­tu­zio­nale. L’assemblea legi­sla­tiva è come se fosse in Cassa Inte­gra­zione. Si è venuta a deter­mi­nare una situa­zione di sospen­sione della capa­cità legi­sla­tiva per­ché il Con­si­glio Regio­nale è stato dichia­rato sciolto in ragione delle dimis­sioni del pre­si­dente della Regione e il  governo è affi­dato ad un signore mai eletto, che guida una giunta di cui fanno parte altri asses­sori che, come lui, non hanno altra legit­ti­ma­zione se non quella deri­vante dalla nomina da parte di un pre­si­dente costretto alle dimissioni.

Que­sta com­pa­gine, sot­tratta ad ogni sin­da­cato di con­trollo, guida oggi la Regione men­tre i rap­pre­sen­tanti del popolo non eser­ci­tano le fun­zioni deri­vanti dal man­dato rice­vuto. E’ legit­timo dubi­tare della legit­ti­mità di un tale stato di fatto; ed è cer­ta­mente neces­sa­rio riflet­tere sui danni pro­dotti da una scri­te­riata riforma dell’ordinamento costi­tu­zio­nale rela­tivo alle regioni, come pure di un azzar­dato assetto sta­tu­ta­rio, for­te­mente voluto da Sto­race ma votato anche da DS e Mar­ghe­rita, volto a garan­tire l’esercizio del potere del pre­si­dente sulla vita del Con­si­glio, piut­to­sto che il cor­retto ed effi­cace fun­zio­na­mento dell’insieme dell’istituzione regionale.

Ed è segno del degrado cul­tu­rale che ha inve­stito il paese se tutti, dai poli­tici ai gior­na­li­sti, anche quelli pro­fes­sio­na­liz­zati nel dare lezioni di etica alla “casta”, si sono fer­mati a rime­stare mor­bo­sa­mente nello squal­lore degli sce­nari dello scan­dalo Mar­razzo, peral­tro resi inquie­tanti dalle morti sospette di sog­getti coin­volti, ma non hanno mini­ma­mente riflet­tuto sulla vera e pro­pria crisi for­male e sostan­ziale in cui veniva a cadere l’istituzione. In realtà il caso Mar­razzo è for­te­mente emble­ma­tico della pri­va­tiz­za­zione della poli­tica, sia nella fase della desi­gna­zione dei can­di­dati a rile­vanti cari­che pub­bli­che, sia nella forma dell’esercizio del potere da parte di chi quelle fun­zioni eser­cita, in assenza di qual­si­vo­glia con­trollo pub­blico e auto­con­trollo personale.

Di qui biso­gna par­tire se si vuole recu­pe­rare alla Regione, e non solo nel Lazio, anche se di que­sta ci occu­piamo in que­sta sede, la fun­zione ed il ruolo della poli­tica e di una isti­tu­zione fon­da­men­tale per l’organizzazione della vita di una comu­nità di per­sone, di inte­ressi, di atti­vità, di ser­vizi e di scambi cul­tu­rali eco­no­mici e sociali.

A par­tire dall’analisi con­creta dei fatti con­creti,  è neces­sa­rio svol­gere un lavoro  di costru­zione di una regione aperta, par­te­ci­pata e tra­spa­rente non disper­dendo le forze di una sini­stra che, diver­sa­mente da quella che si è espressa in que­sta legi­sla­tura, sia capace di pro­muo­vere e rea­liz­zare una regione diversa.

Una regione che  tuteli gli inte­ressi con­creti di quanti hanno per­duto la rap­pre­sen­tanza, che fun­zioni per il loro benes­sere e non per quello dei con­si­glieri e del per­so­nale poli­tico che ne ha fatto una sorta di feudo pri­vato. Una regione stru­mento di governo delle comu­nità e del ter­ri­to­rio e non  a dispo­si­zione dei ceti forti che hanno il potere di con­di­zio­nare la politica.

Per que­sto è neces­sa­ria una sini­stra capace di sot­trarsi alla sog­ge­zione del Par­tito Demo­cra­tico e a qual­siasi con­di­zio­na­mento esterno, attrez­zata per svi­lup­pare una auto­noma pro­po­sta poli­tica in grado di coin­vol­gere  forze sociali e cul­tu­rali inte­res­sate a una svolta nella poli­tica e nel governo regionale.

Noi, che abbiamo fatto e con­ti­nuiamo una bat­ta­glia poli­tica per l’alternativa in for­ma­zioni par­ti­ti­che o asso­cia­tive diverse, rite­niamo che la sini­stra debba ren­dersi pro­ta­go­ni­sta di una ini­zia­tiva di rin­no­va­mento, uni­ta­ria e a tutto campo, per costruire una alter­na­tiva anche nel governo della regione.

2.Reagire alla crisi.

A fronte di una con­di­zione sociale ed eco­no­mica segnata dalla crisi, dalla disoc­cu­pa­zione cre­scente, dalla pre­ca­rietà che con­nota non solo la vita lavo­ra­tiva ma anche l’esistenza di lar­ghe fasce popo­lari e, soprat­tutto, dei gio­vani, i diri­genti e i mili­tanti della sini­stra, non pos­sono restare anco­rati cia­scuno al pro­prio por­tic­ciolo, nel ten­ta­tivo miope di sal­vare il pro­prio particolare.

Le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori, in tutti i set­tori  col­piti dalle poli­ti­che padro­nali e del Governo, nel Nord e nel Sud del Paese, hanno dato vita a impor­tanti lotte e a mobi­li­ta­zioni che hanno con­sen­tito di acqui­sire risul­tati come alla INNSE e, in ogni caso, com­bat­tono per non essere tra­volti dalla crisi. La mobi­li­ta­zione, pur­troppo solo di set­tore,  dei pre­cari della scuola è emble­ma­tica della volontà di difen­dere il posto di lavoro e la dignità e, insieme, la scuola pub­blica come diritto di tutti.

La sfida delle ele­zioni regio­nali riguarda, dun­que, i con­te­nuti di una alter­na­tiva di poli­tica eco­no­mica e sociale men­tre esplo­dono con­trad­di­zioni pro­fonde che attra­ver­sano la oppo­si­zione par­la­men­tare e, in par­ti­co­lare, il PD. Ma andare oltre l’antiberlusconismo signi­fica impo­stare un’alternativa di società e di cul­tura poli­tica anche a par­tire dalle pros­sime sca­denze elettorali.

La forte pre­oc­cu­pa­zione per  gli effetti che la crisi eco­no­mica sca­rica sul mondo del lavoro, pub­blico e pri­vato, anche nella nostra regione, rischiava di tra­mu­tarsi in ras­se­gna­zione fin­ché le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori di Eute­lia non hanno mostrato tutta la loro deter­mi­na­zione e capa­cità di lotta con­tro la minac­cia dei licen­zia­menti. Le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori pre­cari, nelle imprese pri­vate come nella pub­blica ammi­ni­stra­zione pagano per primi e più gra­ve­mente la ristrut­tu­ra­zione pro­dut­tiva e quella volta a restrin­gere l’area dei diritti sociali. Il caso ISPRA e la tenace lotta delle ricer­ca­trici e dei ricer­ca­tori costi­tui­sce un caso emble­ma­tico della inaf­fi­da­bi­lità del potere poli­tico rispetto alla impor­tanza stra­te­gica di que­sto Isti­tuto di ricerca pub­blico e con­trollo ambien­tale e, per con­verso, della coe­renza delle/dei lavoratrici/tori che per­se­guono, certo, l’obiettivo della loro sicu­rezza lavo­ra­tiva ma difen­dono, anche, il ruolo che un ente come l’ISPRA è chia­mato a svol­gere.
La disoc­cu­pa­zione cre­sce, spe­cial­mente quella fem­mi­nile, e nean­che il pre­ca­riato è più in grado di occul­tare que­sta realtà.

Del tanto sban­die­rato “modello Roma” non resta che l’essenza: la atti­tu­dine alla deroga di qual­siasi norma e regola sul mer­cato del lavoro, su quello urba­ni­stico e del com­mer­cio, sull’uso dei beni comuni, sulla sanità e, sugli stessi impe­gni pro­gram­ma­tici per i quali si è stati eletti. La vicenda della cosid­detta auto­strada Pon­tina, insieme a tutte le dero­ghe ai piani pae­sag­gi­stici, è emble­ma­tica dell’attitudine a dichia­rarsi ambien­ta­li­sti e fare in con­creto il gioco dei cemen­ti­fi­ca­tori. Lo stesso vale per la poli­tica dei rifiuti e per il piano ener­ge­tico regio­nale. In  que­sto qua­dro, l’incapacità della Giunta regio­nale di agire una poli­tica eco­no­mica e sociale di segno diverso e oppo­sto a quello del Governo Ber­lu­sconi, oltre a rap­pre­sen­tare la sostan­ziale vani­fi­ca­zione del pro­gramma sul quale Mar­razzo era stato eletto, costi­tui­sce un ulte­riore fat­tore di crisi nel Lazio.

A Roma, in par­ti­co­lare, la Giunta Ale­manno non risponde ai pro­blemi della Città ed emer­gono i pro­blemi sociali, cul­tu­rali e poli­tici più dram­ma­tici: la man­canza di poli­ti­che di acco­glienza, l’emergenza abi­ta­tiva, l’insorgere del raz­zi­smo, dell’omofobia e di feno­meni di vio­lenza dif­fusa che segna­lano la caduta della coe­sione sociale. A que­sta realtà la norma su Roma capi­tale, inse­rita nella legge sul fede­ra­li­smo fiscale, non da alcuna rispo­sta se non quella che ali­menta ulte­rior­mente la cul­tura della deroga alla legi­sla­zione ordi­na­ria, e con­trad­dice in modo vistoso il fede­ra­li­smo stesso secondo un orien­ta­mento ten­dente a cen­tra­liz­zare presso la pre­si­denza del con­si­glio le com­pe­tenze pro­prie degli enti Locali.

Sul piano stret­ta­mente poli­tico, il rim­pa­sto della Giunta Regio­nale ope­rato da Mar­razzo, oltre a con­fer­mare l’incapacità di com­pren­dere che, oltre la for­male rap­pre­sen­tanza poli­tica, le forze della sini­stra di alter­na­tiva costi­tui­scono una com­po­nente impre­scin­di­bile della rap­pre­sen­tanza sociale, ha rive­lato il carat­tere com­pro­mis­so­rio e poli­ti­ci­sta di quella ope­ra­zione, legata alle cor­renti e ai gruppi interni al Par­tito Demo­cra­tico e al ten­ta­tivo di cat­tu­rare con­sensi clien­te­lari in vista delle ele­zioni. Ne è uscito un indi­rizzo subal­terno al governo nella chiu­sura degli ospe­dali, dallo Spal­lan­zani al San Gia­como senza avere prima un piano sani­ta­rio cre­di­bile e con­di­viso, un indi­rizzo peral­tro inca­pace di auto­no­mia rispetto agli inte­ressi delle strut­ture pri­vate della sanità e dei rifiuti, disin­volto nelle spese di rap­pre­sen­tanza e nella remu­ne­ra­zione delle con­su­lenze e degli inca­ri­chi tar­gati politicamente.

L’uscita di scena di Mar­razzo, per le moti­va­zioni poco com­men­de­voli che l’hanno deter­mi­nata e il qua­dro tor­bido nel quale è avve­nuta, rende ine­lu­di­bile il recu­pero della poli­tica in senso forte. Forte nei prin­cipi e nei valori, salda nell’etica e nella coe­renza, tra­spa­rente in tutti i pro­pri atti e nelle per­sone che la incar­nano e la rap­pre­sen­tano. Que­sto ele­mento deve essere non solo dichia­rato ma con­cre­tiz­zato nelle pro­po­ste e deve rap­pre­sen­tare una lim­pida discontinuità.

3. Rom­pere il bipo­la­ri­smo, recu­pe­rare la rap­pre­sen­tanza, rifor­mare la poli­tica

Occorre supe­rare quella sorta di mono­co­lore arti­co­lato che si pre­pa­rava alle ele­zioni in con­di­zioni di debo­lezza ed espo­sto alla per­dita di con­sensi. Il rin­cor­rere le poli­ti­che di fondo del cen­tro­de­stra e, spesso, il con­ver­gere  con le posi­zioni di Ale­manno e del Governo hanno reso ulte­rior­mente debole ed ambi­gua la pro­po­sta della mag­gio­ranza che ha gover­nato la Regione. Per que­sto anche il ricatto del “voto utile” per impe­dire alla destra di vin­cere risulta asso­lu­ta­mente depo­ten­ziato e lo stesso impianto bipo­lare viene messo in crisi per la man­canza di alter­na­tiva tra i poli nel con­creto delle politiche.

Un con­fronto con tutte le forze sociali e cul­tu­rali inte­res­sate non può che par­tire da una lim­pida pro­po­sta poli­tica e pro­gram­ma­tica .Di que­sta pro­po­sta poli­tica sono ele­menti costi­tu­tivi quelli che atten­gono alla riforma isti­tu­zio­nale: modi­fica dello Sta­tuto, ridu­zione dei con­si­glieri e degli asses­sori, legge elet­to­rale che garan­ti­sca pro­por­zio­na­lità, rap­pre­sen­tanza di tutti i ter­ri­tori, sta­bi­lità del governo; ripri­stino della legit­ti­ma­zione con­si­liare per il Pre­si­dente e per la Giunta e ridu­zione dra­stica degli asses­so­rati, con un rispar­mio eco­no­mico rile­vante. E’ un segnale di mora­liz­za­zione neces­sa­rio e oppor­tuno per­ché la mora­lità passa attra­verso atti con­creti e non pro­pa­ganda. E’ anche un segnale con­creto della idea che le isti­tu­zioni non sono fatte per chi le governa ma per gli inte­ressi della collettività:

A que­sti si affian­cano quelli che atten­gono alla riforma della poli­tica: ridu­zione signi­fi­ca­tiva, tra­spa­rente e accer­ta­bile del trat­ta­mento eco­no­mico del pre­si­dente, dei con­si­glieri e degli asses­sori; e poi la ridu­zione dra­stica del numero e del trat­ta­mento dei con­su­lenti che non pos­sono avere più di 100.000 € l’anno. La sele­zione pub­blica per tutti i diri­genti di strut­ture, enti, aziende e società nella sanità e negli altri set­tori deve essere la norma garan­tita da sog­getti terzi ed estra­nei alla regione. Coe­ren­te­mente ci dovrà essere una con­creta limi­ta­zione delle auto blu, e di ogni altro bene­fi­cio non fun­zio­nale allo svol­gi­mento dell’incarico ricoperto.

L’obiettivo è l’affermazione di un nuovo metodo di governo, capace di coniu­gare par­te­ci­pa­zione demo­cra­tica ed effi­cienza dei ser­vizi anche attra­verso il col­le­ga­mento in rete tra isti­tu­zioni, capo­luo­ghi di pro­vin­cia e loro comuni, e la costru­zione di un dif­fuso sistema infor­ma­tivo al ser­vi­zio dei cittadini.

4.Dare alla regione un pro­getto com­ples­sivo e un pro­gramma economico-sociale

Sul piano pro­gram­ma­tico e delle scelte di poli­tica eco­no­mica e sociale capaci di sup­por­tare la società regio­nale su una linea di cre­scita del benes­sere e della giu­sti­zia sociale, la nuova regione dovrà ope­rare pre­va­len­te­mente sul ter­reno della qua­lità dello svi­luppo supe­rando la inu­tile e dan­nosa dimen­sione quan­ti­ta­tiva della cre­scita che, anche nel Lazio, ha pro­dotto una pro­fonda crisi sociale  e squi­li­bri con­si­stenti tra i ter­ri­tori e i set­tori produttivi.

Nel Lazio, anche in ragione della sua strut­tura pro­dut­tiva e degli effetti della crisi eco­no­mica che spinge verso forme sel­vagge di ristrut­tu­ra­zione, con costi occu­pa­zio­nali insop­por­ta­bili, è neces­sa­rio che la Regione si fac­cia pro­mo­trice e garante di una svolta che metta al cen­tro: a) il lavoro mate­riale e imma­te­riale non solo come gene­ra­tore della ric­chezza reale, ma anche come fat­tore costi­tu­tivo della per­so­na­lità; b) la costru­zione di una solida alleanza tra lavoro e sapere come con­di­zione di uno svi­luppo di qua­lità, basato sulla pro­mo­zione del fat­tore umano e sul poten­zia­mento della ricerca scien­ti­fica e tec­no­lo­gica; c) la ricon­ver­sione eco­lo­gica dell’economia den­tro un qua­dro di pro­gram­ma­zione fina­liz­zato alla piena e buona occupazione.

Tutto ciò implica una scelta radi­cale di poli­tica ener­ge­tica che escluda il nucleare e punti deci­sa­mente su le fonti rin­no­va­bili, la ricon­ver­sione di pro­du­zioni indu­striali che rischiano la mar­gi­na­liz­za­zione e la chiu­sura, il soste­gno alla ricerca e alla pro­du­zione a forte rispar­mio ener­ge­tico, la valo­riz­za­zione ed il soste­gno all’agricoltura che può costi­tuire ancora di più un set­tore por­tante dell’economia regio­nale. Il Lazio può diven­tare un modello di ricon­ver­sione eco­lo­gica dell’economia.

Occorre con corag­gio deci­dere il tra­sfe­ri­mento dei finan­zia­menti pub­blici dalle grandi opere, inva­sive ed inu­tili come i pro­grammi auto­stra­dali, ai pro­getti di messa in sicu­rezza del sistema stra­dale, ai pro­grammi di manu­ten­zione e riqua­li­fi­ca­zione idro­geo­lo­gica del ter­ri­to­rio e delle reti idri­che, alla ristrut­tu­ra­zione e riqua­li­fi­ca­zione urbana, allo svi­luppo delle reti fer­ro­via­rie locali a strut­tura metro­po­li­tana, di tele­co­mu­ni­ca­zioni e a quelle imma­te­riali della cono­scenza e della ricerca; alle poli­ti­che abi­ta­tive sociali chiu­dendo il capi­tolo della spe­cu­la­zione edi­li­zia e del con­sumo del ter­ri­to­rio; alle reti di cit­ta­di­nanza e di accoglienza.

La difesa dei ser­vizi e delle strut­ture pub­bli­che, a par­tire dalla sanità, non può e non deve coe­si­stere con la sal­va­guar­dia di sine­cure o di rap­porti clien­te­lari con i quali la poli­tica ha colo­niz­zato la società, ma deve accom­pa­gnarsi a riforme pro­fonde nella moda­lità di gestione e alla isti­tu­zione di stru­menti e sedi di con­trollo sociale da parte degli utenti che ne pos­sano veri­fi­care, ed even­tual­mente san­zio­nare, la fun­zio­na­lità e l’efficienza. In que­sto, la riforma di tutto il set­tore della sanità, dal numero al ruolo delle ASL, costi­tui­sce prio­rità assoluta.

Più in  gene­rale si tratta, sul ter­reno della difesa degli inte­ressi col­let­tivi, di garan­tire la pro­prietà, la gestione e la frui­zione pub­blica dei Beni Comuni, anche attra­verso stru­menti legi­sla­tivi che ne iden­ti­fi­chino  carat­te­ri­sti­che e qualità.

5.Recuperare il signi­fi­cato alto della poli­tica

L’impegno nella costru­zione di una alter­na­tiva al ber­lu­sco­ni­smo richiede alle forze poli­ti­che una svolta netta nel modo stesso di con­ce­pirsi e di ope­rare, se si vuole bat­tere il qua­lun­qui­smo e affron­tare ade­gua­ta­mente la que­stione morale, che non diventa tale solo se si tra­sforma in que­stione giu­di­zia­ria. Per que­sto, nel rispetto delle diverse posi­zioni, occorre avviare un pro­cesso aggre­ga­tivo che favo­ri­sca, nella costru­zione di una forza poli­tica real­mente e con­cre­ta­mente alter­na­tiva, la ricom­po­si­zione di un’autonoma rap­pre­sen­tanza di quelle forze sociali e lavo­ra­tive, cul­tu­rali ed intel­let­tuali, che in que­sti anni si sono sot­tratte alla omo­lo­ga­zione nel pen­siero unico man­te­nendo viva la cri­tica al modello capi­ta­li­stico domi­nante, e di quei lavo­ra­tori e di quelle lavo­ra­trici che hanno abban­do­nato l’impegno poli­tico ed elet­to­rale, o che hanno scelto la destra per­ché delusi dalla sinistra.

Valu­tiamo che sulla base di que­sto docu­mento si pos­sano svi­lup­pare con­fronti con tutte le forze poli­ti­che e sociali inte­res­sate, e si debba avan­zare pub­bli­ca­mente una pro­po­sta politico-programmatica e di coa­li­zione con la quale par­te­ci­pare, auto­no­ma­mente o in alleanza con altre forze, alle ele­zioni regionali.

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